Dizionario dei miti e dei personaggi della Grecia antica

26 Lug

a cura di
Patrizio Sanasi
(www.bibliomania.it)

MITI
ABADIR Con questa parola, di origine semitica si designa la pietra divorata da Crono al posto di
Zeus neonato. La pietra che aveva salvato la vita a Zeus fu, poi sempre tenuta in grande
considerazione.
ABANTE Figlio di Ippotoone e di Meganira, per essersi fatto beffe di Cerere, da lui sorpresa a bere
con troppa avidità, fu trasformato in lucertola dalla dea infuriata. La stessa leggenda è da Ovidio
(Metamorfosi) attribuita a Stelèo. Sono ricordati con lo stesso nome di Abante, uno dei Troiani che,
erranti nella città invasa dagl’incendi, si fece compagno d’Enea fuggiasco da Troia; e anche uno dei
Centauri. D’un altro omonimo si favoleggia fosse figlio di Linceo e Ipermnestra, e padre di Preto e
di Acrisio, nonchè avo di Perséo
ABARI leggendario taumaturgo greco, sacerdote di Apollo, collocabile tra il VII ed il VI sec. a.C.
Il suo ricordo in Erodoto e Pindaro ne riconduce la figura agli Iperborei, le popolazioni dell’estremo
nord europeo, ed allo sciamanesimo. Per aver esaltato in versi il viaggio di Apollo agli Iperborei, fu
fatto primo sacerdote di Apollo Iperboreo ed ottenne dal dio il dono dello spirito profetico ed una
freccia d’oro, a cavalcioni della quale egli soleva fendere il cielo.
ABASTE Nome di uno dei cavalli di Diomede.
ABBONDANZA Divinità allegorica che avrebbe accompagnato nell’esilio Crono, quando Zeus gli
tolse il regno e lo bandì dall’Olimpo. Essa non ebbe mai né templi né altari né culto. Negli antichi
monumenti, essa è raffigurata da una giovane ninfa piuttosto pingue, il volto acceso di vivi colori,
la testa cinta di una ghirlanda di fiori e di frutta, reggendo nelle braccia uno dei corni della capra
Amaltea, ricolmo di vari prodotti della terra. Gli scrittori antichi, nel rappresentarla, le fanno
sparpagliare con la mano sinistra le spighe, e la vestono d’una tunica verde ricamata in oro. Il nome
greco di questa divinità è da identificare con quello di Eutenia.
ABDERA antica città marittima della Tracia, fondata (secondo la leggenda da Eracle) attorno al
VII sec. a.C. Fu distrutta e ricostruita un secolo dopo; secondo alcuni, dall’omonima sorella di
Diomede; secondo altri, da Temesio di Clazomene, o anche da Eracle, in ricordo di Abdéro, suo
compagno ed amico. Vi nacquero i filosofi Democrito, Leucippo, Protagora e Anassarco. Sede
della scuola filosofica degli atomisti. Gli abitanti di Abdera furono ritenuti sciocchi e sul loro conto
circolò nell’antichità gran quantità di storielle, benché la città potesse vantare un’insigne scuola di
filosofi.
ABÈO soprannome dato ad Apollo con riferimento alla città di Abèa, nella Focide, dove il dio
aveva un celebre tempio ed un oracolo.
ABIA Figlia di Eracle, sorella e nutrice di Illo, venerata con grande onore in un tempio che le era
dedicato nella Messenia. Si ritirò nella città di Ira, alla quale diede il suo nome e che, secondo
Omero, era una delle sette città che Agamennone offerse ad Achille, per disarmarne l’ira così
funesta ai Greci.
ABLABIE Nome che si dava alle Erinni o Furie, quando erano considerate sotto un aspetto mite e
in attitudine di benignità verso chi riparava la colpa col sincero pentimento. La parola, in greco,
vale: scevre di colpa.
ABRETÀNO Epiteto attribuito a Zeus dal nome della ninfa Abrèzia dalla quale aveva preso il
nome la località dove il culto del dio era particolarmente osservato.
ABRÒTO Epiteto attribuito più comunemente al dio Apollo. Significa immune da morte.
ABSÈO Nome di uno dei Giganti, figlio del Tartaro e di Gea, che mosse guerra a Zeus e fu da lui
fulminato.
ABSIRTO Figlio di Eeta, re della Colchide, e fratello di Medea. Costei, mentre, con Giasone, si
apprestava a partire sopra una nave, recando con sè il favoloso Vello d’oro, inseguita dal padre, per
tenerlo a bada tagliò a pezzi il fratellino, e ne seminò le membra in mare; ciò le permise di fuggire,
mentre il padre e i suoi uomini si fermavano a raccattare i miseri resti dell’ucciso, per dargli
sepoltura.
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ACACÀLLIDE Figlia di Minosse primo re di Creta, madre di Filachide e di Filandro ebbe lo stesso
nome la moglie di Minosse, che gli diede un figlio, Oàsso.
ACACESIO
antica città dell’Arcadia, dedicata al dio Ermes Acacesio
ACACÈTO Epiteto di Ermes, significa incapace di fare il male.
ACÀCO Figlio dell’arcade Licaòne, fu il marito della nutrice di Ermes.
ACADEMO Eroe attico il quale rivelò a Castore e Polluce il luogo dov’era stata nascosta da Teseo,
che l’aveva rapita, la loro sorella Elena, allora bimba appena decenne, e ancora ignara delle vicende
che le serbava il destino di Troia.
ACADINA fonte della Sicilia, consacrata ai fratelli Pàlici, celebre nella mitologia greca.
ACAIA
Acaia, nei poemi omerici appare quale epiteto di tutta la Grecia, come terra conquistata dagli
Achei.
ACALANTIDE Una delle nove figlie di Piero, tramutata dalle Muse in canarino, per punirla,
insieme con le sorelle, di averle sfidate nel canto.
ACALE Nipote di Dedalo, si diceva avesse inventato la sega ed il compasso, suscitando la gelosa
invidia di Dedalo che lo fece precipitare da una torre; ma Pallade, mossa a compassione di lui, lo
trasformò in pernice.
ACAMANTE Figlio di Teseo e di Fedra, partecipò all’assedio di Troia, secondo Omero, fu inviato,
insieme con Diomede, alla reggia di Priamo per chiedere la restituzione di Elena. L’ambasciata non
ebbe séguito; ma Laodicea, una delle figlie di Priamo, s’innamorò d’Acamante, dal quale ebbe un
figlio. Tornato l’eroe al campo greco, fu scelto fra quelli che si nascosero nel famoso cavallo di
legno; e quando, per l’inganno di Sinone, ne scese, nel furore della strage che seguì, secondo
l’indicazione della schiava Etra che gli additò, mostrandoglielo, il figlio avuto da Laodicea riuscì a
trarre in salvo l’uno e l’altra.
ACANTIDE
mitologica figlia di Autonoo e Ippodamia, che fu trasformata in cardellino.
ACANTO Giovane ninfa che corrispose all’amore di Apollo e ne fu ricompensata con l’essere
cambiata nel fiore che le dà il nome.
2) ACANTO, nome di alcune antiche città: Acanto in Egitto, a sud di Menfi, sede di un tempio
dedicato ad Osiride. Acanto nella Caria, in Asia Minoree infine Acanto nella Penisola Calcidica.
ACARNANA e ANFOTERO Fratelli e figli di Alcmeone e di Calliroe, per intercessione della
madre, ottennero da Zeus il prodigio di diventare subito grandi e vendicare la morte del padre,
ucciso dai fratelli di Alfesibèa. Alcmeone aveva tolto ad Alfesibèa un monile, da costui rubato alla
propria madre Erifile dopo averla uccisa, per farne dono a Calliroe. Acarnana ed Anfotero uccisero
i fratelli di Alfesibèa e consacrarono ad Apollo il fatale monile.
ACARNANIA regione storica della Grecia, fra il Mar Jonio, il golfo di Patrasso ed il fiume
Acheloo che la divideva dall’Etolia. Fu dapprima territorio spartano, poi macedone. Nel 314 a.C. si
ricostituì, sotto il controllo macedone, in Stato federale. Fu poi spartita tra Etoli ed Epiroti.
Recuperò poi l’autonomia, che mantenne anche in epoca romana fino a quando, nel 27 a.C.,
Augusto incorporò la regione nella provincia di Acaia.
ACASTA Una delle ninfe Oceanine.
ACASTO Famoso cacciatore e uno degli Argonauti, figlio di re di Iolco, nella Tessaglia. Quando
Giasone, obbedendo al comando di Iolco, gli ebbe consegnato il Vello d’oro, Iolco non volle più
mantenere la promessa di cedergli il trono ; e allora Medea famosa maga che, innamorata di
Giasone, con le magiche arti, l’aveva aiutato nella difficilissima conquista del Vello d’oro persuase
le figlie del vecchio Pelia, per ringiovanirlo, di tagliare a pezzi il padre e farli cuocere con una
mistura d’erbe da lei preparata. Acasto, succeduto, così, nel regno al padre, si preparò a vendicarne
la morte; ma Giasone e Medea si sottrassero con la fuga al meritato castigo. Avendo Acasto bandito
una gara per celebrare con giuochi funebri i funerali del padre, Pelèo, figlio di Eaco e di Endèide,
volle parteciparvi; e, in questa occasione, Astidamia (secondo altri Atalanta), moglie di
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Acasto,s’innamorò follemente di colui che sarebbe, più tardi, divenuto il padre di Achille; ma non
essendo riuscita a piegarlo alle sue voglie, lo accusò davanti al marito di aver voluto farle violenza:
Acasto dissimulando il suo rancore, condusse a caccia Peléo; ed approfittando del sonno che
l’aveva colto, per stanchezza sul monte Pélio, lo spogliò delle armi, abbandonandolo alla crudeltà
delle fiere e dei Centauri. Ma Chirone, uno di essi, lo sottrasse alla furia dei compagni, e gli
permise, così di tornare a Iolco e uccidere Acasto e Astidàmia.
ACATE
personaggio dell’Eneide, compagno di Enea di proverbiale fedeltà.
ACE Figlia di Minosse re di Creta e madre di Mileto, re della Caria.
ACELO Nome d’un figlio che Eracle (durante la sua dimora presso la regina Onfale, della quale il
padre Zeus lo volle schiavo adorante, per punirlo di certe malefatte) avrebbe avuto da una schiava
di nome Melìde.
ACESO Figlia di Asclepio, alla quale la leggenda attribuiva una profonda conoscenza della
medicina.
ACÈTE Capitano d’un vascello di Tiro, si oppose ai suoi compagni che volevano rapire Dioniso (da
loro trovato senza conoscerlo, sulla spiaggia) nella speranza di ricavarne un grosso riscatto.
Dioniso, sulle prime, non oppose loro resistenza; ma, ad un tratto, si fece da loro riconoscere; e, per
punirli li tramutò in delfini, salvo Acète di cui fece il suo primo sacerdote.
ACHEI Achei o Achivi, stirpe primitiva e leggendaria della Grecia antica, celebrata da Omero.
Sarebbero giunti nella penisola ellenica intorno al 1700 a.C., stabilendosi nel Peloponneso, a Creta
e sulla coste dell’Asia Minore, e partecipando alla fioritura della civiltà micenea. Parteciparono
insieme ai Popoli del Mare (Pelasgi) ad un’impresa contro i Faraoni. Dopo l’invasione dei Dori
sopravvissero nelle regioni che da loro prendono il nome di Acaia (Fiotide e del Peloponneso).
Secondo un’altra interpretazione gli Achei coinciderebbero con i Dori, la cui invasione in effetti
non sarebbe mai avvenuta, ed il loro declino sarebbe imputabile a cause di natura interna.
ACHELÒE Una delle Arpie, cui vengono attribuite come sorelle Alope e Occìpete.
ACHELOO Figlio dell’Oceano e di Teti, contese ad Eracle l’amore di Deianira, figlia di Eneo, re
degli Etoli. Si accese fra i due contendenti una lotta furiosa nella quale Acheloo fece ricorso ad
innumerevoli trasformazioni: in fiume, in serpente, in toro senza riuscire a liberarsi dalla stretta di
Eracle anzi in questa forma ebbe rotto uno dei corni che le Naiadi riempirono di fiori e frutta
facendone dono all’Abbondanza. Acheloo sconfitto si nascose nel fiume Toante che poi prese il suo
nome. I greci lo consideravano il re dei fiumi e fecero di Acheloo oggetto di grande culto. Infatti
l’Acheloo (Aspropotamo) è il più grande fiume della Grecia.
ACHEMENIDE Uno dei compagni di Ulisse, sfuggito alla voracità di Polifemo e dimenticato da
Ulisse nell’antro del Ciclope. Riuscito a porsi in salvo dopo molte dolorose avventure fu raccolto in
Sicilia da Enea.
ACHEO
figlio di Xuto e nipote di Elleno, è il mitico capostipite degli Achei. Come termine è relativo
all’Acaia ed agli Achei. Il dialetto greco parlato dagli Achei di epoca storica. La lingua parlata dagli
antichi Achei (III-II millennio a.C.), della quale possediamo conoscenze solo congetturali. Omero
generizza con la parola Achei i greci.
ACHERONTE Fiume dell’Ade dalle acque amare. Le anime dei morti lo attraversavano sulla barca
del demone Caronte senza possibilità di ritorno. Era un figlio di Demetra mutato in fiume per aver
dato acqua ai Titani quando fecero guerra a Zeus. (Altro Acheronte era il padre delle Furie).
ACHEROE Pioppo consacrato agli Dei infernali e che cresceva nella riviera d’Acheronte.
ACHERONDIA Città situata in Puglia, sotto la quale si apriva una caverna che dava all’inferno.
Eracle vi sarebbe entrato per catturare il mostruoso cane a tre teste Cerbero.
ACHERUSA Palude del Ponto Eussino, alla foce dell’Acheronte, odierno Macropotamos dalla
quale si scendeva all’Ade.
ACHESO Uno dei figli di Asclepio dio della medicina e di Epione.
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ACHILLE Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni e della Nereide Teti. È consacrato come l’eroe per
antonomasia. Quando nacque, Teti per renderlo immortale lo immerse nelle acque del fiume Stige
tenendolo per i talloni rimanendo così l’unica parte vulnerabile dell’eroe. La Nereide informata
dall’oracolo che il figlio sarebbe morto nella guerra che si stava preparando contro Troia, lo mandò
con vesti femminili alla corte di Licomede re di Sciro, la Achille si innamorò di Deidamia (una
delle figlie del re) e da lei ebbe un figlio Pirro o Neottolemo. Intanto l’indovino Calcante incitò i
greci alla ricerca di Achille, senza il quale non avrebbero vinto la guerra e rivelò dove era nascosto.
Ulisse si assunse l’incarico di ritrovare l’eroe, e presentatosi come mercante di gioielli e abiti
femminili alla reggia di Licomede, individuato con facilità, Achille, dovette seguirlo. Teti volendo
proteggere il figlio pregò il Fato perché mutasse la sorte di Achille e questi allora propose di
scegliere fra una vita lunga ed oscura o una morte gloriosa in battaglia: e questa Achille scelse
seguendo Agamennone a Troia cinto delle magnifiche armi che la madre aveva fatto fabbricare a
Efesto. L’assedio a Troia durava ormai da anni quando scoppiò una contesa fra lui ed Agamennone
la quale si concluse con la provocazione del duce della spedizione che fece rapire
dall’accampamento di Achille la schiava diletta Briseide. Achille sdegnato giurò di non prendere
più parte alla guerra e si ritirò nella sua tenda. Mentre i Troiani con la assenza di Achille riuscivano
vincitori in tutti gli scontri. Intanto Agamennone pentitosi amaramente restituì all’eroe la schiava e
gli fece offerta di grandi doni. Achille rifiutò persino di raccogliere la sfida a duello che Ettore gli
aveva lanciato. Intanto Patroclo (amico di Achille) prese le armi forgiate da Efesto facendo le veci
di Achille scontrò Ettore che lo uccise e lo spogliò delle superbe armi. Teti ottiene dal divino
fabbro nuove armi per il figlio il quale rivestitosene si scontrò con Ettore uccidendolo e facendo
scempio del cadavere che trascinò sul terreno per tre giorni attorno alle mura di Troia attaccato al
suo carro. Commosso dalle lacrime di Priamo restituì il cadavere per la sepoltura. Sulla fine di
Achille la tradizione più comune dice che egli sarebbe stato ucciso da Paride. Incantato dalla
bellezza di Polissena una delle tante figlie di Priamo che egli aveva veduta un giorno al tempio. Già
da tempo l’aveva chiesta in moglie ad Ettore che però aveva posto la condizione all’eroe di passare
dalla parte dei troiani. Achille avrebbe respinto sdegnato la proposta, ma il volto della ragazza gli
sarebbe rimasto impresso nella memoria che dopo aver reso il cadavere di Ettore egli avrebbe
chiesto a Priamo la mano della figlia. Accordatosi con lui l’eroe si sarebbe recato al tempio per la
cerimonia nuziale, mentre Deifobo lo accoglieva con gioia, Paride lo avrebbe ucciso scagliandogli
una freccia nel famoso tallone. Secondo un’altra tradizione sarebbe stato ucciso da una freccia
scagliatagli sempre nel tallone dal dio Apollo.Intorno al cadavere di Achille si combatte
furiosamente finché Ulisse ed Aiace Telamonio riuscirono a portarlo nel loro accampamento. Teti e
tutte le Nereidi lo piansero e lo vegliarono per svariati giorni, infine fu seppellito sul promontorio
Sigèo dove Pirro o Neottolemo immolò la vergine Polissena. L’oracolo di Dodona decretò ad
Achille onori divini. I Tessali gli eressero un tempio dove ogni anno gli venivano offerti giochi
funebri e sacrifici. Omero lo pone come re dell’aldilà Non consolarmi della morte io pria farei
servir bifolco per mercede a cui scarso e vil cibo difendesse i giorni, che del mondo defunto aver
l’impero . ( Odissea, XI ).
ACI o ACILIO Bellissimo pastore siciliano amato dalla ninfa Galatea, figlia di Nereo e di Doride,
la quale per lui aveva sdegnosamente respinto l’amore di Polifemo. Avendo però questi sorpreso
l’amoroso abbandono dei due amanti, in un accesso di furore, staccato un pezzo di rupe, la gettò
addosso al rivale, La ninfa ottenne da Poseidone che l’amato fosse trasformato nel fiume omonimo,
oggi scomparso. Alla sua foce, sarebbe approdato Ulisse.
ACIDALIA Uno degli epiteti attribuito, dai Greci alla dea Afrodite considerata come insensibile ai
crucci e agli affanni che, col suo potere, essa procurava ai mortali. (Lo stesso nome indicava una
famosa fonte presso Orcòmeno, nella Beozia, dove convenivano le Cariti).
ACLI Nome della più remota divinità che sarebbe preesistita, secondo alcuni autori greci, allo
stesso Caos e dalla quale sarebbero poi discesi tutti gli altri déi.
ACMEONE Principe greco tormentato dalle Erinni per aver ucciso la propria madre rea di aver
ucciso il marito.
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ACMONTE (C4-C1) vedi Dattili Idei.
ACONTEO Cacciatore tramutato in pietra dalla Medusa mentre assisteva alle nozze di Persèo.
ACONZIO giovane di Ceo, di grande bellezza, il quale andato a Delo per fare un sacrificio a
Artemide, s’innamora pazzamente di Cidippe bella fanciulla ateniese, che però non corrisponde al
sentimento del giovane. Perduta la speranza di farla sua, gettò una mela sulla quale aveva scritto:
Giuro su Artemide, o Aconzio, di non esser d’altri che tua. Cidippe raccolse la mela e lesse così
formulando il giuramento senza pensarci e poi buttò via la mela. Fu richiesta più volte in
matrimonio da altri, ma prima che si compiessero le nozze era sempre presa da una febbre violenta
che fu interpretata come punizione datale da Artemide, per non aver mantenuto il giuramento
prestato anche se involontariamente e per questo finì con lo sposare il furbo Aconzio. Leggi cosa
Ovidio gli fa scrivere.
ACRATOFORO Uno dei soprannomi di Bacco Dioniso, con il quale il dio era onorato soprattutto
in Figalia, nell’Arcadia.
ACREA Soprannome di Era, datole a Corinto, dove la dea aveva un tempio.
ACREO Soprannome di Zeus col quale era onorato a Smirne. Gli abitanti gli avevano dedicato un
tempio su un’altura che dava sul mare.
ACRISIO Il nome significa Uomo delle alture era re di Argo. Dalla moglie Euridice ( non quella di
Orfeo), ebbe una figlia Danae. Seppe però dall’oracolo di Delfi che l’erede gli sarebbe venuto dalla
figlia Danae, ma che questi lo avrebbe ucciso. Volendo eludere il Fato Acrisio rinchiuse la figlia
con un’ancella in una prigione sotterranea fatta di ferro. Non aveva considerato i desideri di Zeus
che riuscì ugualmente a rendere Danae madre di Perseo. Quando Acrisio scoprì il bimbo si
imbestialì. fece rinchiudere Danae e il piccolo in una cassa che abbandonò alle onde del mare
sicuro di sbarazzarsi dei due senza sporcarsi le mani. Zeus però li fece arrivare sani e salvi sull’isola
di Serifo. Dopo molti anni Perseo ormai uomo ritornò con la madre ad Argo. Acrisio che ancora
non aveva dimenticato la profezia non attese oltre e andò a rifugiarsi presso il re amico Larissa in
Tessaglia. Perseo mosso dalle più sane intenzioni lo seguì e i due si riconciliarono. Per festeggiare
l’avvenimento si organizzarono dei giochi durante i quali un disco scappò di mano a Perseo
colpendo Acrisio ad un piede. La ferita portò Acrisio ad una lenta e dolorosa morte.
ADAMANTEA Nutrice di Zeus a Creta.
ADE Col significato di invisibile i Greci chiamavano la divinità che regnava sull’oltretomba e
l’oltretomba stesso. Il dio Ade era anche chiamato Plutone nome più usato. Grandi sono le porte
dell’Ade (solo per entrare, impossibile l’uscita) e alla sua guardia sta Cerbero. Nell’Ade scorrono
quattro fiumi: lo Stige, l’Acheronte, il Cocito e il Piriflegetone. Lucrezio così descrive l’Ade: In
realtà quei supplizi tutti che dicon vi siano nel fondo dell’Acheronte, noi li abbiam qui nella vita.
………….Ma v’è il terror delle pene qui nella vita, maggiore quanto maggiore è la colpa, ed il castigo
del fallo, il bagno, e l’orrido lancio giù dalla rupe, le verghe, la pece, il boia, le torce, il cavalletto, le
piastre: e s’anco mancano, l’animo, conscio dei falli, in anticipo applica a sè quei tormenti, si strazia
con i rimorsi, né scorge intanto qual termine possano avere i suoi mali, né quale fine, alla fine,
avranno le sofferenze, e teme ch’esse si debbano far, con la morte, più gravi: così la vita diventa
qui, per gli stolti, un inferno. (De rerum natura III,976-977, 1013-1022).
ADEFAGIA divinità che personificava l’Ingordigia.
ADEFAGO Epiteto attribuito ad Eracle per la sua grandissima voracità Euripide racconta
nell’Alcesti Ghiottamente ingorgia tutto che trova ed altro chiede e pressa che gli si rechi.
ADMETE Se ne sà di due , una figlia di Teti, l’altra figlia di Euristea. Desiderosa di possedere il
cinto di Ippolita (regina delle Amàzzoni) causa la nona fatica di Eracle.
ADMETO Re della Tessaglia, partecipò alla guerra di Troia e partecipò al famoso viaggio degli
Argonauti. Ospitò Apollo quando fu punito da Zeus a servire un mortale per aver ucciso i Ciclopi
coi suoi dardi. Admeto accolse benignamente Apollo affidandogli la cura dei suoi armenti, per
questo il dio venne pure salutato come protettore dei pastori. Aiutato dal dio riuscì a sposare Alcesti
figlia del re di Iolco, e quando fu colpito da una grave malattia, sempre con l’aiuto del dio riuscì a
sfuggire al mortale colpo delle Moire, a condizione che un’altra persona si offrisse come vittima,
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ma, nemmeno i vecchi genitori (ormai prossimi alla fine) accettarono di prendere il suo posto. Solo
Alcesti si offrì di sacrificarsi per lui. Questo gesto d’amore sembrò a Persefone tanto sublime che
intercedè da Ade ed ottenne che essa ritornasse sulla terra. Secondo un’altra versione Ade non si
sarebbe commosso allora Eracle discese all’Ade combattendo con Tanato la Morte sconfiggendola
la legò con una catena di diamanti e tenendola così prigioniera sino a che ottenne la restituzione di
Alcesti che ricondusse trionfalmente a casa. Una delle ninfe Oceanine ebbe nome Admeto.
ADONE (C1-FSC) Benché il nome sia di provenienza semitica Adonai Signore. Esso è un
personaggio della mitologia greca. Giovane bellissimo figlio di Agenore e di Smirna (secondo altra
tradizione di Fenice e Alfesibea oppure figlio incestuoso di Ciniro e sua figlia Mirra) Fattosi adulto
Adone divenne un grande cacciatore e destò grande passione in Afrodite. Ares occortosi di avere un
pericoloso rivale, per eliminarlo prese le forme di un cinghiale e si avventò su Adone e lo uccise.
Afrodite alla notizia pianse a lungo e trasformò il suo beneamato in Anemone. Disceso nell’Ade
Persefone si innamora delle bellezze del giovane per questo quando Afrodite si rivolse a Zeus per
ottenere che Adone ritornasse in vita, essa si rifiutò di renderlo. Su consiglio di Calliope per
mettere pace fra le due dee si stabilì che Adone vivesse sei mesi sulla terra e sei mesi nell’Ade. Ma
allo scadere del termine Afrodite non rispettò i patti e così dovette intervenire nuovamente Zeus.
Egli stabilì che Adone doveva essere libero quattro mesi all’anno, quattro mesi con Afrodite e
quattro con Persefone. Adone ebbe templi nella maggioranza delle città greche, e pure in Egitto,
nella Persia, in Assiria e in Giudea.
ADPORINA Così era chiamata Cibele alla quale era eretto un tempio sopra una montagna nell’Asia
Minore presso Pergamo.
ADRASTEA Nome della dea Cibele, che ricorda Adrasto, figlio di che le aveva dedicato un tempio
a Cizico. Altra Adrastea era la Ninfa che allevò Zeus quando Gea sottrattolo alla voracità di Crono
lo nascose a Creta in una grotta. Era intesa così anche Nemesi personificava l’indignazione degli
dei.
ADRASTO Re di Argo presso il quale si rifugiarono Polinìce (figlio di Edipo) per sfuggire al
fratello Eteocle e Tidèo (figlio di Enèo). Adrasto ricevette entrambi con cordialità e diede loro per
spose Argìa e Deìpile sue figlie per fare verificare l’oracolo secondo il quale Argìa avrebbe sposato
un leone (e Polinìce indossava una pelle di leone quale discendente di Eracle) e Deìpile un
cinghiale (Tidèo indossava una pelle di cinghiale quale fratello di Meleagro uccisore del cinghiale
di Calidone). Per fare fede alla promessa fatta a Polinìce di rimetterlo sul trono usurpato dal fratello
mosse guerra contro Tebe e partì accompagnato da Polinìce, Tidèo, Capanèo, Ippomedonte,
Partenopèo e Anfiarao. L’esito di questa guerra fu molto disastroso e tutti i condottieri vi lasciarono
la vita tranne Adrasto, il quale si salvò fuggendo da Tebe sul cavallo Arione, che Poseidone aveva
fatto uscire dalla terra con un poderoso colpo del suo tridente. Tornato in patria Adrasto sollevò
l’animo dei figli dei sei condottieri che dieci anni dopo partirono alla volta di Tebe per vendicare i
loro genitori. Questa guerra fu detta degli Epigoni, alla quale presero parte Egialèo (figlio di
Adrasto), Diomede, Tersandro, Stenelo, Promaco, Alcmeone ed Eurialo. Stavolta l’esito fu
favorevole agli Epigoni che distrussero Tebe però Egialèo vi morì in battaglia, ricondotto in patria
l’esercito vittorioso Adrasto non sopravvisse al dolore della perdita del figlio. Si dice di un’altro
Adrasto fatto uccidere da Telemaco per la sua perfidia. Un terzo Adrasto avrebbe ucciso il proprio
fratello colpendolo per errore con una freccia indirizzata ad un cinghiale che terrorizzava il paese
dei Miseni, si sarebbe ucciso per la disperazione.
AEDE Una delle Muse. Presiedeva al canto.
AEDONA Figlia di Pandareo, sposa di Zeto re di Tebe col quale ebbe solo un figlio Ati. Gelosa
della prolificità della cognata Niobe, si propose di ucciderle col favore del buio, il maggiore dei
figli ma per errore invece uccise il proprio figlio. Zeus mosso da compassione dalle lacrime
disperate la mutò in usignolo.
AEGOCERO Così è detto Pan, per quando gli dei lo collocarono fra gli astri del cielo, egli si era
trasformato di sua volontà in capra.
AELLO Era una delle Arpie, apportatrice di tempeste. le altre erano Ocipite (Ocitoe) e Celeno.
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AEREA Epiteto di Era quale divinità per antonomasia.
AETLIO Figlio di Eolo, padre di Endimione e marito di Calice.
AETONE Uno dei cavalli di Poseidone.
AEX Una delle nutrici di Zeus a Creta, posta per questo fra gli astri.
AFAREO Figlio di Perierète e di Gorgofòna nipote di Perseo e re di Messene, ebbe culto a Sparta.
Fu padre di Ida e Linceo, avversari dei Dioscuri.
AFARIDI Ida e Linceo figli di Afarèo, su invito di Meleagro presero parte coi più valorosi guerrieri
del loro tempo alla caccia del tristemente famoso cinghiale di Calidone mandato da Artemide a
devastare l’Etolia perché in una festa avevano dimenticato di sacrificare ad essa.
AFRODITE Dea greca dell’amore, i romani la identificarono in Venere. In occidente il culto della
dea ebbe il suo maggior centro in Sicilia ad Erice dove esisteva un tempio dedicato a Tanit. Si
praticavano riti di fecondità e la prostituzione sacra. Dalla Sicilia il culto di Afrodite si diffuse in
Italia fino a Roma dove fu venerata col nome di Venus Erycina. Secondo Omero la dea è figlia di
Zeus e di Dione. Esiodo invece racconta di Urano in amplesso amoroso con Gea quando arriva
Crono e lo mutila. Il membro staccatosi galleggiava sulle onde quando si trasforma in spuma bianca
nella quale si forma la divina fanciulla. Nata dal mare Afrodite veniva venerata dai naviganti non
come Poseidone ma come colei che rende il mare tranquillo e la navigazione sicura. A lei era sacro
il Delfino. Essa è la dea della primavera in fiore le sono sacre le rose e tante altre piante. Ma la
primavera è anche la stagione degli amori quindi Afrodite viene collegata al matrimonio ed alla
generazione dei figli, non fu mai la dea dell’unione coniugale come fu Era. Essa era piuttosto quella
forza che spinge un essere verso l’altro con immenso desiderio. Afrodite era rappresentata col corpo
cinto di rose e di mirto su un carro tirato da passeri, colombe e cigni. Suo era il cinto che rendeva
irresistibile chiunque lo indossasse, in quanto vi erano intessute tutte le malie d’Afrodite. Persino
Era era solita farselo prestare quando Zeus aveva per la testa qualche scappatella. Afrodite era
accompagnata dalle Cariti e dai geni della bramosia e della persuasione: Eros, Imero e Peito. Era la
bellezza personificata e Paride benché comprato con la promessa della bella Elena non fu ingiusto
preferendola a Era e Atena assegnandole il pomo con la scritta Alla più bella tirato dalla Discordia
sul banchetto nuziale di Peleo e Teti. Dopo aver concepito da un rapporto con l’eroe Anchise, il
probo Enea dovette per comando di Zeus, sposare Efesto il deforme dio del fuoco che ella si
affrettò a tradire con Ares dal quale avrebbe avuto due figli Eros (l’amore) e Anteros (l’amore
corrisposto). Efesto, che avrebbe avuto da Afrodite un figlio, Priapo, aveva il sospetto che Afrodite
lo tradisse e messosi all’erta un giorno sorprese i due amanti in flagrante allora stese attorno al letto
una rete di sua costruzione dove i due rimasero intrappolati ed offerti in spettacolo agli dei accorsi
al richiamo di Efesto. Oltre ad Ares , numerosi furono gli amanti di Afrodite quali: Bacco (che la
rese madre delle Cariti e di Imene); Poseidone (col quale generò Rodo); Ermes (nacque
Ermafrodito). Comunque aveva un debole per gli uomini in genere Alcuni suoi epiteti: Ciprigna,
Citerea, Aurea, callòpigia,filomòte, Antheia, Pontica, Peristea, Tritonia, Apostrofia, Anadiomene.
AGAMEDE Figlio di Ergino re d’Orcomeno famoso architetto insieme col fratello Trofonio costruì
il tempio d’Apollo a Delfi e un edificio per custodire i tesori di Irièo figlio di Poseidone e re d’Iria
nella Beozia. I due fratelli conoscevano una via segreta per entrare nella stanza del tesoro e ne
approfittavano per rubarne ogni notte una parte. Ma il re vedendo che il suo tesoro diminuiva senza
che le porte fossero forzate si pose in agguato e riuscì a incatenare Agamede. Trofonio
sopraggiunto non riuscì a liberare il fratello che il re al buio non aveva ancora riconosciuto e per
eliminare il sospetto da sè staccò la testa al fratello.
AGAMENNONE Figlio di Atrèo (re di Micene) e di Erope (secondo altre fonti nipote di Atrèo)
spodestato del trono da Egisto si rifugiò insieme col fratello Menelao a Sparta presso la corte di
Tindarèo, e ne sposò la figlia Clitennestra. Scacciato l’usurpatore dal trono di Micene con l’aiuto del
suocero. Quando scoppiò la guerra contro Troia per il rapimento di Elena una grande flotta greca si
raccolse nel porto di Aulide. Agamennone fu nominato capo della spedizione ( o meglio Primus
inter pares che doveva sentire il parere degli altri capi). Per aver ucciso inavvertitamente una cerva
consacrata a Artemide, la dea impedì con dei venti contrari che la flotta partisse. Per calmare la dea
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consigliato dall’indovino Calcante, egli non esitò a sacrificarle la figlia Ifigenìa, che Afrodite
impietosita trasse in salvo sostituendola nel momento del sacrificio con una cerva. Placati così i
venti la flotta potè partire ed approdare a Tenedo vicino Troia. Dove nel decimo anno dell’assedio a
Troia iniziò la celebre contesa tra Agamennone e Achille. Dopo la sconfitta di Troia, Agamennone
portò con sè come schiava Cassandra (una delle figlie di Priamo), giunto nella sua reggia fu ucciso
da Egisto, che durante la lunghissima guerra contro Troia era diventato l’amante di Clitennestra, la
quale lo aiutò perché non gli aveva mai perdonato il sacrificio (anche se non avvenuto) di Ifigenìa.
Agamennone aveva avuto da Clitennestra quattro figli: Elettra, Crisotèmi, Ifigenìa ed Oreste che
per placare l’ombra del padre uccise la madre.
AGANEPORE Pretendente di Elena. Partecipò all’assedio di Troia come condottiero delle sessanta
navi degli Arcadi.
AGANICE Famosa maga della Tessaglia.
AGANIPPE Figlia di Permesso (dio fluviale), fu mutata in fonte da una zampata di Pegaso. Le sue
acque avevano la virtù di rendere poeta chi la beveva. Ecco perché le Muse erano anche dette
Aganippòe.
AGASTENE Re di Elide (figlio di Augia), partecipò alla guerra di Troia alleato ai Greci.
AGATENORE Fondatore della città di Pafo nell’isola di Cipro, figlio di Anceo ed amante di Elena
(fortemente richiesta!). Uno dei tanti figli di Eolo (dio dei venti).
AGATODEMONE (C1-2) I greci tenevano la sua effigie nelle loro case come buon auspicio in
quanto era il genio buono. La sua effigie era un piccolo serpente con la testa coronata e la coda con
un fiore di loto, oppure come giovane che reggeva la cornucopia in una mano e nell’altra un mazzo
di spighe e papaveri. Agatodemonisti venivano chiamati dai romani la gente che non beveva altro
che un calice di vino per propriziarsi Agatodemone.
AGAVE Madre di Pentéo (figlia di Cadmo e di Ermione). Avendo il figlio cercato di impedire le
feste dionisiache che si stavano per svolgere sul monte Citerone in Grecia, la madre che faceva
parte del coro delle Baccanti, invasata dal furore sacro scambiato il figlio per un cinghiale lo fece a
pezzi. Una delle Nereidi si chiamava anch’essa Agave.
AGAVO Uno dei tantissimi figli di Priamo (pare ne avesse cinquanta).
AGELAO Vedi Paride.
AGENORE Figlio di Poseidone e di Libia (re di Tiro), marito di Tefassa e padre di Cadmo, Fenice,
Cilice e Europa. Quando Zeus rapì Europa (sotto forma di Toro) Agenore mandò i rimanenti figli
alla ricerca della sorella con l’imposizione di non fare ritorno a mani vuote. Essendo stata
infruttuosa la ricerca in quanto Zeus aveva condotto la ragazza a Creta, i fratelli non osarono fare
ritorno. Cilice e Fenice si stabilirono nelle regioni che presero il loro nome mentre Cadmo fondò
Tebe. Altro Agenore era figlio di un principe troiano (Antènore). Valoroso guerriero, disputò pure
con Achille. Fu ucciso da Neottòlemo.
AGESILAO Figlio di Eracle e di Onfale regina della Lidia. Era così detto anche Plutone in quanto
governava l’aldilà.
AGIEO così era detto Apollo. Con questo nome proteggeva chi entrava ed usciva da casa e
sorvegliava le strade e i piazzali.
AGLAE o AGLAIA Aggettivo dal significato Splendente attribuito a Pasifae la più giovane delle
Cariti, fu moglie di Efesto. Viene raffigurata con un bocciolo di rosa in mano.
AGLAO DI PSOFI Pastore che l’oracolo di Apollo salutò come il più felice dei mortali nella sua
povertà.
AGLAOPE O Aglaofono o Aglaofeme, una delle Sirene “quella dalla voce meravigliosa”.
AGLAURA Una delle figlie di Cecrope (fondatore di Atene e re di Agràule), aveva altre due
sorelle Erse e Pandroso. Aglaura era sacerdotessa di Pallade Atena. La dea consegnò alle sorelle un
paniere col divieto di aprirlo. Nel paniere era nascosto Erittonio appena nato, frutto degli amori di
Efesto e Gea. La ragazza curiosa volle aprirlo e vi trovò un bambino mostruoso che al posto delle
gambe aveva la coda di serpente, a quella vista fu presa da un orrore così grande da precipitare con
le sorelle dalla rocca della cittadella.
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AGLAURO Figlia del re di Atene, Erettèo. Aglauro promise a Ermes di assecondarne l’amore per
la sorella Ersèa. Atena sdegnata da tale intesa suscitò nell’animo di Aglauro un’incontrollabile
gelosia verso la sorella, cercando in tutti i modi di ostacolare l’incontro dei due amanti. Ermes
infuriato trasformò la ragazza in rupe.
AGNO Una delle ninfe nutrici di Zeus bambino. Aveva lo stesso nome una fontana del monte
Licèo, sacra alla ninfa. Quando c’era siccità il sacerdote di Zeus gettando un ramo di quercia dopo
aver invocato il dio, riusciva a far piovere.
AGONII Dèi che si invocavano prima di iniziare imprese difficili.
AGONIO Aggettivo di Ermes, quale protettore di atleti e palestre.
AGOREO Altro aggettivo di Ermes datogli dai Lacedemoni.
AGRAO Nome di uno dei Titani, significa campestre.
AGRAULO Madre di Aglauro e moglie di Cecrope. In nome suo era consacrato ad Atene un bosco.
Ebbe un figlio da Ares, al quale imposero il nome Alcippe.
AGRIA Figlia di Edipo, fu uccisa per ordine di Creonte.
AGRIO Uno dei giganti che lottò contro Zeus. Fratello di Diomede.
AGRO Ninfa che allevò Zeus nell’Arcadia.
AGROTERA Aggettivo di Artemide che significa Campestre.
AIACE Figlio di Oileo (uno degli Argonauti) era un famoso arciere e molto veloce nella corsa.
Prese parte nella guerra di Troia, coraggioso ma brutale, affrontava sia gli dèi che i duci greci.
Violentò Cassandra che si era rifugiata nel tempio di Atena per sfuggire alle fiamme della città. Fu
subito punito dall’indignazione della dea che pregò Poseidone per fare levare una burrasca quando
Aiace sarebbe uscito con le sue navi. Appena fu giunto vicino agli scogli di Cafarèa, la sua flotta fu
sbattuta dalla tempesta, ma dopo essersi dibattuto fra tanti pericoli riuscì a mettersi in salvo su uno
scoglio e tronfio di orgoglio gridò: Mi salverò a dispetto degli dèi . Allora Poseidone che lo aveva
aiutato a trovare rifugio, con un colpo del suo tridente, spaccò lo scoglio e per Aiace questa volta
non ci fù scampo.
AIACE Figlio di Telamone, considerato il più forte guerriero greco dopo Achille. Eracle per volere
di Zeus gli regalò la pelle del Leone Nemeo (rendeva invulnerabile). Aiace se ne era rivestita sola
una parte del petto, e così dal foro dove era entrato il dardo di Eracle egli poteva essere ferito, però
nessuno lo sapeva. Anch’esso come il suo omonimo era irrispettoso degli dèi e presuntuoso della
sua forza bestiale. Una volta scacciò malamente Atena che voleva dargli un consiglio e addirittura
per farle sfregio tolse dal suo scudo l’effigie della civetta che era sacra alla dea. Morì suicida perché
alla morte di Achille aspirava che le armi dell’eroe fossero a lui affidate, ma Agamennone le diede
ad Ulisse. Allora Aiace impazzì ed in una notte sterminò un’intero gregge credendo di uccidere
Ulisse e quanti lo avevano favorito, ritornato in sé dalla vergogna si uccise.
ALALCOMENEO Fù il primo uomo della Beozia spuntato dalla terra vicino al lago Copalde. Si
pensava fosse stato educatore della dea Atena (anche detta Pallade).
ALALCOMENIA Aggettivo dato alla dea Atena dagli abitanti della città Alalcomenia in Beozia.
ALASTOR Aggettivo di Zeus quale punitore delle malefatte. Altro Alastor era il figlio di Nelèo e
Clori. Anche uno dei cavalli di Plutone era così chiamato.
ALBIONE Figlio di Poseidone.
ALCATOE o ALCITOE Una delle figlie di Minia ( re d’Orcomeno). La ragazza non volle
partecipare ai riti dionisiaci e dissuase le sorelle Aristippe e Leucippe. Dioniso risentito mutò le
fanciulle in pipistrelli.
ALCATOO Figlio di Pelope, accusato di essere stato complice all’uccisione del fratello Crisippo, si
rifugiò a Megara dove uccise il figlio di re Eusippo, ne sposò la moglie ed usurpò il trono. Altro
Alcatoo era un troiano che sposò Ippodamia (figlia di Priamo), fu ucciso durante l’assedio di Troia
da Idomenèo.
ALCEIDE Vedi Anteo.
ALCEO Figlio di Perséo, sposo di Ipponoma (o Ippomene) e padre di Anfitrione, fu il nonno di
Eracle.
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ALCESTI Figlio di Perséo, sposo di Ipponoma (o Ippomene) e padre di Anfitrione, fu il nonno di
Eracle.Moglie di Admeto re di Tessaglia, figlia di Pelia e di Anassabia. Admeto per conquistare
Alcesti dovette sottostare alle prove che Pelia imponeva a tutti gli aspiranti alla mano della figlia,
egli riuscì a superare la prova che consisteva nell’aggiogare ad un carro un leone ed un verro.
Quando gravemente ammalato stava per essere preso dalle Moire, Alcesti si offerse od ottenne di
morire al posto del marito, ma Eracle traendola dall’Ade la fece rivivere.
ALCIDA Mostro che vomitava fuoco, generato da Gea e ucciso dalla dea Atena.
ALCIMEDONTE Uno dei marinai che tentarono di rapire Bacco per ottenere un grosso riscatto e
fu dal dio trasformato in delfino. Un’eroe greco ebbe lo stesso nome e fu ricordato per avere dato in
sposa ad Eracle la propria figlia.
ALCIMEDA Madre di Giacone e moglie di Esone.
ALCIMENE Figlio di Giasone e di Medèa e fratello di Téssalo. Quando Giasone ripudiò Medèa,
essa per vendetta fece morire atrocemente i due giovani. Ebbe lo stesso nome un figlio di Glauco
che fu ucciso dal fratello Bellerofonte.
ALCINOE Moglie di Anfiloco e figlia di Polibio, fu indotta da Atena ad abbandonare il marito per
scappare con Xanto, ma presa dal rimorso si uccise. Tutto ciò per punirla di aver privato del salario
una delle sue operaie. Ebbero lo stesso nome una nutrice di Zeus e una sorella di Aristeo.
ALCINOO Figlio di Poseidone, regnava sul popolo dei Feaci con la moglie Arete. Alla sua corte
giunse il naufrago Ulisse e si svolsero le nozze tra Giasone e Medea. (Non confondere col Gigante
Alcinoo).
ALCIONE Moglie di Ceice e figlia di Eolo, il marito morì facendo ritorno da Claro dove aveva
interpellato l’oracolo d’Apollo. Il dio del sonno inviò Morfeo a dare la funerea notizia ad Alcione e
questa precipitatasi sulla riva riconosciuto il corpo del marito si gettò a mare per abbracciarlo, ma
gli dei mossi a compassione dal dolore della giovane trasformarono i due in Alcioni. Secondo
un’altra leggenda Ceice ed Alcione peccarono di vanità per cui Zeus tramutò Ceice in Smergo e
Alcione nell’uccello marino che ne porta il nome. Anche una delle Pleiadi aveva lo stesso nome.
ALCIONEO Uno dei giganti che mossero guerra a Zeus. Sconfitto cercò scanpo nascondendosi nel
globo lunare, ma Atena lo fece precipitare. Gli si dava il potere di resuscitare, Eracle mutilandolo
glielo tolse.
ALCIPPE Figlia di Aglauro e di Ares.
ALCITOE Vedi Alcatoe.
ALCMENA Moglie di Anfitrione entrambi nipoti di Perseo. Quando i Tafi uccisero i fratelli di
Alcmena, Anfitrione dichiarò loro guerra. Zeus approfittando dell’assenza di Anfitrione ne prese le
sembianze e possedette Alcmena la quale concepì Eracle. Intanto a Era era giunta voce del nuovo
tradimento di Zeus e giurò di odiare Eracle ancora prima di nascere. Dato che Zeus aveva predetto
che quello dei gemelli che Alcmena aveva in grembo fosse nato per primo avrebbe controllato
l’altro con la volontà, allora Era mutatasi in vecchia mendicante messasi vicino al palazzo reale
formulando delle parole magiche fece in modo che il primo a nascere fosse Euristeo invece di
Eracle. Un’altro figlio di Alcmena fu Ificlo. Alla morte di Anfitrione Alcmena sposò Radamanto re
di Creta.
