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Sulla stessa barca.

15 Ott

Ribadisco e ne sono sempre più certa: la razza umana è la specie più disgustosa e perversa che sia mai stata creata! E’ malato il politico che sale al potere per il proprio interesse, il carabiniere che non ci protegge, il prete che ci violenta i figli, la maestra che legge il giornale durante la lezione, il civile che non si ribella. Siamo tutti sulla stessa barca, tutti vediamo ma tutto resta uguale.

Il senso di appartenenza.

1 Giu

Il senso di appartenenza.
Sono giunta alla conclusione che tutto “questo” parta da qui. O pressappoco.

1. Il tatuaggio.
Ho fatto il mio primo tatuaggio nel 1999. Lo so, ero appena quattordicenne e, sia dal soggetto che dalla qualità del tatuaggio lo si può dedurre. Ma fu un regalo. Gli sono legata.
Ne ho fatti poi altri, disegnati da me ed in momenti diversi della mia vita. E no, non sono dispari come ogni volta mi viene sottolineato (forse le mie sfortune dipenderanno da questo?).
Breve preambolo per dirvi che…

Mi era venuta voglia di farne un altro qualche mese fa. Ma è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Entrambi i tatuatori a cui mi sono rivolta, mi hanno proposto un appuntamento per “tantaratan”… due mesi dooooopo! Cribbio!
Più attesa che dal dentista!!!
Ma siete tutti a bucarvi la pellaccia?!
E’ proprio vero; quando a Caserta si “porta una cosa”, non ci stanno Santi. Che Dio ce ne scampi e totani! Tutti a disegnarsi sulla pelle, anche le nonnine non se la so’ potuta scansare la moda, neanche quelle signorine tanto timorate. Ragazze, suvvia, si deve fare; forza e coraggio, dai!

Comprendo la curiosità del brivido dello zzzzzzzzz e della vasellina untuosa sotto la pellicola, ma potevate andare giù di fantasia. Invece no, tutti a farsi “cape di morto”, chi col fiorellino, chi col cuore (che vent’anni fa se un uomo si faceva il fiorellino si beccava di sicuro qualche coppino dagli amici – ora invece fa figo e, quindi taaaac, tutti uomini bouquet).

Non vogliatemi del male (soprattutto chi si è fatto tatuare il simpatico teschietto).
Sono solo constatazioni. Poi il tatuaggio è un’arte, inflazionata ma come ogni cosa è costretta a trascorrere delle fasi. Ci vedremo poi tutti belli accartocciati e disegnati all’inguine, dover dare delle spiegazioni ai nostri nipoti. Ma anche lì, il tutto sarà arrivato alla normalità.

2. L’iPhone.
Sarò concisa.
Il 50% di coloro che posseggono il nuovo concetto di cellulare non sanno sfruttarne le potenzialità, né ne sono interessati.
(Nota per gli acquisti per il suddetto 50%: esistono ancora in commercio cellulari essenziali, anche se non soddisferanno la vostra ricerca di uno status apparente).

4. La professione.
Si nasce con un temperamento, si cresce e, lungo il percorso si acquisiscono esperienze che generano e delineano il carattere di una persona.
Da quanto sperimentiamo nasce la conoscenza dei nostri limiti e delle nostre capacità.
Poi sta a noi alimentare queste ultime leggendo, formandoci, osservando attivamente ciò che ci circonda, e cercare di migliorare o accettare un limite.

Molte persone che incontro lungo il mio percorso rifiutano i propri limiti. Non hanno piena coscienza di sé.
E sono le stesse persone che con un corso spartano s’illudono di poter acquisire un ruolo professionale o che mirano direttamente ai ruoli più elevati e motivano il fatto di non esserci ancora arrivati incolpando la criiiisi.

