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Un vaffanculo al giorno… leva il medico di torno.

5 Dic

Troppe volte, per una questione di educazione – e molto spesso, per quieto vivere – ci ritroviamo a tenere dentro un bel vaffanculo con tutto quello che ne consegue, di positivo e di negativo. Allora perché non creare un articolo in cui depositare questi arditi ringraziamenti? Potete accodarvi anche voi 🙂

il vaffanculo di oggi va: a tutte le persone fisiche che mi hanno fatto lavorare anche sino all’una di notte e, dopo un anno, hanno il coraggio di propinarmi motivi personali per non aver ancora saldato il pagamento. Vaffanculo! Se non potete permettervi delle cose non permettetevi di richiederle.

il secondo vaffanculo di oggi va: a tutti quelli che, dopo aver messo mano ad un software, si spacciano per professionisti della comunicazione. Studiate, caproni!

il terzo vaffanculo va: a chi, invece di farla crescere umilmente come passione, propone il proprio uso della fotografia come professione. Cazzo, alcuni hanno pure la pagina *** fotografo! Bleah, nausea. Voi e gli effetti da comunione.

il quarto vaffanculo va: a chi, in riferimento al vfc di prima, non ha la forza di scontrarsi con la realtà ed accettare i propri limiti.

il quinto vaffanculo va: a chi risiede sul trono dell’ufficio postale sotto casa mia. Ma li hanno scelti col lanternino ‘ste amebe?

il sesto vaffanculo va: agli architetti che si sentono uno scalino più in alto di chi si occupa di comunicazione. O ai medici che credono di essere onniscienti. In ogni lavoro esistono diversi livelli di conoscenza e professionalità. Non è che se diventi medico “sij meno cafone”.

l’ottavo vaffanculo va: a quello che crede di aver già imparato tutto. Non sa cosa si perde!

Il senso di appartenenza.

1 Giu

Il senso di appartenenza.
Sono giunta alla conclusione che tutto “questo” parta da qui. O pressappoco.

1. Il tatuaggio.
Ho fatto il mio primo tatuaggio nel 1999. Lo so, ero appena quattordicenne e, sia dal soggetto che dalla qualità del tatuaggio lo si può dedurre. Ma fu un regalo. Gli sono legata.
Ne ho fatti poi altri, disegnati da me ed in momenti diversi della mia vita. E no, non sono dispari come ogni volta mi viene sottolineato (forse le mie sfortune dipenderanno da questo?).
Breve preambolo per dirvi che…

Mi era venuta voglia di farne un altro qualche mese fa. Ma è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Entrambi i tatuatori a cui mi sono rivolta, mi hanno proposto un appuntamento per “tantaratan”… due mesi dooooopo! Cribbio!
Più attesa che dal dentista!!!
Ma siete tutti a bucarvi la pellaccia?!
E’ proprio vero; quando a Caserta si “porta una cosa”, non ci stanno Santi. Che Dio ce ne scampi e totani! Tutti a disegnarsi sulla pelle, anche le nonnine non se la so’ potuta scansare la moda, neanche quelle signorine tanto timorate. Ragazze, suvvia, si deve fare; forza e coraggio, dai!

Comprendo la curiosità del brivido dello zzzzzzzzz e della vasellina untuosa sotto la pellicola, ma potevate andare giù di fantasia. Invece no, tutti a farsi “cape di morto”, chi col fiorellino, chi col cuore (che vent’anni fa se un uomo si faceva il fiorellino si beccava di sicuro qualche coppino dagli amici – ora invece fa figo e, quindi taaaac, tutti uomini bouquet).

Non vogliatemi del male (soprattutto chi si è fatto tatuare il simpatico teschietto).
Sono solo constatazioni. Poi il tatuaggio è un’arte, inflazionata ma come ogni cosa è costretta a trascorrere delle fasi. Ci vedremo poi tutti belli accartocciati e disegnati all’inguine, dover dare delle spiegazioni ai nostri nipoti. Ma anche lì, il tutto sarà arrivato alla normalità.

2. L’iPhone.
Sarò concisa.
Il 50% di coloro che posseggono il nuovo concetto di cellulare non sanno sfruttarne le potenzialità, né ne sono interessati.
(Nota per gli acquisti per il suddetto 50%: esistono ancora in commercio cellulari essenziali, anche se non soddisferanno la vostra ricerca di uno status apparente).

4. La professione.
Si nasce con un temperamento, si cresce e, lungo il percorso si acquisiscono esperienze che generano e delineano il carattere di una persona.
Da quanto sperimentiamo nasce la conoscenza dei nostri limiti e delle nostre capacità.
Poi sta a noi alimentare queste ultime leggendo, formandoci, osservando attivamente ciò che ci circonda, e cercare di migliorare o accettare un limite.