ALCMEONE Uccise la madre Erifile, colpevole di essersi invaghita di un monile offertole da
Polinice se gli avesse rivelato il nascondiglio del marito Anfiarao che si era nascosto per non
partecipare alla guerra dei Sette contro Tebe, Erifile tradì il marito che trovò la morte a Tebe. Per il
fatto di essere diventato matricida Alcmeone fu tormentato dalle Erinni e perduto il senno giravagò
a lungo finchè fu ospitato da Tegèo re di Psofi e ne sposò la figlia Alfesibèa alla quale donò il
monile che egli aveva strappato dal collo della madre. Ma dato che non aveva ancora recuperato il
senno continuò a girovagare finchè si fermò da Acheloo dove finalmente recuperata la ragione ne
sposò la figlia Calliroe che gli diede due figli Acarnana ed Anfotero. Per accontentare Calliroe con
la scusa di volerlo consacrare ad Apollo nel tempio di Delfi si fece restituire da Alfesibea il triste
monile, ma, sparsasi la voce del suo inganno egli fu ucciso dai fratelli di Alfesibea. Calliroe
disperata chiese ed ottenne da Zeus che i suoi figli passassero repentinamente da infanti ad adulti
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per divenire i vendicatori del padre, Acarnana ed Anfotero riuscirono così ad uccidere tutta la
famiglia di Tegèo.
ALCONE Figlio di Eritteo venerato ad Atene. Era un arciere abilissimo difatti una leggenda narra
che un giorno un serpente avrebbe avvolto il figlio che stava dormendo e Alcone con una freccia lo
uccise senza svegliare il bimbo. La venerazione degli Ateniesi gli era dovuta per l’arte medica.
ALEA Aggettivo di Atena quale dea del grano e protettrice dei molini.
ALEMONE Uno dei Giganti che fecero guerra a Zeus.
ALEONE Figlio di Atrèo, chiamato Diòscuro, al pari dei fratelli Melàmpo ed Eumòlo.
ALESO Figlio che Agamennone ebbe da Briseide quando la fece rapire ad Achille. Pare avesse
attentato alla vita di Clitennestra rea assieme ad Egisto di aver ucciso Agamennone, ma fallitogli il
tentativo fu da Zeus mutato nel monte vicino al quale Persefone raccogliendo fiori fu rapita da
Plutone.
ALESSANDRO Secondo nome di Paride, il più famoso figlio di Priamo.
ALESSIDAMO Vedi Anteo.
ALESSIROE Figlia di Eracle (dea della giovinezza eterna). Altra Alessiroe era una ninfa del monte
Ida in Grecia si pensava fosse figlia del monte Cedreno, fu spesso confusa con Alessitoe.
ALETE Era un compagno di Enea.
ALETRIONE Giovane favorito da Ares e suo ruffiano nelle avventure erotiche, fu un giorno
incaricato di vigilare mentre il dio era appartato con Afrodite. Però nella lunga attesa il giovane si
addormentò ed Elio che stava spiando nascosto da una nube avvisò subito Efesto il quale sorprese
in flagrante i due amanti. Ares infuriato per la negligenza del giovane lo mutò in gallo.
ALETTO Era una delle tre Erinni, figlia di Acheronte e della Notte era la più spaventosa perché
non dava tregua alle sue vittime (il suo nome significa l’irrefrenabile), era raffigurata in agitazione
continua con in mano una fiaccola che scuoteva sopra le sue vittime.
ALFEO Figlio dell’Oceano e di Teti (non si tratta della Teti madre di Achille). Alfeo avrebbe fatto
una corte accanita alla dea Artemide la quale per sottrarsi al suo inseguimento si rese
irriconoscibile sfregandosi del fango sul viso (per questo venne chiamata anche Alfèa).
ALFESIBEA Fu la prima moglie di Alcmeone e da lui abbandonata per Calliroe.
ALFIASSA O Alfiona, era uno degli aggettivi di Artemide.
ALIA Una delle cinquanta Nereidi.
ALICE Ninfa del mare figlia di Nereo e dell’Oceanina Doride.
ALICO Eroe di Megàra, che accompagnò i Dioscuri quando andarono ad Attica per riprendere la
sorella Elena.
ALIMEDE Una delle cinquanta Nereidi.
ALISSOTOE Ninfa ritenuta madre di Esaco, uno dei tanti figli di Priamo.
ALITEO Aggettivo di Zeus.
ALITERSE Figlio del noto indovino Mastore ricordato per i saggi consigli dati a Telemaco.
ALLIROE Una delle concubine di Poseidone.
ALLIROZIO O Allirotio, figlio di Poseidone e della ninfa Eurite. Morto per mano di Ares.
ALLOPROSALLO Epiteto di Ares, gli fu dato per la sua volubilità.
ALOADI o ALOIDI Erano due mostruosi giganti (Oto e Efialte) figli di Alòo ed Ifimedia (pare che
crescessero di nove pollici al mese). Essi presero attivamente parte alla guerra contro Zeus. Zeus
chiese tregua ai giganti che pretesero Artemide e Era come ostaggi, allora Zeus mandò Ares a
combatterli, però Oto ed Efialte riuscirono a battere il dio e lo rinchiusero in una prigione di ferro
per tredici mesi, fino a che Eracle lo liberò. Artemide convinta che gli dei sarebbero riusciti a
sconfiggere con la forza i due giganti, un giorno sotto forma di cerva andò incontro al loro carro di
guerra e quelli nel tempestarla di frecce involontariamente si uccisero l’un l’altro.
ALOIDE Vedi Muse.
ALOO Gigante figlio di Urano e di Gea e padre degli Aloidi.
ALOPE Una delle Arpie. Altra Alope era figlia di Cercione, uccisa dal padre per essere stata
amante di Poseidone. Il dio la trasformò in fonte.
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ALTEA Figlia di Testio e di Euritèmi, moglie del re di Calidone e madre di Meleagro. Avendo il
marito dimenticata Artemide nei suoi sacrifici la dea per vendicarsi mandò a Calidone un temibile
cinghiale per devastare il paese. Meleagro lo affrontò e l’uccise facendo dono delle spoglie dello
animale ad Atalanta figlia di Giasone d’Arcadia da lui amata, ma i fratelli si opposero al dono che
essi stessi desideravano e venuti a contesa furono da lui uccisi. Indignata e addolorata per il fatto
Altea prese il tizzone alla quale era legata la vita di Meleagro e lo mise sul fuoco di modo che il
figlio morisse. Ma disperata si uccise anche lei.
ALTEMENE Figlio di Catrèo o Cratèo (uno dei figli di Minosse re di Creta). Appreso dall’oracolo
di Delfi che il padre sarebbe stato ucciso da uno dei figli, per scongiurare il pericolo uccise una
delle sorelle che era stata violentata da Ermes e diede in spose a principi forestieri le altre sorelle,
fatto ciò si esiliò di sua volontà e andò a vivere a Rodi. Il padre triste per aver così perduto il figlio
che amava fortemente non potendo vivere senza di lui allestì una flotta e partì alla sua ricerca
approdando su Rodi dove gli abitanti considerandolo un invasore presero le armi contro Catrèo, nel
combattimento che ne seguì Catrèo riportò una ferita mortale inflittagli da una freccia scagliata
giusto da Altemene che era corso per spogliarlo (era usanza dopo avere ucciso il nemico di
spogliarlo delle armi), quando giunto vicino si accorse con orrore di avere colpito il padre che
aveva inutilmente cercato di salvare. Disperato chiese ed ottenne dagli dei di essere inghiottito vivo
dalla terra.
ALTENO Nome di un parente di Diomede sprezzatore degli dei. Alteno per compiacere Afrodite
che era stata offesa dall’eroe greco in un processo intentato contro Diomede gli fu acerrimamente
avverso anche perché la dea gli favorì gli amori di Enippe bella figlia di Dauno.
AMADRIADI Ninfe dei boschi e degli alberi dei quali ne dividevano la vita e la morte, racchiuse
indivisibilmente nella loro corteccia erano simbolo della vita vegetativa.
AMALTEA Era la capra che allattò Zeus, oppure il nome della ninfa figlia di Oceano che avrebbe
nutrito il dio col latte di una capra generata dal dio del Sole, la quale perdette un corno, al quale
Zeus concedette la proprietà di riempirsi di tutto quello che le ninfe potessero desiderare, questo per
compensarle delle loro amorevoli cure avute nell’infanzia. Zeus volle mettere questa sua nutrice in
cielo nella costellazione del Capricorno e di pelle caprina rivestì il suo scudo. Anche la sibilla
Cumana era chiamata Amaltea. Lo stesso nome aveva pure una città sull’isola di Cipro.
AMARINZIA Epiteto di Artemide, datole in un villaggio dell’isola Eubea, dove la dea era
particolarmente venerata.
AMATUNTA Città consacrata a Afrodite nell’isola di Cipro, nel tempio ad essa consacrato gli
abitanti sacrificavano gli stranieri. Indignata da questo rito (considerando che era dea dell’amore),
Afrodite mutò in tori gli abitanti della città e fece prostituire le donne.
AMAZIA Una delle Nereidi.
AMÀZZONI Favoloso popolo di donne guerriere che abitavano nella Cappadocia sulle rive del
Termodonte, ma a volte si spingevano fino alla Scizia. Esse non ammettevano uomini nel loro
paese, perciò una volta l’anno s’incontravano con loro per la continuazione della specie. Facevano
morire oppure storpiavano i figli maschi, mentre avevano molta cura delle femmine che
addestravano a combattere e bruciavano loro la mammella destra di modo ché potessero usare
meglio le armi. Coi loro vicini ebbero molte guerre, ma furono più volte vinte da Bellerofonte, da
Eracle e da Teséo che sposò la loro regina Ippolita o Antiope dalla quale ebbe Ippolito. Guidate
dalla loro regina Pentesilèa (figlia di Ares) parteciparono alla guerra di Troia combattendo contro i
Greci mettendoli più volte in difficoltà finché Achille non uccise la loro regina.
AMAZZONIO Questo nome venne dato ad Apollo per avere aiutato le Amazzoni durante l’assedio
di Troia.
AMBROSIA Era il cibo degli dèi, così come il nettare era la loro bevanda. Chi lo assaggiava
diveniva immortale, e d’ambrosia di nutrivano anche i cavalli degli dèi. Si dice che provenisse
dall’orto delle Esperidi. Anche una figlia di Atlante si chiamava Ambrosia e anche una festa che si
celebrava nel periodo della vendemmia in onore di Dioniso aveva lo stesso nome.
AMICLA Una delle sette figlie di Niobe, uccise da Artemide.
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AMICLE Padre del giovane Giacinto tanto caro ad Apollo.
AMICLEO Epiteto di Apollo, venutogli dalla città Amiclea la dove aveva un tempio a lui dedicato.
AMICO Figlio di Poseidone, grande pugile e re dei Bebricioni. Col suo popolo abbandonò la
Tracia per stabilirsi in Bitinia, dove allettando le genti con giochi e pubblici divertimenti, le attirava
in una foresta dove le derubava ed uccideva. Amico fu ucciso da Polluce e dagli Argonauti il suo
seguito che erano riusciti e sventare le sue trappole.
AMIMONE Una delle Danaidi che si concesse a Poseidone per gratitudine di averla sottratta alle
violenze di un satiro. Dalla loro unione nacque Nauplio re d’Eubea.
AMITAONE Capostipite degli Amitaonidi, fu padre di melàmpo (famoso indovino) e re d’Argo.
AMNISIADI o AMNISIDI Ninfe onorate nell’isola di Creta nella città di Amniso.
AMORE (C1-2) Per i Greci Eros, per i Romani Cupido, era rappresentato come un giovanetto
nudo di grandissima bellezza armato di un arco col quale scagliava le infallibili frecce dalla cui
ferita nasceva il mal d’amore. Era la personificazione della forza irresistibile che spinge gli esseri
umani uno verso l’altra. Era venerato non solo come dio dell’amore ma anche come protettore delle
amicizie fra gli uomini. Figlio di Afrodite e di Ares appena nacque Zeus al solo guardarlo conobbe
quanti guai avrebbe conbinato quel bimbo e cercò di convincere Afrodite a sopprimerlo. Allora
Afrodite per salvarlo da Zeus lo fece allevare di nascosto nei boschi dove le bestie feroci lo
allevarono e nutrirono. Appena il bimbo crebbe abbastanza da utilizzare un arco se ne costruì uno
di frassino e le frecce di cipresso, imparò da solo l’uso dell’arma addestrandosi con gli animali
nell’arte di ferire gli uomini e gli dèi. Non risparmiò nemmeno la madre che scoccandole a
tradimento una freccia la fece innamorare di Adone (unico amore della dea) che fu ucciso da Ares
ingelosito. Afrodite gelosa della bellezza di Psiche pregò Amore perché la facesse innamorare del
più povero dei mortali per togliersela davanti. Il dio vedendo la ragazza ne restò incantato e l’amò
senza rivelarle chi egli fosse e senza farsi mai guardare altrimenti lo avrebbe perso. Psiche incitata
dalle sorelle non resistette alla tentazione ed una notte accesa una lampada lo guardò, ma il dio
svegliatosi di soprassalto per uno schizzo d’olio sparì. Psiche cercò inultilmente il suo amore anzi
Afrodite la umiliava ed angustiava durante le sue ricerche. Infine i due si ritrovarono e Amore
ottenne da Zeus che la sua amata fosse posta fra gli immortali. Dalla loro unione nacque la Voluttà.
AMPELO Sacerdote di Dioniso o Bacco, era figlio di un satiro.
AMPICO Fondatore dell’oracolo di Mallo nella Cilicia e padre di Mopso.
ANACALIPTERIO Con questa parola i Greci designavano l’atto della sposa di togliersi il velo
quando lo sposo presentava i doni nuziali. Dall’atto la parola passò ai doni stessi. Cosi Zeus
consacrò la Sicilia come anacalipterio a Core.
ANACETI DÈI Con questo nome erano venerati ad Atene i Diòscuri per la clemenza che usarono
nei confronti dei cittadini di Afidna, quando ritrovarono in questa città la sorella Elena rapita da
Teseo prima che da Paride.
ANADIOMENE Aggettivo di Afrodite in riferimento alla sua nascita. La parola vuol dire sorta dal
mare.
ANAIDEIA Personificazione dell’impudenza di Atene.
ANAITIDE aggettivo di Artemide o di Afrodite, presso gli abitanti della Armenia, della Lidia e
della Persia.
ANAPI Dio fluviale nel quale la ninfa Ciane mutata in fontana da Plutone, mescolò le proprie
acque con quelle del dio.
ANASCI Nato dall’unione di Castore con Febe figlia di Leucippo.
ANASITEA Nome di una delle Danaidi, madre di Oleno, fu amata da Zeus.
ANASSABIA Ninfa che per sottrarsi alla corte di Apollo si rifugiò nel tempio di Artemide.
ANASSARETTA O Anassarete, ninfa dell’isola di Cipro o di Salamina, che per non avere
compiaciuto Ofi, anzi lo schernì, gli dèi la mutarono in rupe, mentre Ofi si uccideva per la
disperazione di essere stato respinto.
ANASSIBIA Sorella di Agamennone e madre di Pilade, fu sposa di Strofio re della Focide.
ANASSO Moglie di Elettrione e madre di Alcmena.
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ANCEO Figlio di Poseidone e di Aristipalea, fu uno degli Argonauti e partecipò alla caccia del
cinghiale Calidonio. Uno schiavo gli predisse che non avrebbe più bevuto vino della sua vigna,
allora Anceo per farsi gioco di lui ordinò che gli venisse portata una coppa di vino, ma prima
ancora egli bevesse lo schiavo gli ricordò che fra le labbra e la coppa c’era una certa distanza, e
nello stesso istante lo avvisarono che il cinghiale era entrato nella sua vigna e la stava distruggendo,
Anceo gettata la coppa si precipitò all’assalto della bestia che lo sbranò. Figlio suo fu Agatenore.
ANCHIALE Madre di Tizia e di Cileno, Dattili Idèi che nella Troade formavano il corteo alla dea
Cibele.
ANCHIROE Figlia di Nilo e madre d’Egitto.
ANCHISE (C1-2) Eroe di Troia, figlio di Capi e di Temi cugino di Priamo e padre di Enea figlio
avuto da Afrodite, per essersi vantato del favore della dea fu da essa punito con la cecità. Dopo la
caduta di Troia fu salvato dal figlio che lo portò a spalla. Durante il viaggio verso l’Italia, morì a
Trapani dove il figlio gli diede onorata sepoltura sul monte Erice dove c’era un tempio consacrato
ad Afrodite. Enea sceso nell’aldilà incontra il padre che gli dà le profezie sulla grandezza di Roma e
l’Eneide così recita: ……. ma tu, Romano ricorda che i popoli devi al tuo cenno piegare questa sarà
la tua arte e imporre di pace sicura le norme, e grazia concedere ai vinti e debellare i superbi . (VI)
ANCURO Figlio di re Mida.
ANDIRINA Nella città di Andera dove la dea aveva un tempio a lei consacrato così era chiamata
Cibele.
ANDREOCLE Uno dei tanti figli di Eolo (dio dei Venti), regnò nella Sicilia orientale.
ANDROCLEA Una delle figlie di Antipeno e di Antipene re di Tebe, le quali obbedendo al
comando dell’oracolo secondo il quale la città non si sarebbe liberata dal dominio di Eracle se una
delle famiglie più illustri non si fosse sacrificata, così affrontarono la morte per la salvezza di Tebe.
ANDROFONA Aggettivo di Afrodite dal significato di assassina di uomini.
ANDROGENO Figlio di Minosse e di Pasifae, fu ucciso a tradimento dagl’invidiosi Ateniesi e
Megaresi perché in tutti i giochi pubblici Androgeno grazie alla sua forza e destrezza ne vinceva
tutti i premi. Minosse per vendicarlo fece guerra a Megara e ad Atene. Sconfitte le due città, le
obbligò a inviare ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle quale pasto per il terribile
Minotauro. Un’altra leggenda narra che Androgeno fu fatto uccidere a tradimento da Egeo re
d’Atene, invidioso del fatto che il giovane era uscito vincitore nei Giochi Panatenèi celebrati in
onore di Atena. Zeus, irato afflisse l’Attica con una tremenda siccità. L’oracolo consultato per come
scongiurare gli dèi di far cessare una così terribile punizione, rispose che toccava al re intercedere
la grazia del dio. Solo quando Egeo con preghiere pubbliche e sacrifici ebbe fatto ammenda della
sua colpa si ebbe una pioggia abbondante. Androgenie furono chiamate le cerimonie espiatrici.
ANDROMACA Figlia di Eezione, re di Tebe Ipoplacia nella Misia, fu moglie di Ettore dal quale
ebbe Astianatte. È descritta come donna dolce ed affettuosa. Sorretta da coraggio alla vista di
Ettore morto trascinato dal carro d’Achille essa si preoccupa non di sè ma per il figlio privato del
padre. Dopo la caduta di Troia essa toccò come bottino a Pirro (figlio di Achille), dal quale ebbe tre
figli. Alla morte di Pirro sposò il cognato Eleno (figlio di Priamo). Rimpianse sempre Ettore che
aveva tanto amato e parlava sempre di lui e ne esaltava il valore, gli fece erigere un monumento
nell’Epiro e nonostante la sorte l’aveva indotta a vivere con Pirro prima e con Eleno dopo, il
rimpianto amoroso di Ettore non la abbandonò mai in tutta la sua vita.
ANDROMEDA Figlia di Cefeo re dell’Etiopia (indicava i paesi a sud dell’Egitto e genericamente
l’Africa) e di Cassiopea. Essendosi la madre vantata che la figlia superasse in bellezza le Nereidi,
queste risentite si rivolsero a Poseidone perché punisse l’oltraggio avuto e poseidone mandò un
mostro marino a devastare le coste del regno di Cefeo. Cefeo interpellato l’oracolo ebbe come
responso che doveva abbandonare la figlia Andromeda alla mercè del mostro. I genitori sebbene
addolorati acconsentirono alla brutale offerta anche perché spinti dal popolo rumoreggiante e fecero
incatenare la figlia ad uno scoglio. Il Fato volle che mentre Perseo ritornava volando in patria la
scorse ed incantatosi di tanta bellezza scese e si fece raccontare la storia, saputola si precipitò da
Cefeo offrendosi di liberare Andromeda a condizione che gliela concedesse in moglie. Andromeda
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era già promessa a Fineo, fratello di Cefeo. Cefeo fu più che contento di accettare l’offerta di Perseo
e addirittura gli promise la successione al trono. Perseo arrivò giusto in tempo alla spiaggia dove il
mostro stava già per attaccare la ragazza, allora Perseo libratosi in volo con la scimitarra (dono
divino) iniziò una durissima lotta della quale ne uscì vincitore. Liberata Andromeda la riportò a
corte dove il padre Cefeo si affrettò a mantenere la parola organizzando la festa nuziale, ma quando
ecco arrivare l’ex pretendende Fineo che armi in pugno voleva far valere i suoi vecchi diritti su
Andromeda. Cefeo cercò invano di far capire al fratello che non era il caso che reclasse visto che
non aveva mosso un dito per liberarla dal mostro. Nacque così una furibonda lotta che visto il
grande numero di seguaci che Fineo aveva portato con se stava per sopraffare Perseo che allora
tirata fuori la testa della Medusa pietrificò tutti i suoi avversari Fineo compreso. Perseo ebbe da
Andromeda e seguenti figli: Perse, Alceo, Elettrione, Stenelo e Gorgofona. Il figlio Perse rimase
col nonno Cefeo mentre gli altri fecero ritorno con lui in Grecia.
ANDROPOMPO Padre della ninfa Melanto.
ANEMOTE Aggettivo di Atena.
ANFIALO Figlio di Neottolemo e Andromaca.
ANFIARAO Padre di Alcmeone, figlio di Oicle e di Ipermestra. Avendo saputo dall’oracolo che
sarebbe morto nella guerra dei Sette contro Tebe per non parteciparvi si nascose. Aveva già deposto
dal trono il re di Argo, Talao e costretto il figlio di questi (Adrasto) ad abbandonare l’Argolide.
Aveva sposato Erifile, che per vanità e leggerezza fu causa della morte del marito del quale rivelò il
nascondiglio a Polinice in cambio di una collana. Costretto così a partecipare alla guerra, un giorno
Anfiarao mentre era a mensa con gli altri condottieri vide un’aquila che presa la sua lancia la gettò a
terra trasformandola in un ramo di alloro, e il giorno dopo mentre combatteva la terra si aprì ed
inghittì Anfiarao con tutto il suo carro da guerra. Anfiarao si era fatto promettere dal figlio
Alcmeone che in caso fosse morto avrebbe ucciso la madre Erifile rea di averlo tradito. Fu venerato
come un dio presso Tebe e presso Oropo la dove aveva pure due oracoli ed in suo onore si
celebravano le Anfiaree.
ANFIDAMANTE Crudele figlio di Busiride. Aveva l’usanza di sacrificare agli dèi tutti gli stranieri
che gli passavano sotto mano. Fu ucciso da Eracle e offerto in sacrificio agli dèi (ripagato della
stessa moneta).
ANFIDEMONTE Figlio di Melantio, offerse ospitalità agli Atridi quando questi andarono a Itaca
per tentare senza successo di convincere Ulisse a partecipare alla guerra contro Troia. Fu tra i proci
e il giorno della resa dei conti morì per mano di Telemaco.
ANFIDROMIA Così si chiamava la cerimonia che i Greci usavano fare il quinto giorno dopo la
nascita di un bambino, ponendolo davanti all’altare degli dèi della casa dopo averlo fatto correre in
braccio al padre intorno al fuoco dell’altare. Durante questo rito veniva imposto il nome all’infante.
ANFILOCO Fratello di Alcmeone, aiutò il fratello ad uccidere la propria madre Erifile che aveva
tradito il marito. Partecipò vittoriosamente alla guerra degli Epigoni. Fu ucciso senza gloria in una
rissa tra lui e Mopso.
ANFINOMEA Madre di Giasone, il supremo condottiero degli Argonauti. Si uccise conficcandosi
un pugnale nel petto per la desolazione della lontananza dell’amatissimo figlio.
ANFIONE Figlio di Zeus e di Antiope, fratello gemello di Zeto. Nati sul Citerone furono allevati
da pastori. Divenuti adulti uccisero Lico re di Tebe che aveva ripudiato la loro madre per sposare
Dirce la quale per raggiungere il suo scopo aveva fatto chiudere in prigione Antiope con false
accuse. Anfione istruito da Ermes nel suono della lira possedeva un’alta conoscenza della musica
che la tradizione lo vuole inventore assieme al fratello Zeto. Dal suo strumento sapeva tirare fuori
suoni così belli e dolci che quando incominciò a costruire le mura di Tebe le pietre si collocavano
da sole al loro posto. Anfione fu sposo infelice di Niobe. Impazzito per la morte di tutti i suoi figli
profanò il tempio di Apollo e fu ucciso dalle frecce del dio. Anfione simboleggia il potere
dell’intelligenza umana, contrapposto a Zeto che simboleggia la forza fisica.
ANFIRO Una delle ninfe Oceanine.
ANFITOE Una delle Nereidi.
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ANFITRITE Figlia di Nerèo e di Doride. Era simbolo della forza del mare. La leggenda le
attribuisce per marito Poseidone che essa avrebbe lungamente respinto finché si lasciò convincere
dalle insistenze di un delfino che la convinse a sposare il poco bello Poseidone. Dall’unione dei due
nacque un figlio maschio Tritone e molte figlie femmine che furono ninfe marine. Anfitrite è
rappresentata seduta su un cocchio a forma di conchiglia tirata da delfini e circondata da Tritoni e
Nereidi le quali alcune reggono le redini mentre altre soffiano nelle trombe marine per annunziare
l’arrivo della dea che con uno scettro d’oro in mano comandava le onde.
ANFITRIONE Figlio di Alceo re di Tirinto e nipote di Perseo, sposò Alcmena figlia di Elettrione e
di conseguenza cugina sua, ma avendo ucciso senza saperlo il suocero ch’era pure suo zio per
sfuggire alla vendetta di Stenelo si rifugiò a Tebe da Creonte, e fece guerra a quelli che avevano
saccheggiato i territori di Elettrione. Della sua assenza approfittò il volubile Zeus che presentatosi
sotto le false spoglie del marito approfittò di Alcmena che ebbe nello stesso parto Eracle (da Zeus)
e Ificle (da Anfitrione). Nella successiva guerra contro Tebe ne venne vincitore perché aiutato dalla
figlia di re Pterelao che si era innamorata di lui e per questo strappò al padre un capello d’oro al
quale ne era legata la vita. Anfitrione morì ucciso in una spedizione dei Tebani contro i Mini.
ANFIZIONE figlio di Deucalione e di Pirra. Secondo il mito, fu re di Atene, l’iniziatore del culto di
Dioniso e colui che istituì le anfizionìe.
ANFOTERO Vedi Acarnana.
ANFRISIO O Anfriso, fiume della Tessaglia, sulle cui rive Apollo quando fu temporanemente
esiliato dall’Olimpo, pascolava le greggi di Admeto. Là scorticò vivo il satiro Marsia che l’aveva
sfidato nel canto, e sempre in quelle rive amò Evadne ed uccise inavvertitamente mentre giocava il
suo amato Giacinto.
ANICETO Uno dei due figli che Eracle ebbe nell’Olimpo dalla dea Ebe dopo che fu assurto
sull’Olimpo. L’altro figlio era Alexiàre.
ANIGRO Fiume della Tessaglia sulle cui rive vivevano le ninfe Anigridi. In questo fiume i
Centauri feriti da Eracle alle nozze di Ippodamia lavarono le loro ferite rendendo sudice le acque
del fiume che erano famose per la loro limpidezza.
ANIO
figlio di Apollo e Reo, sacerdote di Apollo e re dell’isola di Delo, menzionato da Virgilio. Dioniso
attribuì alle sue tre figlie il potere di far sgorgare dal suolo grano, olio e vino. Con tali risorse Anio
approvvigionò la flotta greca nella spedizione contro Troia.
ANOSIA Parola che esprime empietà e scarso senso morale, spesso attribuito ad Afrodite.
ANTAGORA Pastore dell’isola di Còo che riuscì a mettere in fuga Eracle giovanetto.
ANTEA Moglie di Proculo re di Argo, presso cui si rifugiò Bellerofonte dopo aver ucciso per
disgrazia in un incidente di caccia il proprio fratello Pirrene. Antea (anche detta Stenobea)
innamoratasi del giovane che la respinse lo accusò davanti al marito di avere cercato di sedurla.
ANTEDONE madre del dio Glauco.
ANTENORE Principe troiano accusato di aver tradito la sua città ospitando segretamente Ulisse e
concordato con lui come salvare i propri beni dopo la distruzione di Troia. Dopo la distruzione di
Troia egli vagò attraverso l’Illiria, la Tracia e giunto in Italia fondò Padova che fu chiamata
Antenorea. I suoi figli furono Archiloco, Atamante, Laodico, Acheloo e Anteo.
ANTEO Noto gigante, figlio di Poseidone e di Gea. Il suo cibo preferito erano i leoni.Abitava il
deserto libico dove tendeva agguati ai viandanti costringendoli in una lotta impari e vincendoli li
uccideva per mantenere la promessa fatta al padre Poseidone cioè di costruirgli un tempio le cui
fondamenta erano fatte di crani umani. Egli era invincibile perché anche se abbattuto al contatto
con la madre terra (Gea) riprendeva nuove forze, ma questo non gli valse quando Eracle
affrontandolo lo sollevò da terra (per evitare l’aiuto materno) e quindi lo soffocò. Pindaro descrive
Anteo come un bruto e sarebbe stato re di Irasa nella Libia. Per trovare un marito alla sua
bellissima figlia bandì una gara di corse che furono vinte da Alessidamo.
ANTERO o ANTEROS Figlio di Ares e di Afrodite la quale vedendo che Eros non cresceva chiese
consiglio a Temi e questa gli disse che ciò avveniva perché l’infante non aveva neanche un
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compagno, allora Afrodite gli diede Antero, i due fratelli così crebbero insieme in forma di fanciulli
alati. Essi differivano di molto nei loro poteri divini ad Antero era attribuito il ricambio del
sentimento d’amore suscitato dal fratello ma più che altro era un ricambio fuggitivo e sensuale.
ANTESIONE Figlio di Tisamene indovino di Sparta.
ANTIANIRA Madre di Echione e di Erito.
ANTICLEA Era la madre di Ulisse che incontratolo nell’Averno lo informa sulle condizioni di
Penelope e di Telemaco.
ANTICLO Uno dei guerrieri greci nascostosi nel cavallo di Troia. Per poco non tradiva la loro
presenza quando Elena uscita con le donne Troiane a guardare il misterioso cavallo si mise ad
imitare le voci dei vari guerrieri greci, Ulisse riuscì giusto in tempo a tappargli la bocca.
ANTIFATE Re del favoloso popolo di nomadi e selvaggi dei Lestrigoni che distrussero la flotta di
Ulisse.
ANTIGONE Figlia di Edipo e di Giocasta, sorella di Ismene, Eteocle e di Polinice. Quando Edipo
accecatosi per la consapevolezza di avere ucciso il padre e avere sposato la madre, fu scacciato da
Tebe essa non volle abbandonarlo e lo seguì nel lungo pellegrinaggio attraverso l’Attica ed entrò
con lui nel bosco sacro alle Eumenidi nel quale era vietato l’ingresso ai profani, e perciò le
Eumenidi fecero strazio del corpo di Edipo. Perduto che ebbe così il padre, Antigone fece ritorno a
Tebe, dove era in corso la guerra dei Sette re, scoppiata per le discordie dei suoi fratelli che si
uccisero vicendevolmente e ai quali fu negata la sepoltura. Antigone contravvenendo agli ordini di
Creonte che era divenuto re, raccolse i miseri resti e diede loro sepoltura, pagando con la vita la sua
disobbedienza allo zio. Emone figlio di Creonte innamorato di Antigone per il dolore si uccise sulla
tomba di lei.
ANTILOCO Figlio di Nestore re di Pilo. A lui fu affidato il triste compito di annunciare ad Achille
la morte dello amico Patroclo. Quando Antiloco grande amico di Achille venne ucciso da Mènnone
(fratello di Priamo) mentre tentava di difendere il padre, fu subito vendicato da Achille che disperse
l’esercito di Mènnone dopo averlo ucciso.
ANTINOO Figlio di Eupite, era il più bello ed arrogante dei Proci aspiranti alla mano di Penelope.
Dopo aver attentato vanamente alla vita di Telemaco, fu il primo a cadere sotto gli strali scagliati
contro di lui da Ulisse.
ANTIO Epiteto dal significato Fiorito dato a Dioniso nella città di Atene.
ANTIOPE Regina delle Amazzoni fu sconfitta e fatta prigioniera da Eracle che la diede a Teseo.
Altra Antiope era figlia di Nitteo, che Zeus travestito da satiro sedusse. Quando Nitteo si accorse
che la figlia era gravida la scacciò e la giovane ebbe asilo presso re Epopeo, dove partorì i due
gemelli Anfione e Zeto che però abbandonò.
AONIE Aggettivo dato alle Muse nella Beozia, dal fonte Aonio a loro consacrato.
APATE Significa l’inganno era figlia della Notte.
APEMO Con questo epiteto che vuol dire: apportatore di ogni bene Zeus aveva un tempio a lui
dedicato a Roma.
APOLLO Senza dubbio dopo Zeus, Apollo è il dio più importante della mitologia greca. Il mito di
Apollo è legato a quello di Artemide (sorella gemella di lui) con le differenze sessuali ed ha un
carattere parallelo. Latona sedotta da Zeus pellegrinò a lungo sulla terra per sfuggire all’ira di Era,
nessuno volle ospitarla per timore della vendetta della tremenda dea, finalmente giunse a uno
scoglio errante sul mare che la ospitò e in prossimità del parto lo scoglio si fissò al fondo marino
con delle colonne diventando così l’isola di Delo. Assistita dalla dea Iride Latona partorì i due
gemelli Apollo e Artemide dopo un lungo e laborioso travaglio. Le due divinità hanno un che di
misterioso e inavvicinabile che incute rispetto, entrambi munite di arco colpiscono da lontano e chi
è colpito dai loro dardi muore senza soffrire. Apollo rappresenta l’autocontrollo, l’autoconoscenza e
il senso della misura nel suo tempio a Delfi stava scritto Conosci te stesso. Egli si occupa anche
delle espiazioni, delle purificazioni, delle guariggioni e tale compito gli rimane anche dopo avere
dato le sue proprietà mediche al figlio Asclepio. Apollo è anche un dio profetico e dio del giusto e
della purezza ed anche della musica difatti è rappresentato con la lira a capo delle Muse. Esso
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venne identificato anche con Elio e veniva immaginato alla guida d’un carro tirato da quattro cavalli
e col quale conduceva il Sole per il cielo. Identificato come un giovane bellissimo e nudo. Il centro
del suo culto era Delfi dove c’era anche il suo famoso oracolo e dove ogni quattro anni si
celebravano in suo onore i giochi pitici. I romani lo venerarono come protettore della salute e come
dio della divinazione in suo onore celebravano i giochi detti Ludi Apollinares.
APONIO Gli abitanti di Elida così chiamarono Zeus come riconoscenza per averli liberati da
un’invasione di fastidiose mosche.
APULO Nome di un pastore mutato in olivo per avere insultato delle ninfe nella grotta del dio Pan.
AQUILONE Vento freddo di nord-est figlio di Eolo e dell’Aurora, era raffigurato come un vecchio
coi capelli bianchi e con la coda di serpente e recava in mano un piatto di olive a simboleggiare le
frequenti bufere che scatenava ad Atene città di Atena alla quale era consacrato l’olivo.
ARA Luogo dove si compivano i sacrifici agli dei per mezzo del fuoco. Presso i romani si
intendevano gli altari dedicati agli dèi e in senso estensivo ad ogni monumento commemorativo di
una certa dimensione.
ARACNE Fanciulla della Lidia, figlia di Idmone di Colofone, famoso tintore di porpora.
Abilissima nell’arte della tessitura, si vantava di essere più brava di Atena, filatrice ufficiale
dell’Olimpo, e per questo la sfidò in una gara. Aracne era una comune fanciulla mortale che si era
fatta un gran nome per il talento che dimostrava nel lavorare la lana, un’arte che doveva aver
appreso direttamente da Atena. Ma Aracne sosteneva di no, che anzi era lei a poter insegnare
qualcosa alla dea. Così Atena apparve accanto al suo telaio nei tratti di una vecchia e, sorridendo, le
consigliò maggiore prudenza, se non voleva adirarsi la dea. La fanciulla rispose con male parole e
sfidò Atena, dovunque fosse, a gareggiare con lei nell’ordito e nel ricamo; allora la dea si rivelò e la
gara ebbe inizio. Atena rappresentò sulla tappezzeria gli Olimpi in tutta la loro gloria, poi, per
ammonire la fanciulla, aggiunse ai quattro angoli della tela altrettanti esempi di superbia umana
punita. Aracne, lavorando di lena, disegnò sul suo lavoro gli amori degli dei, quelle unioni che non
facevano loro onore: Europa ingannata da Zeus in falsa forma di toro, Leda sdraiata sotto le ali del
cigno (Zeus), Poseidone che copre la sorella Demetra in sembianza di stallone. Il lavoro era
talmente perfetto che Atena, per la collera, lo fece a pezzi e colpì la rivale con la spola. Umiliata e
disperata Aracne si impiccò, ma la dea volle che continuasse a vivere e a tessere il suo filo
trasformandola in ragno.
ARCADE Figlio di Zeus e della ninfa Callisto. Insegnò agli uomini a seminare i cereali, a filare la
lana e a fare il pane.
ARCAGETE Epiteto di Asclepio il quale con questo nome aveva un tempio nella Focide.Lo stesso
epiteto era riferito ad Apollo a Megara e nell’isola di Malta ad Eracle. La parola significa duce,
condottiero.
ARCE Figlia di Taumante e sorella di Iride, incappò nell’ira di Zeus.
ARCHIA Era uno decli Eraclidi, nativo di Corinto e si suppone sia il fondatore di Siracusa. Come
consueto prima di iniziare l’impresa consultò l’oracolo che gli propose la scelta tra la ricchezza e la
salubrità della città da costruire. Archia scelse la ricchezza e Siracusa non tardò a divenire tra le più
magnifiche delle città della Magna Grecia la quale comprendeva anche la Sicilia. Anche una delle
figlie di Oceano ebbe lo stesso nome.
ARCHIEREUS Nei templi Greci era il titolo che spettava al sommo sacerdote.
ARES Figlio di Zeus e di Era. Dio della guerra,turbolento e litigioso rappresentava più la violenza
che l’eroismo ed il coraggio. Gli dèi compreso il padre non lo tolleravano per i motivi già detti.
Nella guerra tra Greci e Troiani egli partecipò a fianco di quest’ultimi senza un motivo ben preciso.
Ares è l’unico dio che in una lotta con altri dèi viene atterrato e giusto ad Atena spetta questo
compito, Atena è anch’essa dea della guerra ma ne incarna l’eroismo intelligente. Anche i compagni
di Ares sono piuttosto antipatici e sono : Eris la discordia, Deimos il terrore e Fobos la Paura, gli
ultimi due sono addirittura figli suoi e di Afrodite. Ebbe da Afrodite altri figli più simpatici : Eros,
Anteros ed Armonia. Il culto di Ares era originario della Tracia si diffuse pure in Grecia senza però
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diventare molto popolare tranne che a Sparta e a Tebe, i greci erano abbastanza raffinati per gradire
un dio così irrazionale e demoniaco. Ad Atene aveva consacrato soltanto l’Aeropago che era il
tribunale supremo. Gli animali a lui sacri erano il cane e l’avvoltoio e i suoi attributi la fiaccola e la
lancia. I Romani lo identificarono ma non totalmente col loro dio Marte.
ARETE Dea della temperanza e della virtù. Altra Arete fu figlia di Alcinoo e di Nausicaa. Da Arete
Ulisse gettandosi ai suoi piedi ottenne una nave per fare ritorno a Itaca.
ARETUSA Figlia di Nerèo e di Doride, era compagna fedele di Artemide. Una volta per
rinfrescarsi dopo una battuta di caccia per rinfrescarsi si bagnò nel fiume Alfèo il quale
innamoratosi della ninfa prese forma umana e la inseguì. Artemide richiamata dalle grida d’aiuto
dopo aver trasformato Aretusa in fonte la sprofonda sottoterra e la fà riaffiorare nell’isola Ortigia
(Siracusa). Alfèo per nulla scoraggiato riassunse le forme acquatiche e potè così unirsi alla ninfa.
Aretusa è rappresentata nelle monete siracusane ritenute fra le più belle al mondo, dalla sua testa
circondata da guizzanti delfini (questo motivo appare anche nelle ormai fuori corso banconote da
cinquecentolire). Con lo stesso nome era chiamata una delle Esperidi figlie della Notte.
ARGA Ninfa mutata in cerbiatta da Apollo rea di non averlo compiaciuto.
ARGE e UPIS Nutrici di Apollo a Delo.
ARGESIO Uno dei Ciclopi.
ARGIRA Ninfa che amò e sposò il pastore Selèno, il quale sentendo avvicinare la morte di Argira,
si ridusse come un’ombra. Afrodite commossa dalla misera sorte dei due mutò uno in fiume e l’altra
in fonte. Selèno col passare del tempo finì per dimenticare l’amata moglie, e da allora tutti coloro
che si bagnavano nelle sue acque finivano col dimenticare le persone a loro care.
ARGO Nome di una città e di quattro personaggi, i quali erano:
1) Figlio di Agenore e di Gea. Si diceva che avesse cento occhi che dormivano e vegliavano a turni
di cinquanta, era dotato di una forza immane grazie alla quale uccise il satiro che rubava le greggi
agli Arcadi e così pure Echidna che rapinava i passanti. Era lo aveva posto a sorvegliare Io amante
di Zeus mutata da lui in giovenca. Zeus per liberarla affidò a Ermes l’ingrato compito di
addormentarlo, Ermes lo addormenta col suono della sua magica zampogna e quindi lo uccide per
evitare di replicare l’ardua impresa nel caso che Argo si fosse risvegliato. Era per commemorare i
servigi di Argo mise i suoi cento occhi nella coda del pavone animale da lei preferito.
2) Si chiamava così anche il fido cane di Ulisse che dopo vent’anni riconobbe il padrone e per la
gioia morì.
3) Pure la favolosa nave il cui nome significa la veloce si chiamò a questo modo. il suo nome si
vuole fare derivare anche dal nome del suo costruttore Argo figlio di Arestore e di Argea. La nave
sarebbe stata costruita su consiglio di Atena, fra il legname sarebbero stati messi pure delle assi
ricavate dalla quercia sacra dell’oracolo di Dodona per cui la nave avrebbe avuto il dono della
favella. L’Argo sarebbe stata la prima nave a solcare i mari.
4) Capitale dell’Argolide e, dopo Sparta, la maggiore città del Peloponneso.
5) Figlio di Zeus e di Niobe, fu il terzo re della città di Argo e signore del Peloponneso.
ARGONAUTI Erano i cinquantadue eroi Greci partiti nel lunghissimo ed interminabile viaggio alla
conquista del Vello d’oro. Capo supremo della spedizione era Giasone, seguono: Tifi, Ergino,
Eufemo, Idmone, Mofo, Acaste, Anfiarao, Admeto, Anfidano, Anfione, Anceo, Argo, Asterione,
Asterio, Augia, Bute, Castore, Ceneo, Cefeo, Clito, Echione, Eumedone, Euritione, Filamone,
Glauco, Eracle (che abbandonò la spedizione per cercare Ila), Ida, Iola, Ificlo, Ifito, Laerte, Linceo,
Linco, Menezio, Naufilio, Neleo, Oileo, Pelèo, Periclemene, Piritòo, Polluce, Teseo, Tideo, e Zete.
Giasone conquistò il Vello d’oro più con la magia che con le armi, con gli Argonauti superstiti fece
ritorno a Iolco attraverso il deserto libico dove furono costretti a portare la nave a braccia.
ARIANNA Figlia di Minosse e sorella del Minotauro e di Fedra. Innamoratasi di Teseo che per
liberare la sua città dal mostruoso tributo imposto da Minosse (dovevano ogni anno dare sette
fanciulli e sette fanciulle come pasto per il Minotauro) aveva deciso di ucciderlo. Senz’altro sarebbe
stato destinato a fallire se non fosse stato aiutato da Arianna che gli avrebbe dato un gomitolo di
filo da sbrogliare lungo il tortuoso cammino nel labirinto alla ricerca del Minotauro, incontratolo lo
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uccise con un colpo di mazza. Teseo così guidato dal filo di Arianna potè facilmente uscire dal
labirinto e imbarcarsi per fare ritorno vittorioso ad Atene con Arianna. Sbattuti da una tempesta
sull’isola di Nasso, vi sbarcarono e mentre Arianna riposava sull’isola, Teseo nell’intento di
assicurare meglio gli ormeggi della nave fu trascinato via dalla tempesta lasciando così la povera
Arianna sull’isola. Bacco di ritorno da un giro in India incontrò Arianna a Nasso e innamoratosi di
lei la fece sua sposa e la pose per onorarla fra le stelle del cielo. Vuoi tu, lettore, leggere la lettera,
che Ovidio le fa scrivere per Teseo? Si!?? Allora clicca qui.
ARIDELA Aggettivo di Arianna, significa visibile da lontano. Probabilmente questo aggettivo gli
viene dopo la sua elevazione fra le stelle ad opera di Bacco.
ARIMASPI Leggendario popolo con un occhio soltanto come i Ciclopi, furono i primi ricercatori
d’oro.
ARIO Uno dei centauri.
ARIONE Cavallo che Poseidone con un colpo del suo tridente aveva fatto scaturire dalla terra e
aveva il dono della favella. Poseidone lo regalò a Capreo che a sua volta donò a Eracle e quindi
passò ad Adrasto che grazie alla velocità di Arione fu l’unico dei sette re che assediarono Tebe a
salvarsi con la fuga.
ARISTEO Figlio di Apollo e della ninfa Cirene, fu allevato dalle ninfe che gli insegnarono a
coltivare l’olivo, ad allevare le api per il miele e a rapprendere il latte. Educato dal centauro Chirone
nell’arte della guerra e della caccia. Egli dedicò la sua vita ad allevare api e a fare il pastore.
Innamorato di Euridice, lo stesso giorno che essa andò in sposa ad Orfeo egli tentò di farla sua
prima del marito e nell’inseguimento che nacque Euridice per sfortuna calpestò un serpente che la
morse e le tolse la vita. Le ninfe addolorate dalla sciagura, per punire Aristeo gli distrussero tutte le
api. Aristeo su consiglio della madre fece ricorso al dio Proteo che gli disse di sacrificare ai Mani
della morta quattro tori e quattro vacche, quando egli compì il sacrificio con sua grande gioia vide
uscire dalle visceri degli animali sacrificati dei foltissimi sciami di api che lo ripagarono della
perdita subita. I pastori gli eressero dei templi e lo assursero a loro protettore.
ARMONIA Figlia di Ares e di Afrodite, fu moglie di Cadmo dal quale ebbe moltissimi figli. Alle
sue nozze ebbe parecchi doni dagli dèi tranne che da Era. Scacciati dai sudditi da Tebe andarono
nell’Illiria dove furono mutati in draghi. Armonia è la protettrice della concordia e dell’ordine
morale e sociale.
ARPIE Mostri con testa, busto e braccia di donna e il resto del corpo di uccelli rapaci con ali e
artigli. Erano figlie di Taumante e di Elettra. Esse ricorrono anche nella legenda degli Argonauti
che le misero in fuga. I loro nomi erano Celeno Oscurità, Ocipete dal volo rapido e Aello
apportatrice di tempesta. Il termine Arpia pare provenga dal greco harpazein che significa rapire
con impetuosa violenza. La loro residenza fu il giardino delle Esperidi da dove gli Argonauti le
fecero fuggire e quindi andarono nelle isole Strofadi. Esse personificavano la morte violenta e
trasportavano in volo le anime dei defunti nell’aldilà.
ARPOCRATE (C1-Eg) Dal greco Har-pe-chrod cioè del dio egizio Horus che era raffigurato come
un fanciullo e in tale modo con un dito in bocca. I greci scanbiarono il gesto per un chiaro ordine al
silenzio e dato che nel loro Olimpo non avevano un tale dio, accettarono ben volentieri Arpocrate a
questa mansione.