Per te che:
“Io faccio il fotografo”: non è comprando un super-macchinone o l’obiettivo più costoso che c’è in commercio che guadagnerai (poi, sul sito col pallino fucsia e azzurro si vede se hai scattato in automatico); certo, ti darà una mano il fatto che tu sia seduto in una Ferrari, ma prima o poi dovrai guidarla. E lì saranno ***
E basta con queste super post produzioni. Vi abbiamo sgamati! Siete liberissimi di praticare, una passione è una passione, non confondetela con il lavoro però.
“Io faccio il grafico”: Adobe Photoshop è sulla bocca di tutti. Ma non farà di te un pubblicitario o un grafico. Non è lo strumento che fa il mestiere, ma la conoscenza.
“Io faccio lo psicologo”:bisogna voler bene ai pazienti”. Quando ho sentito questa frase da una professionista esercitante ho capito che bisogna star attenti a chi ci si affida. Potrebbero seguire anni ed anni di terapie disfunzionali.

3. Lo shatush
Lo shatush rappresenta per me l’emblema del pensiero generale sul senso di appartenenza.
Modus ok. Ma fino a rendere una cosa che tutti prima odiavano e che chiamavamo semplicemente “ricrescita”
e che ora la gente paga per avere in testa, mi sembra a dir poco assurdo. La moda non ha colpa, anzi. Bisogna constatarne la potenza.
Oppure constatare che siamo delle pecore dai gusti vulnerabili.
O che più precisamente, ci piace avere la vita facile. E farci piacere ciò che piace a tutti.
E quindi piacere a tutti. Così finiamo, però, nell’essere dei manichini di plastica, gli uni uguali agli altri, manipolabili. La moda è una proposta; la si può modificare ed adattare al nostro essere.
(Nel caso aveste sentito di un “io faccio…” non esitate a commentare).

Ecco svelato l’arcano: se ho l’iPhone (anche se non lo so usare), il Mac perchè fa figo (ma lo uso solo per Facebook), faccio la fotografa ed ho una Canon FX374fiddbfkigffbjdiwi (ma scatto in automatico e non so neanche cos’è la lunghezza focale – ora tutti a cercare), ho fatto un tatuaggio che m’ha fatto un male cane e non so neanche cosa rappresenti per me ma scelgo le maglie in base alla spalla che lasciano scoperta, ho i capelli ricci ma li piastro ad ogni shampoo perché sono più figa e chissenefrega se poi mi viene la quintipla punta nei capelli, e per di più ho la maxiricrescita supertrend, allora sì che sono accettata dagli altri, sono come gli altri, e sono al riparo da critiche negative.
Ho acquistato un abito e acquisito un ruolo in questa società.
Sì, beh, è solo un’illusione. Ma ho i miei consensi e sto bene. Non so bene chi sono, ma chi potrà mai accorgersene. Qui vivono tutti in superficie.

Non scrivo per criticare, ma per condividere con chi vuol vedere.
E comunque, questo è il mio blog.

Ilaria

Amate questo genio! Rob Gonsalves

1 Ott

Altre opere al link

 

I 10 comandamenti del creativo, secondo Frédéric Beigbeder.