Molte persone che incontro lungo il mio percorso rifiutano i propri limiti. Non hanno piena coscienza di sé.
E sono le stesse persone che con un corso spartano s’illudono di poter acquisire un ruolo professionale o che mirano direttamente ai ruoli più elevati e motivano il fatto di non esserci ancora arrivati incolpando la criiiisi.

Per te che:
“Io faccio il fotografo”: non è comprando un super-macchinone o l’obiettivo più costoso che c’è in commercio che guadagnerai (poi, sul sito col pallino fucsia e azzurro si vede se hai scattato in automatico); certo, ti darà una mano il fatto che tu sia seduto in una Ferrari, ma prima o poi dovrai guidarla. E lì saranno ***
E basta con queste super post produzioni. Vi abbiamo sgamati! Siete liberissimi di praticare, una passione è una passione, non confondetela con il lavoro però.
“Io faccio il grafico”: Adobe Photoshop è sulla bocca di tutti. Ma non farà di te un pubblicitario o un grafico. Non è lo strumento che fa il mestiere, ma la conoscenza.
“Io faccio lo psicologo”:bisogna voler bene ai pazienti”. Quando ho sentito questa frase da una professionista esercitante ho capito che bisogna star attenti a chi ci si affida. Potrebbero seguire anni ed anni di terapie disfunzionali.

3. Lo shatush
Lo shatush rappresenta per me l’emblema del pensiero generale sul senso di appartenenza.
Modus ok. Ma fino a rendere una cosa che tutti prima odiavano e che chiamavamo semplicemente “ricrescita”
e che ora la gente paga per avere in testa, mi sembra a dir poco assurdo. La moda non ha colpa, anzi. Bisogna constatarne la potenza.
Oppure constatare che siamo delle pecore dai gusti vulnerabili.
O che più precisamente, ci piace avere la vita facile. E farci piacere ciò che piace a tutti.
E quindi piacere a tutti. Così finiamo, però, nell’essere dei manichini di plastica, gli uni uguali agli altri, manipolabili. La moda è una proposta; la si può modificare ed adattare al nostro essere.
(Nel caso aveste sentito di un “io faccio…” non esitate a commentare).

Ecco svelato l’arcano: se ho l’iPhone (anche se non lo so usare), il Mac perchè fa figo (ma lo uso solo per Facebook), faccio la fotografa ed ho una Canon FX374fiddbfkigffbjdiwi (ma scatto in automatico e non so neanche cos’è la lunghezza focale – ora tutti a cercare), ho fatto un tatuaggio che m’ha fatto un male cane e non so neanche cosa rappresenti per me ma scelgo le maglie in base alla spalla che lasciano scoperta, ho i capelli ricci ma li piastro ad ogni shampoo perché sono più figa e chissenefrega se poi mi viene la quintipla punta nei capelli, e per di più ho la maxiricrescita supertrend, allora sì che sono accettata dagli altri, sono come gli altri, e sono al riparo da critiche negative.
Ho acquistato un abito e acquisito un ruolo in questa società.
Sì, beh, è solo un’illusione. Ma ho i miei consensi e sto bene. Non so bene chi sono, ma chi potrà mai accorgersene. Qui vivono tutti in superficie.

Non scrivo per criticare, ma per condividere con chi vuol vedere.
E comunque, questo è il mio blog.

Ilaria

Pensiero della notte 001

5 Feb

Due persone dovrebbero alimentarsi a vicenda; non succhiare l’energia l’uno dell’altro.

Femmine al volante.

28 Gen

Mulher+ao+volante_1Non so quanti di voi abbiano affrontato qualche lettura sulle teorie evoluzionistiche.
Ma vi consiglio di iniziare oggi. Vi si apriranno mondi sconosciuti e finalmente arriveranno quelle risposte che un po’ tutti noi, maschi e femmine della nostra specie, ci siamo posti.

In quanto femmina, dovrei difendere la mia “categoria”, ma proprio non ci riesco.

Per capire una femmina, io uso un metodo infallibile. La guardo al volante.

Tendenzialmente la femmina tipo utilizza un’autovettura di medie dimensioni (almeno in questo, sono da apprezzare; riconoscono i propri limiti alla “gestione dello spazio”). Poi, però, trovi anche quelle col Suv, e là è la fine.