ARSINOE Figlia di Nicocreonte, re di Cipro. Di lei si innamorò perdutamente Arceofone. Il
giovane non riuscendo a in nessuna maniera a piacerle, per la disperazione si suicidò. Arsinoe
assistè al funerale del giovane che era morto per lei con insensibilità e tranquillità, sconvolgendo
tutti i presenti che invece ne erano addolorati per questo Afrodite sdegnata la mutò in ciotolo.
ARTEMIDE A giudicare dal suo nome la dea sembra non essere di origine greca ma asiatica.
L’immagine classica di Artemide ce la mostra come l’incarnazione della natura. Natura che va
intesa così come la vedeva l’uomo antico: valli solitarie, alture remote, migliaia di vite che
germogliano, crescono, stormiscono, cantano, si agitano, si cercano, si generano, si distruggono.
Una natura che nello spettatore suscita sbigottimento ed inquietudine e senso di estraneità e
mistero. Ecco Artemide. L’essenza della divinità non agisce sulla coscienza dell’uomo ma si
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estrinseca nella purezza della natura immacolata. Certamente la natura ha anche un altra sembianza:
terribile, demoniaca, distruggitrice e generatrice ma questa sembianza è data ad altre divinità e non
ad Artemide. Essa rappresenta la natura estiva e vibrante di luce. Così come Apollo anche
Artemide è lontananza e purezza, con le differenze dovute al sesso. In Apollo il distacco e la
purezza sono la conseguenza di un virile atto di volontà ragionata, In Artemide si tratta dell’ideale
dell’esistenza fisica dell’essere donna. Artemide incarna la natura, ora la natura o è incontaminata o
non è natura (un prato dopo il picnic domenicale di gitanti non si può pretendere di essere ancora
natura). Quindi era più che normale si pensasse Artemide vergine e così dice l’inno omerico:
Artemide pure, la rumorosa dea dal fuso d’oro mai cedette all’amore di Afrodite, dal dolce sorriso.
Artemide così come la natura è ritrosa. Atteone che osò spiarla al bagno venne sbranato dai suoi
cani. La selva è il suo regno. Caccia per monti e boschi seguita dalle sue compagne, le Ninfe con le
quali danza sui prati in fiore. Artemide essendo dea della natura è molto vicina agli animali sia
curandoli che cacciandoli. Come cacciatrice il suo simbolo è l’arco ma non solo di giorno, anche di
notte al lume di torce andava a caccia. La natura a volte è crudele e così anche Artemide. Così
come Apollo essa procura la morte da lontano saettando, ma si limita alle appartenenti al proprio
sesso. Ama le sue ninfe come sorelle che scaccia via se si lasciano prendere dall’amore. Essa
procura alle donne le doglie del parto e la febbre puerperale, ma contemporaneamente le assiste nel
parto. Essa si occupa pure di insegnare a curare ed educare i bambini. Essa è rappresentata in abito
da cacciatrice con faretra e arco con il capo ornato, spesso è accompagnata da un levriero o da un
cervo.
ARUNTICEO Dispregiatore di Dioniso per averne deriso le feste fu atrocemente punito dal dio che
ubriacatolo lo indusse a violentare la propria figlia Medulina la quale piena di furore lo uccise
mentre dormiva.
ASBOLO C1) Centauro che alle nozze di Piritòo combattè i Làpiti. Fu crocefisso da Eracle.
ASCALAFO Famoso indovino figlio di Acheronte e della Notte. Quando Demetra disperata per il
ratto della figlia Persefone si rivolse a Zeus perché Ade la restituisse, Il dio acconsentì a condizione
che la ragazza non avesse né mangiato né bevuto nulla nell’Averno. Ma per sfortuna Persefone
vinta dalla sete aveva mangiato alcuni chicchi di melagrana ed era stata vista da Ascalafo che aveva
palesato il fatto. Demetra indignata lo mutò in Barbagianni. Altro Ascalafo fu figlio di Ares e di
Astìoche, uno degli argonauti e che partecipò alla guerra di Troia. Innamorato di Elena per averla
combattè e morì sotto le mura di Troia.
ASCLEPIO Asclepio per i Greci, Esculapio per i Romani, era il dio della medicina. Dalle origini
incerte non è chiaro se in origine fosse una divinità sotterranea della Tracia o se come nel caso di
Imhotep in Egitto, un uomo realmente esistito che per la sua bravura in tale scienza fu elevato a
divinità. Pindaro racconta che Asclepio era stato generato da Apollo e Coronide figlia di Plegia, re
dei Tessali. Coronide prima di partorire si innamorò di un comune mortale di nome Ischi. Apollo
furioso per il tradimento fece trafiggere l’infedele dalla sorella Artemide con una delle sue frecce.
Quando la salma di Coronide si stava consumando nel rogo, Apollo le strappò dal grembo il frutto
del loro amore, Asclepio. Apollo salvato che ebbe il figlio lo affidò alle cure del centauro Chirone
che lo educherà all’arte medica e all’uso delle armi. Però fattosi adulto Asclepio sceglierà di
alleviare le sofferenze umane con la medicina. La leggenda dice che Egli avrebbe guarito le Pretidi
dalla pazzia, i Fineidi dalla cecità e Eracle dalle ferite. Crescendo la sua notorietà, cresce pure la
sua ambizione e così vuole sconfiggere la morte. Così inizia a resuscitare i morti: Orione, Ippolito,
Capaneo e tanti altri. Con questo egli però supera i limiti imposti da Zeus, il quale irato lo fulmina.
La morte del figlio causa l’ira di Apollo che in un momento di collera uccide i Ciclopi rei di aver
forgiato le saette a Zeus, fatto questo abbandonò per molto tempo l’Olimpo. Asclepio ebbe da
Lampezia quattro figlie: Panacèa guariva tutti i mali, Iaso provocava le malattie, Igèa
personificazione della salute ed Egle. Gli attributi di Asclepio erano: lo scettro, la verga e il rotolo
di libro. Gli erano sacri il serpente, il cane, le oche e il gallo.
ASCO Gigante che buttò in un fiume Bacco, salvato da Ermes il dio tolta la pelle ad Asco ne fece
un otre.
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ASEBIA Legge greca che puniva diversi reati e che significa: Empietà. Era considerato reato ogni
atto volontario o involontario che fosse capace di richiamare la vendetta degli Olimpi. L’Asebia
prevedeva i seguenti reati: la mancanza di fede, la ribellione ai sacerdoti, la violazione dei luoghi
sacri, la divulgazione dei misteri religiosi, la stregoneria, la derisione dei riti, i culti non approvati
dallo stato, l’omicidio volontario, la violenza contro i genitori, l’alto tradimento, ecc. Con l’accusa di
Asebia si coprivano alcune lacune della legge e si prestava bene e facilmente ai processi politici e
vittima tipica e illustre dell’Asebia fu Socrate.
ASIA Ninfa figlia di Oceano e di Teti, diede il suo nome a una delle tre parti del mondo allora
conosciuto.
ASILO (C1,C2) Immunità data da un luogo sacro e poi il luogo stesso. Questa usanza era molto
diffusa presso i Greci, essi pensavano che la santità di un luogo, tempio o bosco si trasmettesse a
chi vi si trovasse e perciò diveniva sacro ed inviolabile. Pare che l’Asilo fosse inizialmente
sconosciuto ai Romani. Augusto lo concesse al tempio del divo Giulio. Gli Imperatori erano avversi
a tale usanza e perciò limitavano il diritto d’Asilo.
ASOPO Figlio di Oceano e di Teti. Marito di Mètope dalla quale ebbe ventidue figli (solo due
maschi). Fu trasformato da Zeus nello omonimo fiume perché aveva minacciato il dio che gli aveva
violato la figlia Egìna.
ASTERIA Ninfa sedotta da Zeus che per perseguire lo scopo si trasformò in aquila, fu madre di
Ercole Tirio. Zeus stanco di lei, la trasformò in quaglia. Asteria, nella sua nuova forma riparò
nell’isola di Ortigia.
ASTERIO O dio degli astri. Fu re di Creta, sposò la figlia del re dei Fenici, Europa ed allevò come
suoi i figli che ella aveva avuto da Zeus quando la rapì sotto forma di toro.
ASTIANATTE Figlio di Ettore e di Andromaca. Il suo nome significa difensore della città Troia.
Secondo la leggenda fu precipitato dalle mura dal feroce Pirro o Neottòlemo, figlio di Achille.
ASTIDAMIA Moglie di Acasto che invaghitasi di Pèleo fu da lui respinta, lo accusò davanti al
marito di averla insidiata. Pèleo per evitare di essere ucciso per adulterio, ammazzò la triste coppia.
ASTILO Uno dei Centauri, famoso indovino.
ASTIONE Bella figlia di Crise, sacerdote di Apollo, schiava di Agamennone e motivo dell’alterco
scoppiato fra lui ed Achille, il quale voleva che ella fosse restituita senza riscatto al padre.
ASTREA Anche detta Dike o Dice, Figlia di Zeus e di Tèmi. Dea della giustizia, secondo la
leggenda abbandonò la terra disgustata dalla malvagità degli uomini. Si rifugiò in cielo nella
costellazione della Vergine.
ASTREO Figliodel titano Crio e di Euribia, sposo di Eos, con la quale generò Zefiro, Borea e
Noto.
ASTREI Erano i figli di Astrèo (erano ben 20) uno dei Titani che mosse guerra contro Zeus e fu
fulminato dal Dio assieme ai figli. Astrèo fu marito di Eos.
ATALANTA o ATALANTE Figlia di Schenèo, re di Sciro. Allevata da un’orsa divenne esperta
cacciatrice e velocissima nella corsa che nessuno era capace di raggiungerla. Quando il padre volle
darle marito, Atalanta, ricordando quanto le era stato detto dall’oracolo, secondo il quale se si fosse
sposata, pur restando in vita non sarebbe più stata una creatura umana. Allora per liberarsi dalle
molestie dei pretendenti, disse che avrebbe scelto colui che fosse stato capace a vincerla nella
corsa, durante la quale armata di arco, avrebbe ucciso quelli che non fossero riusciti a superarla.
Atalanta si fidava caparbiamente della propria agilità anche perché già altre volte era stata messa
vittoriosamente a prova nei giochi funebri in onore di Pelia e un’altra volta inseguita da due centauri
non solo li aveva sorpassati ma li aveva uccisi entrambi con le sue frecce. Seppure le condizioni
dettate erano crudeli e la davano vincente, i pretendenti non mancarono, già più di uno aveva
pagato con la morte l’amoroso cimento. Quando si presentò Ippomene, il quale prima di esporre la
vita, aveva chiesto aiuto alla dea Afrodite, che gli aveva regalato delle mele d’oro, indicandogli
pure come doveva farne uso. Cominciata la gara, Ippomene fingendo di lasciar cadere
inavvertitamente i vistosi frutti, preseguiva imperterrito nella corsa, mentre Atalanta vinta dalla
curiosità, si chinava a raccogliere ed ammirare le insidiose mele, intanto Ippomene toccava
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vittorioso la mèta ottenendo così l’ambito premio. La gioia fù tale che il giovane dimenticò di
ringraziare la dea che lo aveva aiutato e così causò lo sdegno della dea che abbandonò al loro
destino la coppia, la quale per aver profanato il tempio della dea Cibele furono da ella mutati uno in
leone e l’altra in leonessa. Non va confusa con Atalanta figlia di Iàso re di Arcadia, che ferì il
cinghiale di Calidone e ne ebbe in dono le spoglie da Meleagro.
ATAMANTE Re di Tebe, separatosi dalla moglie Nefele dalla quale aveva avuto due figli, Frisso
ed Elle, sposò Ino che con amare calunnie cercò in tutti i modi di indurre Atamante a sacrificare i
figli avuti da Nefele. Avuto sentore di quanto si tramava ai loro danni, Frisso e Elle partirono verso
la Colchide cavalcando il mitico montone dal Vello d’oro, ma lungo il viaggio Elle cadde ed annegò
nel tratto di mare che prese il nome di Ellesponto in onore della ragazza. Intanto Era indignata per
quanto accaduto mise Atamante a conoscenza delle trame ordite dalla moglie per renderlo
parricida. Egli in un attimo di ira spiaccicò Leandro contro un muro e rincorse selvaggiamente la
moglie e l’altro figlio Melicerte, sino alla riva del mare dove precipitarono ed annegarono entrambi.
Afrodite impietositasi pregò Poseidone di collocare i due tra gli dei marini, dando a Ino il nome di
Leucotòe (in Grecia) o Matùta (a Roma) ed al figlio Palèmone (Grecia) o Portùnno (a Roma). Ad
Atamante spettò la sorte di essere mutato in fiume.
ATE Dea della sciagura e della vendetta, personificava la Fatalità. Si compieceva di procurare male
agli uomini avvolgendoli nel cerchio della perdizione.
ATENA Atena era figlia di Zeus e di Metis. Così come aveva fatto Crono anche Zeus divorò la
moglie incinta in modo di avere sempre con sè la consigliera. finita la gestazione Zeus avrebbe
partorito la figlia dalla testa. Efesto funse da ostetrico spaccandogli la testa con un colpo di scure.
Atena nacque già adulta ed armata di tutto punto. Atena era una dea dalle molteplici attività; ella
rappresenta l’invito alla ponderazione e alla misura. Da lei impararono l’arte i fabbri, i carpentieri
navali, gli orafi, i fonditori e da lei le donne impararono l’arte di filare e tessere. Atena è pure
patrona di tante altre arti e scienze, fra le quali la medicina, l’agricoltura, la pedagogia e tante altre
scienze. Era raffigurata vestita di peplo con l’elmo in testa e armata di lancia e scudo. Dai Romani
venne identificata con la dea Minerva.
ATLANTIDE Isola dell’Atlantico, gli antichi immaginavano si trovasse ad occidente delle colonne
d’Ercole e che sarebbe improvvisamente scomparsa.
ATLANTE gigante figlio di Giapèto per aver aiutato gli altri giganti nella rivolta contro Zeus, fu
condannato a reggere il peso del mondo sulle spalle. Egli possedeva il giardino delle esperidi, dove
maturavano i famosi pomi d’oro. Prima che Zeus lo condannasse a quella triste pena, ebbe il tempo
di avere una numerosa discendenza. figlie sue furono le Pleiadi avute da Pleione, da Etna ebbe le
Iadi, da Esperide le Esperidi.
ATROPO Una delle Moire, tagliava implacabilmente il filo della vita umana. Era raffigurata con
delle cesoie, una bilancia e vestita di nero con l’espressione del viso duro, arcigna e impassibile.
ATTEONE Giovane che uscito un giorno per una battuta di caccia soprese la dea Artemide e le sue
ninfe al bagno. Per incanto della dea seccata, Atteòne venne mutato in cervo, e i suoi cani non
riconoscendolo lo sbranarono.
AUGE Figlia di Aleo e di Neera. Fu sacerdotessa di Atena. Violentata da Eracle, ne restò
innamorata dell’eroe per tutta la vita. Dall’unione nacque Telefo.
AUGIA Re dell’Elide, aveva promesso ad Eracle la decima parte della sua immensa mandria se gli
avesse ripulito le stalle dal letame, che da trenta anni infettava l’aria. Eracle per riuscire
nell’impresa, deviò il fiume Alfèo che portò via tutto il letame che insudiciava le stalle. Ad opera
compiuta Augia non volle rispettare la parola data e per questo Eracle lo uccise.
AURA
nella mitologia greca figlia di Peribea e ninfa di Artemide, veloce come la brezza. Amata da
Dionisio, uccise i gemelli avuti da lui e in seguito si tolse la vita gettandosi nel fiume Sangario.
AUSONIO (C1-C4) Figlio che Ulisse ebbe da Calipso. Capostipite delgi Ausoni, tribù meridionali
degli Umbri. Di qua la voce Ausonia per Italia.
AZAN
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figlio di Arcade, sovrano dell’Arcadia. Alla morte del padre, gli toccò in eredità la parte
dell’Arcadia che da lui prese il nome di Azania
BACCANTI
Corteo di donne incoronate di pampini che seguiva il carro di Dioniso durante i suoi errabondi
viaggi in Oriente. Con tale nome furono poi indicate le sacerdotesse che celebravano i riti in suo
onore. Recavano in mano il tirso, un bastone sormontato da pampini e edera intrecciati.
BACCO
Uno dei tanti nomi per indicare il dio Dioniso.Gli erano sacre le foreste e le vallate dove viveva
freneticamente. Fu dio della forza fecondatrice della natura, venerato dalle donne. La sua origine è
alquanto complessa, quindi ci limitiamo a queste brevi righe onde evitare grandi confusioni.
BAIO
Compagno di Ulisse e presunto fondatore della città di Baia in Campania. Le fonti termali della
città erano dedicate ad Ercole.
BASALA o PASSALO
Fratello di Achèmone e grande attaccabrighe come il fratello. La madre li aveva avvertiti di non
molestare il Melàmpige che in greco significa uomo dalle natiche nere. Un giorno s’imbatterono in
un uomo addormentato sotto un albero e lo stuzzicarono, ma l’uomo che era Eracle prese i due
fratelli per i piedi e li appese alla sua clava e se li portava sulle spalle. In quella posizione ebbero
modo di notare che Eracle si era imbrattato di fango le natiche e Basala esclamò al fratello Ecco
l’uomo dalle natiche nere che dovevamo evitare, la battuta divertì l’eroe che li lasciò andare.
BASILEA
Figlia di Urano e Titea, e sorella di Rea.
BASSAREO
Nome attribuito a Dioniso e che significa vendemmiatore.
BATTE
Dea dell’impudicizia, era festeggiata di notte con danze e giochi lascivi. Ad Atene era chiamata
Cotìto e i suoi sacerdoti Batti.
BATTO
Pastore della Tessaglia. Fu testimone del furto subito da Apollo, quando, Zeus scacciatolo dal cielo
fu costretto a fare il custode alle mandrie di Admeto, e subì il furto delle vacche più belle da parte
di Ermes. Batto, che aveva assistito all’abigeato ricevette da Ermes la vacca più bella a condizione
che avesse tenuto la bocca chiusa. Ermes non fidandosi, del pastore, gli si presentò sotto altre
spoglie e mostrandosi edotto del furto, gli offrì un bue e una bellissima vacca se lo avesse messo
sulla giusta via per acciuffare il ladro. Batto, vinto dall’avidità, svelò senza titubanza il segreto che
gli era stato imposto di tacere; allora il dio indignato lo trasformò nella pietra di paragone, che ha la
proprietà di misurare la purezza dell’oro perché non venga scambiato con l’orpello.
BAUCI
Vecchia moglie del vecchio e povero Filemone, abitava in un piccolo villaggio della Frigia. I due
coniugi ospitarono cordialmente Zeus ed Ermes che viaggiavano in incognito per quelle zone e sino
a quel momento non avevano trovato altro che corruzione ed inospitalità. Dopo aver consumato,
nella capanna dei due vecchi che si amavano teneramente, un pasto molto povero, i due visitatori si
fecero conoscere, e condussero con loro i due vecchi su una montagna, dicendo loro di guardarsi
intorno. Filemone e Bauci videro allora tutto il paese sommerso dal diluvio, che aveva risparmiato
la loro capanna, mutata in un bel tempio. Gustata la meraviglia dei vecchi, Zeus chiese loro di
formulare un desiderio che sarebbe stato appagato subito.
Con Bauci prima non so che pispiglia, poscia in tal guisa a’ Numi il comun senno
palesa Filemon: <>. A’ lor desir
fur veritiere le promesse.
(Ovidio, Metamorfosi, VIII)
Giunti alla decrepitezza, un giorno mentre stavano parlando davanti al tempio, Filemone si accorge
che la sua Bauci si stava mutando in un tiglio, e Bauci a sua volta vedeva il marito mutarsi in una
quercia; così ebbero il tempo di scambiarsi i più teneri saluti prima che la loro trasformazione si
completasse.
BÈLIDI
Erano le figlie di Dànao meglio conosciute come Danaidi. Dal loro antenato Bèlo presero il nome
di Bèlidi.
BELLEROFONTE
Nome che significa uccisore di Bellero. Non si conoscono con precisione i suoi genitori, giacché si
favoleggia fosse figlio di Glauco re di Corinto. Ma Glauco era anche un epiteto di Poseidone,
dunque potrebbe essere figlio del dio marino. La madre si chiamava Eurimeda o Eurinome, nome
di una divinità marina. Poseidone gli aveva regalato Pegaso il cavallo alato, Bellerofonte non riuscì
a domarlo finché Atena in sogno non gli mostrò delle briglie d’oro, imitatele finalmente poté
domare il cavallo, diventando così l’inventore dell’equitazione. Per purificarsi dell’uccisione di
Bellero fu mandato ad espiare la sua penitenza presso Preto re di Tirinto. Di lui si invaghì Antea
moglie di Preto e vistasi rifiutata disse al marito di essere stata molestata da Bellerofonte. Preto non
volendo uccidere il giovane da lui purificato, lo mandò presso il suocero Giobate re di Licia, con
una lettera chiusa che diceva di uccidere il portatore della stessa. Giobate leggendo la lettera si
gettò in conflitto con la coscienza; da una parte non voleva uccidere il giovane ospite e dall’altra
non voleva dispiacere il genero, allora egli scelse una scappatoia: affidare a Bellerofonte un’impresa
disperata lasciandolo così al volere degli dèi. Bellerofonte fu così mandato contro la mostruosa
Chimera, con l’aiuto del suo favoloso Pegaso dall’alto uccise la Chimera con l’ausilio di saette.
Allora Giobate lo mandò a combattere i Solimi: il giovane li vinse. Fu poi mandato contro le
Amazzoni: vinse anche quelle. Ritornando i più forti guerrieri della Licia gli tesero un’imboscata:
perirono tutti. Allora il re capì che gli Olimpi erano con Bellerofonte, si scusò e gli offrì la mano
della figlia (sorella di Antea) e metà del suo regno. Da quest’unione nacquero: Isandro, Ippoloco e
Laodamìa. Dopo aver ucciso la Chimera, Bellerofonte tornò in volo a Tirinto dove fingendosi
innamorato di Antea la invitò a fuggire con lui in groppa a Pegaso. Quando furono sopra il mare
Bellerofonte precipitò la malaugurata in acqua. La stessa fine fece egli stesso quando avanti con gli
anni divenne cupo e miscredente, quindi salito in groppa a Pegaso voleva andare su in cielo a
vedere con i suoi occhi se gli dèi c’erano oppure no. Ma Pegaso non volendosi prestare ad un
sacrilegio lo precipitò sulla terra. Così il mitico cavallo alato sollevato da ogni peso terrestre si mise
a servire Eos, e da allora galoppa nei cieli albeggianti.
BÈLO
Figlio di Poseidone e di Libia, gemello di Agemore e sposo di Anchinoe. Era il padre di Egitto e
Dànao e di conseguenza il nonno delle cinquanta Danaidi. Altro Belo fu re di Sidone, padre di
Anna, Didone e Pigmalione.
BERENÌCE
Moglie di Toloméo III Evergete, re d’Egitto. Ancora sposina il marito dovette lasciarla per partire
in guerra contro la Siria. Berenìce fece voto agli dèi di tagliare i suoi bellissimi capelli se il marito
fosse ritornato integro. Nel 245 a. C. Toloméo terminata la guerra ritornò con un ricco bottino e di
conseguenza Berenìce fu felice di compiere la promessa fatta agli dèi e di posare la sua folta
chioma sull’altare del tempio. Ma il giorno dopo la capigliatura non c’era più al suo posto, allora,
Conone, l’astronomo di corte, che aveva appena scoperto una costellazione, la chiamò Chioma di
Berenìce, fantasticando che Afrodite aveva trasferito la chioma nel firmamento.
BIA e CRATOS
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Bia, dea greca della violenza. Figlia del titano Pallante e della dea fluviale Stige e sorella di Cratos,
il «potere», con cui spesso collaborava. Secondo le leggende, i due ebbero da Zeus l’incarico di
incatenare Prometeo. Erano gli assistenti al trono di Zeus, sempre pronti a fare rispettare gli ordini
del dio.
BITONE
Cleobi e Bitone, erano i figli di Cidippe, sacerdotessa di Era. famosi per la pietà filiale. Si
aggiogarono al carro per trasportare al tempio la madre. Cidippe pregò quindi la dea affinchè li
premiasse col dono più grande. In risposta, Era concesse loro di morire in modo indolore, passando
insensibilmente dal sonno alla morte.
BIZE
mitica figlia del dio greco Erasino. Secondo la leggenda, insieme alle sorelle, ospitò ad Argo la dea
Britomarti.
BOLINE
mitica ninfa greca che, per non cadere preda di Apollo, si buttò in mare da una località dell’Acaia
dove, secondo la leggenda, sorse la città di Bolina.
BÓREA
Figlio di Astreo e di Eos. Era il vento del nord e re dei venti, fratello di Zefiro, Noto e Apeliote
(Euro). Veniva raffigurato come cavallo o come uomo barbuto con i capelli scomposti, alato e con
due facce. Sotto la forma di cavallo si godette le cavalle di Eretteo. Bórea si godette anche la figlia
di Eretteo, Orizia, che rapitala mentre questa giocava sulle rive del torrente Ilisso, la possedette e da
lei ebbe due figli Calai e Zete, gemelli alati.
BRIARÈO (EGEONE)
Uno dei Titani, figlio di Gèa e di Urano, aveva cento braccia tutte armate e dalle bocche delle sue
cinquanta teste vomitava fiumi di fiamme e fumo. Briarèo fu sconfitto assieme ai suoi fratelli con
l’arma che i Ciclopi nella officina di Efesto avevano allestito per Zeus: il Fulmine. Dopo la sconfitta
Briarèo fu costretto a reggere sulle spalle il peso enorme dell’Etna. Secondo una leggenda più antica
il titano non avrebbe lottato contro Zeus perché rinchiuso assieme ai fratelli Cotto e Gia, nel
Tartaro, dove vi era stato messo da Crono. Liberato da Zeus fece causa comune con lui aiutandolo a
sicura vittoria. Per premio Zeus nominò i tre, custodi dei Titani vinti nel Tartaro. Briarèo sarebbe
intervenuto anche quando Era aveva ordito una congiura ai danni di Zeus e sorpresala mentre dava
il segnale di rivolta, avvisandolo riuscì a sventare la congiura in tempo. Zeus per punire la moglie,
per lungo tempo la tenne appesa fra il cielo e la terra, con una catena d’oro, mettendogli ai piedi
delle pesanti incudini. Quando Efesto cercò di liberare la madre, il padre lo scaraventò giù nel
baratro e così il buon Efesto divenne zoppo.
BRISE
Fu sacerdote di Zeus e a lui si deve la scoperta del modo di asportare il miele dagli alveari senza
incappare nell’ira alquanto dolorosa delle api.
BRISÈIDE
Figlia di Brise e amatissima schiava di Achille. Vuoi leggere la splendida lettera che Ovidio le fa
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BRÒNTE
Era uno dei ciclopi che aiutavano Efesto a costruire i fulmini a Zeus. Brònte era la personificazione
del tuono, Stèrope del lampo e Àrge del fulmine. Tutti e tre facevano sull’incudine un fracasso
spaventoso. Brònte è anche un fiorente paese alle pendici dell’Etna (720 m. s.l.m.).
BRÒTEO
Figlio di Efesto, di una bruttezza unica che per la disperazione si buttò nella bocca fiammeggiante
del vulcano Etna.
BUFÒNIE
Antiche feste religiosei, si celebravano nel mese “skiroforion” (giugno-luglio), alla fine del
raccolto. Si poneva una focaccia di farina d’orzo nuovo davanti all’ara di Zeus Polieus, poi si
conduceva il toro davanti all’ara, e quando l’animale si chinava per mangiare la focaccia, veniva
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sacrificato con un colpo di scure, vibrato da un sacerdote, fatto a pezzi e distribuito fra i presenti.
La scure del sacrificio veniva gettata nel mare. Le Bufònie facevano parte delle feste diipolie, in
onore di Zeus protettore della città.
BUSÌRIDE
Gigante mostruoso figlio di Poseidone e di Libia. Tendeva agguati ai passanti e li uccideva
sacrificandoli a Zeus. Fu ucciso da Eracle che trovandosi a passare da quelle parti venne da costui
aggredito.
BUZÌGE
Nome del primo uomo che riuscì ad aggiogare i buoi all’aratro
CAÀNTO
Figlio di Oceano e di Teti. Uccise il fratello Ismeno durante una disputa nata per il possesso della
sorella Melia. Sarebbe diventato così il primo fratricida.
CABIRI (IS-C1-C2)
Erano i servitori della Grande Madre Cibele. Erano considerati i protettori dei marinai che li
invocavano chiamandoli Megaloi theoi, mentre i romani li chiamavano Dii magni potentes
valentes, sull’isola di Lemno, erano chiamati Haphaistoi.
CACODÈMONE
Era un Genio malefico.
CADMO
Figlio del re fenicio Agenore di Sidone e di Telefassa, era fratello di Europa, la fanciulla rapita da
Zeus in forma di toro. Fondò il primo nucleo di Tebe e sposò Armonia, dalla quale ebbe le
sfortunate figlie Autonoe, Ino, Agave e Semele . Verso la fine della loro vita Cadmo e Armonia
sparirono misteriosamente da Tebe lasciando il trono al nipote Penteo. Si riteneva che Cadmo
avesse introdotto in Grecia dalla Fenicia l’alfabeto. Mentre Cadmo cercava per tutta la Grecia la
sorella Europa, rapita da Zeus in sembianza di toro, l’oracolo di Delfi gli impose di seguire una
vacca che portava su entrambi i fianchi il disegno bianco della luna piena: sul terreno in cui essa
per la prima volta avesse poggiato la testa, là Cadmo avrebbe edificato la sua città, Cadmea, nucleo
della futura Tebe. La bestia lo guidò passo passo fino a una terra che da allora venne chiamata
Beozia, il “paese della vacca”, e quando, sfinita dalla stanchezza, si adagiò sul fianco poggiando il
muso sull’erba, Cadmo capì che l’oracolo si era compiuto e volle offrire la giovenca in sacrificio ad
Atena. Ma per attingere l’acqua lustrale dovette combattere contro il drago, figlio del dio Ares, che
custodiva la fonte Areia e riuscì a ucciderlo armato non di spada né di lancia, ma impugnando
semplicemente una pietra. Poi seminò i denti del drago e, immediatamente, dalla terra uscirono
uomini armati, gli Sparti ossia gli “Uomini Seminati”, che Cadmo debellò astutamente lanciando
loro dei sassi. Convinti di essere stati colpiti dai loro stessi compagni, gli Sparti si avventarono
l’uno contro l’altro, uccidendosi a vicenda finché solo cinque di essi rimasero in vita. Cadmo, uomo
senza armi, aveva creato il nucleo di un popolo guerriero famoso in età classica per la sua tecnica
militare. Compiuta la sua opera di fondatore, egli ricevette da Atena il ruolo di re della città di Tebe
e, da Zeus, la sposa Armonia come risarcimento per la perdita di Europa.
CALAI e ZETE
Nome di due venti figli di Bòrea e di Orìzia. Parteciparono alla spedizione degli Argonauti e alla
cacciata delle Arpíe dalla Tracia. I due fratelli furono uccisi da Eracle e poi mutati dagli dèi in
venti. Si dice avessero le spalle coperte da scaglie d’oro, le ali ai piedi e lunga capigliatura.
CALCÀNTE
Calcante, indovino e sacerdote di Apollo che accompagnò il suo popolo all’assedio di Troia.
Predisse che i venti sarebbero stati contrari finché non si fosse sacrificata Igenia figlia di
Agamennone e che la guerra sarebbe durata 10 anni. La sua profezia infatti si avverò. Dopo la presa
di Troia andò a Colofone, dove secondo la leggenda sarebbe morto per il rammarico d’esser stato
superato da Mopso nell’arte divinatoria. Era consigliere di Agamennone.
CALIDONE
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Enèo re di Calidone era solito celebrare dei sacrifici in onore di tutti gli dèi per ringraziarli della
benevolenza e dell’abbondanza dei raccolti, una volta si scordò di Artemide, la quale risentita si
vendicò mandando a Calidone un terribile cinghiale che distruggeva i campi e assaliva i passanti.
Enèo per finire questo flagello organizzò una battuta di caccia, invitando i più famosi eroi tra cui
Meleagro ed Atalanta. La caccia al cinghiale di Calidone causò molte vittime. Atalanta riuscì per
prima a scoccare una freccia e a colpire l’animale dietro l’orecchio ed infine Meleagro lo finì.
CALIPSO
Figlia di Oceano e di Teti, abitava in una grotta nell’isola di Ogigia. Trattenne l’eroe per sette anni
ed invano gli offerse l’immortalità purché rimanesse con lei, lo rilasciò dietro comando di Zeus.
CALLÌOPE
una delle nove Muse. Presiedeva alla poesia epica e all’elegia. Era rappresentata giovane e bella,
coronata d’alloro e nell’atto di scrivere con lo stilo su tavolette cerate, oppure di svolgere un rotolo
di pergamena. Il nome significa: dalla bella voce. Figlia di Zeus e di Mnemosine, dea della
memoria.
CALLÌROE
Era figlia del dio Achelòo, e moglie di Alcmeóne. Quando le fu ucciso il marito dai fratelli della
prima moglie, chiese od ottenne dagli dèi che i suoi due figlioletti divenissero immediatamente
adulti per vendicare la morte del padre, come fecero.
Altra Callìroe, era una ragazza di Calidone, della quale si era invaghito Coréso, sacerdote di Bacco.
Siccome ella si rifiutava di amarlo, Coréso pregò Bacco perché lo vendicasse, il dio allora fece
perdere il senno ai Calidonesi. Interrogato l’Oracolo egli rispose loro che per recuperare il senno
dovevano sacrificare a Bacco Callìroe, o chiunque fosse disposto a morire al posto di lei, e siccome
non ci fu nessuno disposto a prenderne il posto la ragazza fu portata all’altare, dove Coréso gran
sacerdote, vedendola tutta coperta di fiori, invece di colpire lei, si ficcò il coltello nel petto e morì.
Callìroe mossa a pietà di lui, allora si immolò per placare l’ombra di Coréso.
CALLISTO
Figlia di Licaone e progenitrice degli Arcadi. Callisto il cui nome significa bellissima era sempre al
seguito della dea Artemide e come alla dea era restia a parlare d’amore. Zeus che se n’era infatuato
fu costretto a ricorrere ad un travestimento dal duplice scopo: non farsi scoprire dalla gelosissima
Era ed ingannare la dolce Callisto, quindi le si avvicinò nelle vesti di Artemide. La ragazza non
trovò niente di strano che la dea la accarezzasse, ma quando Zeus passò al sodo era troppo tardi per
poter sfuggire. Dopo qualche tempo, le conseguenze diventarono visibili e Artemide, indignata
scacciò la povera Callisto che si mise a vagare senza meta per i boschi, finché non partorì un
bimbo, Arcade. Era scoperto l’ennesimo tradimento del marito se la prese con Callisto e la mutò in
orsa, lasciandole però la mente umana. Passati degli anni, Arcade, che, ormai era giovanotto, un
giorno mentre era a caccia vede un’orsa (l’orsa che era sua madre) e mentre stava per ucciderla,
Zeus trasformò: Callisto nella costellazione dell’Orsa Maggiore e Arcade nella costellazione di
Boote.
CALPE
antico nome del promontorio roccioso all’estremità SE della Spagna, che con il monte africano di
Abila, che sorge sulla sponda opposta formava le Colonne d’Ercole. La leggenda dice che i due
monti ne facessero uno solo ed Eracle lo divise per fare comunicare il Mediterraneo con l’Atlantico.
CANÀCE
Figlia di Èolo ed amante del proprio fratello Macarìo. Ebbe un figlio che affidò alla nutrice perché
lo facesse sparire, ma le grida del bimbo richiamarono l’attenzione di Èolo che indignato coi figli,
fece divorare il piccolo ai cani e diede un pugnale a Canàce perché si uccidesse con le proprie mani
onde evitargli di macchiarsi di parricidio. Macarìo scappò a Delfi dove si fece sacerdote di Apollo.
Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere all’amante/fratello? Clicca qui
CANÈFORE
Ad Atene erano le giovani vergini che portavano sulla testa la cesta che conteneva le offerte
propiziatorie, le vesti e gli arredi sacri, nelle feste religiose.
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CÀOS
Lo spazio immenso, l’abisso vuoto che secondo le antiche cosmologie esisteva prima della
creazione del mondo e dal quale nacquero gli dèi. Il concetto del Caos e delle divinità che lo
separano è comune in molti popoli.Questo disordine era in ogni caso una divinità capace di
generare e da essa nacquero inizialmente delle divinità oscure, malevoli, capricciose e chi più ne ha
più ne metta. Ecco la prima lista delle nascite: Il Destino o Fato dai voleri imperscrutabili chiamato
anche col nome di Ananke era una divinità ora benigna e ora ostile, in ogni modo divinità
potentissima ed inesorabile alla quale tutti gli altri dèi dovevano sottomettersi e ubbidire. Niente e
nessuno poteva cambiare ciò che egli aveva stabilito. Dal Caos nacquero l’Erebo, una specie di
abisso senza fondo fatto di tenebre; la Notte, buia e misteriosa che dava però riposo e portava buoni
consigli; le Moire, ministre del Destino e figlie dell’Erebo e della Notte; inoltre la Discordia, la
Vecchiaia, la Morte, il Sonno, il Biasimo, la Pena, Cere, i Sogni, Nemesi, l’Inganno, la Brama, la
Rissa, il Travaglio, l’Oblio, la Fame e… e non continuo oltre perché questa lunga lista già mette
angoscia ai miei pensieri. Quindi vedrò di toglierla scrivendo il nome delle buone divinità venute
dal Caos: la Concordia, l’Amore o Eros, il Giorno, Urano (il cielo) e Gea (la terra). A questo punto,
per virtù dell’Amore le varie divinità iniziarono ad armonizzare ed acquisire delle personalità più
clementi quindi il Caos da miscuglio indescrivibile ed inestricabile incomincia a delinearsi
nell’Universo equindi nell’ordine.
CAPANÈO
uno dei sette capi che assediarono Tebe. Figlio d’Ipponoo e di Astinome, marito di Evadne, salì
sulle mura di Tebe assediata e giurò temerariamente che neppure Zeus l’avrebbe fatto retrocedere.
Egli si era vantato di espugnare Tebe anche se l’avessero difesa gli dèi, e sulle mura della città osò
offendere Zeus dicendo che i fulmini del dio gli sembravano i raggi del sole a mezzogiorno. Zeus,
sdegnato, lo fulminò, allora tutto l’esercito assediante si ritirò disordinatamente. Evadne si fece
bruciare viva insieme al cadavere di Capanèo Dante lo colloca nell’Inferno (canto XIV) rendendolo
il simbolo dell’uomo anarchico che, contro ogni evidenza, vuole vivere e agire indipendentemente
da Dio. Fu uno dei sette condottieri che mossero guerra a Tebe.
CARÌDDI
figlia di Posidone e di Gea. Mostro rapace, rubò a Eracle una mandria di buoi e Zeus la punì
fulminandola e facendola cadere nel Mediterraneo, di fronte a Scilla ; qui rimase sotto forma di
grande scoglio, pericoloso per i naviganti. Omero immaginò che questo scoglio inghiottisse tre
volte al giorno le onde dello stretto che separa la Sicilia dalla costa italica, e tre volte le vomitasse.
Per evitare lo scoglio o i vortici di Cariddi, i naviganti dovevano avvicinarsi a quello di Scilla.
Rappresentava i pericoli della navigazione nello stretto di Messina.
CARIO
Fondatore della città di Megara.
CARITI
divinità greche, figlie di Zeus e di Eurinome, o di Zeus e di Era, chiamate dagli antichi romani
Grazie, poiché riferite a tre personificazioni della bellezza armoniosa e della grazia femminile,
Eufrosine la Gioia, Aglaia lo Splendore, Talìa la Floridezza; esse seguivano Afrodite ed erano
compagne delle Muse. Nelle illustrazioni, sono rappresentate allacciate per mano tra di loro,
generalmente nude. Gli ateniesi, invece, veneravano due sole Càriti, Auxo (colei che favorisce la
crescita) ed Egemone (colei che guida). A Sparta ne erano conosciute solo due: Cleta e
Faenna. Non occupato molto spazio nella mitologia e sono delle astratte personificazioni della
bellezza, della gentilezza e dell’amicizia.
CARONTE
figlio di Erebo e della Notte, traghettava le anime dei defunti attraverso l’Acheronte nel Tartaro.
Sulla barca di Caronte potevano salire solo coloro che erano stati seppelliti e dovevano pagare un
obolo moneta alla portata di tutte le tasche. Da tale leggenda derivò l’usanza degli antichi Greci di
porre una moneta nella bocca dei cadaveri.
CARPO
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Era una delle Ore.
CARRI DEL SOLE E DELLA LUNA (AV)
Il concetto della Luna e del Sole come carri. Gli antichi immaginavano che questi corpi celesti
erano dei carri che volavano nel firmamento. L’idea del carro del sole e della luna si ritrova nella
cosmogonia di molti popoli, quali: Egizi, indiani d’America, germanici, Indiani, Israeliti, Greci,
Romani ecc. ecc..
CASSANDRA
Cassandra, personaggio della leggenda omerica; figlia di Priamo e di Ecuba, ebbe il dono della
profezia da Apollo ma, avendo respito le sue profferte amorose, fu condannata a non essere mai
creduta. Previde i lutti di Troia e la rovina di tutti i suoi abitanti. Presa prigioniera da Aiace Oileo,
fu assegnata ad Agamennone, il quale la condusse a Micene, dove fu uccisa da Clitemnestra. Il suo
nome designa, per antonomasia, chi prevede sventure..
CASSIOPEA
Sposa di Cefeo re di Etiopia. Per essersi dichiarata più bella delle Nereidi, incorse nelle ire di
Poseidone, che pretese il sacrificio di sua figlia Andromeda. Fu poi trasformata in una
costellazione.
CASSÒTIDE
Fontana di Delfi le cui acque davano virtù profetiche alle sacerdotesse di Apollo.
CASTALIA
Ninfa mutata da Apollo in fonte. Le sue acque avevano la proprietà di ispirare il genio della poesia
a chi ne bevesse, o che ne ascoltasse il mormorio.
CÀSTORE
uno dei due Dioscuri, fratello di Polideuce Polluce, figlio di Zeus e di Leda. Ha tale nome anche
una stella di seconda grandezza, nella costellazione dei Gemelli.
CÀUMA
Uno dei centauri. Gli altri erano: Ànico, Arnèo, Càutra, Chirone, Eurìto, Fòlo, Grinèo, Lìcida,
Medòne, Pisènore e Roèto.
CÀURO
Era un vento, raffigurato come un vecchio barbuto, malvestito e con in mano un vaso pieno
d’acqua, in atto di versarla. Soffiava da Nord-Ovest.
CEBRÈNO
Padre di Astèrope e della ninfa Enòne. Era un dio fluviale della Frigia.
CEBRIONE
Uno dei Giganti che fecero guerra a Zeus.
CÈCROPE
Mezzo uomo e mezzo serpente, fu ritenuto il fondatore di Atene. Fu Cècrope ad introdurre la
monogamia e la sepoltura dei morti. Votò a favore di Atena nella disputa fra la dea e Poseidone per
chi avrebbe dato il dono più utile e di conseguenza il proprio nome alla futura Atene. Atena creò
l’ulivo e Poseidone il cavallo. Vinse Atena. Aveva costruito l’Acropoli, per questo detta anche
Cecròpia. Introdusse il culto di Zeus e di Atena.
CÈCULO
Figlio di Efesto e di Prenèsta. Da adulto si mise a commere furti e rapine e col ricavato dei suoi
illeciti fondò la città di Prenèste.
CEDALIONE
Era il Ciclòpe che si offerse di accompagnare Orione, quando questi divenne cieco.
CEFALO
Figlio di Ermes e di Erse. Cefalo aveva sposato Procri, i due vissero inizialmente innamoratissimi
l’uno dell’altro. Una mattina mentre Cefalo stava cacciando, lo vide Eos e lo rapì, volendolo fare
suo, ma il giovane innamorato com’era della moglie rifiutò le offerte amorose della dea. Eos allora
insinuò il dubbio nel cuore del giovane, dicendo che Procri lo avrebbe tradito se fosse offerto un bel
regalo e siccome Cefalo ribatteva, Eos lo mutò in altra persona in modo che Procri non poteva
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riconoscerlo, e gli disse di offrire a Procri un diadema d’oro in cambio dei suoi favori. Visto che
Procri accettò, Cefalo sdegnato abbandonò la moglie e tornò da Eos senza rimorsi. Dalla loro
unione nacque Fetonte che fu adottato da Afrodite. Procri delusa per dimenticare si mise a
viaggiare e un giorno approdò a Creta, dove si concedette a Minosse che gli regalò una freccia e il
cane Lelapo che non mancavano mai una preda. Erano stati regali di Artemide a Minosse. Dopo
quell’avventura Procri per paura della gelosia di Pasifae, moglie di Minosse, si rimise in viaggio.
Cambiato nome in Pterela e le sembianze in ragazzo ritornò ad Atene e qui incontrò Cefalo che
visti il cane e la freccia gli piacquero tanto da offrire una grossa quantità di argento in cambio. Ella,
invece, disse che era disposta a separarsi da quei doni in cambio di una notte d’amore, ovviamente
Cefalo non ci pensò due volte, a letto Procri si fece riconoscere come sua moglie. Così i due si
riconciliarono e Cefalo fu entusiasta dei doni. Artemide vedendo che i suoi doni servivano da
richiamo per amori da piazza. Per vendicarsi insinuò nel cuore di Procri il sospetto che Cefalo
uscendo all’alba non lo facesse per andare a caccia ma per incontrarsi ancora con la dea Eos. Così
una mattina lo seguì, Cefalo udendo dei rumori venire dai cespugli e credendo si trattasse di
selvaggina scagliò la freccia infallibile che andò a colpire Procri. Condannato all’esilio per
l’omicidio della moglie Cefalo andò a Tebe da re Anfitrione al quale rese vari servigi, il re lo
compensò dandogli l’isola di Cefalonia così chiamata in suo onore. In preda al rimorso un giorno si
gettò in mare da una scogliera.
CEFÈO
Re di Tegèa, aiutò Eracle nella guerra contro i Lacedèmoni. Fu uno degli Argonauti, diede la
propria figlia Àuge in sposa ad Eracle e fu mutato dagli dèi in astro.
CEFISO
1) Cèfiso o Cefisso, nome di tre fiumi della Grecia Il Cefiso dell’Attica attraversa la pianura di
Atene e sfocia nella Baia del Falero, il Cefiso della Beozia oggi Mavroneri sorge dal Parnaso e si
versa nel Lago Copaide; anche nel Peloponneso esiste un piccolo corso d’acqua che porta questo
nome.
2) Divinità fluviale a cui gli Olimpi diedero il compito di arbitro nella contesa tra Era e Poseidone
per l’assegnazione della signoria sull’Argolide. Viene citato anche come padre di Narciso, generato
con Liriope.
CÈICE
Era il marito di Alcione, erano tanto felici ed innamorati che osarono paragonarsi a Zeus ed Era.
Questo fatto non era gradito agli Olimpi, che per punirli del sacrilego paragone un giorno mentre
Cèice a bordo di una nave stava andando a consultare l’Oracolo, gli mandarono contro una furiosa
tempesta. Nel naufragio Cèice perse la vita e il suo spirito apparve ad Alcione che era rimasta a
Trachine. Dal dolore Alcione si buttò a mare, gli dèi impietositi li trasformarono in uccelli.
CELENO
1) Una delle Arpie che a Salmidesso insozzavano la tavola di Fineo. Incontrata da Enea alle isole
Strofadi, gli predisse difficoltà e dolori.
2) Una delle Pleiadi che si concesse a Poseidone che la rese madre di Lico e di Nitteo.
CÈLTINA
Ninfa amata da Eracle.
CÈLTO
Figlio di Eracle e della ninfa Cèltina.
