Siamo, o no, l’immagine che riflettiamo?

29 Lug

La intitolerei così: chi mi metto oggi?

La costruzione del sé è l’esplicazione di un’identità narrativa, che permane nel tempo e che si riflette nel linguaggio, o per meglio dire, nei linguaggi; da quello del corpo a quello del tono di voce, alle stesse parole e concetti che si tendono ad esprimere. La permanenza di tale immagine, nel tempo, fa si che vada a configurarsi l’immagine di noi stessi, e la si proietti verso l’esterno.

Ma di un libro non si ricorda ogni paragrafo; bensì i concetti reiterati.
Quindi, per ogni persona che ho incontrato e incontrerò, lascerò parte di ciò che sono.
Forse il rilascio della propria immagine è una cosa inevitabile, anzi, molte volte ci fa comodo.
Ma, altrettanto inevitabile, è che parti di noi vengano perse.

La bravura sta, perciò, nell’evidenziare e nell’enfatizzare (nei giusti contesti) solo alcune parti del nostro “personaggio”?!
Molte donne fanno della propria parte seduttiva, il principio fondamentale per rapportarsi nelle dinamiche della società. Molte donne ottengono ciò che vogliono proprio seguendo questo principio.
Ma chi sono queste donne? C’è dell’altro di cui al momento non serve sapere, o stiamo per essere ingannati?

Se fossi fuori casa ciò che sono a casa, allora sarei proprio scostumata. Ma allo stesso tempo sto omettendo parti di me, quindi sono anche bugiarda?

E’ proprio vero che “ogni situazione vuole il proprio abito”; così diceva la mia Professoressa.
Peccato, però, che venisse a scuola con le pantofole. Voleva dirci qualcosa?

In ogni caso, seppure cercassi di trasmettere un’immagine di me alquanto specifica, non riuscirei nell’intento.

Ogni persona che legge un libro emette un filtro che prescinde dal proprio bagaglio personale.
Ciò significa che, ogni persona che ho incontrato ed incontrerò, coglierà parti di me differenti.
Più queste persone si somiglieranno fra loro, più i loro parametri di cognizione saranno simili.
Quindi per loro, sarò la stessa persona.
In realtà nel mondo, ne sono altre mille.

Quando i social networks vi chiedono “descriviti in poche parole”, meglio essere vaghi: solare, simpatico… che respira! (Non tutti lo fanno consapevolmente). Non conviene smascherarsi davanti al primo che s’incontra.

Se per mia madre che è ossessiva sono disordinatissima, per una ragazza della mia età sono io stessa ossessiva nell’ordine; E’ tutto relativo. Quindi, come diceva un tipo, siamo uno, nessuno e centomila. Ma forse anche di più.

Stavo pensando a come mi vedreste se adesso… vabbe, lasciamo i test per il prossimo post.
Buonanotte.

Ps: guardate un lato positivo di questa cosa; Qualsiasi cosa dicano di voi, anche se non combacia con l’immagine che stavate cercando di trasmettere, andrà sempre bene.

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