Le vedi alla guida al mattino, sempre ben truccate, che invece di stringere il volante, lo accarezzano mantenendo in su quelle belle unghie appena fatte, a dir poco aggressive. Quasi avessero paura di stringerlo troppo, il volante.
Alcune tengono il mento verso l’alto. Altre, e quelle sono grandiose, hanno praticamente la testa ficcata nel parabrezza. Per il collo eseguono gli esercizi secondo il metodo Lamarck.
Forse temono di schiacciare qualche riccio. O hanno tutte problemi di vista, non saprei.

Le riconosci perché sono quelle che ti stanno davanti, vanno lente, le lampeggi ma niente; poi… tac! Devono girare a destra, ma come al solito, hanno dimenticato di segnalartelo. In realtà non sapevano che c’eri dietro. Non lo sanno perché gli specchietti li usano per il ritocco del venerdì sera al rossetto.
Ma la cosa più bella è che, al suono del tuo claxon, dimenticano la delicatezza impiegata nel girare il volante, e partono con un bel dito medio (e la solita unghia aggressiva, multistrato, costata un occhio della testa).

La femmina al volante, di solito, non va di corsa. Spesso non lavora, ma gira per le strade della tua città a far compere, ad incontrare le amiche, va dall’estetista, all’aperitivo del mattino e quello del pomeriggio, alla serata in disco.

Lei non “va di corsa”. Ma quando cerchi di superarla, non sai che stai per mettere in atto una sfida sovrumana.
Ricorda: non osare superare una femmina al volante. Aprirai una sfida, risveglierai istinti atavici.
Inizia lo scambio di sguardi intermittenti da parte di lei, che ha capito le tue intenzioni. Segue l’accellerata del suo bolide; riesce a bloccare la tua azione, con movimenti insicuri ma efficaci. Non ti guarda, né scusa la sua irruenza, ma l’atteggiamento e la postura la dicono lunga sul sentimento che la pervade adesso; adesso che tu, maschio, sei rimasto indietro. Non vanno di corsa, no, e non sanno che tu non avevi la minima intenzione di sfidarle, ma solo di arrivare a lavoro.

Una femmina che guida non si fermerà mai sei stai attraversando la strada.
Una femmina che guida sarà capace di rubarti il posto auto benché non abbia la minima idea di come inserire la sua vettura in quello spazio che sembra sempre così piccolo ai suoi occhi.
Una femmina potrà tamponarti, anche se sei fermo nel traffico, e lei avrà sempre ragione.

L’auto di una femmina la riconosci perché è sempre quella che sporge dalla fila di auto parcheggiate.
L’auto di una femmina la riconosci perché ha sempre qualcosa di orrendamente fucsia (oltre agli altarini di peluche).

Nell’auto di una donna trovi sempre tutto, ma dico tutto.
Purtroppo, però, non sanno mai dove sono e a cosa servono tutte quelle carte in quello strano libretto che ogni tanto papà va ad aprire.

Ricorda, che se osservi una femmina al volante, capirai (prima che sia troppo tardi) “la femmina a letto”.
Molte di queste usano solo il cambio automatico!

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Amate questo genio! Rob Gonsalves

1 Ott

Altre opere al link

 

Alfredo O’Lampiunario

23 Nov

Essenziale ma bella, la lampada handmade by Misher.too (masteruan + misshiccata) Alfredo O’Lampiunario.
I componenti e le fasi di montaggio li troverai nell’immagine sottostante.
Se invece vuoi ordinarne una e farla personalizzare, basta contattarci!!! misshiccata[at]gmail.com

Votate le mie foto?

3 Ott

http://www.lab.leica-camera.it/jspleica/scheda.jsp?n=22749

Grecia 2011. Diario di bordo di Ilaria e Giovanni

26 Set

Diario di bordo di

Ilaria Cuccaro e Giovanni Gentile

Grecia 2011

con camper Arca America 340

Partenza da Bari ore 20.30 con imbarco Opendeck.

Appena il tempo di attrezzare il letto per la notte marinaia, e ci attende un buon “frapè” greco al bar della nave.

Cena golosa e sonno tranquillo, confortati dalla culla naturale delle onde.

Arrivo a Corfù e poi ad Igoumenitsa alle ore 10.30 del giorno successivo.

Amphilochia: carina ma non c’è posto per fermarci. Abbastanza turistica, il mare è lagunare.

Amphilochia

Passiamo per Lago Rivio: sembra una piscina.

Ad Anti Rioprendiamo il ponte per Patrasso (12,90 euro + 5,00 euro pedaggio autostradale).

Anti Rio

Arriviamo a Diakoftò: posto ancora caratteristico con poco turismo. Ci restiamo per due giorni. Si sta bene, i prezzi sono ancora bassi. Facciamo il giro con il trenino a cremagliera che ci porta a Kalavrita e costa 38,00 euro in due. Questa è molto carina, arroccata fra le montagne stile Australia, i prezzi sono più alti poichè si predispone proprio per accogliere i turisti scesi dal trenino. Moussaka e souvlaki per noi. 