7 Mar
  1. Un buon cre­ativo non si riv­olge ai con­suma­tori, ma alle venti per­sone che a Parigi potreb­bero dar­gli lavoro (i diret­tori cre­ativi delle venti migliori agen­zie pub­blic­i­tarie). Di con­seguenza, otte­nere un pre­mio a Can­nes o all’Art Direc­tors Club è ben più impor­tante che far gua­da­gnare fette di mer­cato al pro­prio cliente.
  2. La prima idea è sem­pre la migliore, ma biso­gna sem­pre esi­gere tre set­ti­mane
    di tempo prima di presentarla.
  3. La pub­blic­ità è l’unico mestiere in cui si è pagati per fare peg­gio. Quando pro­poni un’idea geniale e il tuo cliente vuole rov­inartela, pensa inten­sa­mente al tuo stipen­dio, poi butta giù in trenta sec­ondi una cagata sotto sua det­tatura e aggiungi delle palme nello sto­ry­board per andar­tene una set­ti­mana a girare il film a Miami o Città del Capo.
  4. Arri­vare sem­pre in ritardo alle riu­nioni. Un cre­ativo pun­tuale non è cred­i­bile. Entrando nella sala dove tutti lo aspet­tano da tre quarti d’ora, il cre­ativo non deve asso­lu­ta­mente scu­sarsi, piut­tosto dire: “Buon­giorno, posso dedi­carvi al mas­simo tre minuti”. Oppure citare que­sta frase di Roland Bar­thes: “Non è il sogno che fa ven­dere, è il senso” . (Vari­ante meno chic: citare “la brut­tezza si vende male” di Ray­mond Loewy). I cli­enti si con­vin­cer­anno di aver speso bene i loro soldi. Non dimen­ti­cate mai che i cli­enti si riv­ol­gono alle agen­zie per­chè sono inca­paci di pro­durre idee, che di que­sto sof­frono e per que­sto ce l’hanno con noi. Ecco per­chè i cre­ativi devono dis­prez­zarli: i prod­uct man­ager sono maso­chi­sti e gelosi. Ci pagano per umiliarli.
  5. Quando non si è pre­pa­rato nulla, biso­gna par­lare per ultimi vol­gendo a pro­prio van­tag­gio quello che hanno detto gli altri. In qual­si­asi riu­nione è sem­pre l’ultimo che parla ad avere ragione. Non per­dere mai di vista che lo scopo di una riu­nione è che gli altri si fottano.
  6. La dif­ferenza tra un senior e un junior è che il senior è pagato meglio e lavora meno. Più sei pagato più ti danno ascolto, e meno parli. Il que­sto mestiere, più sei impor­tante e più ti con­viene stare zitto, per­chè meno apri bocca e più passi per geniale. Corol­lario: per ven­dere un’idea al DC, il cre­ativo deve SISTEMATICAMENTE far cre­dere al DC che è stato il DC stesso ad averla. Per que­sto deve intro­durre i suoi inter­venti con frasi del tipo: “Ho riflet­tuto a lungo su quello che mi hai detto ieri e…”; oppure: “Ho svilup­pato la tua idea dell’altro giorno e…” o ancora “Sono tor­nato sulla pista ini­ziale e…”, men­tre, nat­u­ral­mente, è ovvio che il DC non ha detto niente ieri, nè ha avuto alcuna idea l’altro giorno e ancor meno ha aperto piste pos­si­bili. 
    6 bis. Altro modo per rico­no­scere un junior da un senior: il junior rac­conta barzel­lette diver­tenti che non fanno rid­ere nes­suno, men­tre il senior fa pes­sime bat­tute alle quali tutti ridono.
  7. Col­tiva l’assenteismo, arriva in uffi­cio a mez­zo­giorno, non rispon­dere mai quando ti salu­tano, prendi tre ore di pausa pranzo, non farti mai tro­vare alla tua scriva­nia. Alla min­ima osser­vazione, rispondi: “Un cre­ativo non ha orari, solo ritardi”.
  8. Non chie­dere mai a nes­suno un parere su una cam­pagna. Se chiedi il parere di qual­cuno, rischi SEMPRE che te lo dia. E una volta che te l’ha dato, è IMPOSSIBILE non tenerne conto.
  9. Ognuno fa il lavoro del suo supe­ri­ore. Lo stag­ista fa il lavoro del copy che fa il lavoro del suo diret­tore cre­ativo, che fa il lavoro del pres­i­dente. Più sei impor­tante, meno sgobbi (vedi sesto coman­da­mento). Jac­ques Séguéla ha cam­pato vent’anni su LA FORZATRANQUILLA, una for­mula di Léon Blum ripresa da due cre­ativi della sua agen­zia finiti nel dimen­ti­ca­tio.
    Phi­lippe Michel è noto al grande pub­blico per i man­i­festi DOMANI TOLGO IL PEZZO DISOPRA, DOMANI TOLGO IL PEZZO DI SOTTO, un’idea del suo imp­ie­gato Pierre Ber­ville.
    APPIOPPA tutto il tuo lavoro a uno stag­ista: se ti piace, te ne attri­bui­rai il mer­ito; se non fun­ziona, sarà lui a essere licen­zi­ato.
    Gli stag­isti sono i nuovi schi­avi: non remu­nerati, pas­si­bili di ogni sopruso, licen­zi­a­bili dall’oggi al domani, por­ta­tori di caffè, foto­copi­a­tori a due zampe, usa e getta come i rasoi Bic.
  10. Quando un col­lega cre­ativo ti sot­to­pone un buon annun­cio, non mostrare asso­lu­ta­mente ammi­razione per la sua tro­vata. Digli che è una merda, che è inven­di­bile, che è roba vec­chia, vista e strav­ista, o scopi­az­zata da una cam­pagna inglese. Quanto ti porta un annun­cio che fa cagare, digli “ottima idea” e fin­giti invidioso.