CENÈO
Fanciulla che venne mutata in uomo invulnerabile da Poseidone. Partecipò alla guerra fra Centauri
e Làpiti alleato a quest’ultimi. I Centauri non riuscendo ad ucciderlo dato che era invulnerabile lo
catturarono e lo seppellirono vivo sotto una catasta di grossi tronchi. Cenèo venne allora
trasformato in uccello.
CENTAURI
Erano per metà uomini (dalla cintola in su) e per metà cavalli; abitavano sul monte Pelio, nella
Tessaglia. Famosi Chirone, maestro d’Achille, Folo e Nesso, personaggi del mito di Eracle. Alle
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nozze di Piritoo e Ippodamia i centauri vennero a rissa coi Lapiti che ne fecero strage. I superstiti si
rifugiarono sul Pindo. Numerose nell’arte antica le raffigurazioni di centauri in statue e bassorilievi.
Virgilio mette alcuni centauri all’ingresso dell’Ade. Erano litigiosi, sensuali, senza limiti nel
godimento di donne e bevevano vino a fiumi. Il loro progenitore fu Issione, il primo assassino.
Issione dopo tanto tempo chiese agli dèi il perdono delle sue pene, Zeus volle perdonarlo e nella
sua magnanimità lo invitò alla mensa degli dèi. Ma Issione, che era un essere malvagio, osò
insidiare Era per farle delle proposte oscene. Zeus volle metterlo alla prova per vedere fin dove
arrivavano le sue brame, allora diede le forme di Era ad una nuvola (Nefele). Issione sfogò le sue
voglie su quella nuvola che partorì il primo Centauro (era ancora totalmente umano), che si
accoppiò con delle puledre che partorirono degli esseri metà uomo e metà cavallo. Questi esseri
erano dominati da Chirone che sebbene fosse un Centauro, era mentalmente diverso. anche la sua
origine era diversa.
CENTIMANI
Detti anche Ecatonchiri, erano esseri dotati di cinquanta teste e di cinquanta braccia. Si riteneva
fossero tre: Cotto, Briareo e Gige. Figli di Urano e di Gea, appartenevano alla stessa generazione
dei Ciclopi e si schierarono con Zeus nella lotta contro i Titani.
CÈO
Figlio di Elio e Gèa, fece guerra a Zeus assieme ai giganti. Era il padre di Latonia e d’Asteria.
Anche un’isola ha il nome Ceo è la più occidentale delle isole Cicladi (Mare Egeo). Secondo una
tradizione, i vecchi di Ceo si avvelenavano con la cicuta per lasciar posto ai giovani; ne poetò G.
Pascoli nei I vecchi di Ceo.
CERÀSTI
Popolo crudele dell’isola di Cipro che sacrificava gli stranieri agli dèi. Afrodite per punirli mutò in
tori gli uomini e alle donne tolse il senso del pudore, che si prostituivano pubblicamente. Abitavano
la città di Amatunta.
CERBERO o CÈRBERO
Era il cane dalle tre teste che custodiva l’Ade. Egli aveva l’incarico di impedire ai morti di uscire ed
ai vivi di entrare. Esiodo lo descrive con 50 teste, ma scrittori posteriori gliene attribuiscono
soltanto 2 e, infine, 3, ed è sempre tricipite nelle figurazioni. Era figlio di Echidna e Tifone. Solo
tre esseri eccezionali riuscirono ad affrontarlo per entrare negli inferi, essi furono: Eracle, che lo
incatenò per riprendere Alcèsti; Orfèo che lo addormentò col suono della sua lira, per chiedere
a Ade che gli rendesse la sua dolce Euridice; e infine Enea lo assopì, dandogli da mangiare una
focaccia magica consigliata dalla Sibilla.
CÈRCEIS
Una delle Oceanine.
CERCIONE
Re di Arcadia, figlio di Poseidone o di Efesto, aveva una forza eccezionale. Assaliva i viandanti e
obbligandoli a lottare, dopo averli sopraffatti piegava le cime di due pini e legava i malcapitati che
venivano così squartati. Tèseo l’affrontò e gli fece fare la stessa terribile fine.
CÈRCOPI
personaggi mitologici, mutati da Zeus in scimmie per le loro ribalderie e ruberie. Prima della
trasformazione erano due fratelli ribaldi e deformi che Eracle tenne prigionieri presso Efeso ma che
poi liberò, tanto lo divertirono i loro lazzi e le loro facezie.
CERVA DI CERINÈO
Cerva che aveva le corna d’oro e i piedi di rame, era velocissima nella corsa, tanto che nessun
cacciatore riusciva a catturarla e fu una delle dodici fatiche di Eracle.
CHETO
Figlia di Ponto e di Gea, sposò il proprio fratello, Forchi, al quale diede le Graie e le Gorgoni.
CHIMERA
Mostro favoloso, figlio di Tifòne e Echidna. Aveva la testa di leone, la coda di drago e il ventre di
capra. Fu ucciso da Bellerofonte. Vomitava fuoco e fiamme e col suo alito (molto pesante) seccava
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tutta la vita vegetale. Dopo aver devastato per molto tempo la Licia, la Chimera fu uccisa da
Bellerofonte, montato sul cavallo alato Pègaso. Si tratterebbe, secondo alcuni interpreti, della
personificazione di un vulcano della Licia, abitato in alto da leoni, a mezza costa da capre, alle
falde da serpi.
CHIO
Ninfa figlia di Oceano.
CHÌONE
Sposa di Apollo e di Ermes in seconde nozze. Dal primo ebbe Filamondo, grande suonatore di
cetra; e dal secondo, Autolico famoso ladro che fu avo materno di Ulisse. Orgogliosa dei suoi figli
Chìone si vantò di essere più feconda e più bella di Artemide. La dea per punirla della sua
vanagloria, con una delle sue frecce le tagliò la lingua in due. Altra Chìone, fu figlia di Borea e di
Orizia e sposa di Poseidone dal quale ebbe un figlio chiamato Eumòlpo.
CHIRONE
Era il più famoso e sapiente dei Centauri, figlio di Crono e di Fillira. Partecipava spesso alle cacce
con Artemide e da essa apprese la conoscenza della medicina e delle erbe medicinali. Fu maestro di
Asclepio, Bacco, Achille, Eracle, Giasone, Tèseo, Càstore e Polluce, Nèstore, Enèa, Ippolito,
Ulisse, Diomede, e Cefalo. Zeus gli fece dono dell’immortalità. Chirone fra le tante cose, insegnò
agli uomini la pratica della venerazione agli dèi, l’inviolabilità del giuramento e le leggi. Anche se
aveva la forma di Centauro non aveva nulla a che vedere e a spartire coi figli di Issione, in quanto
egli era figlio di Crono che per avere la dolce Fillira si era mutato in cavallo per eludere la
sorveglianza della gelosa Rea. La causa della morte di Chirone fu Eracle, che nella foga della
guerra mossa ai centauri per errore colpì al ginocchio Chirone con una freccia avvelenata col
sangue dell’Idra, e siccome il buon centauro era immortale e l’inguaribile ferita lo faceva soffrire
atrocemente, Zeus commosso per sottrarlo ai tormenti del dolore lo mutò nella costellazione del
Sagittario.
CIÀNE
nella mitologia greca, nome di una ninfa, personificazione di una sorgente presso Siracusa. Fu
associata al mito e al culto di Persefone. Più tardi fu anche assimilata alla figlia di Cianippo e alla
figlia di Liparo, re degli Ausoni. Quando Ade rapì Persefone, volendo ella aiutarla a sfuggire al dio
degli inferi fu da lui mutata in fonte.
Ciane, piccolo torrente, lungo circa 7 km., affluente dell’Anapo, in provincia di Siracusa. Famoso
per i papiri, che crescono rigogliosamente lungo le sue rive.
CIANIPPO
Era un sacerdote di Bacco a Siracusa, in una cerimonia avendo offeso il dio cadde in uno stato di
ubriachezza tale da violentare la propria figlia Ciàne. La Sicilia allora fu desolata da una pestilenza
provocata da Bacco indignato del terribile incesto. Interrogato l’Oracolo, rispose che solo se si fosse
sacrificato Cianippo tutto sarebbe cessato. La figlia stessa lo sacrificò poi agli dèi, per distogliere la
pestilenza che essi avevano diffusa nella città per punire il turpe atto del padre. Subito dopo
immolò sull’ara anche se stessa, col medesimo ferro con cui aveva ucciso il padre.
CIBÈLE (C1-C4)
Al tro nome di Rhea, sposa di Crono e quindi madre di Hestia o Vesta, Demetra o Cerere, Hera o
Giunone, Hades o Plutone, Poseidone o Nettuno, Zeus o Giove. Personificazione della Madre
Terra, protettrice della vegetazione e della agricoltura.Dea della terra feconda, chiamata la Gran
Madre degli dei, identificata con Rea, probabilmente di origine frigia. Aveva tanti nomi quanti
erano i luoghi nei quali si adorava. Così era detta Pessinunzia, Idea, Dindimea, Berecinzia, dalle
città di Pessinunte e Berecinto e dai monti Ida e Dindime, tutti nella Frigia. S’innamorò del pastore
Attis e lo tramutò in pino. Il suo culto si diffuse in Grecia e poi a Roma verso la fine del III sec.
a.C. I suoi sacerdoti Coribanti e Galli usavano evirarsi per ricordare il gesto dell’infedele Attis, che
s’era così punito. Veniva raffigurata come una matrona seduta in trono fra due leoni. A Roma era
chiamata Magna Mater Deum Idaea.
CICLADI
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Ninfe che furono mutate in isole del Mar Egeo, colpevoli di non avere fatto sacrifici a Poseidone.
CICLOPI
Erano i tre giganteschi figli di Urano e Gea. Essi avevano un solo occhio al centro della fronte. Si
chiamavano Bronte il tuono, Stèrope il fulmine e Arge lo splendore. Essi si rivoltarono contro il
padre Urano, il quale li rinchiuse nel Tartaro. Quando Crono detronizza Urano, su invito di Gea
libera i Ciclopi ma col tempo sentendosi minacciato dalla presenza di questi giganti, li richiude
nuovamente nel Tartaro. Saranno liberati definitivamente da Zeus, quando parte alla conquista
dell’Olimpo, con l’aiuto di Ade e Poseidone, allora i Ciclopi per sdebitarsi donarono il fulmine a
Zeus, a Ade l’elmo dell’invisibilità e il tridente a Poseidone. Grazie a queste armi Zeus riesce nel
suo intento e apprezzando le arti dei Ciclopi, se li tenne per essere sempre rifornito di fulmini. Li
uccise Apollo per vendicare Asclepio, saettato da Zeus coi fulmini da essi fabbricati. Omero
sembra farli abitare sulla costa napoletana da Baia al Vesuvio, mentre Virgilio li pone sulla costa
orientale della Sicilia presso l’Etna. Il pastore antropofago Polifemo, personaggio dell’Odissea, è
senz’altro il ciclope più noto.
CILICE
Fratello di Euròpa e figlio di Càdmo.
CILLA
Sorella di Priamo fu da lui uccisa perché Esaco aveva profetizzato che per la salvezza di Troia
bisognava uccidere assieme al bambino, la donna della casa reale che avrebbe partorito quel giorno.
La sera dello stesso giorno Ecuba mise al mondo Paride figlio di Priamo.
CILLENE
1) Il monte più alto del Peloponneso, al confine tra Arcadia e Acaia. Sulla sua vetta nacque Ermes a
cui la montagna era sacra.
2) CILLENE antica città dell’Elide, già conosciuta da Omero, teatro di varie guerre, più volte
distrutta e riedificata, ora scomparsa. Nei pressi si trova la moderna Glarenza.
CINIRO o CINIRA
Sacerdote di Afrodite, dalla quale ebbe una figlia, Mirra che amò incestuosamente il padre. Altro
Ciniro era anche un re di Cipro ed aveva cinquanta figlie che Zeus mutò in Alcioni.
CINOSURA e ELICE
Erano le due orse che si occuparono di Zeus quando era ragazzo. Il dio per gratitudine le mutò nelle
costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore.
CINZIO e CINZIA
Così furono chiamati Apollo e Artemide perché nati sul monte Cinto.
CIPARISSO
Giovane molto caro ad Apollo. Tormentato dal dolore, per avere involontariamente ucciso un cervo
che egli stesso aveva allevato, voleva lasciarsi morire. Apollo, commosso lo mutò in cipresso.
CIRCE
Famosa maga che abitava l’isola Eèa, la sua storia è largamente narrata nell’Odissea. Ulisse
scampato alla tempesta approda nell’isola della maga, i suoi uomini vanno ad ispezionare l’isola e
incontrano la maga che dando loro del cibo non appena lo mangiano vengono mutati in porci. Uno
degli uomini che non fidandosi non aveva mangiato, corre ad avvisare Ulisse del fatto. Ulisse si
arma e corre contro la maga, per strada incontra Ermes che gli dà un amuleto che lo protegge dagli
incantesimi della megera. Grazie a questo amuleto Ulisse può con la forza costringere la maga a
dare le forme umane ai suoi uomini. Fermatosi un anno nell’isola Ulisse ebbe da Circe un figlio,
Telègono. Quando l’eroe decise che era il momento di ripartire la maga lo lasciò andare senza
troppe storie, anzi gli diede dei buoni consigli.
CIRENE
Figlia di Ipseo e della ninfa Clidanope. Disprezzava i lavori tipici delle donne e per questo diventò
un’abile cacciatrice. Un giorno mentre lottava senza armi contro un leone, la vide il dio Apollo che
volle farne la sua amante, con un cocchio trainato da cigni Apollo portò Cirene in Libia, e là, la
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fece sua. Dalla loro unione nacquero Aristeo ed Idmone. Cirene ebbe rapporti anche con Ares dal
quale ebbe Diomede.
CIRNO
Figlio di Eracle e primo regnante della Corsica.
CITÈRA
Isola del Peloponneso, sulla spiaggia della quale Afrodite, emerse nuda dalla spuma del mare.
CITERONE
Catena montuosa che divide la Beozia dalla Megaride e dall’Attica, sacra a Dioniso e alle Muse.
Sulle sue pendici trovarono la morte Penteo e Atteone; Zeus ed Era vi avrebbero consumato il loro
matrimonio segreto, anche se altre tradizioni indichino l’isola di Samo o il monte Ida nella Troade.
CIZICO
Re del popolo dei Dolioni che discendevano da Poseidone. Fu ucciso per errore da Giasone.
CLÀRO
Isola dell’Egèo, famosa per uno degli Oracoli di Apollo.
CLEOBI e Bitone
erano i figli di Cidippe, sacerdotessa di Era. famosi per la pietà filiale. Si aggiogarono al carro per
trasportare al tempio la madre. Cidippe pregò quindi la dea affinchè li premiasse col dono più
grande. In risposta, Era concesse loro di morire in modo indolore, passando insensibilmente dal
sonno alla morte.
CLIMENE
1) Figlia di Oceano e Teti, sposa di Giapeto al quale generò Atlante, Prometeo e Epimeteo.
2) Una della Nereidi, moglie di Prometeo e madre di Deucalione.
CLIO
Una delle Muse, presiedeva alla Storia. Avendo rimproverato Afrodite perché innamorata di
Adone, la dea per vendicarsi la fece innamorare incestuosamente del proprio padre; dall’unione dei
due nacque Giacinto.
CLITENNESTRA
Secondo la leggenda nacque assieme a Castore, Polluce ed Elena, dall’uovo che Leda aveva
concepito dopo il rapporto con Zeus che si era unito a lei sotto forma di cigno. Siccome Leda la
stessa notte si accoppiò col marito Tindareo, Clitennestra nacque dal seme di Tindareo. Clitennestra
sposò in prime nozze Tantalo (un omonimo del più famoso per il supplizio), re di Pisa (città del
Peloponneso). Agamennone, gli fece guerra, lo uccise, assieme al figlio e ne sposò la vedova
Clitennestra. Castore e Polluce, suoi fratelli, indignati mossero contro Micene (città di
Agamennone). Ma Agamennone, scaltro com’era si recò subito da Tindareo che benedì il suo
matrimonio e così si salvò dalla vendetta dei due Dioscuri. Dall’unione dei due nacquero: Elettra,
Ifigenia, Crisotemi e Oreste. Quando Agamennone ebbe il comando delle truppe per la spedizione
contro Troia, alla partenza mancava il vento. Allora interrogato l’oracolo Calcante, disse che ciò era
dovuto ad uno sgarbo che Agamennone aveva fatto alla dea Artemide e per calmare la dea egli
doveva sacrificare la propria figlia Ifigenia. Agamennone tergiversava, ma quando i Greci
minacciarono di togliergli il comando, acconsentì al sacrificio anche se poi non fu consumato. Per
questo fatto Clitennestra gli serbò rancore eterno. Egisto che aveva dei rancori nei confronti di
Agamennone, non partecipò alla guerra e rimanendo a corte insinuò il dubbio nel cuore
Clitennestra che già aveva molto sofferto. Al ritorno dalla spedizione Agamennone, venne dai due
ucciso assieme ai suoi uomini.
CLITO
Giovane amato da Eos.
CLIZIA
Figlia di Ocèano e di Teti, fu amata da Apollo. Trascurata dal dio si lasciò morire di fame. Apollo,
commosso la mutò in Girasole.
CLOE
epiteto di Demetra, in quanto protettrice del verde delle messi.
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CLORI
nome della dea dei fiori, sposa di Zefiro: corrispondente alla dea Flora dei Latini.
CLÒTO
Una delle tre Moire.
COCITO
Uno dei fiumi infernali, le sue acque erano ingrossate dal pianto dei morti. Emissario dello Stige,
sboccava nell’Acheronte.
COÈFORE
Così erano chiamate le donne che nei riti funebri distribuivano i cibi.
COIO
Titano padre di Latona, e nonno di Apollo e di Artemide. Sua amante fu Tebe.
COLCHIDE
Regione dell’Asia dove era custodito il Vello d’oro.
COLONNE D’ERCOLE
Erano i due monti di Àbila e di Càlpe, che Eracle ottenne separando una montagna per mettere in
comunicazione il Mediterraneo con l’Atlantico.
COMÈTO
Sacerdotessa di Artemide, nota per avere profanato il santuario col suo amante Melanippo.
CÒMO
Dio Greco di ogni tipo di piaceri anche quelli licenziosi. Era raffigurato come giovane massiccio,
colorito in volto con i segni marcati degli stravizi, con una corona di rose e con in mano una
fiaccola.
CORE
Epiteto che significa la fanciulla con il quale, soprattutto in Attica, veniva chiamata Persefone.
CORONIDE
Principessa arcade amata da Apollo al quale però fu infedele. Il dio fu avvertito del suo tradimento
da un corvo bianco, animale a lui sacro, e volle punirla facendola uccidere dalle frecce della sorella
Artemide. Nell’esalare l’ultimo respiro, Coronide pregò il dio di salvare il figlio che aveva
concepito da lui e Apollo trasse Asclepio dal ventre della madre consegnandolo al centauro Chirone
perchè lo allevasse. Quanto al corvo, latore dell’infame notizia, Apollo cambiò da bianco a nero il
colore del suo piumaggio.
CORUNÈTE o PERIFÈTE
Brigante figlio di Efesto che aggrediva tutti quelli che incontrava uccidendoli a mazzate. Tèseo
pose fine ai suoi misfatti.
CÒTTO
Uno dei Centìmani.
CREÙSA
Figlia di Priamo e moglie di Enèa. Nella fuga da Troia in fiamme Enèa smarrì la moglie Creùsa
perciò ritornò indietro a cercarla, ma per strada incontrò l’ombra della moglie che lo scongiura di
continuare in viaggio.
CRINI
Sacerdote di Apollo, noto perché non sacrificava quasi mai al dio.
CRINISO
Principe troiano, aiutato da Poseidone e Apollo alla costruzione delle mura della città. Alla fine dei
lavori non volle dare ai due dèi il compenso pattuito. Allora, Poseidone, irato mandò un mostro
contro la città e come tributo voleva una giovane donna ogni volta che appariva. Ma quando fu il
turno di Crinise, figlia del re, il padre per sottrarla alla atroce fine, la mise in una barca e la
abbandonò alle onde del mare. Quando, dopo avere ucciso il mostro, andò alla ricerca della figlia,
non trovandola pianse tanto che gli dèi commossi gli fecero dono del potere di potersi mutare in
tutto quello che volesse. Criniso fece largo uso di questo potere per sorprendere le ninfe che gli
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piacevano, e per amore della ninfa Egesta, lottò contro il dio fluviale Achelòo e vintolo sposò la
ninfa che gli diede una figlia, Alcèsti.
CRIO
Titano che personificava l’ideale della forza e della potenza.
CRISAORE
Figlio di Poseidone.
CRÒCO Amò talmente tanto la ninfa Smilàce, che gli dèi, commossi mutarono lui in Zafferano, e
la ninfa nel verde albero del Tasso.
CRONO I latini lo identificarono con Saturno, era il più giovane dei Titani. Sua sposa fu Rhea, nota
anche col nome di Cibele, dal nome della dea frigia chiamata Madre degli déi o
Grande Madre. Figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra). Su istigazione di Gea irata con Urano
per aver rinchiuso nel Tartaro i Titani (altri loro figli), Crono con una falce datagli da Gea evirò
Urano e lo privò del potere. Divenuto il supremo degli dei, Crono sposò Rhea con essa generò:
Ade, Demetra, Era, Estìa, Poseidone e Zeus. << E mano a mano che ciascuno veniva dal sacro utero alle ginocchia della madre, tutti li ingoiava il grande Crono, mirando che nessun altro che lui degli illustri Uranidi avesse tra gli immortali dignità regale>>.(Esiodo, Teogonia 453). Li divorò
tutti tranne Zeus che Rea nascose in una grotta sul monte Ida nell’isola di Creta, e al suo posto gli
diede una pietra avvolta in delle fasce. Crono ingoiò la pietra senza accorgersi dell’inganno.
Quando Zeus fu cresciuto si fece assumere come coppiere da Crono e su consiglio di Meti
somministrò senape e sale nell’idromele di Crono. La pozione emetica fece vomitare Crono che
rigettò in ordine inverso prima la pietra (Abadir) e poi i fratelli e le sorelle di Zeus. Quest’ultimi
grati della liberazione pregarono Zeus perché li conducesse nella lotta contro i Titani seguaci di
Crono. I Titani erano guidati da Atlante dato che Crono era troppo vecchio. Crono sconfitto venne
esiliato su una isola occidentale.
CRÒTO Uno dei figli di Pan e di Eufème, noto come cacciatore infallibile, fu dalle Muse mutato
nella costellazione del Sagittario. La stessa mutazione viene anche riferita al centauro Chirone.
CUPIDO o EROS Vedi Amore.
CURÈTI Erano i giovani che danzavano e facevano grande rumore battendo le lance contro gli
scudi per non fare sentire i vagiti di Zeus infante, quando Rea lo nascose a Crono perché non lo
divorasse
DADÙCO
sacerdote dei Misteri eleusini, il più importante dopo lo ierofante, era a capo dei lampadofori;
veniva sempre scelto di generazione in generazione nella famiglia ateniese sacerdotale dei Cerici.
Portava la fiaccola di Demetra durante le cerimonie e proclamava i sacri divieti.
DAÈIRA
dea venerata a Eleusi, figlia di Demetra e di Oceano; con Ermete generò Eleusi, fondatore della
città omonima.
DAFNE
Ninfa, figlia di Penèo e di Gea. Quando inseguita dal dio Apollo che voleva possederla a tutti i
costi, pregò la madre Gea di salvarla. Allora Gea, la mutò in alloro. Apollo, innamorato staccò un
ramo dalla pianta, se ne fece un serto e volle che la pianta le fosse consacrata.
DAFNI
Figlio di Ermes. Molto amato da Apollo, Pan e Artemide, questi dèi insegnarono molte cose a
Dafni che peraltro inventò la poesia bucolica. Condannato alla cecità per non essere stato fedele
alla ninfa Nomia, ma in questa condizione non visse a lungo. Allora, Ermes per ricordarlo lo mutò
in pietra e a Siracusa fece nascere una fonte che prese il nome di Dafni, in onore del giovane poeta.
DAMASCO
figlio di Ermes e di Alimèa, ha dato il nome alla città omonima della Siria; fu scorticato vivo da
Dionisio per avere tagliato le viti che egli aveva piantato.
DAMASTE
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Vedi Procuste
DÀMIA
divinità femminile greca, dea della fecondità e dell’abbondanza, venerata a Epidauro, Egina,
Trezene e nella Magna Grecia. Assimilata dai Romani alla dea Bona degli Umbri e dei Sabini
(affine alla dea Cupra dei Piceni).
DAMNAMENEO
Vedi Dattili Idei.
DANAE
Unica figlia di Acrisio re di Argo e di Euridice. Acrisio avendo avuto dallo oracolo di Delfi la
predizione che un giorno sarebbe stato ucciso dal nipote, egli rimediò chiudendo la figlia in una
cella sotterranea con la sola compagnia di una ancella, sicuro così che la profezia non poteva
avverarsi. Ma Zeus (gran donnaiolo) affascinato dalla bellezza della fanciulla sotto forma di raggio
di sole la raggiunse e la fece sua dall’unione nacque Perseo. Acrisio furibondo per la nascita del
nipote che sarebbe stato la causa della sua morte fece rinchiudere la figlia ed il nipotino in una
cassa e li abbandonò alle onde del mare sicuro così di sbarazzarsi dello incomodo nipote, ma Zeus
fece in modo che la cassa con la sua donna e il figlio arrivasse all’isola di Serifo. Là vivevano i
fratelli Ditti e Polidette nipoti di Zeus. Ditti che faceva il pescatore trovò la cassa sulla spiaggia
salvò i due sventurati e li portò a corte da Polidette dove Perseo crebbe forte e bello. Polidette,
respinto da Danae, che viveva per il figlio, studiò come liberarsi del ragazzo e lo mandò a uccidere
Medusa e portargliene la testa. Contrariamente alle attese di Polidette, Perseo tornò vincente.
Polidette invidioso della gloria del ragazzo trattò tutti male, umiliò Danae, trattò come un servo il
fratello e schernì Perseo, allora il ragazzo grazie al potere della testa di Medusa lo pietrificò con
tutti i suoi seguaci e l’isola di Serifo divenne una sassaia, sola una piccola parte rimase abitabile e
Ditti ne divenne il re. Fatto ciò Perseo con la madre tornò ad Argo per conoscere il nonno Acrisio.
DANÀIDI
le 50 figlie di Danao, re di Argo. Tutte meno una, di nome Ipermestra, uccisero per ordine del padre
i loro mariti figli di Egitto, loro cugino, e furono perciò condannate da Zeus al Tartaro, ove
scontano la loro colpa versando acqua in eterno in un vaso senza fondo..
DANAO
Figlio di Belo e di Ancinoe. Aveva altri due fratelli: Egitto e Cefeo. Alla morte del padre che era re
di Chemni, Cefeo si prese la parte meridionale del regno, mentre Danao ed Egitto litigarono per la
spartizione del resto. Allora Egitto aveva cinquanta figli a titolo di instaurare una alleanza propose
a Danao che aveva cinquanta figlie di unirli in matrimonio in modo da non avere più contrasti, ma
Danao non fidandosi preferì andare in esilio. Così costruita una nave partì con le figlie. Approdato
nel Peloponneso dichiarò che gli dèi lo avevano destinato a divenatare re di Argo, Gelanore re di
Argo intimorito da alcuni presagi abdicò a favore di Danao che divenne il più potente re della
Grecia.
DARDANO
Figlio di Zeus e di Elettra, fu il mitico antenato dei Troiani e, per loro tramite, dei Romani. Fondò
in Troade la città che prese il suo nome e da lui deriva il anche il nome di Dardanelli, l’antico
Ellesponto.
DATTILI IDEI
Rea, nelle doglie del parto di Zeus per resistere meglio agli spasimi poggiò le mani sulla terra, da
quest’ultima sconvolta dal contatto spuntarono dieci demoni cinque femminili corrispondenti alle
dita della mano sinistra e cinque maschili corrispondenti alle dita della mano destra. Il nome di
Dattili Idei ricorda appunto la loro origine Daktylos (dito) e dal monte Ida a Creta dove ciò
accadde. Per prima cosa aiutarono la dea a partorire Zeus. I Dattili maschi non sarebbero altri che i
Cureti che con le loro danze rumorose protessero la culla di Zeus; difatti i confini dell’identità fra
Dattili Idei, Coribanti e Cureti erano molto instabili. Ma neanche il loro numero era stabilito, così si
diceva fossero cento, altrove si diceva venti che erano fabbri, e di trentadue che erano maghi.
Oppure che i maschi erano nati dalla mano destra erano stati gli inventori della metallurgia, le
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femmine nate dalla sinistra si stabilirono nella Samotracia, dove avrebbero insegnato ad Orfeo i
misteri della Dea Madre. Altri raccontano di solo cinque Dattili Idei dandone pure i nomi: Peonio,
Epimede, Giasio, Ida e Eracle (che non era L’eroe forzuto). Si racconta pure di soli tre Dattili Idei
servi della dea madre Cibele: Acmonte l’incudine, Damnameneo il martello e Chelmi il ferro o il
coltello. Quest’ultimo per aver offeso Rea fu tramutato in ferro o comunque gli altri due fratelli gli
furono ostili. Si parla anche di due soli Dattili Idei Tizia e Cilleno nati non in conseguenza al parto
di Rea ma a quello della Ninfa Anchiale, ma siccome questa stendendo le mani anzichè stenderle le
chiudeva nacque soltanto un Dattilo per mano. Questi due sarebbero stati compagni di trono di
Cibele. Nonostante tutte le varianti i Dattili altri non sono che strumenti della Grande Madre: fabbri
e stregoni.
DÈDALO
Ateniese che era un genio paragonabile a Leonardo da Vinci. Un certo Talo, suo allievo inventò la
sega ed il trapano, allora Dedalo, ingelosito lo uccise, condannato all’esilio per questo reato, si
rifugia a Creta presso re Minosse. La costruisce la finta mucca, che Pasifae, moglie di Minosse,
userà per soddisfare le sue voglie col toro, della quale si era innamorata. Dal rapporto animalesco
nasce il mostruoso Minotauro. Allora il re di Creta ordinò all’inventore di costruire il labirinto. Fu
Dedalo a suggerire ad Arianna come aiutare Teseo, quando uccise il Minotauro, Minosse scoperto
anche questo imbroglio fece rinchiudere l’inventore assieme al figlio Icaro nel labirinto. Dedalo non
si scoraggiò e costruite delle ali con delle piume e della cera dopo avere istrutito il figlio come
volare spiccò il volo e fuggì, ma il viaggio fu fatale per il figlio che volato troppo in alto, le ali si
sciolsero e precipitò in mare, moremdo. Dopo avere sepolto il figlio, Dedalo si rifugiò in Sicilia
presso re Cocalo, dove visse fino a tarda età.
DEIANIRA
Sposa di Eracle. Per guadare il fiume Èveno accettò di salire in groppa al centauro Nèsso, il quale
cercò di rapire la bella ragazza, allora Eracle con una delle sue frecce intinte nel sangue dell’Idra
uccide il centauro, che prima di morire suggerisce a Deianira di intingere la veste di Eracle nel suo
sangue per avere assicurata la fedeltà del marito. Quando Eracle si innamorò di Iòle, Deianira fece
indossare la veste che aveva intinto nel sangue del centauro, convinta che così Eracle sarebbe
ritornato a lei. Ma non appena Eracle indossò la veste , si sentì ardere e bruciare il corpo dal veleno
contenuto nel sangue del centauro, non potendo più sopportare quell’immenso dolore, l’eroe si fece
preparare un rogo e vi salì. Deianira dal rimorso e dal dolore della perdita del marito non
volendogli sopravvivere si uccise. Leggi cosa Ovidio le fa scrivere al suo amato. Clicca qui
DEIFOBO
Dopo la morte di Paride, sposò la bella Elena. Visto che Troia era perduta per farsi perdonare da
Menelao, segretamente lo introdusse con Ulisse, nella camera matrimoniale, consegnandogli il
marito Deifobo, che fu dai due greci ucciso.
DEINO
Una delle Graie, il suo nome significa la terribile.
DEIÒNE
1) Ninfa che col contributo di Apollo generò Mileto.
2) Deione o Deioneo, re della Focide, figlio di Eolo. Ebbe da Diomede, figlia di Xuto, parecchi
figli, tra cui Cefalo.
DELFI
Luogo sul versante meridionale del monte Parnaso, dov’era il famoso oracolo d’Apollo che per
molti secoli fu adorato dai Greci e da numerosi altri popoli. Da una cavità della roccia uscivano dei
vapori tossici che avevano la proprietà di eccitare chi li respirava. La cavità era posto nella parte
più nascosta del tempio, la si trovava la Pizia, inalando i vapori entrava in trance, con una
esaltazione da arrivare al parossismo, durante questa fase che pensavano fosse il dio a possederle,
parlavano e un sacerdote raccogliendo le loro parole, le interpretava e dava la risposta ai pellegrini
che andavano ad interrogare il dio.
DELFINA
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Mostro metà donna e metà serpe, avrebbe custodito Zeus, quando Tifone imprigionatolo gli aveva
tagliato i tendini delle mani e dei piedi.
DELFINO
Poseidone per la ricerca di Anfitrite mandò Delfino il quale trovatala fu tanto persuasivo nel
convincere la giovane alle nozze col dio, che per compensarlo lo mise fra le costellazioni.
DELO
Una delle più piccole isole delle Cicladi, fatta spuntare dagli abissi del mare dal tridente di
Poseidone e rimasta vagante fin quando Latona vi partorì Artemide e Apollo. Prima dell’evento
divino l’isoletta si chiamava Asteria e anche Ortigia.
DEMETRA
Nota presso i Romani col nome di Cerere, apparteneva alla prima generazione divina degli dei
Olimpi, come i fratelli Zeus, Ade e Poseidone e le sorelle Era ed Estia. Era quindi figlia di Crono,
che la inghiottì, e di Rea. Alter-ego della madre ed anche di Gea, era, come loro, venerata come
Madre Terra; ma mentre Gea rappresentava l’elemento primordiale e Rea la potenza generatrice,
Demetra era la divinità della terra coltivata, la dea del grano. Con il dono dell’agricoltura,
fondamento di civiltà, Demetra dette agli uomini anche le regole del vivere civile e, di
conseguenza, le leggi. Nel doppio aspetto di Rea/Demetra, le storie orfiche accennano al suo
congiungimento con Zeus dal quale sarebbe nata Core o Persefone, l’unica figlia di Demetra
secondo la tradizione classica. Nella leggenda, come nel culto, Demetra era strettamente legata alla
figlia Persefone che fu rapita da Ade. Nella disperata ricerca della figlia, la dea abbandonò l’Olimpo
e rinunciò alle sue funzioni divine, tanto che la terra deperì e smise di dare frutti finché la figlia non
le venne resa, almeno per un periodo dell’anno. Gli antichi videro adombrati in questo mito
riferimenti impliciti ai cicli della natura, delle stagioni, dei raccolti, in particolare ai frutti della terra
che trascorrono parte dell’anno nascosti sotto la superficie per poi sbocciare e fruttificare. Non
mancano richiami (messi in evidenza in più di un testo filosofico e, molto probabilmente, anche
nei misteri) al destino dell’uomo, il cui corpo, sepolto sotto terra come Persefone, non impedisce
all’anima di raggiungere l’immortalità in una continua dialettica di morte e rinascita. Al nucleo
centrale della leggenda di Demetra, il cui significato era rivelato solo agli iniziati dei Misteri di
Eleusi, si aggiunsero in varie epoche miti secondari, come quello della violenza che subì da
Poseidone. Un’altra leggenda vuole che Demetra si sia innamorata di Iasione dal quale ebbe Pluto,
la ricchezza. Tutti i miti, anche se contraddittori, sono comunque concordi nel non attribuire un
marito a Demetra, che generò i suoi figli al di fuori di ogni vincolo coniugale.
Demetra crucciata
Quando Demetra sentì, con un acuto dolore al cuore, il grido della figlia Persefone strappata al
mondo dei vivi dalla fiamma amorosa di Ade, volò come un uccello sopra le terre e le acque alla
sua ricerca, vagando per nove giorni e nove notti con due fiaccole accese nelle mani; non volle
toccare né nettare né ambrosia, che sono il cibo degli dei, e non sostò neppure per bagnarsi il corpo.
Adirata con l’Olimpo intero, il cruccio di Demetra si tramutò in furore quando, al decimo giorno
delle sue peregrinazioni, Poseidone osò violentarla. Decise allora di non risalire più in Cielo e di
abdicare alla sua funzione divina provocando così l’inaridimento generale della terra che non dava
più frutti. Zeus fu costretto a inviare Ermes nel mondo dei morti con l’incarico di riportare
Persefone alla madre ma, per avere ingerito del cibo mentre era nell’Ade (un seme di melagrano
datole ad arte dal marito) Persefone fu obbligata a passare un terzo dell’anno negli Inferi,
rimanendo invece sulla terra con la madre il resto dell’anno.
DEMOFONTE
Quando Demetra percorreva la terra in sembianze di comune mortale alla ricerca disperata della
figlia Persefone rapita da Ade, fu accolta nella reggia di Eleusi da re Celeo e dalla moglie Metanira.
Per ringraziarli della loro benevolenza cercò di rendere immortale l’ultimo nato della casa, il
bambino Demofonte, e, per distruggere le sue parti mortali, ogni notte lo esponeva in segreto alla
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forza del fuoco. Ma l’umana apprensione di Metanira causò la rovina del figlio. Una notte, spiando
nella stanza, la madre vide il trattamento a cui era sottoposto il bambino e, gridando alti lamenti, si
avventò contro Demetra. La dea ribollì di sdegno e lasciò consumare il piccolo tra le fiamme, ma
per ripagare i genitori di quella perdita, riversò i suoi favori su un altro dei loro figli, Trittolemo, al
quale fece dono di un carro trainato da dragoni alati e di una scorta di sementi. Con questi doni
Trittolemo insegnò agli uomini a coltivare i campi e a conoscere i benefici dell’agricoltura.
DEMOGÒRGONE
Antichissimo dio della Terra. Personaggio che si incontra nel De genealogiis deorum gentilium di
Boccaccio, ed è descritto come misterioso padre degli dei pagani. Si rincontra anche in opere
rinascimentali (Ariosto, Folengo, ecc.) come figura infernale.
DÈMOS
Uno dei cavalli di Ares.
DEUCALIONE
Figlio di Promèteo. Per volontà di Zeus, costruì un’arca nella quale chiusosi con la moglie Pirra,
aspettò il diluvio col quale il sommo dio ripulì il mondo dall’umanità malvagia. Riuscì a restare a
galla per nove giorni e nove notti finché la barca non si arenò nella cima del monte Parnaso. Qui
aspettarono che le acque si ritirassero e quando scesero a valle come da istruzioni avute tirarono
delle pietre dietro le loro spalle, dalle pietre di Pirra nascevano delle donne, invece, da quelle tirate
da Deucalione gli uomini, così la specie umana continuò. Quando Deucalione morì venne
sepolto vicino al tempio di Zeus in Atene.
DICE o DIKE
Dea della Giustizia, detta anche Astrea, figlia di Zeus e Temi, fu considerata il principio
fondamentale per lo sviluppo di ogni società civile. Era una delle Ore, stanca degli errori degli
uomini si trasferì in cielo diventando la costellazione della Vergine.
DIDONE
o Elissa o Elisa, figlia del re Mutto di Tiro, che divenne regina e sposò lo zio Sicheo. Avendole suo
fratello Pigmalione ucciso il marito e iniziato una persecuzione contro di lei, si rifugiò in Africa
ove fondò la città fenicia che prese il nome di Cartagine, ben presto prospera per i commerci. Qui
approdò Enea, secondo le leggende antiche raccolte e rinnovate da Virgilio, e Didone,
commuovendosi per le sventure dell’eroe, divenne sua moglie. Ma dovendo Enea adempiere il suo
fato, l’abbandonò. Didone, disperata, si uccise (Eneide, IV – Heroides). Altre leggende raccontano
diversamente i fatti. Vuoi leggere cosa Ovidio le fa scrivere? Si!? Clicca qui
DIOMÈDA
Schiava di Achille, con la quale si consolò dopo che Agamennone gli aveva sottratto la bella
Brisèide.
DIOMEDE
1) Re della Tracia, figlio di Ares e di Cirene famoso per le sue cavalle alle quali dava in pasto gli
stranieri che si avventuravano nella sua terra. Per questo fu ucciso da Eracle e il suo corpo dato in
pasto alle cavalle. Gli animali furono poi dispersi sul monte Olimpo. Ebbe culto in Tracia, poi in
tutto il mondo ellenico; a lui venivano sacrificate vittime umane.
2) uno dei principali eroi dell’Iliade, re di Argo, figlio di Tideo e di Deipile, partecipò alla guerra
degli Epigoni per la conquista di Tebe e poi alla guerra troiana. Come nei poemi omerici è
raccontato, con la protezione di Atena, ferì Ares e Afrodite, partecipò ad imprese rischiose insieme
a Ulisse, uccise Reso re dei Traci e s’impadronì delle frecce fatali di Filottete. Tornato in patria e
insidiato dalla infedele moglie Egialea, riprese il mare, approdò nelle coste dell’Italia meridionale,
divenne re della Daunia fondandovi Argos, Hippios e altre città. I suoi compagni furono tramutati
in uccelli.
DIONE
ninfa figlia di Urano e di Gea (o, secondo altri, di Oceano e di Teti) che, amata da Zeus, divenne la
madre (Secondo una delle varianti della leggenda) di Afrodite o Venere. Nel tempio di Dodona
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veniva venerata insieme a Zeus; anche in Atene e in altre città ebbe culto antichissimo. Veniva
chiamata anche Dionèa.
DIONISO
Vedi Bacco.
DIOPATRA
Ninfa violentata da Poseidone.
DIOSCURI
Dios kuroi, significa figli di Zeus. Nella mitologia greca ci sono due coppie di gemelli a portare
questo nome; Anfione e Zeto, chiamati Diòscuri tebani; Castore e Polluce i Diòscuri spartani. In
ogni caso i Diòscuri cantati dai poeti per l’amore fraterno e l’inseparabilità erano quest’ultimi. I
Diòscuri aiutarono gli dèi nella lotta contro i Giganti. I due fratelli sarebbero nati dall’uovo che
Leda aveva concepito quando Zeus nelle spoglie di un cigno la fece sua. Castore nacque mortale,
mentre Polluce era immortale. Quando decisero di prendere moglie, i divini gemelli rapirono le
figlie di Leucippo, però le ragazze erano promesse a Ida e Linceo, anch’essi gemelli e cugini dei
Dioscuri. Ida e Linceo giurarono vendetta nei confronti di Castore e Polluce, così nella lite che ne
seguì, Castore fu ucciso da Ida. Polluce inferocito dal dolore della perdita del fratello, inseguì i due
e raggiuntoli uccide Linceo, intanto Ida stava per scagliare una stele contro Polluce, ma viene da
Zeus incenerito con un fulmine per difendere il figlio. Polluce che amava il fratello chiese a Zeus di
togliergli il dono dell’immortalità per potere stare col fratello e siccome questo non era possibile,
Zeus gli offrì di vivere un giorno con Castore sull’Olimpo, e un giorno con Castore sottoterra. La
leggenda dice che non potendo fare più nulla per la sorella Elena, si misero a proteggere la nave
che trasportava Elena. Cavalcandole affianco, proteggevano la sorella e la nave dalla potenza delle
onde. Per cui furono molto venerati dai marinai.
DITIRAMBO
nell’antica poesia greca di tradizione dorica, canto corale in onore di Dioniso; per estensione,
qualunque composizione di ispirazione orgiastica. Il ditirambo è un poema lirico intonato
all’entusiasmo e alla gioia. Questo genere poetico fu coltivato da Simonide, Bacchilide, Pindaro e
altri minori, e, secondo Erodoto, sarebbe stato inventato da Arione di Metimma. Secondo
Aristotele, seguito da quasi tutti i moderni, dall’antico ditirambo si sarebbe sviluppata la tragedia
greca.
DODONA
antica città dell’Epiro. sede di uno dei più famosi santuari, sacro a Zeus, dove il dio dava i suoi
responsi a mezzo dei sacerdoti e delle sacerdotesse che ascoltavano lo stormire delle foglie delle
querce del vicino bosco sacro, dal volo delle colombe che vi avevano il nido e dal suono dei grandi
cembali di bronzo mossi dal vento. .
DOLICO,
Dòlico presso gli antichi Greci, la più lunga delle gare di corsa. Fu disputata per la prima volta
durante la quindicesima Olimpiade (716-712 a.C.).
DORI
1)Figlia di Ocèano e di Tèti. Sposò il fratello Nerèo ed ebbe cinquanta figlie, le Nereidi.
2)stirpe ellenica che avrebbe avuto per capostipite Doro. Dalla Tessaglia, dove si erano dapprima
stanziati, essi discesero nel Peloponneso: secondo la leggenda questa migrazione dorica sarebbe
avvenuta nel 1104 a.C., sotto la guida degli Eraclidi. I reperti archeologici e la critica storica fanno
risalire invece l’infiltrazione dorica tra le popolazioni preellene e tra le altre stirpi elleniche (Eoli,
Joni) che si erano stanziate in Grecia, almeno al XIV sec. a.C. Con l’insediamento dei Dori, popolo
rude e barbarico, in Grecia comincia il periodo che si suol chiamare Medioevo ellenico, che segna
la fine dell’età micenea ed un decadimento generalizzato delle arti e della letteratura. Quale
contributo abbiano portato gli invasori alla civiltà greca, è difficile stabilire nei particolari, ma in
complesso non fu cospicuo. Delle città che occuparono o che fondarono, Sparta fu quella che si
distinse: proverbiali la rigidità della disciplina militare ed i modi di vita gregari adottati dagli
spartani. La religione primitiva dei Dori denuncia l’influenza di correnti e concezioni religiose della
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civiltà mediterranea arcaica. I Dori fondarono colonie in Asia Minore, in Africa, in Sicilia e
nell’Italia meridionale.
DORIDE
Figlia di Oceano e Teti, fu sposa di Nereo e madre delle Nereidi. Nella poesia latina, la
personificazione dell’acqua salsa.
DORO
figlio di Elleno e della ninfa Orseide, fratello di Eolo, fu il capostipite del popolo che da lui prese il
nome. Dopo una serie di migrazioni, si stabilì nel Peloponneso, sede storica dei Dori..
DRAGO (AV)
o dragone, mostro favoloso che si ritrova in tutte le antiche mitologie. Rettile alato con ali di
pipistrello, con testa di cane, zampe di leone, e bocca con una o più lingue che vomita fuoco e
fiamme. Nella letteratura e nell’arte cinese, è uno degli elementi più comuni, ed è considerato un
essere benefico. Nella tradizione occidentale, invece, è generalmente identificato con un’entità
malvagia e nemica dell’uomo, che solo un eroe può sconfiggere. Secondo la mitologia greca,
trainava il carro di Cerere, e un drago dalle cento teste custodiva l’ingresso dell’Orto delle Esperidi
e il Vello d’oro. Nella mitologia nordica e germanica, il Lindwurm, stava a custodia del tesoro dei
Nibelunghi, finché non fu ucciso da Sigfrido. Nelle antiche leggende cristiane e cavalleresche è una
delle incarnazioni del demonio: lo si raffigura lottante e sopraffatto dall’arcangelo Michele e da s.
Giorgio.
DRIADI
Dette anche Amadrìadi, erano le ninfe dei boschi, figlie di Dori e di Nerèo. Vivevano nelle foreste
in simbiosi con le piante e ne seguivano la sorte.
DRIOPE
1) ninfa dell’Arcadia,accopiatasi con Ermes, divenne madre di Pan. Fu mutata da Bacco in driade e
quindi in albero.
2) eroe mitologico, figlio di Spercheo e Polidora, fondatore della stirpe dei Driopi e tra i primi
abitanti della Grecia.