Kalavrita

Trenino

Diakoftò

Diakoftò

Ci dirigiamo a Corinto: la cittadina è abbastanza brutta, lasciata a sè. Se non fosse per lo stretto e per il tramonto da ammirare seduti al bar alla fine del canale. C’è possibilità di fare bunging jumping. Da non perdere Archea Corinto.

Corinto

Passiamo per Loutraki per trovare (con notevole difficoltà, nonostante il gps) uno sbocco sul mare (ci dicono seguendo Poseidonia che manca di indicazioni stradali adeguate), ma non ci convince e bypassiamo.

Partiamo alla scoperta dell’ultimo dito del Peloponneso, verso Naufplio: stupenda spiaggia di Katachova, sosta libera all’ombra di eucalipti e con vista mare. C’è molto spazio, mancano però le docce di cui le spiagge della Grecia sono solitamente (ed assurdamente per noi italiani) provviste. E’ tutto molto rilassato. Ci rapisce per 3 giorni, in cui scoviamo una stradina che avvolge a strapiompo la montagna, che ci separa dal centro della cittadina. Arrivarci in bici è una vera scoperta, l’importante è andarci provvisti di torce della luce. Porticciolo, ristoranti e taberne tipici, una piazza molto bella, una fortezza arroccata e la visita archeologica ad Epidauro ne fanno uno dei posti più speciali di questo tour.

La fortezza di Naufplio

Il percorso di Naufplio

Nafplio

Armati di curiosità, ci spingiamo verso Ermioni: assurdo quasi sostare per la notte, ma noi ci riusciamo. Ecco come (foto). Molto carino, con porticciolo e imbarco per Hydra e Paros. Fa molto caldo. Molte le taberne sul mare, i prezzi sono un po’ alti ma si gusta un ottimo polipo essiccato.Ci sono molte immagini della vecchia Grecia; un artigiano di barche, il pescatore che batte il polpo sullo scoglio, la nonnina vestita, in ricordo, di nero che bagna la strada per rinfrescarla. Merita la sosta.

Ermioni

Ermioni

Con la viva intenzione di arrivare alla capitale, siamo obbligati a sostare fra Kineta e Agios Theodori in un campeggio di soli greci, a 22,50 euro. Fornita di tutto, la spiaggia è davvero piccola.

Atene: caos tremendo, siamo pazzi, e il gps si accoda. Entriamo col camperino al centro della capitale (un ciclista ci urla divertito di aver capito che siamo italiani). Per poi scappare, un po’ sconfortati, al campeggio (anche questo obbligato poichè l’unico della zona) Athens a 30,00 euro fornito di tutto. Scegliamo di partire per l’Acropoli nel pm (12,00 euro) per non soccombere al caldo atroce. Scelta azzeccata. Bellissima la città alta, scendiamo per visitare le stradine dei vari quartieri fra cui Mystrikas (mercato vintage) e la Plaka (cattedrale). I ristoratori ti incitano ad entrare nella loro cara(e forse non troppo tipica) taberna, ma noi furbetti riusciamo a corromperne uno per una pita take away. Ci becchiamo solo qualche “guardata storta”. La mattina seguente, stanchi, aspettiamo il famoso cambio della guardia e ci adagiamo su un trenino turistico (6,00 euro) che ci porta a fare un bel giro dei punti più caratteristici della zona.

Atene

Atene

Il cambio della guardia

Lasciamo Atene per Kato Vasiliki. Giovanni ci è stato in tenera età e molte sono le cose cambiate, tranne la scuola sul mare. Non c’è ombra, ma ci sono docce e lettini free (il barista ci guarda stupiti alla richiesta del prezzo per il servizio). Basta ringraziare prendendo un buon e immancabile frapè. Pochi turisti e molti greci organizzati. E’ un luogo tranquillo, ci dedichiamo un saporitissimo e freschissimo calamaro alla piastra nella taberna alle spalle del camper, quello che affaccia sul mare 🙂

Kato Vasiliki

Kato Vasiliki

Nafpaktos:molto turistica, costosa e sosta al sole. Ma è da vedere. Ha un bel castello sul mare.

Nafpactos

Verso Astakos: piccola cittadina con imbarco per Itaca, hanno dei dolci al miele ottimi. La spiaggia è bruttina. Passiamo per la padulosa Mesolongi. Gli zingari sono ovunque.

Dolci al miele

Mytikas:largo parcheggio senza ombra. Il paesino si conserva caratteristico. Le docce sono free e le case sono proprio sul limpido mare.