Tratto dal libro di Fré­dé­ric Beig­be­der: “lire 26.900″

Ho imparato.

24 Feb

Ho imparato che durante la vita s’incontrano persone e persone, e che poche sono quelle con cui si entrerà in sintonia.
Ho imparato che la gente povera d’animo vive una vita irrefrenabile pur di sfuggire alla realtà.
Ho imparato che l’amore è solo un nome che diamo all’emozioni; nulla di certo, di quantificabile.
Ho imparato che siamo ciò che siamo per quello che ci hanno mostrato i nostri genitori.
Ho imparato che la passione è una cosa rara, ma anche un forte analgesico per i mali della vita.
Ho imparato che il cielo,
il mare,
la luce,
i profumi,
gli animali,
sono la cosa più importante che abbiamo.
Ho imparato che la serenità esiste ed è più bella della felicità.
Ho imparato che siamo soli dentro noi stessi e che ci sono infiniti modi per fingere di farci compagnia.
Ho imparato che davvero dopo la tempesta torna il sereno. Ma anche che la tempesta tornerà.
Ho imparato che nessuno di noi è consapevole di ciò che SIAMO: esseri finiti.
Ho imparato che le cellule che avevo ieri domani non ci saranno più. E quindi, ora, non sono già cos’ero ieri, nella pelle.
Ho imparato che l’animo, però, non ha cellule. Ma memorie.
Ho imparato che noi umani abbiamo tanti passatempi per la vita, ma che nessuno supera il tempo per vivere.
Ho imparato che il destino è un comodo arcano di menti citrulle.
Ho imparato che l’uomo ha due potenze: creare e distruggere.
Ho imparato che non sappiamo usarle al momento opportuno.

Voi cosa avete imparato?

Solo il Tempo.

22 Feb

tempo dalì

“L’una si confonde con l’altra, gruppi si fondono in sistemi ecologici fino a quando ciò che noi consideriamo vita non incontra ed entra a far parte di ciò che consideriamo non-vita: cirripedi e roccia, roccia e terra, terra e albero, albero e pioggia e aria… Ed è una cosa strana che quel sentimento che chiamiamo religioso, quell’impulso mistico, reazione fra le più apprezzate, diffuse e desiderate della nostra specie, sia in realtà il tentativo di sostenere il legame dell’uomo al tutto, legame inestricabile a tutta la realtà, conosciuta e inconoscibile.

E’ semplice esprimerlo a parole, se avvertito profondamente può creare un Gesù, un Sant’Agostino, un San Francesco, un Ruggero Bacone, un Charles Darwin e un Einstein. Ognuno di essi, con un ritmo e una voce propri, ha scoperto e riaffermato con stupore la cognizione che tutte le cose sono una e che una cosa è tutte – plancton, una tremolante fosforescenza sul mare e i pianeti in rivoluzione e l’universo in espansione sono tutti legati alla corda flessibile del tempo“.

da “Diario di bordo del mare di Cortes” di J. Steinbeck e E. Ricketts

La consapevolezza.