3) nella mitologia greca, figlia del re Driope, compagna delle ninfe amadriadi. Apollo si infatuò di
essa e per possederla si mutò in tartaruga quando Driope la strinse al petto, il dio si mutò prima in
vipera, facendo fuggire le compagne della ninfa e rimasti da soli la fece sua, dalla unione nacque
Anfisso. Dopo il suo matrimonio con Andremone, fu rapita dalle amadriadi e non fece mai più
ritorno. Nel luogo della sua scomparsa sorse un pino nero
ÈACO
Figlio di Zeus e di Egina e re di Egina. Per la sua pietà era molto caro agli dèi. Quando una
pestilenza aveva distrutto la popolazione dell’isola, pregò perché lo aiutassero gli déi, che mutarono
in uomini una colonia di formiche. Così nacque la razza dei Mirmidoni. Dopo la sua morte Èaco
per volere di Zeus divenne giudice delle anime dei morti nel Tartaro assieme a Minosse e
Radamànto.
ÈAGRO
divinità fluviale della Tracia; Marito di Calliope e padre di Orfèo e, secondo alcuni miti, anche di
Lino e Marsia
EBE
dea della giovinezza eterna e della forza vitale; secondo Omero, coppiera degli dei, data in sposa a
Eracle. Dai Romani fu assimilata alla loro Juventa o Juventus
ECAÈRGO
(=colui che agisce da lontano), appellativo che si usava dare ad Apollo e ad Artemide.
ECALÈSIE
feste istituite da Teseo in onore di Ecale.
ECATE
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divinità infernale originaria dell’Asia Minore, venerata poi in Grecia in un culto trinitario con
Artemide e con Demetra. Secondo Esiodo, figlia di Perseo e Asteria, era signora del regno infero,
delle evocazioni, degli incantesimi e dei fantasmi. I suoi simulacri venivano eretti nell’interno delle
case, alle porte delle città, nei trivii e nei quadrivii da ciò le derivò anche l’appellativo di Trivia. Le
furono dedicati templi a Egina, ad Argo, a Samotracia e in moltissime città dell’Asia Minore. Gli
Ateniesi le eressero una statua sull’Acropoli. Era detta triforme e come tale veniva spesso
rappresentata (con tre teste e tre corpi), appunto per ricordare le sue tre attribuzioni: celeste,
(Artemide), terrestre (Demetra) e ctonia (Ecate). Aiutava od opprimeva le donne nel parto.
ECATOMBE
Significa sacrificio di cento buoi (o altri animali), ma generalmente si limitava a uno soltanto.
ECATONCHIRI
Equivalente di Centìmani, erano i giganti con cinquanta teste e cento braccia, figli di Urano e Gea,
essi erano : Briarèo, Còtto e Gige. Rinchiusi nel Tartaro da Crono, furono liberati da Zeus che
cercava alleati per la sua lotta contro i Titani.
ECHIDNA
Mostro, donna nella parte superiore e serpente nella parte inferiore. Figlia di Crisaore, moglie e
madre di Tifone e della maggior parte dei mostri della mitologia classica. Dalla sua unione con
Tifòne, generò una serie di mostri orripilanti quali: l’insonne dragone che custodiva il vello d’oro, il
drago che faceva da guardia ai pomi delle Esperidi, Scilla, Cerbero, la Chimera, l’Idra di Lerna il
cane Ortro che unitosi alla madre generò la Sfinge e il leone Nemèo e anche l’aquila che straziava
Prometeo. Fu uccisa nel sonno da Argo.
ECHINADI
Erano delle ninfe che in un sacrificio di dieci buoi offerto agli dèi dei boschi e delle acque, si
dimenticarono di Achelòo, che per questo le mutò in isole.
ECO
Ninfa dei boschi e delle sorgenti. Con Pan generò Lince. Dotata di grande parlantina Zeus, si
serviva di lei per trattenere la gelosa Era, ogni volta che s’incapricciava di qualche donna. Era
apprezzava molto la ninfa, finché accortasi della presa in giro, la punì a non potere parlare se non
interrogata e nel rispondere poteva solo ripetere le ultime sillabe della domanda rivoltale. Quando
si innamorò di Narciso non potendogli dire dell’amore che provava, gli ripeteva sempre le ultime
sillabe delle parole da lui pronunciate. Narciso stanco di quel fatto non si fece più vedere. Eco dalla
disperazione di averlo perduto si mise a cercarlo e non trovandolo dal dolore si lasciò morire e di
lei restò solo la voce. Gli dèi impietositi la mutarono in roccia.
EDIPO
Figlio di Giocasta e di Laio re di Tebe. L’oracolo di Delfi aveva previsto a Laio la morte per mano
di un figlio, al che il re fece di tutto per non averne. Ma il Fato, che non può essere ingannato, gli
fece il brutto tiro di farlo ubriacare, in quelle condizioni Laio prese Giocasta e la mise incinta.
Quando la donna partorì il re memore del vaticinio prese il bimbo, gli fece bucare e legare i piedi e
lo espose sul monte Citerone. Il pecoraio Euforbo, trovò il bimbo e lo portò al suo re, Polibo.
Questi con la moglie Peribea non avendo figli lo allevarono come suo, e lo chiamarono Edipo. Il
giovane crebbe sano e forte alla corte di Corinto, finché non ebbe delle allusioni circa la sua
origine, allora egli andò a consultare l’oracolo di Delfi che gli disse che avrebbe ucciso il padre e
sposato la madre. Edipo, allora decise di non tornare più a Corinto per non fare offesa a Polibo e
Peribea, che credeva suoi genitori. Nel suo vagabondare in una strettoia incontra Laio, siccome il
sentiero non permetteva il passaggio del carro del re e del giovane Edipo, l’araldo chiese al giovane
di farsi da parte. Edipo che non era per niente umile fece finta di non sentire e continuò a
camminare, finì che un cavallo gli pesto un piede e Laio diede una frustata al giovane insolente che
non gli aveva ceduto il passo. Edipo dalla rabbia ammazzo Laio e l’araldo e continuò a vagadondare
senza meta. Intanto a Tebe, Creonte fratello di Giocasta aveva preso temporaneamente il trono,
aveva promesso il regno e la mano della sorella a chi sarebbe riuscito a sconfiggere la Sfinge che
opprimeva il regno. Edipo che aveva udito il bando si presentò alla Sfinge, ascoltò l’indovinello e lo
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risolse. Per il dispiacere la Sfinge si suicidò e Tebe fu salva. Acclamato dal popolo Edipo sposò
Giocasta senza sapere che era sua madre. Ma gli dèi indignati mandarono una pestilenza a Tebe,
allora fu interrogato nuovamente l’oracolo che rispose che solo scacciando l’assassino di Laio tutto
si sarebbe risolto. Edipo ordinò delle ricerche ma non approdando a niente chiamò a corte Tiresia,
indovino che sapeva le cose future e passate. L’indovino tergiversava per paura, ma messo alle
strette indicò Edipo quale assassino del padre Laio. Edipo e Giocasta non volevano credere a
quanto detto, ma davanti a delle prove inconfutabili dovettero ricredersi, allora Giocasta dalla
vergogna s’impiccò e Edipo presa una spilla dalle vesti di lei si accecò. Scacciato da Tebe e
perseguitato dalle Erinni, partì per l’esilio accompagnato dalla figlia Antigone. Dopo tanto
girovagare giunse a Colono in Attica, dove finalmente le Erinni smisero di tormentarlo. Edipo,
sotto lampi e tuoni discese negl’inferi, pianto dalla figlia Antigone.
EEA
1) Isola della costa tirrenica che prendeva nome dalla maga Circe (o Eea), poi unita alla terraferma
e detta Monte Circeo.
2) Città della Colchide governata da re Eeta (fratello di Circe, e padre di Medea), in cui era
custodito il vello d’oro riportato in Grecia dagli Argonauti.
EÈTA
Fu padre di Medea. Re della Colchide, nelle stanze d’oro del suo palazzo di notte andavano a
riposare i raggi del sole.
EFESTO
Dio del fuoco e fabbro della mitologia greca, era l’equivalente del dio Vulcano dei Romani.
Siccome Zeus aveva generato Atena senza partecipazione femminile, facendola nascere dalla sua
testa, Era ingelosita volle fare altrettanto e così senza avere contatto con uomo, generò Efèsto, ma
nacque debole e deforme. Era non volendo un figlio deforme lo buttò dall’Olimpo. Molti anni dopo
per vendicarsi della madre le costruì un trono con un marchingegno straordinario, non appena Era
si sedette, dal trono scattarono una miriade di corde sottilissime e fortissime che legarono
saldamente la dea e in più il trono si mise a galleggiare in aria. Gli dèi non riuscendo a togliere la
dea da quella posizione ridicola ordinarono a Efèsto che liberasse sua madre, ed egli rispose
ridendo che non aveva avuto il piacere di conoscerla. Ares provò con la forza a costringere Efèsto a
liberare la dea ma fu scacciato a malo modo, allora ci provò Dioniso che andato con la sua
combriccola da Efèsto lo fece ubriacare a puntino e caricatolo sul dorso di un mulo lo portò
sull’Olimpo. Benché ubriaco il dio aveva mantenuto una certa lucidità, difatti per liberare Era, volle
in cambio Afrodite per sposa.
EFIDRÌADE
ninfa delle acque.
EFIRA
Ninfa figlia di Ocèano e di Teti.
EGA
Ninfa, fu una delle nutrici di Zeus.
EGEO
Re di Atene, sposato con Mèlite e poi con Calchiope, non avendo avuto figli da nessuna delle due,
sposò Etra, figlia di Piteo re di Trezene. Da lei finalmente ebbe un figlio, Teseo. Ma il padre non
era Egèo bensì, Poseidone.
EGIDA
Era un oggetto e fregio molto misterioso di Zeus. Scuotendolo incuteva terrore ai nemici, con
questo oggetto scatenava anche le tempeste. L’Egida fu costruita da Efesto e anche la dea Atena col
permesso di Zeus ne faceva uso.
EGIMIO
Fu il capostipite dei Dori. padre di Dimànte e di Pànfilo.
EGINA
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Figlia di Asopo dio fluviale. Venne rapita da Zeus che voleva farla sua, ma Asopo accortosi del
rapimento mise il fuga il rapitore che per sfuggire si mutò in roccia davanti alla quale Asopo passò
senza accorgersi di niente. Zeus una volta arrivato al sicuro sull’Olimpo con uno dei suoi terribili
fulmini uccide Asopo, così sistemato ogni impedimento, raggiunge la bella ninfa e sotto forma di
aquila la fece sua, da questa unione nacque Eaco.
EGIPANE
Nome di Pan nella forma di Caprone.
EGISTO
Tieste dopo essere stato scacciato da Micene dal fratello Atreo, dopo che gli uccise e servì a pranzo
i figli, chiese all’oracolo di Delfi come vendicarsi del fratello. L’oracolo gli rispose che doveva
generare un figlio con la propria figlia, Pelopea. Tieste andò a Sicione dove la figlia era
sacerdotessa e al termine di un rito notturno nel bosco sacro, facendo attenzione a non farsi
riconoscere la violentò. Pelopea nella foga della lotta riuscì a togliergli la spada e la nascose. Atreo,
nell’intento di far pace col fratello si reca a Sicione, dove si innamorò di Pelopea e volle sposarla.
Quando Pelopea si sgravò di Egisto avuto da Tieste, per vergogna lo fece esporre sui monti, dove
fu salvato dai pastori. Atreo credendo che il figlio fosse suo lo fece recuperare. Atreo sapendo che
Tieste era vivo non riusciva a stare tranquillo quindi ordinò ai figli di cercarlo e portarlo a Micene.
Tieste fiducioso del fatto che il fratello lo cercava altrove ritornò a Micene dove venne
imprigionato. Atreo, finalmente tranquillo ordina al giovane Egisto di uccidere Tieste mentre
dormiva, Egisto fallì il compito poiché Tieste aveva un sonno leggerissimo e sentitolo arrivare lo
disarma, guardando meglio l’arma si accorge che era la sua spada, Egisto gli rivela che l’aveva
avuta dalla madre. Tieste ordina al giovane di portargli la madre, ma quando Pelopea viene a
sapere di essere stata violata dal padre, sconcertata si uccide con la spada di Tieste. Tieste fattosi
riconoscere da Egisto per suo padre, comanda al giovane di fare vedere la spada insanguinata ad
Atreo e una volta tranquillizzato di ucciderlo. Questa volta Egisto non fallisce il suo compito.
Tieste così ritorna sul trono di Micene, ma il suo trono non dura a lungo, poichè Agamennone
aiutato da Tindareo riconquista Micene e manda nuovamente in esilio Tieste, mentre Egisto partiva
alla ricerca di terre più calme dove potere meditare la sua vendetta.
EGLE
Furono diverse le donne ad avere questo nome:
1) Secondo nome di Coronide, madre di Asclepio.
2) Una delle Espèridi.
3) Una delle Elìadi.
4) Un’amante di Tèseo.
EIDOTEA
Figlia di Pròteo, rivelò a Menelao smarritosi come costringere il padre a dargli un vento favorevole
per il ritorno in patria.
EIONE
Una delle Nerèidi.
EIRENE
Figlia di Zeus e di Temi, era una delle Ore e personificava la pace. Figlio suo era Pluto dio delle
ricchezze, essendo queste un frutto della pace.
ELAI
Figlia di Anio, aveva avuto da Bacco il dono di cambiare in olio, vino e biada tutto quello che
toccava. Agamennone voleva per questo portarla con se nella guerra contro Troia, ma Bacco la
muto in colomba.
ELARE
Ninfa madre del gigante Tizio.
ELATO
Uno dei centauri. Altro Elato fu il fondatore della città Elatea, e figlio di Leanira e di Arcade.
ELENA
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Simbolo della bellezza femminile, generatrice involontaria di odio e distruzione. Nata dall’uovo di
Leda assieme a Castore e Polluce e Clitennestra. Ancora undicenne viene rapita da Teseo, non
avendo l’età per amare, Teseo la nasconde in un luogo sicuro in attesa che la ragazza cresca. Intanto
Teseo assieme a Piritòo parte per rapire Persefone dall’Ade, ma rimane prigioniero. Durante
l’assenza i Diòscuri trovano e liberano la sorellina e la riportano a nella casa paterna di Tindareo.
Matura andò in sposa a Menelao, generando così quattro figli una femmina e tre maschi. Nel
frattempo si era svolto il giudizio di Paride, nel quale Afrodite per l’assegnazione del pomo aveva
promesso in sposa Elena. La dea mantenendo la promessa sistema le cose in modo che Paride si
rechi alla corte di Menelao, che si era recato ai funerali del nonno a Creta lasciando a corte la
moglie. Paride intanto circuisce e rapisce Elena che porta con sé il figlio Plistene e parte del tesoro
di Menelao. Menelao non ottenendo con la diplomazia la restituzione della moglie muove guerra
contro Troia. La guerra muoveva in favore di Menelao e morto Paride, altri figli di Priamo si
contesero la mano di Elena, la ottenne di forza Deifobo, ma il destino di Troia ormai era segnato e
Elena per riconquistare la fiducia degli ateniesi quando Troia nella notte cadde aiutò attivamente
Menelao ad uccidere Deifobo. Perdonata dal marito finalmente fa ritorno a Sparta.
ELENO
Famoso indovino, figlio di Priamo e di Ecuba.
ELETTRA
1) Figlia di Oceano e Teti, fu madre delle Arpie e di Iride generate con Taumante.
2) La figlia di Atlante che partorì a Zeus Dardano.
ÈLICE
ninfa nutrice di Zeus, fu da questi mutata nella costellazione dell’Orsa Maggiore, per sottrarla alle
ire di Crono.
ELIO
Dio greco del sole, nato da Iperione e Eurifaessa. Elio guida la sua quadriga ogni giorno per il cielo
e partendo da un palazzo della Colchide giunge in un’altro palazzo nel paese delle Esperidi.
Chiamato spesso anche Febo (più propriamente epiteto di Apollo, figlio del titano Iperione e della
titanessa Tea, fratello di Eos l’Aurora e di Selene la Luna. Al mattino Elio si levava da Oceano a
oriente dove aveva il suo splendido palazzo, percorreva il cielo in una coppa d’oro, e scendeva a
sera di nuovo in Oceano a occidente. Era il dio al quale non sfuggiva nulla di quanto avveniva in
cielo e sulla terra. Fu lui infatti a denunciare a Efesto l’adulterio di Afrodite, a informare Demetra
del rapimento di Persefone, a scoprire il furto dei suoi stessi buoi uccisi in Trinacria dai compagni
di Ulisse. Fu padre di Eeta e di Circe; Climene gli generò Fetonte e le sorelle Eliadi; anche Pasifae,
sposa di Minosse, era sua figlia.
ELISA
o Elissa, nome fenicio di Didone, spesso usato da Virgilio nel IV libro dell’Eneide.
ELISO
Era la dimora eterna degli eroi, dei poeti e di tutte le anime virtuose. Ognuno vi godeva i piaceri
che più lo dilettavano in vita. Era chiamato anche col nome di Campi Elisi.
ELLENO
Figlio di Decaulione e di Pirra. Fu il capostipite di tutti i Greci, per via dei figli e dei nipoti che
furono a loro volta capostipiti delle varie genti greche. I nomi dei parenti e delle genti greche: dal
nipote Acheo vennero gli Achei; dal figlio Doro i Dori; dal nipote Ion gli Ioni; dal figlio Eolo gli
Eoli.
ELPA
Figlia di Polifemo che fu rapita da Ulisse dopo che aveva accecato il ciclope.
ELPIS
La speranza, era uno dei doni contenuti nel vaso di Pandora e fu l’unico a rimanervi dentro.
EMPUSE
Erano figlie di Ecate, demonesse impudiche, avevano il sedere d’asino e portavano sandali di
bronzo. Si divertivano a spaventare i viandanti e avevano la facoltà di mutarsi in vacche, cagne o
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belle ragazze e in questa forma durante la siesta si ficcavano nei letti per succhiare la forza
vitale degli uomini.
ENCELADO
Uno dei giganti che mosse guerra a Zeus. Era figlio di Urano e Gèa, venne da Zeus fulminato e
messo sotto l’Etna dove ancora vomita fiamme contro il cielo.
ENDIMIONE
Figlio di Zeus e di Càlice. Selene avendo visto il giovane in una grotta addormentato se ne
innamora e lo bacia sugli occhi. Nacque un’amore a dir poco sconvolgente considerato che
nacquero cinquanta figlie e dato che cinquanta sono troppi anche per una divinità, Selene chiese ed
ottenne da Zeus che Endimione potesse dormire con eterna giovinezza per l’eternità, così Selene
senza il rischio di ulteriori maternità potè continuare a baciarlo ed accarezzarlo.
ENÈA
Enèa, nella mitologia greca, eroe troiano, figlio di Anchise e di Afrodite e discendente di Dardano .
Fu partorito sul monte Ida e sposò Creusa dalla quale ebbe Ascanio. Combatté valorosamente sotto
le mura di Troia durante l’assedio da parte degli Achei . Caduta la città, secondo la più antica
versione della leggenda troiana, si ritirò con la moglie, il figlio e il padre Anchise sull’Ida, dove
regnò sui superstiti del popolo troiano. Secondo una versione più recente (sec. VI a.C.), avrebbe
preso il mare e fondato varie città: Enea in Macedonia e un’altra nel territorio degli Enotri. A questa
versione si riallacciano le posteriori leggende romane che identificano con Enea il progenitore dei
Re di Alba Longa e quindi del fondatore di Roma . Queste leggende trovarono la loro compiutezza
nella rielaborazione che ne diede Virgilio nell’Eneide.
ENIALIO
Per gli antichi Greci era il dio della guerra, coadiuvato da Enio. Era venerato nelle zone di Gortina,
Salamina e Tirinto. I Romani lo identificarono con Quirino.
ENIO
Dea della guerra, della distruzione e della strage, evocata assieme a Enialio.
ENIPEO
Poseidone si trasfigurò in questo fiume. Una giovane e bella donna dal nome Tira, affascinata dalle
acque limpide del fiume vi si immerge, allora Enipeo la possiede facendole partorire due figli:
Nelèo e Pelia.
ENONE
Ninfa che aveva appreso da Apollo l’arte medica, figlia del dio fluviale Enèo. Era l’amante di Paride
quando questi era ancora sconosciuto. Abbandonata da Paride per Elena, si ritirò sul monte Ida e
quando gli portarono l’eroe mortalmente ferito per l’odio che covava nei confronti di Elena si rifiutò
di curarlo. Quando Paride viene riportato a Troia Enone impietosita prese una cesta di piante
medicinali e andò a casa di Paride che trovò già morto, allora la ninfa addolorata si uccise. Leggi la
lettera d’amore che Ovidio le fa scrivere.
ENOPIONE
Figlio di Bacco e di Arianna. Causò la cecità di Orione dopo che questi gli aveva violentato la
figlia.
ENOSIGÈO
attributo del dio del mare Posidone, così definito perché si riteneva che egli fosse la causa dei
terremoti, che provocava scuotendo la Terra con il suo tridente.
ENÒTRO
nella mitologia greca, figlio di Licaone, re d’Arcadia, che alla morte del padre si stabilì nell’Italia
meridionale insieme al fratello Peceuzi. Secondo Pausania, Enòtro fu il fondatore di Enotria , la
prima colonia greca sullo Ionio. I poeti classici chiamarono poi Enotria tutta l’Italia.
EOLO
Dio dei Vènti, abitava nell’isola di Lipari e teneva chiusi i vènti in una caverna.
EOS
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Figlia dei Titani Iperione e Tea, dea dell’Aurora, per via dei suoi genitori non fu mai considerata
dea di prima classe. Era la sorella di Selene e di Elio lo annunciava e lo precedeva su un cocchio
trainato da due cavalli. Nel suo lavoro di presentatrice la dea assumeva due diversi nomi: Emera al
primo apparire del sole e Espera al calare. Eos fu sposa di Titone. Amò Astreo col quale generò i
Vènti: Borea, Zefiro, Noto e tutte le stelle, fra le quali la stella del mattino (Eosphóros).
EPAFO
Figlio di Zeus e di Io. Padre di Libia che fu da Poseidone resa madre di Agenore e Belo.
EPIBOMIO
Veniva così chiamato il sacerdote che dirigeva i sacrifici nei Misteri Eleusini.
EPÌFANE
epiteto con cui si designavano le divinità che si fossero manifestate come tali agli uomini.
EPIMELETI
Erano i sacerdoti minori nei Misteri Eleusini.
EPIMETEO
Della generazione dei Titani, era fratello di Atlante e di Prometeo, sua esatto opposto. Ebbe da
Ermes l’insidioso dono di Zeus e accolse Pandora, fonte di tutti i mali dell’umanità.
EPIONE
Era la moglie di Asclepio.
ÈRA
(dal greco Hera) antica divinità lunare venerata ad Argo; più tardi, ma molto prima di Omero,
considerata regina del cielo. Come tale la si ritenne figlia di Crono e di Rea, sorella quindi di Zeus
di cui divenne sposa. Fu madre di Ares, di Efesto, di Ebe. Di matronale bellezza, di impeccabili
costumi, proteggeva la castità del matrimonio e la santità del parto. Fu dai Romani assimilata
all’italica Giunone. Già in Omero si trasforma in moglie gelosa che perseguitava le amanti di Zeus,
orgogliosissima, nemica acerrima dei Troiani a causa del giudizio di Paride. Le erano sacri il
pavone, la cornacchia e la melagrana; aveva come messaggeri Iride e le Ore. Ebbe culto speciale ad
Argo Era Argiva, a Samo, nella Magna Grecia e soprattutto sul promontorio Lacinio Era Lacinia.
ERACLE
Zeus incapricciatosi di Alcmena, prende le sembianze del marito di lei, Anfitrione. Zeus passa con
la donna un giorno e una notte d’amore, notte che in effetti era durata tre giorni poiché Zeus aveva
ordinato al sole di riposarsi per tre giorni. Intanto fatto ritorno il vero Anfitrione , fece i suoi doveri
coniugali concependo Ificle gemello uterino di Eracle. Intanto la gelosa Era accortasi dell’ennesimo
tradimento del divino marito e sapendo che il primo bambino che sarebbe nato nella casa dei
discendenti di Perseo sarebbe diventato re, per fare dispetto a Zeus fece in modo che Nicippe,
nuora di Perseo partorisse in anticipo rispetto ad Alcmena, così per primo nasce Euristeo che
diventa re. Zeus irato perché Era lo aveva giocato, riesce ad ottenere un compromesso da Era nel
senso che Eracle sarebbe diventato un dio se riusciva a portare a termine dieci imprese impostegli
da Euristeo. Eracle ancora in fasce strozzò due serpenti mandati da Era per soffocarlo. Crescendo
fu istruito da Chirone nella medicina e nella chirurgia; Anfitrione gl’insegnò a guidare i carri;
Castore lo allenò nella lotta; Eurito gli insegnò l’uso dell’arco e infime Eumolpo gli diede lezioni di
canto e di lira. Eracle si mise a girare per la Grecia, finché la Pizia non gli ricordò che doveva
mettersi agli ordini di Euristeo per compiere le fatiche. L’idea di servire un uomo molto al di sotto
di lui lo tormentava, ma non volendo disubbidire agli ordini del divino padre, si recò da Euristeo.
La prima fatica fu combattere il leone Nemeo che non poteva essere ucciso dalle armi perché aveva
la pelle invulnerabile. La seconda fatica fu l’uccisione dell’Idra di Lerna dalle nove teste una delle
quali era immortale e le altre rinascevano non appena tagliate. L’Idra aveva metà corpo di ninfa e
metà di serpente. Eracle l’affrontò e dopo avere bruciato le teste mortali con un enorme masso gli
schiacciò quella immortale e così l’Idra morì in un mare di sangue. Eracle bagnò le sue frecce in
quel sangue di modo che così avrebbero inflitto ferite mortali o inguaribili. La terza fatica fu
catturare la cerva Cerinea che aveva i piedi di rame e le corna d’oro ed era sacra alla dea Artemide.
Eracle non volendo offendere la dea non tirò frecce alla cerva per non ucciderla ma si limitò a
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inseguirla per un anno finché l’animale crollò sfinito e così Eracle potè catturarlo. La quarta fatica
fu catturare il cinghiale Calidone che devastala l’Elide e l’Arcadia. La quinta fatica fu pulire le stalle
di re Augìa, dal letame che da trent’anni non veniva ripulito. L’impresa sarebbe stato impossibile se
Eracle non avesse deviato le acque del fiume Alfeo che con la violenza delle sue acque riuscì a
portare via tutto lo sporco. La sesta fatica fu sterminare gli Uccelli Stinfàli che avevano gli artigli,
le ali, il becco e le penne di bronzo che usavano come frecce. La settima fatica fu la cattura del toro
di Creta che Poseidone aveva mandato perché non gli era stato fatto un sacrificio promessogli.
l’Ottava fatica fu di uccidere Diomede re dei Bistonti che nutriva le sue cavalle della carne dei
poveracci che si trovavano a passare da quelle parti, Eracle gli fece fare la stessa crudele fine. La
nona fatica fu prendere il Cinto di Ippolita regina delle Amazzoni, alla quale era stato regalato da
Ares. La decima fatica fu prendere i buoi di Gerione che era un mostruoso gigante e aveva un cane
bicipite e un drago con sette teste che custodivano l’armento. Eracle per impossessarsi dei buoi
dovette uccidere Gerione e compagni, nel portare le bestie a Euristeo mentre dormiva fu dal gigante
Caco derubato di quattro giovenche, al risveglio Eracle si mise alla ricerca del maltolto e trovato
Caco con le bestie ne nacque una lite nella quale uccise il gigante. L’undicesima fu la conquista dei
pomi delle Esperidi che erano custoditi dal drago Ladòne e da Atlante. Per venirne in possesso
Eracle incaricò Atlante di andargliere a cogliere e intanto lui avrebbe sostenuto il peso del cielo.
Atlante liberatosi dal gravoso compito non voleva più liberarlo ma l’eroe con una astuzia riuscì a
cavarsela. La dodicesima e ultima fatica fu scendere nell’Ade e catturare Cerbero. Le fatiche furono
dodici perché la seconda e la quinta non gli vennero riconosciute in quanto in una si era fatto
aiutare e nell’altra aveva preteso un compenso. Il centauro Nesso che aveva tentato di rapirgli la
moglie Deianira, fu da Eracle ucciso con una delle sue frecce, ma Nesso prina di morire consiglia la
donna di bagnare le una veste di Eracle nel suo sangue per garantirsi la fedeltà dell’eroe. Eracle
intanto si era innamorato di Jole e stava per lasciare la moglie, Deianira per riconquistare il marito
gli fa indossare la veste intinta nel sangue del centauro ma invece di riavere l’amore dell’eroe ne
causa la morte, infatti non appena Eracle indossa la veste l’eroe viene preso da indicibili dolori si fa
preparare un rogo e vi sale sopra, Atena lo trae fuori e lo porta sull’Olimpo dove Zeus gli da per
sposa Ebe e il dono dell’eterna giovinezza.
ERACLE DATTILO
Inventore dei giochi olimpici, era il più anziano dei Dàttili Idei.
ERANOS
nell’antica Grecia, banchetto che si teneva fra amici, condividendo le spese; associazione di persone
che si incontravano per banchettare o festeggiare assieme utilizzando, per le spese, i fondi raccolti
in una cassa comune. Molte di queste associazioni, che furono numerose sia in epoca ellenistica che
romana, si trasformarono poi in sodalizi di stampo politico o assistenziale.
ERATO
Musa della poesia lirica e amorosa. Anche una delle Nereidi aveva lo stesso nome.
EREBO
Figlio di Tenebre e di Caos e sposo della Notte. Suoi figli erano: Etere e Giorno. Entità che
rappresentava il mondo sotterraneo, dove dimoravano i morti. Secondo Servio è il luogo di raduno
delle anime prima di muovere verso l’Eliso. Genealogicamente era considerato figlio del Caos,
fratello della Notte e padre dell’Etere e del Giorno.
ERIBEA
Madre degli Astri e dei Vènti, sposa di Astrèo.
ERICE
1) Figlio di Afrodite e di Bute, in una gara fu vinto e ucciso da Eracle.
2) Monte ai cui piedi è situata Trapani (Drepani) in Sicilia. Sul monte Erice, Enea seppellì il padre
Anchise. Sullo stesso monte si ergeva un tempio dedicato a Tanit dea cartaginese dell’amore, ivi si
praticava la prostituzione sacra.
ERIDANO
Mitico fiume figlio di Oceano e di Teti.
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ERINNI
Erano le dee della vendetta, si occupavano di perseguitare inesorabilmente chi uccideva un
consanguineo, o mancava di rispetto al padre, la madre, al fratello maggiore o ai forestieri. Le
Erinni erano tre e si chiamavano: Aletto l’inarrestabile, Megera e Tisifone la vendicatrice, generate
dalla Terra dalle gocce di sangue che caddero dall’evirazione di Urano. Le loro armi erano:
serpenti, scudisci e fiaccole ardenti. I Romani le chiamavano Furie.
ERIS
Figlia della Notte e dea della discordia, fedele ancella di Ares. Per non essere stata invitata alle
nozze di Peleo e di Teti, tirò sulla tavola nuziale la funesta mela d’oro che causò il giudizio di
Paride e la lunghissima guerra di Troia.
ERISITTONE
Per avere abbattuto degli alberi in una foresta sacra a Demetra, fu punito dalla dea con una fame
così forte da costringerlo a mangiare le proprie carni.
ERITOO
Uno dei divini cavalli del carro solare.
ERIZIA
Una delle Espèridi.
ERMAFRODITO
Fanciullo con seno da donna e lunghi capelli. Figlio di Ermes e di Afrodite. La ninfa sorgiva
Salmace se ne innamorò, fu da lui respinta, ma quando il giovane si bagnò nella fonte Salmace lo
abbracciò e si fuse con lui.
ERMES
Figlio di Zeus e di Maia la più grande delle Pleiadi. Ermes veniva considerato come la
personificazione del vento e come tale ne aveva le caratteristiche: la velocità, la leggerezza,
l’incostanza, la monelleria e l’umore scherzoso. Caratterizzato da astuzia e abilità, gli furono date
dai Greci le attribuzioni più varie: dio delle relazioni pacifiche, del commercio, della navigazione,
dei viaggi, dell’eloquenza, capo delle Cariti o Grazie, protettore dei ginnasi, dei concorsi degli
efebi, dei ladri, degli sportivi, degli araldi e dei navigatori. Inventore e propagatore delle scienze
(specie della matematica e dell’astronomia) Ermes nacque in una grotta spaziosa ai fianchi del
monte Cillene. Appena nato si liberò da solo delle fasce in cui era avvolto e furtivamente uscì dalla
caverna. Fatti pochi passi incontrò una tartaruga, la raccolse le tolse il guscio e sulla cavità di
questo tese sette corde inventando così la cetra che dava un suono dolcissimo. Ma subito gli venne
in mente un’altra idea, rubare la mandria di buoi ad Apollo, perciò il piccolo dio si precipita in
Tessaglia. Ermes vi giunse che era notte e senza perdere tempo si impossessa di cinquanta buoi e
tirandoli per la coda li fece camminare all’indietro per dare l’impressione che le bestie invece di
allontanarsi si avvicinavano al pascolo. Giunto che fu in nell’Elide in prossimità del fiume Alfeo,
scoprì una grotta e la vi nascose la mandria facendo attenzione a mimetizzare per bene l’ingresso.
Stava per spuntare l’alba quando il piccolo dio fa ritorno alla sua culla nel monte Cillene, quindi si
rimette le fasce e fa finta di dormire. Appena giorno Apollo si accorge subito che mancano delle
bestie ed essendo il dio dei vaticini e degli indovini, seppe subito chi era il ladro. Si presenta quindi
da Ermes e gli impone di rendergli le bestie, Ermes cadeva dalle nuvole, lui non sapeva che cosa
fossero i buoi e come poteva un lattante di appena un giorno rubare cinquanta buoi? E come poteva
andare così lontano in Tessaglia se ancora non sapeva camminare? Apollo sforzandosi di non ridere
nell’udire come quell’infante gli rifilava una bugia dietro l’altra, lo minaccia di grandi punizioni se
non ubbidiva subito. Ermes senza scomporsi prese la cetra e si mise a suonarla, ad Apollo che era il
dio della musica il suono della cetra piacque tanto che desiderava averla per sè. Ermes che aveva
uno spiccato senso degli affari gli propose allora lo scambio: la cetra in cambio dei buoi. Apollo
accettò e da quel giorno diventarono ottimi amici e addirittura Apollo regalò al piccolo dio una
verga magica, alla quale in seguito vennero intrecciati due serpenti d’oro. La verga venne chiamata
Cadùceo e fu il principale attributo di Ermes e degli araldi. Dato che era rapido come il vento, Zeus
lo nominò araldo degli dèi, ma non semplice messaggero, ma un messaggero speciale, infatti
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riceveva l’incarico di portare a termine quelle transizioni particolarmente delicate e le conduceva
alla sua maniera nella massima libertà di azione. Come messaggero degli dèi egli era anche il dio
dei sogni, perché i sogni erano considerati come messaggi divini, e per portare i sogni anche a chi
non dormiva con la sua verga magica aveva il potere di addormentare i mortali. Nella sua mansione
di araldo degli dèi Ermes accompagnava le ombre dei morti nell’Erebo. Questo compito gli viene
dal fatto che l’anima era considerata un soffio di vento (Vento che lui personificava). Suoi attributi
erano: il Cadùceo, i calzari alati e la cappa che rende invisibile.
ERMIONE
Bellissima figlia di Menelao e di Elena, fidanzata forse con Oreste, fu promessa in sposa dal padre
a Neottolemo, in cambio di aiuto per la conquista di Ilio. Sposata da Neottolemo dopo la presa della
città, soffrendo dell’amore del marito per Andromaca, sua concubina, lo uccise con la complicità di
Oreste, col quale regnò poi su Sparta. Alla morte di Oreste sposò Diomede e ottenne dagli dèi
l’immortalità. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere ad Oreste? Si!? Allora clicca qui.
ÈRO
nella mitologia greca, sacerdotessa di Artemide a Sesto; innamorata di Leandro, si suicidò quando
questi annegò mentre si recava a nuoto da lei attraverso lo stretto dell’Ellesponto
Èro e Leandro, (lett.) titolo di un poemetto greco in esametri di Museo (secc. IV-V d.C.). Leandro
di Abido, innamoratosi di Ero di Sesto, bellissima sacerdotessa d’Afrodite, andava ogni notte a
visitarla attraversando a nuoto l’Ellesponto sotto la guida di una fiaccola che la fanciulla teneva
accesa in cima alla torre; ma una notte il vento spense la fiaccola e Leandro, spinto dai flutti contro
gli scogli, annegò. Ero, sconvolta dal dolore, si gettò dall’alto della torre.
EROS
1) Nelle più antiche teogonie è la forza generatrice uscita da Caos, contemporaneamente a Gea.
2) dio dell’Amore, personificazione di questo sentimento. Ignoto a Omero, è citato da Esiodo, per
cui si può ritenere che il suo mito nasca intorno all’VIII sec. a.C. Fu concepito in maniera duplice,
come divinità teogonica (e allora dai mitografi viene variamente identificato con il figlio del Caos,
o del Giorno e della Notte, o del Cielo e della Terra, o anche generato da Urano, da Crono, ecc.), e
come divinità della passione amorosa, inseparabile da Afrodite (e allora vien detto comunemente
figlio di questa dea e di Ares, ma anche di Ilitia, di Zefiro e di Iride, di Zeus e infine di Poro e di
Penia). Venerato dovunque, ma particolarmente a Tespie in Beozia e a Pario sull’Ellesponto, le sue
statue erano poste in tutte le palestre e gli efebei, insieme ad Ermes, Eracle, Atena. Spartani e
Cretesi sacrificavano a lui prima delle battaglie. Venivano celebrate grandi feste in suo onore a
Tespie (ogni quattro anni), dette Erobie, a Samo, Eleuterie. Come simbolo dell’amore corrisposto
fra gli uomini adulti e i giovani palestriti, da lui nacque la figura di suo fratello Anteros l’amore
contrastato. Fu celebrato da poeti e fu soggetto di dispute filosofiche, famosa fra tutte quella narrata
nel Simposio di Platone. Fu rappresentato forse più di ogni altro dio da scultori e pittori, ritratto
come un fanciullo o un efebo, spesso alato, con vari attributi (i fiori, la lira, l’arco con cui scaglia a
uomini e a dei dardi di amore) In età ellenistica la sua figura diviene più molle, femminea, sempre
più infantile, finché venne rappresentato come un putto alato. A questo periodo risale anche la
formulazione del mito di Amore e Psiche. Dai latini fu chiamato Amore e Cupido.
ERSE
Figlia di re Cecrope di Atene e sorella di Aglauro, con la quale doveva custodire la cesta in cui
Atena aveva nascosto Erittonio. Fu amata da Ermes dal quale ebbe Cefalo. Sacerdotessa della dea
Atena, personificazione della rugiada. Era ritenuta la protettrice dell’agricoltura.
ESIONE
Figlia di Laomedonte, re di Troia. Quando Zeus si accorse della congiura fattagli da Era, Apollo e
Poseidone, per punirli li mandò a servire Laomedonte. Apollo fu incaricato di pascere le mandrie
del re, mentre a Poseidone spettò il gravoso carico di costruire le mura di Troia. Siccome il compito
era molto pesante gli andarono in aiuto Apollo e Eaco, re dei Mirmidoni: la parte di mura costruite
da quest’ultimo non si mostrò resistente come quella costruita dai due dèi; infatti quando i Greci
presero d’assalto Troia quella fu la parte che crollò. Si intende che prima di iniziare quei lavori
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servili, Apollo e Poseidone avevano pattuito con Laomedonte un compenso, e il re fu molto
generoso nelle promesse, ma quando fu il momento di pagare, Laomedonte sostenne che non gli
doveva nulla e che lui non aveva promesso nulla. Apollo che era molto vendicativo salì sul colle
che sovrastava la città e col suo arco d’argento fece piovere su Troia delle frecce che scatenarono
una pestilenza. Dal canto suo Poseidone sbattendo il suo tridente fece nascere dal mare un orribile
drago che divorava tutte le messi e gli uomini che incontrava. I Troiani interrogato l’oracolo di
Delfi appresero che il re Laomedonte colpevole di spergiuro per placare i due dèi doveva
sacrificare la bellissima figlia Esione. Si può immaginare il dolore del povero padre che cercava di
salvare la figlia, ma il popolo intero pretese che il re obbedisse per la salvezza del popolo. La
povera Esione fu perciò esposta incatenata sulla riva del mare. La fortuna volle che si trovava a
passare di là Eracle che vedendo la ragazza le si avvicina e così viene informato di quanto era
accaduto. Certamente Eracle non poteva permettere che una innocente pagasse le colpe altrui e poi
lui era votato a distruggere tutti mostri. Intanto Laomedonte promette ad Eracle due splendidi
cavalli bianchi per la salvezza della figlia. Eracle si mise accanto la ragazza e aspettò il drago e non
appena lo vide lo uccise. Laomedonte dalle esperienze precedenti non aveva imparato nulla, infatti
negò il compenso all’eroe che irato uccise Laomedonte e tutti i suoi figli maschi escluso Podarce in
quanto Esione scongiurò Eracle perché lo risparmiasse. Da allora Podarce venne chiamato Priamo
il riscattato.
ESONE
Figlio di Creteo re dei Minii fratellastro di Pelia e padre di Giasone (famoso eroe). Secondo un’altra
tradizione, egli riuscì a vedere il ritorno di Giasone, ringiovanito da Medea con una pozione
magica.
ESPÈRIDI
ninfe figlie di Atlante e di Esperide, abitanti di favolose isole dell’Oceano Atlantico, dove, insieme
col drago Ladone, custodivano i pomi aurei donati a Era da Gea per le sue nozze e che furono poi
conquistati da Eracle. Discordi, i mitografi le considerarono figlie della Notte e di Erebo, o di Zeus
e di Temi, o infine di Forco e di Ceto; alcuni le identificano con le Atlantidi. Secondo i più erano
tre: Egle, Aretusa, Iperetusa; ma altri ne enumerano o 4 o 5 o 6, aggiungendovi Espera, Eriteide e
Vesta. Secondo la leggenda, dopo che Eracle ebbe rubato i pomi, le ninfe E. per il gran dolore
furono trasformate in alberi, ma altri invece raccontano che esse, o per intervento di Atena, o per
spontanea restituzione degli Argonauti (sulla cui nave «Argo» Eracle aveva lasciato il suo bottino),
recuperarono i pomi, e seguitarono per l’eternità la loro missione di custodi.
ESPERO
figlio di Astreo e di Eos, leggendario signore delle terre d’Occidente. Secondo una tradizione,
essendo salito sulle spalle di Atlante per vedere le stelle più da vicino, fu sorpreso da un uragano e
scomparve. In sua memoria, venne dato il suo nome all’astro che compare per primo, alla sera, e
che annuncia il tempo del riposo. Secondo altri mitografi, Afrodite, invaghitasene, lo avrebbe rapito
in cielo e lo avrebbe poi trasformato in astro.
ESTIA
Dea del focolare domestico. Era la prima figlia di Crono e di Rea, quindi sorella maggiore di Zeus.
Il suo culto è uno dei più semplici ed è quasi privo di leggende. In uno dei pochi episodi si narra
che, corteggiata da Poseidone e da Apollo, la dea chiese ed ottenne da Zeus di poter mantenere per
sempre la sua verginità, in cambio ottenne grandi onori e il culto in tutte le case degli uomini nei
templi di tutti gli dèi. Suo attributo è il focolare, santuario della pace e della concordia.
ETERE
personificazione della luminosità del cielo, che compare tra i miti cosmogonici primordiali.
Secondo una tradizione, figlio dell’Erebo e della Notte e fratello di Emera; in una seconda serie di
generazioni, la sua figura sembra sovrapporsi e confondersi con quella di Urano.
ETNA
Il vulcano era ritenuto una delle officine del dio Efesto, dove i Ciclopi forgiavano le folgori di
Zeus.
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ETO
Uno dei cavalli del carro solare. Altro suo nome era Etone.
ETRA
1) figlia di Pitteo, re di Trezene, sposa di Egeo; fu amata da Poseidone, da cui ebbe Teseo; secondo
altri sposa di Poseidone. Teseo le affidò Elena, ma, dopo che i Dioscuri la liberarono, Etra la seguì
come schiava a Sparta e a Troia, dove fu riconosciuta e liberata dai nipoti Demofoonte e
Acamante.
2) Ètra era figlia di Erebo e della Notte, dall’unione con Atlante ebbe per figlie le Pleiadi.
ETTORE
Grande eroe troiano, figlio di Priamo e di Ecuba, sposo di Andromaca, dalla quale ebbe Astianatte.
Combatté valorosamente a difesa della città di Troia. Omero gli dedica i versi più belli dell’Iliade,
dipingendolo come padre affettuoso e valoroso guerriero. Uccise Patroclo, l’amico di Achille, e fece
grande strage dei Greci; fu ucciso in duello da Achille che legò poi il suo cadavere ad un carro e gli
fece fare per tre volte il giro delle mura di Troia. La sua salma fu consegnata al padre, che per
intercessione degli dei era riuscito a commuovere Achille, solo dodici giorni dopo. Fu oggetto di
culto nella Troade.
ETUSA
Figlia di Poseidone e di Alcione.
EUANTE
Figlio di Bacco e di Arianna.
EUBULIA
Dea che dava buoni consigli.
EUFEME
Con Pan generò Croto, fu nutrice delle Muse.
EUFEMÌA
nell’antica Grecia, silenzio che andava osservato durante la celebrazione di alcuni riti; eufemismo.
EUFEMO
Uno dei figli di Poseidone.
EUFRONA
Affine ad Eubulìa. Era dea della Notte e apportatrice di buoni consigli.
EUFROSINE
Una delle Càriti.
EUIPPE
Figlia del centauro Chirone, il suo nome era Tea ma in seguito venne chiamata Euippe quando
Poseidone la mutò in giumenta perché non aveva avuto il coraggio di confessare al padre di essere
stata messa incinta da Eolo.
EUMOLPO
figlio di Posidone e di Chione. Era ancora fanciullo quando il padre lo condusse nel regno degli
Etiopi, presso i quali Eumolpo apprese i più arcani segreti della natura, degli uomini e degli dei.
Ritornato in patria, fu posto al bando e fuggendo approdò a Eleusi, che allora era in guerra con
Atene. Aiutò gli Eleusini e istituì il culto misterico della Gran Madre Demetra, di sua figlia Kore e
di Dioniso e fu il primo gran sacerdote del santuario da lui fondato, carica rimasta poi ereditaria
nella famiglia che discese da lui Eumolpidi. Fu dotato di spirito profetico, abile nella poesia e nella
musica. Venuto a contesa con Eretteo, morirono entrambi combattendo. Insegnò musica ad Eracle.
EUNOMIA
Una delle Ore, si occupava dell’ordine legale.
EURÌALO
personaggio dell’Eneide di Virgilio, giovane bellissimo che militava con Enea, teneramente amato
dal compagno d’armi Niso che gli era vicino in ogni cimento e in ogni rischio e insieme al quale fu
trucidato dai Rutuli, il cui campo avevano attraversato nottetempo.
EURIALE
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Una delle Gorgoni.
EURIDICE
Diversi personaggi ebbero questo nome:
1) Madre di Laomedonte.
2) Madre di Danae.
3) Madre di Alcmena.
4) ninfa della Tracia, moglie di Orfeo. Inseguita un giorno dal pastore Aristeo che ne era invaghito,
fu morsa da un serpente e morì. Orfeo discese allora nel regno di Ade e con il suo canto e il suono
della lira commosse Persefone, la quale acconsentì a che Euridice risalisse in terra, purché durante
il tragitto i due sposi non si guardassero. Orfeo, ormai sulla soglia della luce, non seppe trattenersi
dal volgere la testa verso Euridice che così ritornò nell’Ade per sempre.