Myticas

Paleros:ci attende una larga e lunga spiaggia delineata da camperisti. Il mare è calmo, non c’è nè acqua nè ombra. La prima idea di questo luogo non è tanto convincente, ma si sta bene, anche se per pochi giorni (riforimenti che scarseggiano), si sta in compagnia di altri camperisti con cui si scambiano preziose informazioni di viaggio.

Paleros

Paleros al mattino

Vonitsa: Per le brevi soste. C’è il classico porticciolo, un parcheggio libero senza ombra ma con acqua messa a disposizione per le barche (e per noi). C’è una piccola spiaggia, il paesino è grazioso. Dicono che ci sia una tartaruga gigante che di tanto in tanto fa capolino nella zone del porto, ma io non lo posso, aimè, confermare.

Da Kastrosykia a Loutsa c’è possibilità di parcheggiare lungo la spiaggia ed il mare è bello.

Ma da Loutsa in poi è davvero impossibile sostare, ma anche uscirne, per il traffico e la carreggiata ridicola!

Tappa solita ad Ammoudia:

Ammoudia

per chi non la conoscesse, c’è un ampio parcheggio libero organizzato per i camper, docce e spiaggia di sabbia con mare piacevole. Ci troviamo alla foce del fiume Acheronte (che lo scorso anno abbiamo percorso dalla sorgente – vedi Gliki). Non vi spaventate se un tipo un po’ particolare vi aiuterà a parcheggiare. E’ Tomas ed è il proprietario della taberna dietro di voi. Attenzione, però, se non sopportate l’idea di sentire i pettegolezzi e le baggianerie di donne di famiglia italiane che si piazzeranno proprio davanti a voi con l’ombrellone, con i loro maxi cocomeri, e con un’amplificazione vocale fuori lontano dall’umano, allora non è proprio il posto adatto a voi. Potete visitare lungo il tragitto i resti di Nekromandio e la porta dell’Ade.

La mascotte di Sivota

Parga: merita una tappa la caratteristica cittadina posseduta dai veneziani. Il mare è bellissimo, come le viuzze che portano alla vecchia fortezza, con uno spettacolare strapiombo sul mare. Tappa non obbligata ma di relax, nel camping omonimo del luogo. Abbiamo deciso di sostare in occasione dello spettacolo di ferragosto, con fuochi d’artificio e carina rappresentazione storico-teatrale. Le spiagge sono tre. Una ha un isolotto con chiesetta, voliera e fontana suggestive, dove Giovanni ed io ci siamo avventurati a nuoto.

L'isolotto di Parga

La vista dal castello

La pita più buona di questo tour la mangerete proprio di fronte questo isolotto.

Sivota: per me una delusione. Tanto decantata, in realtà non ha nulla di tipico. E’ una località turistica e ricca con un porto. Anche parcheggiare per una breve sosta non è semplice. Dopo le 17,30 il parcheggio non proprio al centro, diventa a pagamento.

Plataria: zona piacevole e tranquilla. In realtà in Grecia, tranne che ad Atene, non è che ci sia tutto questo caos. Spiaggia, porticciolo, taberne e ombra. Anche qui l’impatto iniziale non è dei migliori, ma ci piace. Proviamo a pescare con il classico utansile greco. I pesci ci scansano poichè l’esca che proponiamo sono… caramelle morbide!

Plataria

Superiamo Igoumenitsa per andare alla scoperta di una spiaggia, quella di Drepano.

Spiaggia lunghissima di sabbia morbida e pulita. C’è tanto spazio all’ombra per sostare e aspettare l’imbarco di rientro. Ci sorprende questa scoperta. Molti italiani si fermano proprio qui appena attraccati ad Igoumenitsa. Qualche locale lungo la riva e paninari (forse troppo americanizzati).

20 giorni di viaggio.

Sosta massima nello stesso luogo: 3 giorni.

Unico problema: il prezzo del carburante, (e la solita scossa di terremoto che ci accoglie all’arrivo); qualche strada crollata qua e là.

Per il resto è… avventura.

Arrivederci al prossimo viaggio!

Ilaria

El amor.

10 Giu

 

El amor es lo que te da de comer cuando no tienes nada, que llena el alma y la enriquece con la luz.

El amor es la paz, el intercambio feliz.
El amor es mirar a los ojos y él lo decía todo.
El amor llega sin llamar a tu puerta.
Arriva es todo. No hay que buscarla.

Shakespeare. Pensieri.

17 Gen

Rinuncia al tuo potere di attrarmi ed io rinuncerò alla mia volontà di seguirti.