22 Dic

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciò che sta davanti a noi e ciò che sta dietro di noi

sono inezie in confronto a ciò che sta dentro di noi.

Oliver Wendell Holmes

Spread.

15 Nov

Dylan Flop.

21 Mar

Aveva ragione Baricco in merito ai suoi discorsi, forse un po’ cinici, sulle nostre “strategie” di vita.

Ci parla di libri e motori di ricerca, profondità e surfing.

Di cinema.

Ma che cinema!

Il cinema di oggi è si fruibile davvero a tutti. Ma proprio a tutti.

Tanto che spesso non racconta nulla di buono, di nuovo.

Un cinema visto e rivisto, surrogato di surroggati.

Definiamolo un concentrato di tendenze che piacciono, perché è fondamentale ai fini commerciali che un prodotto piaccia a tutti o, per lo meno, porti i sederi anche i più pesanti ad alzarsi e inflaccidirsi sulla poltrona di un cinema.

 

Dylan Dog.

Fumetto sempreverde diventa un filmone.

Bella idea. Ma quanto avranno dovuto investire per una riuscita almeno verosimile del film?

 

Taratatan… Nulla!

Film che si eleva ad un livello molto più alto di quello che gli spetta.

Facendosi scudo, per di più, con il buon proposito di animare un fumetto così noto.

 

Partendo dalla scelta degli attori alla loro interpretaazione, ai tagli, al montaggio, fino ad ammirare il make-up “terrificante” dei mostri, simil Dario Argento, il film si rivela un enorme e inevitabile flop!

 

Allora ben vengano i film nostrani dove rughe ed espressioni recitano il giusto ruolo.

Noi emozioniamo con realtà; gli “altri” sorprendono con effetti speciali, e non sempre ci riescono.

 

Tanto caos per nulla.

 

 

Sveglia Italia! Wired ci propone “Wi- Fi Libero”

6 Mar

Il Manifesto di Sveglia Italia!

Ecco le 10 priorità di Wired per far crescere Internet, innovazione, sviluppo, occupazione ed efficienza nel nostro Paese

1- L’accesso a Internet è un diritto. E va scritto in Costituzione
2- La banda larga è l’unica grande opera di cui ha bisogno l’Italia
3- Rottamare i cavi in rame: l’unica vera banda larga è in fibra ottica
4- La banda larga è necessaria per far crescere economia e occupazione
5- Nei luoghi pubblichi il wi-fi deve essere liberosenza complicati sistemi di registrazione
6- Le frequenze della tv analogica devono essere destinate per la banda larga mobile
7- Ogni amministrazione locale pubblica (regioni, province e comuni) deve impegnarsi in prima persona per la diffusione della banda larga
8- Nel 2020 ogni studente italiano dovrà poter disporre di un computer (o simile)
9- Nel 2020 Pubblica amministrazione dovrà essere solo online
10- La conoscenza è un patrimonio comune che la Pubblica amministrazione deve                                                                                       rendere accessibile all’utente cittadino

FIRMA PER FAR DIVENTARE INTERNET UN DIRITTO COSTITUZIONALE!

Articolo 21-bis della Costituzione

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

Vuoi aprire una rete Wifi? Ecco come fare

http://mag.wired.it/news/storie/vuoi-aprire-una-rete-wifi-ecco-come-fare-1.html

Ecco tutti (o quasi) gli spazi pubblici dove collegarsi senza fili a Internet.

Conosci un luogo che non è nella mappa?

http://mag.wired.it/svegliaitalia/mappa-degli-hotspot

La App di Apple per “scovare” le reti:

http://itunes.apple.com/it/app/wired-wi-fi-libero-sveglia/id416776056?mt=8