EURIMEDONTE
Nome di vari personaggi:
1) Figlio di Minosse.
2) re dei Giganti, morì nella lotta contro gli dei dell’Olimpo.
3) Eurimedonte, auriga di Agamennone durante la guerra troiana, fu ucciso insieme al padrone da
Egisto dopo il ritorno in patria.
EURINOME
Dea di tutte le cose, sorse nuda dal Caos per avere qualcosa dove poggiare i piedi creò il cielo e la
terra e il mare e si mise a danzare dal movimento si alzò il vento Borea, essa lo strofinò fra le mani
ed esso si mutò nel serpente Ofione che avvolse la dea e la fecondò. Eurìnome assunta la forma di
colomba depone l’uovo cosmico, quando l’uovo si schiuse nacquero tutte le cose. Eurìnome e
Ofione andarono sul monte Olimpo, ma quando Ofione si vantò di essere il creatore la dea gli pestò
la testa rompendogli tutti i denti e lo rinchiuse nelle oscurità sotterranee. Crono e Rea precipitarono
Ofione e Eurinome nell’Oceano e presero il loro posto. Eurinome si chiamava la divinità con la
quale Zeus generò le Cariti. Eurinome è anche il nome di una divinità marina, figlia di Oceano che
con Teti salvò il piccolo Efesto.
EURIPILO
Nome di vari personaggi:
1) Figlio di Euristeo, ucciso da Eracle.
2) Figlio di Poseidone, ucciso da Eracle.
3) Figlio di Telefo, alleato dei Troiani.
EURISTEO
Nipote di Perseo. La sua nascita fu affrettata da Era per impedire che Eracle, figlio della cugina
Alcmena, avesse la primogenitura. Regnava su Tirinto, Argo e Micene. Fu lui, per volere di Era, a
imporre a Eracle le “fatiche” che dovevano dare gloria all’eroe. Morì in battaglia contro gli Ateniesi
e la sua testa fu portata ad Alcmena che gli cavò gli occhi.
EURITO
Nome di vari personaggi:
1) Gigante ferito da Dioniso e finito da Eracle;
2) Maestro di Eracle nel tiro con l’arco;
3) Re d’Ecalia;
4) Cugino di Augia, ucciso da Eracle.
EURIZIONE
Nome di vari personaggi:
1) Re di Ftia, venne ucciso per errore durante la caccia al cinghiale Calidone;
2) Centauro che al matrimonio di Piritòo, ubriacatosi cercò di fare violenza alla sposina, Teseo e
Piritòo gli tagliarono naso ed orecchie;
3) Figlio di Ares;
EUROPA
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In Fenicia viveva una bellissima principessa, Europa, figlia di Agenore e di Telefassa. La giovane
donna si recava spesso con le sue coetanee, sulle rive del mare per bagnarsi o per intrecciare
ghirlande di fiori. Zeus dall’alto la vide e se ne innamorò, scese dall’Olimpo e per non intimorire la
ragazza si mutò in uno splendido toro bianco, mettendosi a pascolare. Vedendolo mansueto Europa
si avvicinò senza timore e si mise ad accarezzarlo, poi per gioco gli salì in groppa. Allora il toro
che era stato mansueto si mise a correre verso il mare e sempre sul mare sul quale galoppava come
se fosse sulla sabbia, il toro si diresse sull’isola di Creta. Dopo diverso tempo giunto sull’isola il
toro si fermò all’ombra di un’albero e prese le sue sembianze divine fece sua la bella Europa che
generò Minosse, Radamanto e Sarpedonte.
EUROTA
Il mitico inventore del molino ad acqua, nonno di Giacinto e di Euridice.
EUTERPE
Una delle Muse, si occupava della musica e della poesia lirica
FALLO
(dal greco phallòs, membro virile) simbolo dei poteri generativi della natura, o della fecondità, al
quale Greci e Romani dedicavano un culto (culto fallico o fallicismo), spesso orgiastico come nei
Misteri dionisiaci.
FANTASO
Dio dei Sogni.
FAONE
(dal greco Phàon, splendente) Vecchio pescatore di Mitilene, bruttissimo in origine, il quale, per
aver trasportato Afrodite da Lesbo al continente rifiutando ogni compenso, ebbe in dono dalla dea
la gioventú e la bellezza meravigliosa. Secondo la leggenda, Saffo s’innamorò ardentemente di lui,
e, non essendo corrisposta, si gettò in mare dall’alto dello scoglio di Leucade.
FARO
o Capo Peloro, promontorio e capo sull’estrema costa della Sicilia nordorientale: lo divide dalla
Calabria uno stretto di ca. 3 km. Caratteristici del luogo i refoli, simbolo della mitica Cariddi,
vortici generati dalla corrente dello Stretto di Messina.
FATO
Divinità superiore agli dèi, alla quale nessuno può sfuggire e disubbidire. Gli dèi altri non erano che
dei collaboratori del Fato e nulla potevano fare per cambiarne le decisioni. I Greci personificarono
il Fato, nelle Moire. I Romani nelle None e Decume.
FEBE o FEBEA o TITANIDE
figlia di Urano e di Gèa, moglie di Ceo e madre di Latona e di Asteria. Un’altra Febe è figlia di
Leda e sorella di Elena. Febe è anche un soprannome di Artemide.
FEBO
Epiteto di Apollo. dal greco foibos: splendente. Con questo nome veniva spesso indicato anche Elio
FEDRA
figlia di Minosse e di Pasifae, moglie di Teseo, re di Atene. Innamorata del figliastro Ippolito e da
lui respinta, lo calunniò presso il marito, che lo fece uccidere da Posidone, poi, tormentata dal
rimorso, si uccise. Leggi le dolci parole che Ovidio le fa scrivere all’amaro amore, clicca qui
FENICE
Assieme a Chirone educò Eracle nell’arte dell’eloquenza e della guerra. Altro Fenice era figlio di
Agenore, incaricato dal padre di ritrovare la sorella Europa e di non fare ritorno senza essa, quando
si convinse che non l’avrebbe mai trovata si fermò nella regione che da lui prese il nome di Fenicia.
FETONTE
Elio, dio del Sole innamoratosi di Climene figlia di Oceano e di Teti la sposa. Dall’unione
nacquero Fetonte, Egle, Lampezia e Faetusa. Divenuto grande Fetonte si mise in testa di guidare il
carro solare attorno alla Terra. Elio inizialmente non volle accontentare il figlio ma visto che anche
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la madre insisteva, Elio dopo averlo istruito gli consegnò il carro. Il giovane iniziò così a sorvolare
la terra ma i cavalli accortisi che il guidatore era inesperto, gli presero la mano e lo portarono fuori
dalla via normale, creando lo scompiglio generale. A Zeus non restò altro che fulminare il giovane
per evitare la distruzione della Terra. La madre e le sorelle partirono per recuperare il corpo del
giovane sulle rive dell’Eridano e qui lo piansero sconsolatamente, gli dèi impietositi mutarono le
Eliadi in pioppi. Elio, addolorato non voleva più guidare il carro solare e Zeus dovette tribolare
parecchio con le buone maniere e con gravi minacce per farlo mettere nuovamente al lavoro.
FILIRA
mitica figlia di Oceano e di Teti. Per sfuggire a Crono si trasformò in giumenta, ma fu ugualmente
sedotta dal dio trasformato in cavallo e generò il centauro Chirone. Da Zeus fu trasformata in tiglio
(in greco philira).
FILLI o Fillide
Principessa sposa di Acamante che non vedendolo tornare alla fine della guerra di Troia, morì di
crepacuore. Atena impietosita la mutò in Mandorlo. Acamante che era stato solo trattenuto da un
guasto alla nave arrivò all’indomani e non potè fare altro che abbracciare l’albero che per
contraccambiare le carezze fece uscire dai rami spogli i suoi bellissimi fiori. Anche l’amante di
Demofoonte aveva questo nome ed era una principessa Tracia figlia di Licurgo. Se vuoi leggere la
meravigliosa lettera che Ovidio le fa scrivere clicca qui.
FILOMELA
Figlia di Pandiòne re d’Atene e di Zeusippe e sorella di Procne. Procne aveva sposato Terèo re di
Tracia dal quale aveva avuto un figlio, Iti. Volendo rivedere la sorella alla quale era molto attaccata
pregò il marito affinché si recasse ad Atene a prendere la sorella. Terèo accontentò il desiderio
della moglie e andò a prendere Filomela ma durante la strada del ritorno si invaghì della giovane, la
violentò e le tagliò la lingua in modo che non potesse denunciarlo. Filomela riuscì ugualmente a
raccontare alla sorella con un ricamo quanto le era capitato. Allora Procne d’accordo con Filomela,
ucciso il figlio Iti lo serve come pasto a Terèo e a fine del banchetto gli mostrò la testa del figlio, e
con la sorella scappò via. Terèo superato il primo momento di sgomento e orrore si armò e corse
all’inseguimento, ma quando stava per raggiungerle gli dèi mutarono i tre in uccelli: Terèo fu
mutato in ùpupa, Filomela in rondine e Procne in usignolo.
FINEO
1) Re di Salmidesso, nella Tracia, venne privato dagli dèi della vista per avere, a sua volta,
accecato i figli in seguito a una falsa accusa rivolta loro dalla matrigna Idea. Divenne un famoso
indovino. Fu perseguitato dalle Arpie che a ogni pasto gli strappavano il cibo di bocca e
insozzavano la tavola con i loro escrementi. Era Zeus a inviarle, perché Fineo aveva osato svelare
ai mortali il sacro pensiero del signore dell’Olimpo. A liberarlo dai mostri furono gli Argonauti.
2) Zio e promesso sposo di Andromeda, pietrificato dalla vista della testa di Medusa mostratagli da
Perseo.
FISCOA
Ninfa amata da Bacco che la rese madre di Narcèo, che per primo introdusse ad Elea il culto di
Bacco.
FLEGETONTE
Fiume infernale le cui acque erano fiammeggianti ed alimentavano la lava dei vulcani. Era il luogo
di dannazione dei parricidi e matricidi. Per via delle sue acque fiamme fiammeggianti era chiamato
anche Piriflegetonte.
FLEGIAS
Figlio di Ares e di Crise, incavolato con Apollo perché gli aveva violato la figlia Corònide
rendendola madre di Asclepio, incendiò il tempio dedicato al dio a Delfi. Apollo per vendicarsi lo
uccide e lo precipita nell’Ade dove lo condanna a stare incatenato sopra una rupe.
FLEGONE
Uno dei cavalli del Carro Solare.
FOBO
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Personificazione dello Spavento, figlio di Ares e di Afrodite.
FOBOS
Uno dei cavalli del Carro Solare.
FORBANTE
Crudele e violento figlio di Triopa e di Orsìnome. Apollo lo mise in cielo nella costellazione del
Serpenatrio per avere liberato l’isola di Rodi dai serpenti.
FORCHI o FORCO
Dio marino figlio di Ponto e di Gea. Sposò la sorella Cheto ed ebbe per figli: Le Graie, le Gorgoni,
e il serpente Ladone. (Una bella famigliola)
FTIA
Apollo la rese madre di Doro
GALASSAURA
Una delle NinfeOceanine
GALATEA
1) Ninfa che per amore di Aci tradì Polifemo. Col ciclope generò Galato.
2) Statua scolpita da Pigmalione e a seguito delle sue preghiere fu da Afrodite mutata in donna
vera.
GALINZIA
Figlia di Prèto, Era la mutò in donnola per averla ingannata e derisa il giorno della nascita di
Eracle. Era per prolungare ad Alcmena i dolori del parto si era presenatata nelle spoglie di vecchia
nella casa di Anfitrione, ma Galìnzia avendo notato la sgradevole presenza della vecchia le disse
che già Alcmena aveva partorito un figlio. Quando la dea si accorse di essere stata presa in giro la
punì come già detto.
GALLI (C1-C4)
Sacerdoti di Cibele, affini ai Coribanti si distinguevano da questi perché si eviravano in memoria di
Ati.
GARAMANTE
Capostipite dei Garamantidi, figlio di Apollo e di Acacalli.
GEA o GAIA
Dea primigenia della Terra, nata dal Caos, generò da sola Urano e il Ponto. Veniva venerata come
divinità della terra e dei morti, considerato che i morti ritornano alla terra. Era raffigurata a mezza
figura uscente dal suolo.
GELLO
Nome usato come spauracchio per tenere buoni i bambini si lasciava loro credere che rapisse i
bambini.
GERIONE
Aveva tre teste, sei braccia e tre corpi, noto perché aveva una splendida mandria di buoi rossi
custoditi da Eurizione e dal cane a due teste Ortro. Prendere i buoi fu la decima fatica di Eracle che
per averli uccise : Gerione, Eurizione che era anch’esso un gigante e il cane bicipite Ortro. Gerione
era discendente di Medusa.
GIACINTO
Figlio di Amicle e di Diomeda per la sua grande bellezza fu amato da Apollo e da Zèfiro. Un
giorno mentre Apollo e Giacinto giocavano al lancio del disco Zèfiro ingelosito fece deviare il
disco che colpì al capo Giacìnto uccidendolo. Apollo disperato per la morte dell’amico per rendere
immortale il ricordo lo mutò nel delicato fiore che ne porta il nome.
GIANIRA
Una delle ninfe Oceanine.
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GIAPETO
Figlio di Urano e di Gea, sposò l’Oceanina Climene che gli partorì Atlante, Menenzio, Prometeo e
Epimeteo.
GIASIONE
Genio della fertilità della terra e della pioggia fecondante. Fu il primo seminatore a cui Demetra
affidò i suoi segreti, dopo di ciò si unì alla dea, che rimase incinta di Pluto, dio della ricchezza e di
Polimelo, inventore del carro e dell’aratro. Giasione venne per questo fulminato da Zeus. Demetra
incantata dal genio inventivo del figlio polimelo lo muta nella costellazione del Boote.
GIASONE
Figlio di Esone che venne privato dal fratellastro Pelia del trono di Iolco, in Tessaglia. Fu affidato
alle cure del centauro Chirone; poi, raggiunta l’età adulta, tornò a reclamare il regno che era stato
del padre. Pelia accettò di consegnarglielo a patto che prima portasse a Iolco il vello d’oro, che era
in possesso del re Eeteo di Colchide e sorvegliato da un dragone sempre all’erta. Giasone intraprese
così la famosa spedizione sulla nave Argo, seguito dal fior fiore della gioventù ellenica, rientrando
in patria col vello d’oro e la sposa Medea. Ma intanto Pelia aveva ucciso il padre Esone, per
vendicare il quale l’eroe si avvalse delle arti magiche della moglie. Costretta ad abbandonare Iolco,
la coppia si stabilì a Corinto dove, dopo dieci anni, Giasone abbandonò Medea per Creusa, figlia di
Creonte re della città. La fine dell’eroe è controversa. Alcune fonti riferiscono che morì per il dolore
provocato dalla morte dei figli soppressi per vendetta da Medea, altre che rimase ucciso sotto la
carena della nave Argo, all’ombra della quale si riposava quando ormai era già rientrato in possesso
di Iolco. Vuoi leggere la lettera che che Ovidio scrive per conto di Ipsipile? Clicca qui.
GIGANTI
figli di Gea, fecondata dal sangue di Urano, che era stato evirato da Crono, spesso confusi o
identificati coi Titani. Esseri di straordinaria statura e di forza sovrumana, nemici degli dei,
tentarono di dar la scalata all’Olimpo, ma furono colpiti insieme dai fulmini di Zeus e dai dardi di
Eracle. Alcuni precipitarono nell’Averno, altri furono seppelliti sotto monti che diventarono
vulcani. I testi greci tramandono alcuni nomi di giganti: Efialte, Alcioneo, Tifeo, Briareo, Eurito,
Encelado, Porfirione. Simboleggiarono la forza bruta contro l’intelligenza, ed in particolare la
violenza dei cataclismi naturali (eruzioni vulcaniche, terremoti, inondazioni, ecc.), fonte di terrore
perché se ne ignoravano le cause. Anche nella mitologia nordica compaiono i giganti, formidabili
nemici degli dèi, demoni del freddo inverno, delle tempeste, del mare burrascoso e dei ghiacci
perenni.
GIGANTOMACHIA
È la lotta grandiosa e primordiale che si svolse tra i Giganti e gli Olimpi nella penisola di Pallene,
in Tracia. Benchè fossero di origine divina, i Giganti erano mortali o, almeno, potevano essere
uccisi se colpiti contemporaneamente da un dio e da un mortale. Per questo nella lotta fu
determinante la presenza di Eracle, non ancora accolto tra gli dei. I Giganti furono sconfitti uno per
uno: Alcinoo a esempio, che era invincibile finchè rimaneva sul suolo patrio, fu ucciso da Atena e
da Eracle dopo che l’eroe l’ebbe trascinato fuori da Pallene; Efialte fu colpito da una freccia di
Apollo nell’occhio sinistro e da una di Eracle nell’occhio destro; Porfirione, che assalì Era, venne
abbattuto dal fulmine di Zeus e dalle frecce di Eracle.
GIOCASTA
Sposa di re Laio di Tebe dal quale ebbe Edipo. Più tardi, senza riconoscere il figlio e senza che egli
stesso la riconoscesse, sposò Edipo dal quale ebbe vari figli. Scoperto l’incesto, s’impiccò nel
palazzo di Tebe.
GLAUCO
Figlio di un pescatore della Beozia, un giorno vide che i pesci da lui presi se posati su una certa
erba riprendevano, la vita e il movimento. Allora provò a mangiarla e si ritrovò trasformato in
divinità marina. Amava Scilla e per farla sua ricorse alla magia di Circe, ma questa che era
innamorata di lui, per gelosia mutò la ragazza in un orribile mostro. Altro Glàuco era figlio di
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Minosse e di Pasifae, da bambino cadde in un vaso di miele e soffocò Asclepio lo fece rivivere.
Altro Glàuco era il padre di Bellerofonte, fu calpestato ed ucciso dalle sue cavalle imbizzarrite.
GOLGO
Fondatore della città di Golgi a Cipro era figlio di Afrodite e di Adone.
GONIADI
Ninfe che rendevano salubre le acque correnti.
GORGONEO
La testa della Medusa che Atena portava nel suo scudo.
GORGONI
Figlie di Forco e di Cheto.Il loro nome proviene dal greco gorgós=spaventoso Erano: Steno, Euriale
e Medusa. Avevano ali d’oro, mani di ferro, zanne di cinghiale e ai fianchi e alla testa avevano dei
serpenti. Chi le guardava restava pietrificato.
GRAIE
Grâiai=le vecchie, figlie di Ceto e di Forco, divinità marina figlia di Ponto e di Gea. Nate vecchie,
erano sorelle e custodi delle Gorgoni e vivevano alle soglie del paese della notte. Secondo Esiodo
erano due: Enio e Penfredo; altri mitografi ne aggiungevano una terza, Dino. Possedevano un solo
occhio e un solo dente, che si scambiavano a vicenda. Perseo le costrinse a rivelargli il nascondiglio
delle ninfe Stigie, il cui aiuto gli era indispensabile per uccidere Medusa.
GRAN MADRE (C1-C4)
Divinità delle forze generatrici della natura, idea diffusa in tutti i paesi del Mediterraneo, finì per
contretizzarsi con svariate dee, quali: Cibele, Gea, Rea, Temi, Afrodite. Originariamente era un
mucchio di legna carbonizzata coperta da cenere che teneva viva la brace.
GRAZIO
Uno dei Giganti.
GRINEO
Uno dei Centauri
HAGHIA TRIADHA
sito archeologico nell’isola di Creta, presso Festo. Vi sono stati rinvenuti resti di un villaggio
dell’epoca minoica e tardo minoica e una necropoli, ha restituito un sarcofago di grande interesse.
HALAI
antica città greca i resti, risalenti al VI sec. a.C., sono stati rinvenuti presso Larymna, in Beozia.
HALOS
antica città greca, nella Grecia centrale, vi sono state ritrovate necropoli risalenti al IX sec. Nelle
vicinanze fu ritrovato un tesoro risalente al I sec. a.C.
HYPNOS
Dio del Sonno era fratello gemello di Thanatos, la morte. Figlio della Notte, Hypnos era un dio
benefico e dava il meritato riposo facendo uso della sua verga magica. I Romani lo chiamarono
Somnus.
IADI
Iadi dal greco Hyades, le Piovose, nella mitologia antica erano le figlie di Atlante e Pleione. Furono
trasformate da Zeus, per aver abbandonato (impaurite da Era) Bacco infante ed essersi rifugiate a
Tebe, nelle piovose stelle della costellazione del Toro.
IASIONE
Figlio di Zeus e di Elettra, una delle Pleiadi, fu amato da Demetra che si unì a lui nell’isola di
Creta, in un campo arato tre volte. La figlia che nacque era Pluto, la Ricchezza.
ICARIO
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Contadino a cui Bacco per ricompensarlo dell’ospitalità avuta gli regala del vino e gl’insegna la
viticoltura. Icario fa assaggiare il vino allora sconosciuto ad altri contadini che scambiando la
sbronza per avvelenamento, uccidono il povero Icario. L’ombra di Icario appare in sogno alla figlia
Erigone e gli narra come è stato ucciso e gli esprime il desiderio di essere sepolto. La ragazza che si
trovava lontano a pascolare gli armenti, si sveglia angosciata dal sogno e anche se notte parte in
compagnia della propria cagna Maira alla ricerca del cadavere del padre finché trovatolo lo
seppellisce e sopraffatta dal dolore si impicca. Attratti dai latrati della cagna dei contadini si
avvicinato e trovata la salma della ragazza la seppelliscono, la cagna poverina si accuccia alla
tomba di Erigone e si lascia morire. Zeus commosso da così triste storia trasferisce Icario nella
costellazione del Boote, Erigone in quella della Vergine e Maira nella stella Sirio. Anche il padre di
Penelope si chiamava Icario.
ICARO
Figlio dell’inventore Dedalo e di una schiava di Minosse, tentò di fuggire da Creta con le ali
fabbricate dal padre. Precipitò presso Samo nel mare che, da quel momento, si chiamò Mare Icario.
ICELO
Figlia di Hypnos e sorella di Morfèo, faceva parte del corteo dei sogni.
ICORE
nome dato al sangue incolore degli Dei.
IDA
1) Catena di montagne della Troade, in Asia Minore, dove si svolsero il giudizio di Paride,
l’incontro tra Anchise e Afrodite e il ratto di Ganimede da parte di Zeus. Una tradizione vuole che
qui si siano celebrate le nozze segrete tra Zeus ed Era.
2) Monte dell’isola di Creta dove Zeus nacque e venne cresciuto dalla capra Amaltea.
IDA
eroe mitologico, originario della Messenia, cugino dei Dioscuri. Con il fratello gemello Linceo
prese parte all’impresa degli Argonauti ed alla caccia al cinghiale calidonio. Si scontrarono infine
con i cugini Dioscuri: Linceo fu ucciso ed Ida. uccise Castore prima d’esser fulminato da Zeus. Così
si chiamava pure una delle nutrici di Zeus e della madre di Minosse, re di Creta.
IDIA
Moglie di Oète fu madre di Medèa.
IDOTEA
Ninfa figlia di Proteo, insegnò a Menelào come costringere Proteo a dirgli la via per il ritorno a
Sparta. Altra Idotea fu la moglie di Mileto, fondatore dell’omonima città
IDRA DI LERNA
Mostro dalla forma di serpente con nove teste, le quali se tagliate rinascevano. Ucciderla fu la
seconda fatica di Eracle che tagliandole man mano bruciava il moncone in modo da impedire la
crescita della nuova testa.
IEROCERICE
Così veniva chiamato il principale sacerdote che celebrava i Misteri Eleusini. Araldo sacro della
famiglia dei Cerici.
IERODULI
Erano gli schiavi delle divinità. I maschi erano adibiti ai lavori nelleproprietà del tempio, mentre le
donne venivano offerte nella prostituzione sacra.
IFI
personaggio mitologico; figlia del cretese Lidge e di Teletusa. Avendo Lidge deciso di sopprimere
tutte le femmine che gli fossero nate. Teletusa salvò Ifi (nata durante un’assenza di lui) allevandola
e vestendola come se fosse di sesso maschile. Poi la fanciulla fu realmente mutata in maschio.
IFIGENIA
Figlia di Agamennone e di Clitennestra, nel momento in cui il padre stava per sacrificarla ad
Artemide fu dalla stessa dea sostituita con una cerva ed assunta fra le sue sacerdotesse.
IFIMEDIA
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Moglie di Alòo, innamoratasi di Poseidone genera col dio due figli: Oto ed Efiàlte.
IFITO
personaggio mitologico. Figlio di Eurito, re d’Ecalia, fu ucciso da Eracle presso Tirinto, pur
avendone difese le ragioni presso la propria famiglia in occasione della richiesta dell’eroe di sposare
la sorella Iole. Un’altra leggenda gli attribuisce la fondazione dei Giochi d’Olimpia, nati da una
tregua con Licurgo.
IGEA
personaggio mitologico; figlia di Esculapio, venerata dai Greci come dea della salute. Era
raffigurata sotto l’aspetto di una giovane donna prosperosa, nell’atto di dissetare in una coppa un
serpente.
ILIADE
poema epico dell’antica civiltà greca, del sec. VIII a.C. composto da Omero, in 24 canti o libri di
complessivi 15.693 esametri in dialetto jonico. Racconta i fatti dell’ultimo mese e mezzo della
decennale guerra di Ilio o Troia; il sorgere dell’ira di Achille verso Agamennone che gli aveva
portato via la schiava Briseide (I); la presentazione degli eserciti e dei loro capi (II); le battaglie cui
non partecipa l’eroe offeso (III-VIII), il tentativo di Agamennone di sedare l’animosità di Achille
con scuse e doni (IX), e l’insuccesso che perseguita gli assedianti, nonostante le prodezze da cui
tornano feriti eroi come Ulisse, Diomede e lo stesso Agamennone (XI e segg.), Achille, deponendo
l’ira, consente ai suoi Mirmidoni di combattere e all’amico Patroclo di indossare le sue armi (XVI);
Ettore uccide Patroclo credendolo Achille (XIX); questi, addolorato dalla morte dell’amico, ritorna
in campo per vendicarlo, e uccide Ettore (XXII), funerali di Patroclo (XXIII), restituzione del corpo
di Ettore e suoi funerali (XXIV).
ILIONA
Figlia di Priamo ed Ecuba, andò in sposa a Polimestore, re dei Traci. Costui, corrotto dai Greci,
volle uccidere il piccolo fratello di lei, Polidoro, che venne però sostituito da Iliona stessa con il
figlioletto Dipilo. Avvenuta l’uccisione, Iliona uccise il marito e si diede la morte.
ILO
Fondatore di Troia, quando finì di fondare la città pregò Zeus di manifestare la sua benevolenza. Il
dio gli fece trovare davanti la sua tenda una statua di legno della dea Pallade, il famoso Palladio che
doveva essere il talismano della città.
IMENE
o Imeneo, personaggio mitologico; figlio di Dioniso e di Afrodite, o, secondo altri mitografi, di
Apollo e di Calliope. Era per i Greci il dio delle nozze, raffigurato come un adolescente coronato di
rose, ammantato in un velo e recante una fiaccola. Gli sposi e quanti assistevano al matrimonio gli
rivolgevano fervide invocazioni, specialmente nel canto nuziale, detto imeneo, che s’intonava
quando la sposa veniva condotta fuori della casa paterna.Il suo nome significava fiore della
verginità delle fanciulle. Era figurato come un adolescente bellissimo con in mano la fiaccola
nuziale. Era compagno di Eros.
IMERO
Divinità che rappresentava il desiderio amoroso. altro Imero, era figlio di Lacedemone, per colpa
d’Afrodite s’unì carnalmente alla sorella. Resosi conto del misfatto, si annegò in un fiume che da lui
prese il nome.
IMEROPA
Una delle Sirene, il nome significa Colei che con la voce suscita desideri.
INO
Figlia di Cadmo e di Armonia, era sorella di Semele, di Agave e di Autonoe e madre di Atteone.
Fu la seconda sposa di Atamante, che per lei abbandonò Nefele, al quale diede Learco e Melicerte.
Quando Era fece abbattere sui campi di Beozia una terribile siccità, Ino corruppe gli ambasciatori
del marito che erano stati mandati a interrogare l’oracolo di Delfi, i quali portarono un falso
responso secondo il quale il dio pretendeva il sacrificio di Frisso e di Elle, i figli che Atamante
aveva avuto dalla prima moglie Nefele. I due ragazzi furono fatti fuggire dalla Grecia in groppa
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all’ariete dal vello d’oro, e Atamante e Ino vennero resi folli da Era. Atamante uccise Learco, Ino si
gettò con Melicerte in mare da una scogliera. Madre e figlio vennero però trasformate in divinità
marine che furono Leucotea e Palemone.
INVIDIA DEGLI DEI
ostilità degli dei nei confronti degli uomini che assurgano ad una felicità troppo elevata; il concetto
ha avuto la sua formulazione più antica in Erodoto (V sec. a.C.), ed è uno dei motivi costituenti di
molti miti dell’antica Grecia, e come tale ha goduto di ampia rappresentazione nella tragedia
classica.
IO
Figlia di Inaco, primo re di Argo, amata da Zeus e da lui trasformata in vacca. La bella Io,
principessa di Argo, fu amata da Zeus che si unì a lei avvolgendola in una fitta caligine. Il fatto non
sfuggì alla sospettosa Era che, calata dal cielo, ordinò alle nebbie di ritirarsi; ma Zeus, che aveva
previsto l’arrivo della consorte, fece in tempo a mutare la figura di Io in quella di una lustra
giovenca. Era, fingendo di non sapere, lodò l’aspetto dell’animale e costrinse il marito a fargliene
dono, quindi la affidò alla custodia dei cento occhi di Argo. Ma Zeus, che non sopportava di
vedere Io così umiliata, chiese a Ermes di liberarla e il giovane dio, pur essendo il più abile dei
ladri, dovette addormentare Argo al magico suono di un flauto prima di mozzargli il capo. Era fissò
i cento occhi di Argo nelle penne del pavone, animale a lei sacro, poi perseguitò la giovenca Io con
le intollerabili punture di un tafano e la costrinse a vagare da una regione all’altra del mondo in
preda alla frenesia. L’infelice trovò finalmente ristoro e riposo sulla riva del Nilo, dove ritornò alle
sue fattezze originarie e generò a Zeus il figlio Epafo. Le genti egiziane venerarono Io col nome di
Iside.
IOLCO
L’attuale Volo, in Tessaglia, da cui gli Argonauti partirono alla conquista del vello d’oro.
IPERBOREI
Popolo favoloso che si riteneva vivesse in uno stato di perfetta felicità in una terra sconosciuta dove
il sole non tramontava mai. Secondo altre tradizioni, nel loro paese sarebbe stato collocato il
Giardino delle Esperidi che custodiva i pomi d’oro.
IPERIONE
uno dei Titani, secondo alcuni mitografi dio della luce e padre di Elios, Selene, Eos. Omero e altri
poeti lo identificarono col Sole
IPERMESTRA o IPERMNESTRA
una delle 50 Danaidi; fu la sola che disobbedì al padre Danao astenendosi dall’uccidere il proprio
marito, Linceo. Il popolo d’Argo la salvò quando Danao volle punirla della disobbedienza. Vuoi
leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere al suo amato Linceo? Allora clicca qui.
IPERTURA
Una delle Esperidi.
IPPO
Una delle Ninfe Oceanine.
IPPOCAMPI
Esseri marini metà cavalli e metà pesci.
IPPOCRENE
mitica fonte del monte Elicona, nella Beozia, scaturita, secondo la tradizione, per effetto d’un calcio
del cavallo Pègaso. Era sacra ad Apollo e alle Muse, e si credeva che la sua acqua infondesse
l’ispirazione ai poeti.
IPPOLITA
regina delle Amazzoni, secondo alcuni mitografi, figlia di Ares, chiamata anche Antíope. Eracle le
tolse, per volere di Euristeo, una cintura prodigiosa donatale dal padre, e, dopo averla sconfitta con
le sue seguaci e fatta prigioniera, la diede per moglie a Teseo.
IPPOLITO
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Figlio di Teseo e di Antiope. La matrigna Fedra si innamora di lui che la respinge, allora Fedra
offesa nel suo amore di donna lo denuncia a Teseo di avere insidiato il suo onore. Teseo che aveva
reso dei servigi a Poseidone aveva avuto dal dio la promessa di soddisfare i tre voti che avrebbe
richiesto, allora Teseo chiede a Poseidone di punire il figlio che l’amore paterno gli impediva di
castigare e Poseidone lo esaudì così mentre ippolito andava in esilio da Atene, un mostro marino
spuntato dal mare spaventò i cavalli del giovane che così precipitò in mare dove annegò. Ippolito fu
risuscitato da Asclepio (suscitando l’ira di Zeus che non sopportava che altri arrogassero i suoi
poteri) per intercessione di Artemide (Diana) e regnò ad Aricia, nel Lazio, sotto il nome di Virbio.
Vuoi leggere la splendida lettera d’amore che Ovidio gli fa inviare da Fedra? Allora clicca qui
IPSIPILE
eroina greca, figlia di Toante re di Lemno; divenuta regina dell’isola fu amata da Giasone, quando
questi era in viaggio verso la Colchide alla conquista del Vello d’oro. Vuoi leggere cosa Ovidio le
fa scrivere al suo amato Giasone? Clicca qui. Il file è in formato write di Windows
IRENE
la più giovane delle Ore, figlie di Zeus e di Temi; fu per i Greci e per i Romani dea e
personificazione della Pace.
IRIDE
Figlia di Taumante e Elettra, sorella delle Arpie. Personificazione dell’arcobaleno e messaggera
degli dei. Fu inviata da Era a sobillare la rivolta delle donne troiane che, in Sicilia, incendiarono la
flotta di Enea. Per i romani rappresenta la Fama.
ISSIONE
Re dei Lapiti, Issione era figlio di Flegias il sacrilego inceneritore di templi, ma anch’egli, quanto a
sacrilegi, non gli fu da meno. Cominciò col L’uccidere il suocero facendolo cadere in un pozzo
pieno di carboni ardenti al solo scopo di non pagargli i doni di nozze, e poiché l’uccisione di un
congiunto gridava vendetta al cospetto degli dèi nessuno si prestò a purificarlo. Lo fece Zeus
portandolo con sé sull’Olimpo, ma Issione, anziché dimostrare gratitudine, insidiò Era. Allora, per
metterlo alla prova, Zeus modellò Nefele (una nuvola che rassomigliava alla dea). Issione usò
violenza al fantasma, commettendo un nuovo e più grave sacrilegio, quello di ingratitudine nei
confronti di una divinità, e Zeus dovette punirlo. Ermes lo incatenò a una ruota infuocata che
rotolava incessantemente nel cielo. Dall’unione di Issione con la nube nacquero i Centauri.
ITACA
Piccola isola greca del mare Ionio, al largo della costa epirota. Ne era signore Ulisse che vi tornò
dopo un viaggio di dieci anno seguito alla distruzione di Troia.
JACO
uno dei nomi di Diòniso (Bacco), specialmente nei misteri eleusini.
JINCE
Figlia di Pan e di Eco. Era la mutò in uccello per avere fatto su Zeus l’incantesimo che l’aveva fatto
innamorare di Io.
KAIROS
personificazione del momento opportuno. Veniva rappresentato come un giovanetto con le ali ai
piedi e talvolta agli omeri, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca quasi rasa. Un altare a lui
dedicato era ad Olimpia.
KER
era l’anima di un defunto che portava sventure e anche dea della morte, morte
LACHESI
Una delle Moire.
LADONE
1) Dio fluviale padre delle ninfe Dafne, Metope, Siringa e Talpusa.
2) Altro Ladòne era il serpente che fu messo da Era a guardiano dei pomi delle Esperidi.
LAIO
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Re di Tebe, e padre di Edipo. Rapì un giovinetto, di cui si era innamorato, attirando su di sè la sua
maledizione e la collera di Era che odiava chi disprezzava le donne. Forse per questo gli fu
destinato di morire per mano del figlio Edipo.
LAMIA
Si concesse a Zeus che per sdebitarsi le concesse il dono di potersi togliere e rimettere gli occhi.
Dall’unione nacquero molti bambini che furono tutti uccisi da Era, fatta eccezione di Scilla. Lamia
per vendicarsi rubava e divorava i figli altrui e il suo volto si trasformò in una maschera orrenda.
Lamia in seguito si unì alle Empuse e stremava i giovani con la sua libidine. Il suo nome fu usato
come spauracchio dalle bambinaie greche per tenere buoni i bambini.
LAMPETUSA
Una delle Eliadi figlie di Elio e di Neèra, pascolavano in Sicilia il gregge del padre. Le altre erano:
Lampezia e Fetusa, sorelle di Fetonte.
LAODAMIA
1) Figlia di Bellerofonte e di Achemone, amata da Zeus generò Sarpendonte. Per il suo orgoglio fu
da Artemide uccisa con una delle sue frecce.
2) Altra Laodàmia era la moglie di Protesilào che fu il primo dei greci a cadere sotto le mura di
Troia. Quando la donna seppe della morte del marito scongiurò gli dèi perché gli restituissero in
vita il marito. Mossi a compassione gli dèi gli resero il marito per solo tre ore, passato questo tempo
anch’essa si lasciò morire appresso a Protesilào. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere?
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LAOMEDONTE
Re di Troia per il quale Poseidone eresse le mura della città. Poichè rifiutò di pagare il dovuto,
dovette esporre in sacrificio a un mostro marino la figlia Esione, che Eracle si offrì di salvare in
cambio dei cavalli di Zeus. Ma, poichè neppure questa volta Laomedonte rispettò gli impegni,
Eracle uccise tutti i suoi figli maschi, a eccezione di Priamo, e giurò di muovere guerra alla città.
LATONA
Figlia di Ceo e di Febe, fu la prima sposa di Zeus che la rese madre di Apollo e di Artemide. Era
per gelosia la costringe a sgravarsi dei figli nell’isola di Delo. Per questo motivo Latòna parteggiò
per i Troiani nella guerra causata da Elena. Offesa da Nìobe fu vendicata ferocemete da Apollo e
Artemide che uccisero i quattordici figli della sventurata sacrilega.
LEARCO
Uno dei figli di Ino e di Atamante, ucciso dal padre in preda al furore ispiratogli da Era, la quale
non aveva perdonato Ino di avere allevato Bacco, che Zeus aveva avuto da uno dei tanti tradimenti.
LEDA
Madre dei Dioscuri Castore e Polluce, di Clitennestra e di Elena. Figli che concepì quando Zeus la
fece sua sotto le spoglie di Cigno.
LELAPO
Mitico cane metallico e animato costruito da Efesto. Zeus lo aveva regalato a Europa che lo regalò
a Minosse che lo regalò a Procri, che lo regalò a Cefalo. Zeus mutò il cane in roccia stanco di
vedere il suo regalo trattato come moneta di scambio per delle mortali scaramucce d’amore.
LEO
eroe eponimo figlio di Orfeo. Per liberare Atene da una terribile pestilenza, sacrificò tre delle sue
figlie come suggeritogli dall’oracolo delfico.
LEONE DI NEMEA
Leone dalla pelle invulnerabile. Ucciderlo fu la prima fatica di Eracle.
LEONTE
Figlio di Orfeo. Sacrificò le sue tre figlie agli dèi per salvare Atene dalla carestia.
LERNA
Palude dell’Argo nella quale aveva residenza l’Idra dalle nove teste. Nella stessa palude le
quarantanove uxoricide Danàidi gettarono le teste dei loro mariti.
LESTRIGONI
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popolo mitico di giganti antropofagi governato dal re Lamo, la cui sede sarebbe stata nel lontano
Occidente, secondo Omero, in Sicilia secondo gli autori greci postomerici. Ulisse capitò tra loro e
si salvò a stento dalla loro ferocia.
LETE
Uno dei fiumi dell’Ade. I morti, tuffandosi nelle sue acque, perdevano totalmente la memoria della
vita terrena.
LEUCE
Ninfa mutata da Persefone in pioppo quando Ade cercò di farla sua.
LICA
Era lo schiavo che Deianira incaricò di portare a Eracle la veste intinta nel sangue del centauro
Nèsso. Eracle indossata la veste per gli atroci dolori che gli causava prese lo schiavo e lo
scaraventò nel mare.
LICOREO
Figlio di Apollo e della ninfa Coricia. Fondatore della città che prese il suo nome Licorea. Nei suoi
pressi approdò l’arca di Deucalione dopo il diluvio.
LIMNADI
Ninfe dei laghi e degli stagni.
LIMNIADI
Venivano chiamate così le ninfe dei prati.
LINO
1) Figlio di Apollo e di Psamate figlia di Crotope re di Argo. Per paura del padre espose il figlio su
un monte dove venne allevato da alcuni pastori. Venne sbranato da uno dei cani di Crotope. Dal
dolore di Psamate, Crotope capì che il ragazzo era figlio di lei e la condannò a morte. Allora Apollo
addolorato per la perdita del figlio e dell’amante mandò su argo una specie di Arpia, Pene che rapì
tutti i bambini della città.
2) Altro Lino era figlio di Ermes e di Urania, fu un grande musicista e inventò il ritmo e la melodia
Apollo per gelosia lo uccise.
LIRIOPE
Ninfa Oceanina, fu amata da Cefìso.
LOTIDE
Ninfa che per avere respinto l’amore di Ermes fu dal dio mutata nel fiore del loto.
MAIA (C1-C2-In)
Nome di diversi personaggi:
1) Figlia di Atlante e di Pleione e madre di Ermes;
2) La Maia dei Romani era moglie di Vulcano e annunciava la primavera;
3) La Maia indiana era madre della Trimurti e del dio dell’amore Kamadewa.
MANIE
Così erano chiamate le Erinni. Mania era la personificazione della pazzia.
MARONE
Sacerdote di Apollo a Ismaro, in Tracia. Nell’Odissea è colui che dà a Ulisse il vino con cui questi
ubriaca Polifemo, riuscendo in tal modo ad accecarlo.
MARSIA
Satiro, famoso suonatore di flauto che a quanto pare suonava lo stesso flauto inventato da Atena e
che la dea buttò via quando si accorse che suonandolo gli venivano le guance gonfie e modo
grottesco. Marsia suonava così bene che tutti dicevano che neanche Apollo con la sua lira avrebbe
potuto suonare di meglio. Il dio risentito e offeso in quello che era la sua arte sfida il povero Marsia
in una gara musicale dove il vincitore avrebbe potuto punire il vinto nel modo che più gli gradiva.
Il satiro ingenuamente accettò la sfida e come era presumibile considerato che a giudicare erano le
Muse, che erano legate ad Apollo, Marsia perse. Apollo ancora offeso lo legò ad un albero e lo
scorticò.
MEDEA
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Figlia del re di Colchide Eeta, sorella di Absirto e nipote della maga Circe. Aiutò Giasone a
superare le prove che gli permisero di conquistare il vello d’oro e lo seguì a Iolco dopo averlo
sposato a Drepane. Con il pretesto di rendergli vigore e giovinezza, convinse le figlie dello
usurpatore Pelia a fare a pezzi e a bollire il corpo del padre e per questo dovette rifugiarsi con il
marito a Corinto. Qui Giasone l’abbandonò per Creusa, alla quale Medea donò una veste stregata
che si incendiò appena venne indossata dalla fanciulla; per rendere più spietata la sua vendetta,
uccise anche i due figli avuti da Giasone. Fuggì poi ad Atene su un carro trainato da serpenti alati e
divenne la moglie di re Egeo. Fu smascherata da Teseo e tornò in Colchide dove regnò sulle terre
del padre. Vuoi leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere per il suo amato Giasone? Clicca qui,
MEDUSA
Una delle Gorgoni, l’unica mortale delle tre, figlia delle divinità marine Forco e Cheto. Era in
origine una bella fanciulla, ma le sue chiome vennero tramutate in serpenti da Atena che volle
punirla per essersi concessa a Poseidone in uno dei templi dedicati alla dea. Il suo aspetto era
diventato così tremendo che chiunque la guardasse in faccia diventava di pietra. Per questo Perseo,
quando le tagliò la testa, ricorse a un lucido scudo di bronzo su cui si rifletteva l’immagine del
mostro. Anche recisa, la testa di Medusa manteneva i suoi terribili poteri tanto che, col solo
mostrarla, Perseo annientò Fineo che voleva impedirgli di sposare Andromeda. Atlante, secondo
alcune versioni, sarebbe stato vittima dello stesso sortilegio. Dopo varie vicende, la testa di Medusa
fu collocata da Atena al centro del proprio scudo.
MEFITIS
Divinità dell’Italia centro meridionale, le erano dedicate le puzzose esalazioni del vulcano.
MEGALARTO
(“Megàlartos”, “dai grandi pani”), considerato l’inventore del sistema per trasformare il grano in
pane.
MEGARO
Figlio di Zeus, si salvò dal diluvio universale rifugiandosi sulla cima del monte Gerania.
MEGÈRA
una delle tre Erinni (“Mégaira”).
MELAMPO , «dal piede nero », figlio di Amitaone e nipote di Creteo. Fu il primo mortale cui
Apollo concesse il dono di trarre profezie dalle viscere di animali, il primo ad esercitare l’arte
medica, il primo che in Grecia eresse un tempio a Dioniso. Capiva anche il linguaggio degli uccelli;
questa proprietà gli era venuta da una nidiata di serpenti che, per sdebitarsi con lui che li aveva
salvati dalle mani di un servo, gli avevano leccato gli orecchi. Suo fratello Biante era innamorato
della loro cugina Pero, ma il padre di lei, Neleo, voleva dargliela soltanto in cambio del bestiame
del re Filace. Quel re, era così geloso della sua mandria che non pensava lontanamente a venderla, e
la custodiva tanto bene che non c’era nemmeno da pensare a rubarla. Ma più ancora amava suo
figlio Ificlo, e il suo maggiore cruccio era che il figlio fosse impotente. Allora Melampo si fece
promettere da re Filace la famosa mandria contro la guarigione di Ificlo; la cosa gli riuscì tanto
bene che Ificlo generò ben presto un figlio, Podarce. Padre e nonno felice, Filace diede a Melampo
il bestiame, questi lo passò a Neleo in cambio di Pero che Melampo generosamente cedette a
Biante. Così furono contenti tutti; ma la felicità non doveva durare a lungo, perchè Pero morì
giovane. Ora avvenne che le tre figlie – Lisippe, Ifinoe e Ifianassa – di Preto, figlio di Abante, che
assieme ad Acrisio regnava sull’Argolide, venissero colpite per decreto divino da pazzia. Non si sa
di preciso cosa avessero commesso: forse avevano schernito Dioniso, forse avevano suscitato la
collera di Era per certi loro amorazzi. Fatto sta che furiose giravano per i monti, comportandosi in
modo abominevole e costringendo i viandanti a soddisfare le loro brame. Melampo offrì a re Preto
di riportate le sue figliuole alla ragione chiedendo come parcella un terzo del suo regno. Preto,
pensando che tre pazze in famiglia fossero sufficienti, non volle mettersi nel mezzo anche lui e
respinse la richiesta esorbitante. Melampo non insistette. Ma la pazzia contagiò le altre donne di
Argo; molte uccisero i loro bimbi e seguirono le figlie di Preto sui monti. Allora Preto fece sapere a
Melampo che aveva ripensato e accettava la proposta. « Maestà », ridacchiò Melampo, « prima si
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trattava di guarire tre donne, adesso ce ne sono molte di più. Anche facendo uno sconto sulla
quantità, voglio ora due terzi del tuo regno: uno per me e uno per mio fratello Biante. Gli affari,
sire, sono affari ». A Preto non restò che accettare le condizioni iugulatoríe, e Melampo, messosi
subito all’opera, riuscì con mezzi piuttosto sbrigativi a riportare le donne di Argo e le figlie di Preto
alla ragione. Preto fu di parola cedendo a Melampo e Biante i due terzi del regno, dando per
soprammercato – fu generosità o risentimento? Lisippe in sposa a Melampo e Ifianassa a Biante.
MELIA
Figlia di Oceano, Apollo la mise incinta di Tenero che divenne un noto veggente.
MELIADI
Ninfe dei frassini, nate dal sangue sparso da Urano quando venne evirato. tutelavano i greggi.
MELOBOSIDE
Una delle Ninfe Oceanine.
MENECEO
Si sacrificò buttandosi dalle mura della città quando Tiresia disse che per salvare Tebe dalla peste,
uno degli Sparti doveva morire.
MENELAO
Figlio di Atreo, il re di Micene, e fratello di Agamennone. Quando sposò Elena, ricevette da
Tindareo il trono di Sparta, e proprio alla figura della moglie, rapita da Paride e causa della guerra
di Troia, è legata la sua celebrità. Durante il conflitto Menelao mise in luce tutto il suo valore: si
scontrò con il suo avversario personale, Paride, e lo avrebbe colpito a morte se Afrodite non glielo
avesse sottratto avvolgendolo in una nube, e uccise Deifobo. Alla caduta della città si riconciliò con
la moglie e fu il primo a lasciare con le sue navi i lidi di Troia. Arrivò il patria dopo otto anni di
peregrinazioni, ma da quel momento condusse un’esistenza tranquilla a Sparta. Riguardo alla sua
morte, come riguardo a quella di Elena, varie sono le tradizioni: sarebbe stato condotto nei Campi
Elisi, oppure a Tauride dove Ifigenia lo avrebbe sacrificato alla dea Artemide.
MENEZIO
Fu da Zeus fulminato per avere preso parte alla rivolta dei Titani.
MENTA
Per essere stata amata da Plutone fu da Persefone mutata nella nota erba aromatica che ne porta il
nome. Era figlia del dio fluviale Cocìto.
MEROPE
1) Una delle Pleiadi che si accoppiò con Sisifo.
2) Principessa di Chio, fu violentata da Orione che il padre Enopione accecò con l’aiuto di Dioniso.
MEROPS
Re di Coo e sposo della ninfa Etemia. Quando la ninfa morì Merops si voleva uccidere, ma, Era,
commossa da tanto amore lo mutò nella costellazione dell’Aquila.
METEO
Uno dei cavalli di Plutone.
MÈTI
Mètide o Metis, nella mitologia greca, personificazione della saggezza; figlia di Oceano e di Teti.
Fu moglie di Zeus prima di Era ed un oracolo le predisse che avrebbe partorito un figlio che
avrebbe detronizzato il padre. Per evitare ciò, Zeus la divorò quando era incinta. Qualche tempo
dopo Zeus soffrì di tali dolori alla testa che per guarirne si fece aprire il cranio da Efesto. Dal suo
cervello uscì allora Atena.
MIAGRO
Divinità dal compito alquanto insolito di scacciare le mosche era chiamato anche col nome di
Miode.
MIDA
Re di Bromio. Ospitò Sileno che ubriaco si era addormentato nel suo giardino e poi lo riportò da
Bacco che per ricompensarlo della sua cortesia gli fece esprimere un desiderio, Mida, scioccamente
scelse di poter mutare in oro tutto quello che toccava. Accortosi che rischiava di morire di fame
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perché anche i cibi e le bevande che cercava di portare alla bocca diventavano d’oro, andò a cercare
Bacco e gli chiese di togliergli quel dono troppo scomodo. Bacco divertito gli disse di lavarsi le
mani nelle sorgive del fiume Pàttolo e così fatto Mida ritornò alla normalità. Scelto come giudice di
una gara musicale fra Pan e Apollo al contrario dell’altro giudice Tmolo, Mida votò per Pan
provocando l’ira di Apollo che per punirlo gli fece nascere delle lunghe orecchie di asino. Mida
vergognandosi si coprì il capo con un grande cappello frigio per non farsi vedere dal popolo.
Purtroppo anche i re hanno bisogno dei barbieri e così dovette mostrare il suo segreto, imponendo il
segreto al suo barbiere. L’uomo non potendo tenere per sé tale notizia scavò un buco nella terra e
disse <>, ma in quel luogo crebbero delle canne che ogni qualvolta
spirava il vento, svelavano il segreto che il barbiere aveva seppellito nel buco, mettendolo così a
conoscenza di tutti.
MINOSSE
Figlio di Zeus e di Europa. La madre dopo essere stata abbandonata da Zeus sposa Asterio re di
Creta, alla morte di costui pretese la successione al trono, perciò prego Poseidone che gli mandasse
egli stesso la vittima da sacrificare per la sua incoronazione, il dio per mostrargli il suo consenso
dal mare fece nascere un toro bianco. Era una bestia così bella che Minosse non volle sacrificare e
lo sostituì con un altro toro. Così facendo, si tirò addosso lo sdegno di Poseidone che del toro ne
fece il suo strumento di vendetta, difatti fece in modo che Pasifae moglie di Minosse si
innamorasse follemente di quel toro. La donna si struggeva dal desiderio di accoppiarsi con quel
favoloso toro ma la cosa non era per niente facile, allora si rivolse a Dedalo che era ospite alla corte
di Minosse. Il geniale inventore fabbricò una vacca di legno, all’interno cava e di sopra ci mise una
pelle bovina per ingannare l’animale e spiegò alla sciagurata come sistemarsi all’interno di quello
sconcio simulacro. Allora spinse la finta vacca sul prato dove allegramente il toro la montò
soddisfacendo così l’insane voglie di Pasifae. Scaduto il tempo Pasifae partorì una creatura
mostruosa dalla testa di toro e dal corpo umano che fu chiamato Minotauro. Minosse per
nascondere quelle incestuosa corna fece rinchiudere il mostro e la moglie nel Labirinto.
MINOTAURO
Mostruoso essere per metà uomo e per metà toro, nato dall’unione di Pasifae, moglie di Minosse re
di Creta, con un toro mandato sull’isola da Poseidone. Viveva nel labirinto del palazzo dove, con
l’aiuto di Arianna, lo raggiunse e lo uccise l’eroe Teseo.
MIRMEX
Ninfa prediletta da Atena che le avrebbe ispirato l’invenzione dell’aratro. Mirmex si vantò come se
l’idea fosse stata tutta sua e la dea per punirla la mutò in formica.
MIRRA
figlia di Cinira re di Cipro, nutrì un amore incestuoso (ispiratole da Afrodite) per il padre, il quale
tentò poi di ucciderla, ma ella fuggì nei deserti d’Arabia, dove divenne madre di Adone e fu
tormentata dal rimorso. Gli dei, mossi a pietà, la mutarono nell’albero a cui rimase il suo nome e le
cui gocce di resina ricordano le amare lacrime da lei sparse.
MISENO
figlio di Eolo e insuperabile suonatore di tromba che morì affogato dagli dei marini per averli
sfidati a uguagliarlo. Durante la guerra di Troia contribuì col suo strumento a spronare gli eroi
troiani. Caduta la città, seguì Enea in Italia e gli fu compagno fedelissimo. Enea ne trovò il
cadavere presso un promontorio su cui lo fece inumare e al quale diede il suo nome.
MNEMOSINE
Madre delle nove Muse, generate con Zeus.
MOIRE
Dee del Destino, figlie di Zeus e della Notte. Esse sono: Cloto la filatrice, Làchesi colei che
aggiudica e Atropo colei che non può essere sviata. Il loro filato sono i giorni dei mortali: Cloto
fila, Làchesi svolge il filo nel fuso, Atropo lo taglia. Ovviamente la lunghezza del filo determina la
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lunghezza della vita e stabilire questa lunghezza spetta a loro, nemmeno il potente Zeus può fare
qualcosa per modificarla.
MOMO
Dio del Riso, della maldicenza e del sarcasmo. Figlio del Sonno (Hypnos) e della Notte e fratello
della Follia. Fu dagli dèi scacciato dall’Olimpo in quanto soleva schernire anche loro.
MORFEO
nella mitologia greca, figlio di Hypnos e della Notte, che secondo il mito recava il sonno agli
uomini. Era raffigurato come un vecchio alato, con una corona di papaveri e una cornucopia. Nella
locuzione «essere tra le braccia di Morfeo», dormire.
MUSE
I Romani assimimilarono le Muse con le loro antiche divinità locali chiamate Camene e che erano
ninfe delle sorgenti e delle acque venerate presso il boschetto di Porta Capena. Figlie di Zeus e di
Mnemosine (che significa Memoria). Il sommo dio si unì per nove notti con la dea figlia di Urano e
di Gea. Allo scadere della gestazione la dea partorì (nella Pieria ai piedi dell’Olimpo) nove bimbe:
le Muse che presiedevano alla bella arte della musica. Esse erano: Clio ispiratrice della storia,
Euterpe la rallegrante, Talia la festosa, Melpomene la cantante, Tersicore che gode della danza,
Erato stimolatrice di nostalgie, Urania la celeste, Polinnia la ricca di Inni e Calliope dalla bella
voce. Le Muse erano invocate dai poeti come ispiratrici dei loro canti. Chi osava offenderle veniva
severamente punito, come le figlie di Pierio, re della Tessaglia. Questi aveva nove figlie che hanno
voluto gareggiare con le Muse nel canto e furono mutate, come racconta Ovidio in rauche gazze.
Da questo evento le Muse a volte vengono chiamate Pieridi.
MUSEO
era il poeta e i sacerdote strettamente legato con Orfeo, di cui una tradizione lo voleva suo figlio e
discepolo. In Grecia significò prima tempio delle Muse, mentre a Roma indicava lo studio del
letterato, dell’erudito. Era connesso anche con i misteri eleusini dei quali, si dice, sarebbe stato il
primo sacerdote. Personaggio che si pone al confine tra storia e mito, venne considerato dagli
antichi un autore di opere a carattere oracolare e cosmogonico
NAIADI
Ninfe delle acque sorgive, dei fiumi, dei laghi, delle fonti e delle cascate. Rapirono e tennero presso
di sé Ila, il giovane amato da Eracle.
NAPEE
Ninfe delle valli.
NARCEO
Figlio della ninfa Fiscòa e di Bacco.
NARCISO
Figlio della ninfa Lirìope e del dio fluviale Cefìso. Ragazzo dalla bellezza indescrivibile. Di lui si
innamorò la ninfa Eco, lui non volle corrisponderla e la povera ninfa si ridusse a un’ombra e non
rimase altro che la voce. Nemesi la dea che puniva le colpe e le debolezze degli uomini, commossa
per la fine della ninfa decise di vendicarla e per fare ciò condusse Narcìso ad una fonte dalle acque
limpidissime che rifletterono l’immagine del giovane, il quale vedendo la sua immagine riflessa se
ne innamora e non vuole più lascialrla finché non muore. Fu da Nemesi mutato nell’omonimo fiore
che fu poi consacrato alle Erinni.
NASSO
Isola del mare Egeo, la più grande delle Cicladi, legata alle vicende di Dioniso e Arianna.
NAUCRATE
Madre di Icaro.
NAUPLIO
Figlio di Poseidone e di Amimòme, inventò il modo di stabiliire le rotte facendo riferimento
all’Orsa Maggiore.
NAUSICAA
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Figlia di re Alcinoo e della regina Arete dei Feaci, fu la prima a incontrare Ulisse appena
naufragato sulle coste di Corciria e ad accompagnarlo alla corte del padre.
NECESSITÀ
Figlia della Fortuna, dea allegorica adorata e ubbidita ciecamente anche da Zeus. Era chiamata
anche col nome di Ananke.
NEREIDI
Le cinquanta figlie del dio Nereo, Ninfe marine del Mediterraneo, distinte dalle Naiadi, che erano
le Ninfe delle acque dolci, e dalle Oceanine, Ninfe dell’Oceano. La più celebre delle Nereidi fu
Tetide, madre di Achille. Offese da Cassiopea, le Nereidi furono vendicate da Poseidone che
pretese il sacrificio di Andromeda.
NEMESI
Dea della giustizia e della vendetta, perseguitava i malvagi e coloro i quali non facevano buon uso
dei doni avuti dalla sorte. Essa tormentava senza tregua chiunque infrangeva le regole.
NEPENTE
bevanda, dalla magica proprietà di alleviare dolori e tristezze.
NEREO
Il “vecchio del mare”, figlio di Gea e di Ponto, personificazione maschile del Mare. Dalla sorella e
sposa Doride ebbe cinquanta figlie, le Nereidi. Come altre divinità marine, aveva la prerogativa di
predire il futuro e di sapersi trasformare apparendo sotto diverse forme.
NERITE
Giovane bellissimo figlio di Nerèo, amante di Afrodite quando la dea abitava ancora il mare.
Quando la dea dovette salire sull’Olimpo voleva portarlo con se ma avuto un rifiuto dal giovane ,
Afrodite lo mutò in conchiglia.
NETTARE
Bevanda degli dèi, che dava l’immortalità a chi la beveva.
NIKE
Dea della vittoria, personificata come giovane donna alata. Era anche detta Nice o Niche.
NIMBO
Disco lunimoso che veniva posto sul capo delle divinità della luce, quali Elio e Selene. Divenuto in
seguito attributo dei santi cristiani.
NINFE
Con questa parola i Greci designano una giovane donna in età sessuale matura, per cui il termine
poteva essere usato per indicare senza distinzione una dea o una mortale. Il termine anche se
indicava una figlia di dea o una figlia di dio non implicava necessariamente la loro immortalità.
Solo le Nereidi, le Naiadi e le Limniadi avevano il dono dell’immortalità, mentre le altre ninfe
erano longeve. Molte volte le ninfe facevano da balia agli dèi o ai figli degli stessi.
NIOBE
Figlia di Tantalo e sposa di Anfione. Madre di 14 figli, sette femmine e sette maschi. Le furono
uccisi tutti da Apollo e da Artemide per punirla di avere offeso la loro madre, sulla fecondità delle
due donne, infatti Latona aveva avuto solo Apollo e Artemide, mentre Niobe ne aveva avuti 14 e di
questo si vantava disprezzando la dea. Dall’eccidio si salvarono solo un maschio e una femmina che
in tempo pregarono Latona affinché li perdonasse.
NISA
1) Ninfa che si prese di cura di Bacco quando era bambino.
2) NISA è il nome del monte sul quale Dioniso avrebbe trascorso la fanciullezza. È attribuito anche
ad altre località legate al suo culto, da cui gli viene l’epiteto di Niseo.
NITTIMO
Fu ucciso dai fratelli e servito a tavola a Zeus.
NONIO
Uno dei cavalli di Poseidone.
NOTO
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Dio dell’omonimo vento del sud, apportatore di tempeste e di oscurità per cui rendeva insicura la
navigazione. Era chiamato anche col nome di Austro.
NOTTE o NYX
Dea del fenomeno naturale notte. Per gli Orfici era la dea primigenia che fecondata dal vento,
depose l’uovo d’argento dal quale nacque Eros. Per Esiodo la Notte è figlia di Gea e del Caos.
Unitasi incestuosamente al fratello Erebo generò: Etere, Thanatos, il Sonno (Hypnos), il Sarcasmo
(Momo),le Moire, i Sogni, Nemesi, e le Esperidi. Era inoltre madre di personificazioni quali: la
Vecchia, la Discordia, L’Inganno, la Tenerezza, la Sciagura, la Miseria, la Sorte, Hemera, il Giorno,
e le Kere.
OCEANINE
Figlie di Oceano e di Teti, erano tremila le più famose sono:Acaste, Anfiro, Asia, Admeto,
Calliroe, Clitia, Criside, Calipso, Cherchide, Climene, Dione, Dori, Elettra, Eudora, Europa,
Eurinome, Galaxaura, Ianira, Iante, Ippo, Idia, Meti, Melobosi, Menesto, Ociroe, Plexaura,
Polidora, Pito, Primno, Perside, Petrea, Rodeia, Stige, Telesto, Toe, Tiche, Urania, Zeuxo e Xante.
OCEANO
Secondo Esiodo era figlio di Urano e di Gea. Invece per Omero, Oceano è il principio di tutte le
cose. Egli è un dio fluviale con la particolarità di circondare tutte le terre e di sorgere da sè stesso e
ritornare in sè stesso. Rappresentava la grande forza generatrice dell’acqua; sorgenti, mari e fiumi
nascono da lui. Teti era la sua sposa e con essa generò tremila figli (i fiumi) e tremila figlie, le
Oceanine. Oceano e Teti che erano della stirpe dei Titani furono gli unici a non prendere parte alla
guerra dei Titani contro Zeus e per questo il sommo dio per ricompensarli gli lasciò governare le
acque.
OCIPETE
Una delle Arpìe che risponde anche al nome di Ocitoe o di Ocipode.
OCIROE
1) Figlia del centauro Chirone e della ninfa Cariclèa.
2) Altra Ociroe era una delle Oceanine.
OGIGIA
Antico nome della Beozia e nome dell’isola di Calipso.
OLIMPI
Le dodici maggiori divinità dell’Olimpo, legate tutte alla stirpe di Zeus. Erano: Zeus stesso,
Poseidone, Apollo, Ares, Ermes, Efesto, Estia, Demetra, Era, Atena, Afrodite e Artemide.
OLIMPO
Era la montagna sulla quale gli dèi avevano la loro sede. È alta tremila metri e fa parte alla catena
montuosa che si estende tra la Tessaglia e la Macedonia. Con la sua cima ricoperta di nevi in
inverno è nella sua base prosperoso di boschi fitti, interrotti da precipizi, balze e rocche. Illuminato
per primo al sorgere del sole e oscurato per ultimo al tramonto. La sua cima circondata da nubi
squarciate di tanto in tanto da lampi, seguiti da tuoni, era nascosta alla vista degli umani. Percui gli
antichi Greci fantasticavano fosse la sede degli dèi.
ONCO
Grande allevatore di cavalli e figlio di Apollo. Nelle sue mandrie si nascose Demetra per scampare
alle voglie amorose di Poseidone.
ONIRO
Dio dei Sogni, figurato come giovane alato e con un corno per versare i sogni.
ORE
figlie di Zeus e di Temi, in origine divinità della natura e dell’ordine, delle stagioni e delle piogge,
più tardi connesse anche al concetto della Giustizia. Furono talvolta identificate con le Cariti (le
Grazie) e chiamate Auxo e Carpo, nomi alludenti alla semina, alla crescita e ai frutto delle piante
secondo le stagioni: oppure Eunomia (l’Equità), Dike (la Giustizia) e Irene (la Pace), con
riferimento all’ordine, alla giustizia e alla pace. In seguito furono specialmente connesse con le
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suddivisioni del giorno. I Greci ne contarono 10, i Romani 12, danzanti intorno al carro del Sole.
Controllavano l’ordine della natura nell’alternarsi delle stagioni ed erano le portinaie dell’Olimpo.
OREADE
ciascuna delle ninfe dei monti, figlie di Nereo e di Doride e seguaci di Artemide (Diana)
ORESTEO
Figlio di Deucalione. La sua cagna partorì un palo, che sotterrato da Oresteo germogliò diventando
così la prima vite. La cagna è la stella Sirio che fa maturare l’uva.
ORFEO
Celebre musico e poeta, figlio di Apollo e di Clio. Suonava in modo talmente dolce la sua cetra che
i fiumi si fermavano per ascoltare, le belve si ammansivano e i sassi e gli alberi si commovevano.
Portando con se la sua cetra Orfeo discese negli Inferi per recuperare la dolce Euridice. Al suono
del suo strumento e del suo canto Caronte lo traghettò, Cerbero lo lasciò passare, le anime dannate
di Tantalo, Sisifo e Issione non soffrirono più. Negli Inferi, Orfeo col suo canto e col suo suono era
riuscito a commuovere i giudici infernali, anime dei morti. Anche Persefone e Plutone, regnanti del
tetro paese delle ombre si commossero e acconsentiro che egli riportasse con se Euridice, a
condizione che non si voltasse mai a guardarla finché non fosse fuori dagli Inferi. Orfeo con la
sposa iniziò così il ritorno al mondo dei vivi, ma per strada non sentendo più i passi della sua amata
si voltò a guardare e così Euridice rifattasi ombra si dileguò nell’ultimo saluto di addio al suo sposo.
Orfeo non riuscendo a rassegnarsi rifece i suoi passi indietro, e stavolta a nulla valsero le sue
suppliche a Caronte perché lo facesse traghettare. Inutilmente egli aspettò per sette giorni senza
toccare cibo sulle rive dell’Acheronte. Sconsolato Orfeo si ritirò sul monte Rodope, rinchiuso nel
suo dolore. Le Baccanti cercarono di consolarlo in tutti i modi, facendo a lui profferte amorose e
respinte anche quelle, le Baccanti sdegnate lo fecero a pezzi e gettarono le sue membra nel fiume
Ebro. La sua testa e la sua cetra continuavano a cantare il suo dolore per la perdita di Euridice. Zeus
commosse dalla struggente storia, pose la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della
Lira. Ancora oggi, si dice che, nelle notti stellate è possibile udire il suo canto d’amore.
ORFISMO
Orfeo era ritenuto il fondatore dell’Orfismo, religione misterica che iniziò a espandersi dalla Grecia
in Asia Minore dal VI secolo a.C.. Era una dottrina filosofica e cosmogonica che esaltava le forze
spirituali dell’Uomo e il desiderio di identificarsi con le divinità. I precetti religiosi degli orfici
vengono dall’unità del creato col creatore e la natura divina dell’Uomo è data dall’anima immortale,
mentre il principio del male è dato dal corpo che è una prigione. Alla morte l’Uomo sconterà i
peccati commessi in vita per poi riprendere una nuova esistenza. Orfeo ottenne da Persefone e da
Dioniso la grazia di salvare l’anima dal ciclo delle reincarnazioni e così di potersi riunire agli dèi.
Poteva avere tale grazia solo chi iniziato ai misteri orfici e conduceva una vita corretta secondo le
regole della setta che prevedeva sia dei riti selvaggi che regole ascetiche. L’Orfismo influì molto
sulla filosofia greca, col suo senso del dolore e del continuo rinnovarsi della vita, un esempio è dato
dalla filosofia di Pitagora.
ORGIE
Feste religiose dove prevaleva una certa sovraeccitazione che rasentava la follia. I partecipanti,
donne e uomini erano seminudi e danzando e urlando si abbandonavano a pratiche sconce, si
chiamavano Orgiasti e i sacerdoti Orgiofàni.
ORIONE
Viveva a Tanagra un uomo di nome Irieo, che inconsapevolmente ospitò nella sua capanna Zeus,
Poseidone ed Ermes. Irieo ospitò molto caldamente i tre viandanti che prima di ripartire gli chiesero
quale era il suo più grande desiderio e il vecchio rispose che desiderava un figlio ma considerata la
sua età non riusciva a generarlo. Gli dèi presero un’otre e la riempirono della loro orina e
ordinarono a Irieo di sotterrarla. Dopo dieci mesi ne venne fuori un gigante che venne chiamato
Orione in ricordo di come fu generato. Questo gigante era ritenuto il più bello dei mortali,
innamoratosi di Merope, figlia di Enopione che a sua volta era figlio di Dioniso. Orione chiese a
Enopione la mano della giovane, che si dimostrò disposto a condizione che egli avesse liberato
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l’isola dalle belve che la infestavano. Orione da bravo cacciatore non ebbe difficoltà e sterminate le
fiere va a chiedere il suo compenso ma Enopione rifiutò di rispettare il patto. Orione incavolato
prese un’otre di vino e la bevve per dimenticare, ma ubriacatosi penetrò nella stanza di Merope e la
violentò. Enopione allora chiese a Dioniso che era suo padre di vendicarlo, il dio ordinò ai Satiri di
ubriacarlo fino a farlo addormentare, allora Enopione lo accecò. Un oracolo disse ad Orione che per
recuperare la vista se avesse potuto volgere le orbite ad Elio sorgente dall’Oceano. Facendosi
guidare da uno dei garzoni di Efesto, un certo Cedalione, giunse sulle rive dell’Oceano e riebbe da
Elio la vista. Orione acquistata la vista parte alla ricerca della vendetta, tornato a Chio non trova
Enopione che preventivamente si era nascosto in un rifugio fattogli da Efesto. Allora credendo che
il suo nemico si fosse nascosto da Minosse, Orione andò a Creta e non trovandolo neanche là, si
mise a cacciare e minacciava di sterminare tutti gli animali, allora Madre Terra per evitare la strage
mandò un’enorme Scorpione che lo uccise. Orione data la sua origine divina fu portato in cielo
nella omonima costellazione.
ORTIGIA
Isola nella quale Latona partorì Apollo e Artemide.
ORTRO
Cane dalle due teste, figlio di Tifone e di Echidna. Custode delle mandrie di Gerione, fu ucciso da
Eracle.
OSSA e PELIO
Monti della Tessaglia che nella guerra contro Zeus i Giganti sovrapposero uno sull’altro per potere
giungere sull’Olimpo.
OTRERE
Figlia di Ares e progenitrice delle Amàzzoni.
OVERBECK (AV)
Johannes, archeologo tedesco (Anversa 1826-Lipsia 1895). Studioso di iconografia della mitologia
greca, compilò un repertorio di tutte le fonti antiche sugli artisti greci. Scrisse “Mitologia figurata
dell’arte greca” del 1871-1879
PALICI
Divinità ctoniche, protettrici della zona vulcanica della piana di Catania furono ritenuti due figli
gemelli di Zeus o del dio locale Adrano e della ninfa Talìa. Per sottrarsi alla persecuzione della
gelosissima Era, Talìa si era fatta nascondere da Zeus sotto terra; ed, un giorno, poco lontano dal
fiume Simmète (che scorreva nella Sicilia) si videro uscire dalla terra i due bambini che la ninfa
aveva partoriti e che furono chiamati Palici dalle parole greche: pàlin ikèsthai, che vogliono dire
nati due volte: cioè da Talìa e dalla terra. Essi professavano l’arte degli indovini; e, nei pressi del
tempio dove rendevano i loro oracoli, sgorgava una sorgente di acqua bollente e sulfurea, che la
superstizione credeva fosse stata culla dei due gemelli, sùbito assunti nel novero degli déi. Sulla
sponda del laghetto, si usava, quando sorgeva qualche lite fra gli abitanti del luogo, di asseverare
con giuramento i termini della controversia; e lo spergiuro era perseguitato dal castigo degli déi.
Nel tempio dei Palici si rifugiavano pure gli schiavi maltrattati dai padroni; e a questi era proibito
di andarli a riprendere, se non dopo aver prestato giuramento, in nome dei fratelli Palici, di trattare
con umanità e dolcezza i propri dipendenti. Per questo motivo il tempio dei fratelli Palici divenne
centro di ribellioni di schiavi.
PALLADE Altro nome di Atena
PALLADIO
Era una scultura raffigurante Atena che alza in alto uno scudo e la lancia.
PALLANTE
1) Titano sposo di Stige e padre di Bia, Crato, Nike e Zelo.
2) Altro Pallànte era un Gigante che nella guerra contro Zeus venne ucciso da Atena che si prese sia
la sua pelle che il suo nome.
PAN
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Dio dei pastori e dei greggi. Di Pan ne esistevano diversi, infatti ogni generazione di dèi aveva il
suo Pan. I Greci per distinguerli li chiamarono in modo diverso in base al loro padre, Ermopan da
Ermes, Diopan da Zeus, Titanopan dai Titani. Il più famoso rimane Ermopan, quando Ermes fece il
pastore per conto di Driope e innamoratosi di una delle ragazze di questi, la mise incinta.
Certamente il nome viene da Paian Pascolare. Pan vagava per monti, valli e boschi, zufolando e
seguito da tanti Paniskoi e dalle ninfe. Grande amante del sesso ebbe numerose avventure con
diverse ninfe tra le quali Eco ed Eufeme con la quale generò il Sagittario dello zodiaco. Si vantava
di avere fatto l’amore con tutte le Menadi. Il suo più grande amore fu rivolto a Selene ma la dea non
gradiva quel dio sporco e peloso, allora Pan nascose la sua figura sotto delle pelli bianche e
profumate, Selene non riconoscendolo accettò di cavalcarlo e si fece fare tutto quello che a Pan
piacque. Pan era un dio bonario che aiutava chiunque avesse bisogno di lui. Insegnò ad Apollo
l’arte del vaticinio. Il dio non sopportava di essere disturbato durante il riposo pomeridiano, se ciò
avveniva Pan si alzava in piedi ed emetteva degli urli terrificanti tanto da creare il timore panico.
PANATENEE
Una delle principali feste del calendario liturgico ateniese. Si distinguevano in Piccole Panatenee
(annuali) e Grandi Panatenee (quadriennali). Il momento culminante della festa era la solenne
processione che si snodava attraverso la città fino all’acropoli, dove veniva offerto un peplo
ricamato alla statua di Atena. Contemporaneamente alla processione si svolgevano giochi e gare
ginniche.
PANDORA
Fu la prima donna creata da Efesto per ordine di Zeus che volendo punire gli uomini per avere
ricevuto da Prometeo il fuoco sacro. Gli dèi si misero all’opera e crearono la donna che Ermes
chiamò Pandòra, gli diedero un vaso chiuso e la mandarono come dono a Epimeteo fratello di
Prometeo. Pandòra aveva avuto l’ordine di non aprire mai il vaso ma la curiosità di vedere cosa
c’era dentro era così grande che la donna aprì il vaso facendo così uscire tutti i mali, soltanto Elpis
la Speranza restò dentro perché Pandora riuscì a mettere nuovamente il coperchio sul vaso.
PARIDE
Secondo figlio di Priamo e di Ecuba (pure detto Alessandro), strumento degli dèi per la distruzione
di Troia. Già prima che nascesse la madre sognò di partorire una torcia la quale avrebbe bruciato
l’Asia. Esaco altro figlio di Priamo che aveva la facoltà di dare oracoli rivelò che sarebbe nato in
quel giorno il bimbo che avrebbe causato la distruzione di Troia e che perciò bisognava ucciderlo
assieme alla madre. Ma quel giorno partorirono due donne nel palazzo di Priamo la sorella Cilla
(che partorì Munippo) ed Ecuba (partorì Paride), perciò Priamo fece uccidere la sorella ed il nipote,
mentre per precauzione considerando che Paride era suo figlio ordinò venisse esposto sul monte
Ida. Agelao fu incaricato di questo compito, e così egli fece dopo qualche giorno ritornando sul
posto vide che un’orsa allattava il bimbo, allora Agelao lo portò con sè crescendolo come figlio suo.
Paride cresceva forte, bello ed intelligente, però essendo considerato schiavo pascolava le mandrie
sul monte Ida. Amò la ninfa Enone che gli diede un figlio Corito. Intanto Eris per vendicarsi del
fatto di non essere stata invitata alle nozze di Peleo e Teti, gettò fra le dee il pomo aureo con la
scritta alla più bella il pomo fu violentemente conteso da Era, Atena e Afrodite. E siccome il
destino aveva così deciso al fine che si compisse la distruzione di Troia. Per ordine di Zeus, Ermes
portò le tre dee di fronte a Paride perché facesse da arbitro. Paride in questa situazione trovò molte
difficoltà perché ognuna delle dee meritava il premio ed ognuna offriva doni immensi ma alla fine
decretò la vincita di Afrodite che gli diede il proprio amore e le promise la bella Elena. A causa di
questo difficoltoso verdetto Era ed Atena che non accettarono la sconfitta parteggiarono per i greci.
Un giorno Priamo mandò a chiedere un toro dalla mandria di Agelao e Paride per il desiderio di
vedere Troia si prestò a portarlo in città e partecipando ad una festa alla corte di Priamo superò tutti
in tutte le gare e visto che tutti lo consideravano uno schiavo stava per nascere una lite generale
quando Agelao rivelò la vera identità del giovane, allora Priamo felice di avere ritrovato il figlio e
ritenendo che la profezia ormai non si sarebbe più avverata lo accolse a corte. Presto gli affidò la
missione di riportare a Troia Esione. Paride che non aveva dimenticato la promessa di Afrodite fece
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rotta su Sparta dove vi abitava la bella Elena e facendola innamorare fuggì con lei. Menelao offeso
da questa azione col fratello Agamennone e tutti i greci mosse contro Troia. Fallite le trattative,
scoppiò la guerra, ma Paride non diede prova di coraggio e non per essere un vile ma per godersi
Elena, solo il rimprovero di Ettore lo costrinse a battersi a duello con Menelao e mentre questi stava
per ucciderlo Afrodite lo salvò. Per puro caso toccò proprio a lui uccidere Achille, ma non potè
vantarsene a lungo, perché poco dopo fu ferito a morte da Filottete e solo allora si ricordò di Enone
che con le sue erbe avrebbe potuto guarirlo e che invece a causa del tradimento con Elena si rifiutò.
Da Elena ebbe tre figli maschi Bunomo, Agano, Ideo (morirono tutti e tre bambini per il crollo di
una casa) e una figlia che si chiamò come la madre. Leggi cosa il sommo Ovidio gli fa scrivere per
la sua amata Elena.
PARTENOPE
Nome di una sirena vergine che innamoratasi e respinta da Ulisse per il dolore si gettò nell’Egeo. Le
onde del mare portarono il corpo della sventurata sulla costa della Campania dove gli abitanti del
luogo gli fecero una tomba dove nelle vicinanze sorse la città di Partenope che fu poi distrutta dai
Cumani. I Greci ricostruirono la città dandole il nome di Neapolis, l’attuale Napoli. Ecco perché
Napoli è chiamata città partenopea.
PATROCLO
amico di Achille. Lo seguì a Troia e combatté al suo posto quando Achille, sdegnato contro
Agamennone, si rifiutava di aiutare i Greci. Scambiato dai Troiani per Achille, capovolse le sorti
della battaglia ma rimase ucciso da Ettore
PASIFAE
moglie di Minosse, re di Creta. Afrodite, adirata per i mancati sacrifici di lei, le inspirò un
mostruoso amore per un toro. Dall’unione, che Pasifae poté realizzare chiudendosi in una vacca di
legno costruita da Dedalo, nacque il Minotauro. L’episodio venne trattato da Euripide e ricordato da
Dante (Inf. XII e Purg. XXI).
PEANA
canto lirico di origine greca in onore di Apollo, accompagnato dalla lira. Il peana servì anche per
celebrare vittorie e, in un secondo tempo, per esaltare uomini illustri.
PEANTE
Assieme al figlio Filottète esaudì la preghiera di Eracle, appiccando il fuoco al rogo che l’eroe si era
fatto costruire per sottrarsi alle sofferenze causategli dalla veste intrisa del sangue di Nesso che
Deianira gli aveva fatto indossare.
PEGASO
cavallo alato nato dal sangue di Medusa, uccisa da Perseo. Portava sul mondo i lampi e i tuoni di
Zeus finchè venne domato da Bellerofonte che, cavalcandolo, uccise la Chimera e lottò contro le
Amazzoni. Quando però l’eroe volle farsi trasportare fino all’Olimpo, il cavallo lo disarcionò.
Secondo una credenza ellenistica, dopo la morte di Bellerofonte, Pegaso scese sull’Elicona e,
mentre le Muse cantavano, battè lo zoccolo sul monte producendo una fessura dalla quale sgorgò
una fonte le cui acque donavano l’estro poetico.
PEGEE
Con questo nome erano designate le ninfe delle fonti.
PEITO
dea greca della persuasione.
PELEO
Figlio di Eaco signore di Egina. Cacciato dal fratello Teseo, si era rifugiato in Tessaglia, dove però
aveva ucciso accidentalmente il re Eurizione. Andò allora a Iolco e si unì agli Argonauti nella
spedizione per la conquista del vello d’oro. Aveva sposato la divina Teti, concessagli da Zeus
perché nessuno degli dei era disposto a unirsi alei a causa di una profezia che la indicava come
madre di un figlio che avrebbe superato la potenza del padre. Quel figlio, che Tedi ebbe da Peleo,
fu Achille.
PELIA
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Figlio di Poseidone, era fratellastro di Esone al quale strappò il trono di Iolco. Quando il nipote
Giasone si presentò a reclamare i suoi diritti, Pelia lo spedì in Colchide alla conquista del vello
d’oro. Fu ucciso dalle figlie, ingannate da Medea che le aveva convinte a tagliare a pezzi il corpo
del padre e a bollirlo in un calderone per rendergli la giovinezza.
PENELOPE
Originaria di Sparta, era la moglie di Ulisse di cui per venti anni (dieci di guerra e dieci per il
ritorno) attese il ritorno. Assediata da una schiera di pretendenti, seppe tenerli astutamente a bada
con la scusa di voler prima terminare di tessere il sudario per il suocero Laerte. La tela richiese un
lavoro infinito, perché Penelope, nella segreta speranza che intanto il marito facesse ritorno a Itaca,
di giorno tesseva e di notte disfaceva il lavoro della giornata. Vuoi leggere la sua tenerissima lettera
d’amore che Ovidio le fa inviare al suo amato Ulisse? Si?! E allora clicca qui.
PENEO
Fiume dell’Elide, nel Peloponneso. Con le sue acque e con quelle dell’Alfeo Eracle ripulì le stalle di
re Augia.
PENIA
Dea della povertà e sposa di Pòro dio dell’abbondanza, madre di Amore.
PENTEO
Figlio di Agave e di Echione, che era uno degli Sparti nati dai denti del drago ucciso da Cadmo.
Poiché la madre era sorella di Semele, Penteo era cugino di Dioniso, del quale però disprezzava il
culto. Proprio questo determinò la sua morte. La tragica storia di Penteo ebbe inizio quando suo
cugino Dioniso, conquistata l’Asia, decise di tornare nella natia Tebe per imporvi il suo culto.
Malgrado i cauti consigli del nonno Cadmo e gli ammonimenti dell’indovino Tiresia, Penteo volle
opporsi ai riti orgiastici che giudicava sconvenienti, trattando Dioniso alla stregua di un impostore e
di un ciarlatano. Tentò persino di farlo incatenare ma il dio si liberò dai lacci e provocò l’incendio
del palazzo reale. Per porre fine alla situazione, Penteo si recò di persona sul monte Citerone con lo
scopo di sorprendere le donne di Tebe che partecipavano ai riti, ma esse lo scorsero nascosto tra le
fronde di un pino e, in preda alla furia dell’estasi bacchica, si avventarono su di lui dilaniandolo a
mani nude. La prima a infierire fu la madre Agave che, scambiandolo per un leone di montagna, gli
staccò la testa che poi portò fieramente a Tebe conficcata in cima a un tirso.
PENTESILEA
Figlia di Ares e di Otrèra, fu regina delle Amazzoni. Nella guerra di Troia parteggiò per i Troiani e
fu uccisa da Achille che si innamorò del suo corpo senza vita.
PEONE
Era il medico degli dei, fu egli a curare le ferite di Marte e di Venere, feriti sotto le porte di Troia,
da mani di comuni mortali.
PERSA
Chiamata anche Perseide fu la ninfa amata da Elio, fu madre di Circe e Pasifae.
PERSEFONE
o Core, nei poemi omerici è la terribile moglie di Ade, il re dell’Tartaro, dall’aspetto spaventoso e
dal volto simile a quello di Medusa; a lei, regina dei morti, si rivolgono gli uomini perchè le loro
imprecazioni abbiano efficacia. Ma in un secondo tempo Persefone venne anche immaginata sotto
aspetto ben diverso, cioè come figlia (Core) di Demetra, dea della terra apportatrice di vita, e di
Zeus o, Poseidone o, secondo altri, di Stige. A questa seconda personalità di Persefone è legato il
celebre mito: era la dea una dolce fanciulla che amava giocare con le Ninfe e cogliere fiori presso
Enna in Sicilia, o presso Eleusi o Nizza, o Cnosso, ecc. Senonchè un giorno, mentre la vergine si
diletta nei suoi svaghi, ecco venir fuori dalla terra Ade che la rapisce su un cocchio tirato da 4
cavalli e la conduce negli abissi terrestri. Demetra, per sfogare il suo dolore, impedisce alla terra di
dare frutti e così tutti gli uomini rischiano di perire. Ma Zeus riesce a placare la dea facendo sì che
Persefone possa rimanere con la madre per alcuni mesi dell’anno. Feste in onore di Persefone
venivano celebrate in Sicilia e in Grecia. Nella mitologia Romana Persefone prese il nome di
Proserpina.
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PERSEO
Figlio di Danae e di Zeus e nipote di Acrisio re di Argo. Dato che Polidette considerava d’impaccio
per le sue intenzione poco oneste nei confronti di Danae pensò di toglirselo dai piedi spingendo il
giovane ad imprese impossibili. Perseo con l’incoscienza della gioventù dichiarò che era capace di
portare la testa della Medusa a Polidette e questi lo prese in parola. Perseo si avviò dunque senza
nemmeno sapere dove trovare la Gorgone, ma Atena ed Ermes lo misero sotto la loro protezione e
il dio gli regalò una scimitarra seghettata dei calzari alati che lo facevano volare, un’elmo che
rendeva invisibili chi lo indossava e gli disse di chiedere alle Graie, abitanti a nord e che potevano
dargli notizie utili. Perseo si impossessò dello unico occhio delle tre Graie e con quello si fece dire
dove trovare le Gorgoni ed ottenne pure una bisaccia dove mettere la testa della Medusa. Poco
lontano dal giardino delle Esperidi oltre l’Oceano Perseo trovò le Gorgoni addormentate e per
evitare l’effetto pietrificante della loro vista si avvicinò voltato guardando attraverso lo scudo che
Atena le reggeva come uno specchio e gli guidò la mano quando con la scimitarra tagliò la testa a
Medusa. Dal collo assieme al sangue uscirono Pegaso e Crisaore. Senza guardare la terribile testa la
mise nella bisaccia e grazie ai calzari alati fece ritorno a casa sorvolando le coste libiche, dalla
bisaccia cadevano delle gocce di sangue , quelle che cadevano nel deserto diventavano vipere e in
corallo quelle che finivano in mare. Le altre Gorgoni al risveglio vedendo la sorella decapitata si
precipitarono a inseguire Perseo che grazie all’elmo dell’invisibilità riuscì a scappare alla vendetta
delle Ninfe dello Stige. Per riposare chiese ospitalità ad Atlante che rifiutò, allora presa la testa di
Medusa lo mutò nella montagna che anche oggi ne porta il nome. La mattina dopo Perseo riprese il
volo verso casa ma non giunse tanto presto a causa della sua avventura con Andromeda. Pur non
avendo colpa della morte del nonno Perseo non volle succedergli sul trono di Trezene e lo scambiò
con quello di Tirinto e nei pressi fondò Micene. Le mura della città furono edificate dai Ciclopi.
Dopo moltissimi anni di regno sereno gli toccò affrontare l’invasione di Bacco con i suoi Satiri e
menadi, che volevano introdurre il culto orgiastico del dio, ma nè Perseo nè i suoi sudditi volevano
saperne allora Bacco colpì le loro donne con la pazzia ed esse incominciarono ad uccidere i loro
figli. Perseo allora incoraggiato da Era che detestava Bacco (figlio bastardo di Zeus) incontrò l’orda
in battaglia campale e là mutò in pietra Arianna, Bacco infuriato per la perdita della sposa distrusse
Micene, allora intervenne Zeus inviando Ermes a ricordargli di essere entrambi figli suoi e placò
l’animo di Bacco dicendogli che Arianna sarebbe stata posta fra le stelle.
PIGMALIONE (C1-FSC)
1) Fratello cattivo di Didone.
2) Re di Cipro che sdegnato dalla lascivia delle donne, risolse il problema scolpendo una statua di
marmo o d’avorio, ma stranamente se ne innamora e rivolgendo le sue insistenti preghiere ad
Afrodite, la dea muta la statua in donna vivente. Pigmalione la chiamò Galatea e con lei generò
Pafo, Metarme e Cinira.
PIRAMO (C1-AB)
Piramo e Tisbe erano due giovani follemente innamorati, ma non potevano coronare il loro sogno
per via delle famiglie che erano nemiche, così decidono di fuggire. Datosi appuntamento sotto una
pianta di gelso, la prima a giungere fu Tisbe che vedendo avvicinare un leone con le fauci
insanguinate per avere da poco ucciso una preda, presa da paura scappa via, nella fuga le cade il
velo con la quale si copriva la testa, allora la belva sfoga la sua rabbia con quel velo macchiandolo
di sangue e quindi perso ogni interesse il leone se ne và. Intanto arriva Piramo che vedendo il velo
insanguinato lo riconosce per quello della sua amata e credendo che l’abbia sbranata il leone,
disperato impugna la spada e se la conficca nel petto uccidendosi. Tisbe che intanto si era
rasserenata va nuovamente all’appuntamento ma trova l’amato Piramo immerso nel sangue che
stringe il velo di lei, allora Tisbe si sdraia accanto al giovane e impugnata la spada si uccide anche
lei. Il sangue dei due amanti fece fiorire un gelso bianco che da quel giorno produsse more nere in
segno di lutto.
PIROO
Uno dei cavalli del carro solare.
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PIRRA
Figlia di Epimeteo e di Pandora e moglie di Deucalione. Dopo il diluvio mandato da Zeus, divenne
la madre del genere umano ripopolando la terra con le pietre che, insieme al marito, si gettò alle
spalle per ordine di Temi.
PIRRO
Più conosciuto dai Greci col nome di Neottolemo, era figlio di Achille e di Deidamia, principessa
dell’isola di Sciro. Dopo la morte del padre fu chiamato a combattere a Troia dove si distinse per
eroismo e valore. Fu uno dei guerrieri nascosti nel ventre del cavallo di legno introdotto dentro le
mura della città e l’uccisore di re Priamo. Nella spartizione del bottino gli fu assegnata Andromaca,
la moglie di Ettore, che sposò, ma che poi abbandonò per Ermione, la figlia di Elena e di Menelao.
La sua morte fu dovuta ad Apollo che non gli aveva perdonato di avere ucciso Priamo sull’altare del
suo tempio.
PITIA
o Pitia o Pitonessa, sacerdotessa di Delfi che, posseduta dal nume, pronunciava l’oracolo di Apollo.
Prendeva il nome dal serpente Pitone, ucciso dal dio, che si credeva sepolto sotto il tempio.
Rendeva i responsi sedendo presso un sacro tripode posto sulla bocca di una voragine naturale dalla
quale uscivano vapori e li comunicava a un sacerdote assistente detto profeta, che a sua volta li
trasmetteva al postulante. La Pitia veniva scelta fra giovanette della più alta nobiltà e doveva
conservare castità perpetua.
PITONE
Mostruoso e gigantesco serpente che Era mandò contro Latona quando seppe della nuova infedeltà
di Zeus. Il serpente che non le dava tregua fu ucciso da Apollo appena nato con una delle sue
infallibili frecce.
PLEIADI
Figlie di Atlante e della Oceanina Pleione. Per salvare la loro verginità dalle voglie di Orione che
da anni le inseguiva, Artemide le mutò nell’omonima costellazione. Ma c’è un’altra leggenda che ci
dice che le Plèiadi erano tuttaltro che vergini. Zeus si era accoppiato con tre di esse: Maia che fu
madre di Ermes, Elettra che gli diede Dardano, e Taigete; Sterope si concesse ad Ares; Merope si
accoppiò con Sisifo ed infine Alcione e Celeno che furono impalmate da Poseidone.
PLUTO
Dio della ricchezza, originariamente era una divinità agricola a cui era affidata la fertilità dei campi.
Simboleggiava la ricchezza agraria e quindi il raccolto abbondante. Era figurato come bambino in
braccio a Tiche la Fortuna o in braccio a Irene la Pace, a volte invece era figurato come vecchio
cieco che distribuisce a caso la prosperità.
PODARGE
Nome dell’Arpia amata da Zefiro col quale generò Xanto e Bàlio.
POLIFEMO
ciclope figlio di Nettuno e della Ninfa Toosa. Nel IX libro dell’Odissea Omero lo descrive rozzo e
violento, quasi incarnazione della forza bruta, in contrasto col sottile ingegno dell’astuto Ulisse che
con furbizia si prende gioco di Polifemo Il gigante infatti aveva fatto prigioniero Ulisse con i suoi
compagni, divorando alcuni di questi. Dopo averlo ubriacato ed accecato con un palo
arroventato, Ulisse fugge con i superstiti nascosto in mezzo al gregge.
POLISSENA
Figlia di Priamo e di Ecuba, amata da Achille fu involontaria causa della morte dell’eroe, ucciso a
tradimento da Paride mentre festeggiava le nozze con Polissèna. Pirro figlio di Achille uccise
Polissèna sulla tomba del padre (dopo che l’ombra d’Achille stesso l’ebbe domandata)..
POLITE
Figlio di Priamo e di Ecuba, venne ucciso sotto i loro occhi da Pirro, il feroce figlio di Achille.
PONTO
Gea senza accoppiarsi partorì questo mare.
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PONTO EUSINO, nome (in greco: Mare Inospitale) con cui i Romani e i Greci chiamarono il Mar
Nero in riferimento alla presenza di popolazioni selvagge lungo le coste. I Greci vi penetrarono
dall’VIII sec. fondando, nelle zone costiere, colonie da dove intrapresero intensi rapporti
commerciali. Venivano esportati olio, vino, manufatti, mentre pesce, grano, metalli e ambra erano
importati dalle coste baltiche. L’abbondante produzione di frumento dei territori circostanti fu
importante per le vicende politiche della Grecia. Le colonie greche continuarono a prosperare e,
sotto il dominio romano, furono lasciate nella completa autonomia. Il loro declino iniziò nel III sec.
d.C. con le invasioni barbariche.
PORFIRIONE
Uno dei Giganti che combatterono contro gli Olimpi. Zeus lo confuse accendendo in lui
un’improvvisa brama per Era, e poi lo uccise con l’aiuto di Eracle.
PORO
Dio dell’abbondanza e sposo di Pènia.
POSEIDONE
Figlio di Crono e di Gea, fratello di Zeus e di Ade. A lui toccò la signoria del mare, comprese le
coste e le isole ed essendo la terra territorio franco non disdegnava prendere qualche proprietà.
Abitava in un palazzo in fondo agli abissi marini. Instabile di umore come il mare, ora era
sorridente e benevolo, ora burrascoso e violento. Gli antichi attribuivano a Poseidone le scosse di
terremoto che provocava sbattendo il suo tridente. Avendo cospirato con Era e Apollo contro Zeus,
viene punito ed esiliato nella Troade al servizio di Laomedonte. Questi gli nega il compenso
pattuito per avere egli costruito le mura della città. Poseidone fa scaturire dal mare un mostruoso
drago. Per placare il dio, il re deve esporre la figlia Esione per essere divorata dal mostro, ma la
giovane è liberata da Eracle che uccide il mostro. Innamoratosi di Anfitrite la chiede in sposa, la
fanciulla intimorita fugge, ma un delfino la ritrova e convince Anfitrite a sposare il dio. La novella
sposa gelosa di Scilla, la muta in un mostro dai dodici piedi e dalle sei bocche che divoranoi
marinai che attraversano lo Stretto di Messina. Un figlio di Poseidone, il ciclòpe Polifemo si
invaghisce di Galatea, già fidanzata di Aci. Polifemo scaglia contro il rivale un macigno che lo
schiaccia. Aci viene mutato in fiume siculo. Poseidone può cambiare forma a suo piacimento:
simbolo dell’incostanza del mare. Le sue contese con altre divinità si spiegano col fatto che egli era
anche dio delle acque terrestri, prima che il suo regno fosse ridotto al solo mare. Egli era anche il
dio tutelare delle corse dei cavalli. I Romani lo identificarono con Nettuno.
PRIAMO
Il celebre re di Troia vissuto all’epoca dell’assedio acheo. Era figlio di Laomedonte e fratello di
Esione, unico maschio lasciato in vita da Eracle quando il padre si rifiutò di pagare i servigi
dell’eroe. La sua casata era composta da cinquanta figlie e da cinquanta figli, nati dalle sue
concubine e dalla moglie Ecuba. Tra i figli di Priamo erano Ettore, Paride, Eleno e Deifobo; tra le
figlie, Creusa e l’indovina Cassandra. Quando Troia cadde, fu ucciso da Pirro, figlio di Achille,
sull’altare del tempio di Apollo.
PRIAPO
Figlio di Afrodite e di Dioniso. Nato deforme con pancia enorme, lingua lunga e membro
mostruosamente smisurato. Nascendo così brutto Afrodite lo rinnegò e lo abbandonò. Lo
allevarono dei pastori che dalla sua mostrusità fallica ne avevano tratto dei buoni auspici per la
fertilità dei campi e dei greggi. Così Priapo divenne il dio dell’amore pratico e della fertilità delle
campagne. Gli era sacro l’asino ed era figurato come vecchio barbuto seminudo con un enorme
membro eretto e munito di falce. Proteggeva inoltre gli orti e le vigne dai ladri, dai golosi e dagli
uccelli. Ispirò la poesia Priapea dai versi e dai contenuti alquanto sconci. A noi sono giunti
all’incirca 80 carmi priapei.
PRITANEO
Ogni città greca aveva il suo Pritaneo sede del fuoco sacro e in seguito divenne centro politico.
PRÒCRI
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figlia di Eretteo, re dell’Attica. Moglie di Cefalo. Numerose versioni del mito: sedotta da Cefalo
sotto mentite spoglie, fuggì a Creta, divenendo seguace di Artemide; amante di Pteleo, fu inseguita
dal marito; fu bramata da Minosse, che le donò un cane e una lancia magica; uccisa erroneamente
da Cefalo, sorpreso con Eos (Aurora).
PROCUSTE
mitico ladrone dell’Attica, il cui vero nome era Damaste o Polifemone. Assaliva i viandanti e li
costringeva a distendersi su un letto. Se le membra dei malcapitati sporgevano, le mutilava. Se
invece erano troppo corte, le stirava fino a far raggiungere l’esatta lunghezza del letto. Venne ucciso
da Teseo, che gli inflisse il medesimo supplizio.
PROMETEO
Titano figlio di Giapeto e di Climene figlia di Oceano. In origine era solamente un Titano
intelligente che riuscì ad ingannare Zeus, ma successivamente fu trasformato nel creatore e
salvatore del genere umano mentre Zeus appare come un crudele tiranno. Quando i Titani sfidarono
Zeus e vennero da lui imprigionati nel Tartaro, Prometeo che aveva il dono di vedere il futuro,
suggerì loro di usare l’astuzia ma i Titani ignorarono il suo consiglio e allora passò dalla parte di
Zeus. Dopo la battaglia Prometeo si trovò a scontrarsi con Zeus sul problema del genere umano.
Per Esiodo fu Prometeo a creare l’uomo con la creta trovata a Panopea, modellando le figure in cui
Atena poi soffiava la vita. Essendo Zeus irato col genere umano aveva deciso di distruggerlo e
sostituirlo con delle creature migliori e cominciò a togliere loro il fuoco e ad affamarli chiedendo
loro le parti migliori di cibo nei sacrifici. Nella disputa sorta per stabilire quali parti di toro
sacrificare agli dèi e quali tenere per sé, Prometeo fu chiamato a fare da arbitro, per cui smembrò
un toro e ricucì la pelle formando due sacche che riempì con le varie parti dell’animale. Una sacca
conteneva la carne ben nascosta sotto lo stomaco e l’altra conteneva invece le ossa nascoste sotto un
grosso strato di grasso e presentate le sacche a Zeus gli chiese di scegliere quale volesse e il dio
tratto in inganno scelse la sacca col grasso e le ossa che da quel giorno divennero le parti da
sacrificare agli dèi. Zeus irato per l’inganno privò gli uomini del fuoco ma Prometeo andò di
nascosto sull’Olimpo e rubò una brace che nascose nel cavo di un fusto di finocchio e che donò agli
uommini. Sempre incurante dei castighi di Zeus, Prometeo insegnò agli uomini molte arti, fra le
quali la metallurgia e tolse agli uomini il potere di vedere il futuro pensando che tale potere avrebbe
spezzato il cuore degli uomini. Zeus durante la notte vide la terra coperta da tantissime luci e
arrabbiato più che mai mandò i suoi servi Bia e Crato assieme a Efesto a catturare Prometeo e a
incatenarlo sul monte Caucaso, dove ogni giorno un avvoltoio gli mangiava il fegato, ma
considerando che Prometeo era un Titano e perciò immortale, la notte il fegato gli rinasceva per
essere rimangiato il giorno successivo. Prometeo anche se incatenato e costretto a subire l’orribile
supplizio, scherniva Zeus perché era conoscenza di un terribile segreto sulla sorte del dio supremo.
Dopo tanto tempo ottenne la liberta in cambio del segreto che impedì al dio di sposare Teti, perché
gli avrebbe dato un figlio che sarebbe diventato più potente del padre e l’avrebbe spodestato proprio
come fece Zeus col padre Crono. Prometeo era venerato nell’Attica come dio delle arti.
PROSCINEMA
Presso i Greci era la preghiera rivolta agli dèi per ottenere protezione, salute e aiuto per sè o per gli
altri.
PROTEO
Dio marino che per incarico di Poseidone custodiva le foche e i vitelli marini. Come tutte le divinità
marine aveva il dono della divinazione, ma era molto difficoltoso avere i suoi vaticini e per questo
bisognava sorprenderlo nel sonno e legarlo ben stretto e non avere paura delle sembianze di leone,
pantera, drago, cinghiale, di fuoco ardente o di albero che assumeva per sfuggire alle domande che
gli venivano rivolte. Solo se non riusciva a liberarsi concedeva di svelare il futuro.
PROTOGENIA
Nome che significa La prima generata, era stata la prima figlia che ebbero Deucalione e Pirra dopo
il Diluvio Universale.
PSICHE
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rappresentata da Apuleio (nella favola “L’asino d’oro” libro IV, XXXII) come una fanciulla di rara
bellezza (“Metamorfosi”, IV-VI). Rapita da Zefiro, visse in un palazzo d’oro. Fu amante di Eros, da
cui ebbe una figlia (Voluttà). L’amore durò fino a quando Psiche, contravvenendo ad un patto sacro,
cercò di scorgere il volto di Eros (invisibile amante). Abbandonata, fu sottoposta a una serie di dure
prove da Afrodite, (che invidiava la sua bellezza). Resa immortale da Zeus, mosso a compassione,
si unì nuovamente ad Eros. Il mito di Psiche ha ispirato artisti di ogni epoca (Raffaello, Van Dyck,
Gèrard, Canova, Gibson, ecc.). Dal significato di Soffio, è l’equivalente del concetto di anima.
Secondo gli antichi l’anima si distingue in anima sensitiva e anima intellettuale; l’anima sensitiva è
prerogativa dell’uomo vivo mentre la seconda si forma in punto di morte a somiglianza del defunto
dalla cui bocca o ferita mortale esce ed abbandona il corpo. Anche le arti figurative rappresentano
l’anima umana sotto forma di un’essere alato o di un’uccello col volto umano. Da queste astrazioni
nacque la favola di Psiche e Amore.
PSICOPÒMPO
epiteto di Ermes. Designava la funzione di guida per le anime dei trapassati nel regno delle tenebre.
Detto anche di Caronte e, in alcuni casi, di Apollo.
PTERELAO
Figlio di Tafo e nipote di Poseidone dal quale aveva avuto in dono l’immortalità affidata alla cura di
un capello d’oro al quale era legata la sua immortalità. La figlia di Pterelao, Cometo innamoratasi di
Anfitrione per aiutarlo nella conquista della città di Tafo, da costui assediata, strappò al padre il
fatale capello facendolo così morire
RADAMANTO
Figlio di Europa e di Zeus. Fu un uomo onesto e giusto e per questo motivo alla sua morte Zeus lo
nominò giudice dell’Inferno, compito che divideva coi fratelli Minosse ed Eaco.
REA
Figlia di Urano e di Gea e sposa di Crono, fu madre di Demestra, Era, Estia, Ade, Poseidone e
Zeus.
SATIRI
Geni dei boschi, delle acque e dei monti. Con le ninfe e le Baccanti partecipavano alle feste di
Bacco, figurati con gambe caprine, due corna in fronte e una coda tra la caprigna e l’equina.
SAUROCTONO
era l’appellativo per Apollo uccisore della lucertola.
SCILLA E CARIDDI
Le due rupi poste tra l’Italia peninsulare e la Sicilia, affacciate sullo stretto di Messina, note fin
dall’antichità per in pericolo che rappresentavano per la navigazione e ritenute sede di due terribili
mostri chiamati con quei nomi. Scilla, sulla rupe posta in prossimità di Reggio Calabria, aveva
dodici piedi e sei lunghi colli sormontati da altrettante teste; in ognuna delle sei bocche aveva tre
file di denti e latrava come un cane. Cariddi, sulla costa siciliana, stava appostata invisibile sotto un
alto albero di fico e tre volte al giorno inghiottiva le acque dello stretto, rivomitandole
successivamente in mare.
SCOTO
Era il padre delle Erinni il suo nome significa Buio.
SELENE
Dea della luna e sorella di Elio. Ebbe delle avventure con Endimione, Pan e con Zeus col quale
generò Pandia la lucente, personificazione del chiarore del plenilunio.
SEMELE
figlia di Cadmo re di Tebe; amata da Zeus, divenne madre di Dioniso. La gelosa Era le si presentò
sotto l’aspetto d’una vecchia e la indusse a pregare Zeus di mostrarlesi in tutto il suo splendore
divino. Il dio finì con l’arrendersi alle insistenti preghiere di Semele, che allora rimase
istantaneamente incenerita dallo splendore emanante da lui. Zeus, dopo il rogo di Semele, salvò il
corpo di Dioniso e lo mise dentro una propria coscia.
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SEMICAPRO
creatura che aveva per metà corpo umano e per metà corpo caprino.
SEMIDIO
Nella mitologia classica venivano definiti Semidei sia i mortali ai quali dopo la morte furono
tributati onori divini che ai nati dalle unioni di dèi con i mortali. Erano considerati semidei anche i
Fauni, i Satiri, le Sirene, le Nereidi ecc..
SFINGE (C1- EG)
Esistono due Sfingi: quella egizia e quella greca. La prima rappresenta la potenza regale del faraone
ed è un monumento funerareo formato da un corpo leonino e dal volto del Faraone. La Sfinge greca
invece è un mostro alato col corpo mezzo di donna e mezzo di leonessa nato dalla unione
incestuosa del cane Ortro con la madre Echidna.
SIBILLE
col nome di Sibille, Greci e Romani designarono alcune donne ritenute profetesse ispirate dagli dèi.
Se ne annoverano di solito una decina: la Cumana, la Dèlfica, la Líbica, la Sàmia, l’Ellespòntica, la
Frigia, la Pèrsica, l’Eritrea, la Tiburtina. Più famosa di tutte fu la Sibilla Cumana, chiamata da
Virgilio Deífobe. Stava in una spelonca presso Cuma e dava responsi, scritti su foglie o orali, che
rimanevano sempre oscurissimi.
SICA
Ninfa che innamoratasi di Bacco fu da lui mutata in Fico, delle sue foglie Bacco amava incoronarsi.
SILENO
Educatore di Bacco, seguì il dio nei suoi viaggi. Figurato come vecchio panciuto cavalcava sempre
un asino perché aveva le gambe malferme, era sempre in uno stato di ubriachezza perenne, era
sempre a conoscenza delle cose passate e future. I Sileni invece erano degli esseri simili ai Satiri
ma a differenza di questi avevano i tratti equini, le orecchie aguzze, zoccoli e coda di cavallo e per
il resto erano umani, anche essi se la intendevano con le Ninfe.
SINOPE
Ninfa figlia del dio fluviale Asopo, Zeus che si era invaghito della giovane le promise di donarle
qualunque cosa essa desiderasse e Sinope chiese la conservazione della sua verginità, lasciando
così il dio a bocca asciutta visto che non poteva rimangiare la parola data.
SIPRETE
Giovane mutato in donna per avere sorpreso Artemide nuda al bagno.
SIRENE
Figlie del dio fluviale Acheloo e della Musa Calliope. Erano le messaggere di Persefone. Il loro
compito era quello di fare entrare le anime dei defunti nell’Ade addolcendogli il passo col loro
canto. Erano figurate come uccelli con la testa e il torso di donna e con artigli robusti. Essendo
figlie di una Musa, esse erano esperte nella musica e soprattutto nel canto che era dolcissimo. Le
Sirene col corpo finale di pesce sono una raffigurazione più tarda.
SIRINGA
Ninfa compagna di Artemide e che passava il tempo a cacciare con la dea. Un giorno Pan si
innamorò di lei e Siringa per potere mantenere la sua verginità pregò le ninfe del fiume Ladone, che
non riusciva ad attraversaredi aiutarla e le ninfe la mutarono in giunco. Quando Pan giunse al fiume
usando quel giunco, costruì il flauto e lo chiamò Sirynx per ricordare la sua amata.
SISIFO
Figlio di Eolo e di Enarete, fondatore della città di Corinto. Divenne famoso per la sua furbizia. Un
giorno vide Zeus rapire la ninfa Egina, figlia del dio fluviale Asopo e di Metope. Zeus portò la
ninfa nell’isola di Enone e là si unì a lei. Asopo chiese informazioni a Sisifo che promise di dirgli
quello che sapeva in cambio di una sorgente perenne d’acqua fresca per la sua città. Asopo
immediatamente lo accontentò dandogli la sorgente Pirene. Zeus irato dalle chiacchiere di Sisifo lo
punì mandandogli Thanatos la morte perché lo portasse nell’Ade. Sisifo molto astuto ingannò
Thanatos lo legò e lo rinchiuse in una cella, per un certo periodo sulla terra non morì nessuno. Gli
dèi preoccupati mandarono Ares a liberare Thanatos che tornò a cercare Sisifo, intanto lo scaltro
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Sisifo aveva dato alla moglie Merope l’istruzione di non seppellire il suo corpo né di dargli onori
funebri. Fu così che Ade ingannato si arrabbiò per la dimenticanza di Merope e autorizzò Sisifo a
tornare nel mondo dei vivi per punire la moglie e farle seppellire il corpo. Tornato a Corinto Sisifo
non fece nulla di tutto ciò e riprese la sua vecchia vita di truffatore fino a tarda età a dispetto degli
dèi del Tartaro. Per questa ragione la sua ombra fu duramente punita nel Tartaro, infatti fu costretto
a spingere un enorme masso su per una erta collina e appena giunto in cima il masso rotolava a
valle costringendolo a ricominciare il duro lavoro perennemente.
SMILACE
Nome della Ninfa amata teneramente da Cròco, gli dèi mutarono lui in zafferano e lei nel verde
Tasso.
SOGNI
Sono i figli di Sonno, essi sono: Morfèo, Fobètore e Fantàso.
SONNO
nell’antica mitologia greca, il dio del sonno, figlio dell’Erebo e della Notte.
SPARTI
Così furono chiamati gli uomini nati dai denti di drago seminati da Càdmo.
SPERMO
Una delle tre figlie di Anio, mutata da Dioniso in colomba assieme alle sorelle, per impedire ad
Agamennone di sfruttare il potere che il dio aveva dato alle tre ragazze e cioè di mutare tutto quello
che toccavano in olio, vino e biada.
STENEBEA
nella mitologia greca era la moglie di Preto, re dell’Argolide, la quale, avendo accusato
ingiustamente Bellerofonte, fu precipitata in mare da Pegaso. La sua storia ispirò una tragedia di
Euripide, oggi perduta.
STIGE
Era il fiume infernale che girava nove volte attorno all’Ade. La dea con lo stesso nome era madre di
Zelo, Nike, Crato e Bia. Zeus per ricompensarla di essere immediatamente intervenuta in suo aiuto
nella guerra contro i Titani, stabilì che il suo nome fosse il più solenne giuramento degli dèi.
STINFALO
Città dell’Arcadia nord-orientale posta sulle rive del lago o della palude dove vivevano gli uccelli
cacciati da Eracle.
STROFADI
Isole della Grecia poste nel mare Ionio a sud di Zacinto. Vi trovarono rifugio le Arpie dopo che
furono cacciate dalla Tracia dagli Argonauti; qui le incontrò Enea durante il suo viaggio verso
l’Italia
TAIGETE
Figlia di Atlante e una delle tante amanti di Zeus col quale generò Lacedemone.
TÀLASSA
personificazione del mare, a cui i naviganti facevano sacrifici prima di salpare.
TALIA
I personaggi con questo nome erano diversi, fra i quali troviamo:
1) una delle Muse;
2) una delle Cariti;
3) una Ninfa compagna di Cirène;
4) la madre dei fratelli Palici.
TALO
1) Era il gigante di ferro costruito da Efesto e da Zeus messo a guardia di Creta quando vi lasciò
Europa.
2) Altro Talo fu un’apprendista di Dedalo. Fu ucciso dal maestro geloso perché l’allievo aveva
inventato la sega ed il trapano.
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TANTALO
Figlio di Zeus e della titanessa Pluto la ricchezza, nacque in Lidia e governò a Sipilo. Sposo di
Dione o di Eurianassa. Tantalo ebbe tre figli: Pelope, Niobe e Brotea. Tantalo invidiato per le
proprie ricchezze non regnava soltanto in Lidia ma anche sulla Frigia, sul monte Ida, la piana di
Troia e sull’isola di Lesbo. Ammesso alla mensa degli dèi e avendo ascoltato le loro conversazioni
era divenuto immortale. Per contraccambiare l’ospitalità un giorno invitò gli dèi ad un banchetto
nella sua capitale Sipilo, dove per onorare gli dèi intervenuti osò imbandire quanto di più caro
aveva, il figlio Pelope tagliato a pezzi e fatto bollire. Il gesto fu interpretato con l’intenzione di
mettere a prova l’onniscenza degli dèi e non con l’intenzione di onorare gli dèi con quanto aveva di
più prezioso, ma ad ogni modo sia l’una che l’altra intenzione risultava essere una nefandezza, la
prima perché metteva in dubbio le qualità degli dèi, la seconda per il sacrificio umano che gli dèi
olimpi avevano ripudiato e sostituito con sacrifici di animali. Ritornando al banchetto gli dèi
rifiutarono di assaggiare quel piatto, tranne Demetra che ancora sconvolta dal dolore per la perdita
della figlia Persefone, distrattamente mangiò la carne di una spalla. Ermes andò nell’Ade a prendere
Pelope, Rea ricompose i pezzetti e fece riemergere dal calderone il giovane più bello che mai, la
spalla mangiata venne sostituita con una d’avorio. Il sacrificio di Pelope non fu l’unica empietà di
Tantalo, infatti invitato alla mensa degli dèi egli avrebbe rubato nettare ed ambrosia per darla ai
propri amici mortali ed avrebbe divulgato i segreti appresi dagli dèi. Per queste offese Tantalo
venne relegato nel Tartaro dove tormentato dalla fame e dalla sete, legato ad un albero da frutto,
immerso nell’acqua di una palude non riesce a berla perché appena si avvicina l’acqua si ritrae e
ogni volta che cerca di raccogliere un frutto i rami si allontanano ed inoltre un enorme masso
incombe sul suo capo minacciandolo di schiacciargli il cranio a ogni momento, facendolo così
vivere in una condizione di perenne terrore.
TARASSIPPO
demone che faceva imbizzarrire i cavalli nelle curve degli ippodromi.
TARGÈLIE
festa che veniva celebrata il 6 e il 7 di targellione, forse in onore di Apollo, prima del raccolto. Un
ateniese, scelto come capro espiatorio, veniva condotto in processione per le vie della città,
percosso e poi cacciato. Il giorno dopo si offrivano al dio le primizie del raccolto.
TARTARO
figlio dell’Etere e della Terra, padre dei Giganti dei tempi primordiali. I Greci chiamarono Tartaro il
luogo sotterraneo in cui Zeus precipitò e imprigionò i Titani. Il nome indicò poi quella parte
dell’Inferno in cui i malvagi subivano atroci tormenti, e anche, in generale, l’Inferno, o Ade, o
Erebo Dall’unione di Tartaro con Gea nacque Tifone.
TAUMANTE
Figlio di Gea e del Pònto. Padre di Iride e delle Arpie avute dalla sua unione con l’Oceanina Elettra.
TEA
Figlia di Oceano e di Teti e madre di Elio, di Selene e di Eos (Il sole, la luna e l’aurora). Altra Tea
fu la profetessa figlia di Chirone che sedotta da Eolo fu mutata da Poseidone nella cavalla Euippe
per sottrarla alle ire del padre, nelle spoglie di cavalla partorì la puledra Melanippe.
TEBE
Figlia di Asopo e di Metope e sposa di Zeto che per amore diede il nome della moglie alla città che
fino a quel momento era chiamata Cadmea.
TELEFO
Figlio di Eracle e di Auge, esposto da bambino fu nutrito da una cerva. Da adulto sposò Argiope. Si
oppose al passaggio attraverso le sue terre dell’esercito greco, ma Achille lo ferì con la sua lancia,
dal cui colpo non si poteva guarire se non per il contatto con la stessa. Dato che l’oracolo aveva
predetto che Troia non poteva essere presa se Telefo non fosse stato in campo coi Greci, Ulisse fece
un medicamento nel quale aveva mischiato un pò della ruggine raschiata dalla lancia di Achille e lo
fece guarire e così diede dei validi consigli ai Greci.
TELEGONO
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Figlio di Ulisse e di Circe. Così come aveva vaticinato Tiresia fu parricida inconsapevolmente.
Inviato da Circe alla ricerca di Ulisse per farsi da lui conoscere, approdò ad Itaca e per sfamare
l’equipaggio della sua nave sfornita di viveri cominciò a devastare la campagna, provocando
l’intervento di Ulisse che fu da lui ferito a morte. Ulisse morente ricordando la predizione di Tiresia
si fece condurre davanti lo straniero e così ebbe la spiegazione del tragico evento. Atena accorsa
inutilmente in aiuto del suo protetto non potè fare altro che confortarlo e convincerlo ad arrendersi
ai voleri del Fato. Morto Ulisse, Atena volle che Telegono sposasse Penelope, dalla quale ebbe
Itaco che fu fondatore di Preneste e di Tuscolo.
TELEMACO
Figlio di Ulisse e di Penelope. Quando il padre partì per la guerra di Troia, Telemaco era appena
nato, poi, mentre Ulisse era tenuto lontano da Itaca dall’odio di Poseidone, tenne a bada i
pretendenti della madre e si mise in viaggio per raccogliere notizie su di lui. Quando Ulisse rientrò
in patria, fu al suo fianco nel cacciare gli arroganti pretendenti e pregò il padre perché risparmiasse
la vita al cantore Femio e all’araldo Medonte.
TELESFORO
Era il dio dei convalescenti, accompagnava Asclepio.
TEMI
1) Figlia di Urano e di Gea, fu la prima moglie di Zeus col quale ebbe le Ore e le Moire. Tra
Temi ed Era, seconda moglie di Zeus stranamente esistevano rapporti molto cordiali. Temi non è la
dea della Giustizia come erroneamente si crede, ma la dea delle leggi naturali e perciò vigila su
quanto è lecito ed illecito, regola la convivenza fra gli dèi, fra i mortali e i due sessi. La Giustizia
invece è rappresentata da una delle Ore, Dike (figlia di Temi).
2) Si chiamò Temi anche una Ninfa figlia di Ladone e madre di Evandro per volere di Ermes.
TEOFANE
figlia del re di Tracia Bisalte, amata da Posidone che la rapì e la condusse nell’isola di Crumissa.
Posidone aveva trasformato se stesso in un ariete e Teofane in una pecora; dalla loro unione nacque
un ariete dal vello d’oro.
TERAMBO
Figlio di Poseidone, per avere insultato delle Ninfe fu da loro mutato in scarafaggio.
TESEO
Figlio di Egeo re di Atene e di Etra figlia di Pitteo re di Trezene. Per motivi a noi sconosciuti Pitteo
volle che il matrimonio restasse segreto. Egeo non potendo rimanere a corte da Pitteo dovette
ritornare ad Atene per curare gli affari dello stato, nel momento di partire disse ad Etra che il figlio
che sarebbe nato doveva essere chiamato Teseo e quando avrebbe avuto la forza e l’età per andare a
conoscere il padre doveva portarlo dinanzi all’enorme macigno sotto il quale Egeo aveva riposto la
sua spada e i suoi sandali: il figlio avrebbe dovuto sollevare il macigno con le proprie forze e se
fosse stato capace di tanto avrebbe dovuto prendere spada e sandali e andare dal padre ad Atene.
Qualche tempo dopo nacque Teseo. Allevato a Trezene nella casa del nonno, aveva appena sette
anni quando giunse Eracle che per presentarsi al re aveva tolto la pelle del leone Nemeo che l’eroe
era solito indossare sopra la tunica. Teseo che stava giocando coi suoi coetanei entrò con essi in
quella stanza: nel vedere la pelle del leone la scambiarono per un leone vivo e fuggirono spaventati,
meno Teseo che impugnata una scure che si trovava là per caso si avventò contro la belva per
ucciderla, ma quando fu vicino si accorse dell’equivoco e scoppiò a ridere. A sedici anni fu
condotto dalla madre dinanzi al macigno sotto il quale il padre aveva riposto la spada e i sandali. Il
giovane senza sforzo sollevò il macigno e presi sandali e spada li indossò e partì alla volta di Atene
per andare a conoscere il padre Egeo. La strada che da Trezene portava ad Atene era infestata dai
briganti e nei pressi di Epidauro s’imbattè nel terribile gigante Perifete che con una mazza di bronzo
assaliva e uccideva i passanti per derubarli. Il brigante si slanciò contro Teseo per fargli fare la
stessa fine, ma stavolta fu Perifete ad avere la peggio e caduto a terra morto Teseo gli levò la mazza
di mano facendone la sua arma preferita. Più avanti si imbattè in un altro gigante, Sini che uccideva
i passanti squartandoli con l’ausilio di due pini che piegava e legava quindi i malcapitati alle cime
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dei due alberi che riprendendo la posizione originaria squartavano il malcapitato. Teseo gli fece
fare la stessa fine che egli riservava alle sue vittime. Oltre Megaride, Teseo nel passare per uno
stretto sentiero di montagna che correva sul ciglio di un precipizio si imbattè con un’altro brigante,
Scirone che fermava i viaggiatori li costringeva a lavargli i piedi e poi con un calcio li precipitava
nel burrone. Anche a costui Teseo inflisse la stessa fine. Nelle vicinanze di Eleusi, Teseo dovette
affrontare Procuste. Questi fermava i passanti e dopo averli derubati li faceva stendere su un letto e
tagliava tutto quello che fuoriusciva dal letto se invece non arrivavano alla misura del letto
legandoli con delle corde li stirava finché non arrivavano a toccare la sponda inferiore. Teseo
vendicò tutti i malcapitati facendo fare a Procuste la fine che il bandito faceva fare alle sue vittime.
Dopo queste imprese Teseo giunse ad Atene e si recò subito a corte facendosi annunciare come un
ospite straniero. Sebbene fosse sera, Egeo lo ricevette e lo accolse benignamente e siccome il
giovane gli riuscì simpatico ordinò per il giorno successivo un banchetto in suo onore. Medea che
era moglie di Egeo convinse il vecchio re che il giovane era venuto per ucciderlo e così preparò una
coppa di vino avvelenata e durante il banchetto Egeo porse al giovane la coppa avvelenata. Teseo
presa la coppa in mano nell’alzarsi per fare il brindisi con la spada urtò il tavolo attirando così
l’attenzione dei presenti sulla spada, Egeo riconobbe subito la spada e capì che Teseo era suo figlio,
allora con una manata fece cadere la coppa fatale e abbracciò teneramente il figlio. Egeo
riconosciuta così la malvagità della sposa la allontanò dalla reggia e dal paese. Teseo fu cinto della
regalità del padre e il giovane si avvalse del potere per consolidare sul suo popolo il potere che con
suo padre era diventato vacillante. Teseo libera Atene dal tributo che doveva pagare al re di Creta
Minosse, mandando periodicamente sette giovanetti e sette fanciulle per essere dati in pasto al
Minotauro: aiutato da Arianna, la bella figlia del re Minosse Teseo riesce a entrare nel Labirinto,
uccide il mostro e porta in salvo gli ostaggi e Arianna, che promette di sposare. Invece nel viaggio
di ritorno, abbandona la giovane dormiente nell’isola di Nasso. Dimentico di sostituire alla nave che
lo porta la vela nera con una bianca lascia credere al padre Egeo che il figlio sia morto; il vecchio
dalla disperazione gi getta nel mare che da allora porta il suo nome. Teseo fa una spedizione contro
le Amazzoni e s’impadronisce di molte di queste donne col tradimento. Sposa poi una di esse,
Antiope da cui ha un figlio, Ippolito. Morta Antiope, Teseo sposa Fedra la quale s’incapriccia di
Ippolito; poiché questi la respinge, la perfida donna l’accusa presso il padre. Teseo maledice il
figlio che per effetto di tale maledizione subisce una tragica fine; Fedra vinta dai rimorsi, si uccide.
Fatta amicizia con Piritoo, re dei Lapiti, Teseo prende parte alla lite dei Lapiti coi Centauri.
Accompagna poi Piritoo nell’Erebo, quando costui vi scende per rapire Persefone. L’impresa finisce
male; Teseo viene poi liberato da Eracle e torna ad Atene. Il suo trono è occupato da un usurpatore,
il suo popolo non lo vuole più. Triste si rifugia a Sciro, il re dell’isola, Licomede, lo uccide a
tradimento. Dopo secoli le sue spoglie vengono riportate ad Atene e il popolo lo venera come l’eroe
nazionale della stirpe ionica.
TESPIO
Quando Eracle stava cacciando il leone Nemeo era ospite di re Tèspio, il povero re aveva cinquanta
figlie molto irrequiete e temendo che potevano darsi ad amori sconvenienti decise di approfittare
della presenza di Eracle per fargli fare un figlio ad ognuna. Gli offrì perciò la primogenita Procri
come compagna di letto ed Eracle ben felice non disdegnò tanta ospitalità. Ma Tèspio ogni notte gli
mandava una figlia diversa tranne l’ultima che volle serbare vergine. Un’altra versione dice che
Eracle le possedette tutte in una notte.
TETI
Due sono i personaggi col nome di Teti;
1) una è Tethys che fu sposa di Oceano e madre dei fiumi e delle Oceanine.
2) L’altra è Thetis (una oceanina) detta anche Tetide, figlia di Nereo e di Doride e perciò nipote di
Tethys. Thetis accolse il piccolo Efesto quando fu gettato dalla madre dall’Olimpo. Thetis sposò
Peleo e dalla loro unione nacque Achille, Efesto per sdebitarsi forgiò l’armatura del pelide.
THANATOS
Personificazione della Morte, era figlio della Notte e fratello di Ipno (il Sonno).
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TICHE
Dea del destino aveva il potere di decidere la fortuna dei singoli e della collettività. I Romani la
identificarono con la dea Fortuna.Ogni città aveva la propria dea Tiche figurata con una corona
turrita in capo e con in mano dei simboli di buon augurio.
TIFONE
personificazione del vento impetuoso del Sud, il mito è originario dell’Asia meridionale, da
dove passò in Egitto e poi in Grecia. Gli Egizi lo chiamarono Set o Seteh. Per i Greci era un essere
mostruoso dalle cento teste e dalla forza immane, chiamato anche Tifeo era figlio di Gea e di Ade.
Unitosi con Echidna generò altri esseri mostruosi come lui i quali erano: il cane Cerbero, l’Idra di
Lerna, Ladone e Ortro. Il mito di Tifone è molto complesso e ha numerose varianti di cui una, data
da Omero, fa del mostro un Titano con 100 teste di serpente, vomitanti fuoco e fiamme e ciascuna
con occhi di bragia (si tratta dunque di una personificazione dei fenomeni vulcanici). Per avere
osato contendere a Zeus l’impero sul mondo, questo Tifone di Omero venne fulminato e poi sepolto
sotto l’Etna, dove non cessò di agitarsi formidabilmente. Altro Tifeo fu il figlio che Era ebbe senza
partecipazione maschile.
TIIA o THYIE
Figlia di Castalio o del fiume Celso, fu la prima sacerdotessa di Dioniso. Dalla sua unione con
Apollo nacque Delfo che diede il suo nome alla città divenuta famosa per l’oracolo.
TIMÈTE
(dal greco Thymóites), nella mitologia greca, ultimo re Teseide di Atene o, come racconta l’
“Eneide”, fratello di Priamo che per primo consigliò di introdurre a Troia il cavallo di legno
TINDAREO
Eroe greco dalla incerta genealogia. Fu re di Sparta e marito di Leda amata da Zeus in forma di
cigno. Cedette il suo trono a Menelao, sposo di Elena.
TIONÈO
(dal greco Thyonaios), epiteto di Dioniso (figlio di Tione).
TIRESIA
Indovino tebano al quale vengono attribuite le più strane avventure. Un giorno mentre era sul
monte Citerone gli capitò di vedere due serpi avvinghiate e uccidendo la femmina fu nello stesso
punto mutato in donna e divenne una prostituta rinomata, sette anni dopo nello stesso punto gli
capitò di uccidere il maschio di serpe e divenne nuovamente uomo. Dato che lui era stato sia uomo
che donna, fu chiamato al cospetto di Era e di Zeus perché volevano sapere nell’amplesso amoroso
chi godesse di più; e Tiresia sentenziò che fatte le parti del piacere amoroso pari a dieci, la donna
ne riporta tre volte tre e l’uomo una sola. A questa sentenza Era si arrabbiò e tolse la vista a Tiresia,
allora Zeus per compensarlo gli diede il dono della profezia e la capacità di capire il linguaggio
degli uccelli. Anche dopo morto ottenne da Ade di conservare i suoi poteri e di potersene servire,
infatti quando Ulisse scese nel Tartaro, l’ombra di Tiresia lo mise a conoscenza che Poseidone gli
era ostile e che sarebbe riuscito ugualmente a giungere ad Itaca. Si dice anche che fu Artemide a
togliergli la vista perché sorpresa da lui mentre si vestiva e che fu sempre Zeus a fargli dono del
vaticinio.
TIRO
(in gr. Tyro), nella mitologia greca, figlia di Salmoneo e Alcidice, amata da Posidone, da lui ebbe i
gemelli Pelia e Nelia. Secondo un’altra tradizione sposò il dio fluviale Nipeo, generando Neleo,
secondo altri, sposò Creteo, con cui generà Esone, Fere e Amitaone.
TITANI
I Titani erano delle divinità antichissime, tanto antiche che presso i Greci non avevano più culto,
fatta eccezione per Elio e Crono. I Titani erano figli di Urano e di Gea, erano sei maschi e sei
femmine i loro nomi sono: I maschi Coio, Crio, Crono, Giapeto, Iperione e Oceano;
le femmine Febe, Mnemosine, Teia, Temi, Teti e Rea.
Sposatisi tra di loro da Teia e Iperione nacquero: Elio, Selene ed Eos; da Febe e Coio nacquero:
Apollo, Artemide ed Ecate; da Rea e Crono nacquero: Demetra, Era, Estia, Ade, Poseidone e Zeus.
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A sua volta Crono fu spodestato da Zeus, causando così la rivolta dei Titani che il giovane dio
mitigò con l’aiuto dei Ciclopi e dei Centimani. Come si può notare le geniture a volte sono molto
contrastate.
TITONE
oTitònio, figlio di Laomedonte re di Troia; per la sua bellezza fu amato e rapito da Eos (l’Aurora),
che ottenne da Zeus la sua immortalità, ma dimenticò di chiedere che rimanesse eternamente
giovane e bello. Perciò Titone invecchiò, il suo corpo si disseccò, e per intercessione di Eos,
rimasta a lui affezionata, gli dei lo mutarono in una cicala.
TIZIO
gigante, figlio di Zeus e di Elara. Secondo una tradizione fu ucciso da Apollo e Artemide per aver
tentato di violentare Latona. Nell’Ade fu condannato a rimanere immobile mentre due avvoltoi gli
rodevano il fegato
TRITONE
Figlio di Anfitrite e di Poseidone. Uomo nella parte superiore e pesce nella parte inferiore. Abitava
i mari era un abile amatore ed era circondato dalle Nereidi, rivolse le sue attenzioni anche ad Ecate.
Con la Buccina soffiandoci dentro poteva sollevare tempeste o placare le acque.
TRITTÒLEMO
figlio di Celeo, re di Eleusie, allevato da Demetra, per riconoscenza verso Celeo che l’aveva
ospitata nella sua casa quando, durante il suo pellegrinaggio alla ricerca della figlia Persefone, si
era presentata sotto l’aspetto d’una povera vecchia. Per ricompensarlo, la dea insegnò a Trittolemo
le pratiche dell’agricoltura, affidandogli l’incarico di diffondere nel mondo questo insegnamento.
TROIA
Città della Troade, chiamata propriamente Ilio dai Greci, teatro della decennale guerra. Secondo la
leggenda sarebbe stata fondata da Troe, nipote di Dardano e padre di Ilo. Le sue mura sarebbero
state costruite da Apollo e da Poseidone come espiazione per il tentativo di rovesciare Zeus. La
rocca di Troia aveva il nome di Pergamo. Negli ultimi decenni del secolo scorso Heinrich
Schliemann eseguì scavi là dove riteneva dovessero trovarsi i resti dell’antica Troia e in uno degli
strati archeologici rinvenuti credette di poter identificare le rovine della città descritta da Omero.
Nuovi scavi furono successivamente eseguiti da altri archeologi (soprattutto da Dorpfel), i quali,
pur con alcune varianti, confermarono la tesi di Schliemann. Gli studiosi ritengono ormai
concordemente che la Troia omerica sia veramente esistita e abbia raggiunto un notevole grado di
civiltà, e che il conflitto coi popoli greco asiatici fu certo determinato da rivalità economicocommerciali.
TROIANE (LE)
tragedia di Euripide che rappresenta una ferma e dura condanna della guerra attraverso la
narrazione delle sofferenze patite dalle nobili troiane dopo l’assedio della città.
TROILO
l’ultimo dei cinquanta figli di Priamo. Era destino che Troia non fosse presa finché Troilo vivesse,
ma egli, temerariamente, volle combattere con Achille, che lo uccise; poco dopo la città fu presa
dai Greci.
XÈNIA
termine con cui venivano definiti i doni che si scambiavano gli ospiti greci e romani.
ULISSE
Il vero nome di questo eroe era Odisseo, nome dal significato formidabile datogli dal nonno. Ulisse
che significa Lo zoppo in riferimento alla ferita riportata alla coscia in una battuta di caccia, fu
l’epiteto che i romani preferirono usare per questo personaggio. Figlio di Anticlea e di Laerte, da
parte materna Ulisse è nipote di Ermes. Secondo una leggenda, diversa da quella omerica, Ulisse,
dopo l’uccisione dei Proci, avrebbe lasciato il regno a Telemaco e si sarebbe esiliato nelle selve
dell’isola, per sfuggire alla profezia dell’oracolo secondo la quale sarebbe morto per mano di un suo
figlio; Ulisse infatti voleva evitare che Telemaco si macchiasse d’un delitto tanto atroce. Ma ( al
Fato non si sfugge) la profezia, secondo questa leggenda, si sarebbe avverata ugualmente, poiché
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Ulisse sarebbe stato ucciso da Telegono, figlio suo e di Circe, che non aveva riconosciuto in lui il
padre. Non stiamo a dilungarci nelle imprese di questo eroe in quanto largamente note e studiate a
scuola nella famosa Odissea.
URÀNIA
1) una delle nove Muse: quella dell’Astronomia e della Poesia didascalica, figlia di Zeus e di
Mnemosine. Secondo altri mitografi essa sarebbe invece figlia di Urano e di Gea.
2) epiteto di Afrodite, come dea dell’amore puro celestiale, opposta ad Afrodite Pandemia, dea
dell’amore materiale, volgare.
URANO
Figlio e sposo di Gea, padre dei Titani, dei Ciclopi e degli Ecatonchiri. Il figlio Crono per
spodestarlo si armò di una falce e nascostosi evirò Urano mentre stava per accoppiarsi con Gea; dal
sangue uscito Gea concepì le Erinni, i Giganti e le Ninfe Melie, mentre dai genitali caduti in mare
nacque Afrodite.
VELLO D’ORO
Era la pelle dell’ariete nato da Teofane e da Poseidone, donato poi da Ermes a Nefele, moglie di
Atamante e madre di Frisso e di Elle. Quando per gli intrighi di Ino i due ragazzi dovettero essere
sacrificati, la madre li fece fuggire in groppa al sacro animale; durante il viaggio Elle cadde e morì
nel mare che da allora ne porta il nome (Ellesponto), ma Frisso giunse in Asia Minore dove
sacrificò il montone a Zeus. Il vello, che arrecava ricchezza e potenza a chi lo possedeva, fu donato
a Eeto re di Colchide, e appeso a una quercia del bosco sacro di Ares, sorvegliato notte e giorno da
un dragone. Proprio per riportare in Grecia questo prezioso cimelio fu organizzata la spedizione di
Giasone e degli Argonauti.
VÈNTI
Figli di Urano e di Gea, erano sotto il dominio di Eolo loro re. Il loro regno era ubicato a Lipari
dove Eolo teneva i Vènti racchiusi in una caverna, dopo che avevano arrecato grandi danni alla
Sicilia staccandola dal continente.
ZACORI
Erano molto simili ai nostri sagrestani. Il loro compito era quello di curare la manutenzione, la
pulizia e la custodia dei templi. In seguito divennero aiuto-sacerdoti con manzioni di ispettori ed
economi dei templi. A questa carica potevano accedere anche le donne.
ZALMOXI
dio degli antichi Tracogeti al quale, ogni quattro anni, veniva sacrificato un uomo estratto a sorte.
Secondo Erodoto Zalmoxi sarebbe stato uno schiavo di Pitagora che, una volta morto, era divenuto
immortale. Tornato presso la sua gente, si sarebbe nascosto in una grotta per quattro anni e una
volta uscito fece credere a tutti di essere resuscitato.
ZEFIRO
Il Vento occidentale, figlio del titano Astreo e di Eos. Accolse Afrodite alla sua nascita e la portò
prima a Citera, poi a Cipro, e fu lo unico vento lasciato libero da Eolo perché spingesse la nave di
Ulisse verso Itaca. Rapì Flora, che lo rese padre di Carpos, dio dei frutti. Provocò per gelosia la
morte del fanciullo Giacinto che gli preferiva Apollo. A volte viene definito come il padre dei
cavalli immortali di Achille e sposo dell’arpia Podarge.
ZÈTO
figlio di Zeus e di Antiope, gemello di Anfione, che simboleggia la forza fisica. Vendicò la madre
dai torti subiti da Lico e da Dirce, costruì le mura di Tebe.
ZEUS
In tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino dove assunse il nome di
Giove, Zeus appare come il più importante e potente tra gli immortali, colui al quale tutti devono
obbedienza. Per sua volontà il bene e il male era distribuito tra gli uomini che Prometeo aveva
creato col fango, ma anche Zeus era sottoposto al Fato. La sua sede naturale era la vetta del monte
Olimpo; armato del tuono e del fulmine il Tuonante o il Saettatore, Zeus poteva scatenare la
tempesta scuotendo il proprio scudo, e al suo intervento diretto furono attribuiti, almeno fino all’età
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classica, molti fenomeni naturali. Gli era sacra la quercia e attraverso lo stormire delle sue fronde
egli si manifestava nel santuario oracolare di Dodona. Altro suo oracolo era il boschetto di
Olimpia chiamato Altis. Figlio del titano Crono e di Rea, Zeus apparteneva alla seconda
generazione divina. Crono, messo in guardia da un oracolo che uno dei suoi figli lo avrebbe
spodestato, divorava la sua prole man mano che veniva al mondo, ma Rea, dopo avergli dato in
pasto Poseidone, Ade, Estia, Demetra ed Era, quando doveva mettere alla luce Zeus, si rivolse a
Urano e Gea perché lo aiutassero a salvare la vita del nascituro. Gli antichi dei trasferirono perciò
Rea a Lictos, nell’isola di Creta, dove la madre partorì il bambino divino nel segreto di una grotta
del monte Ida. Dopo la nascita di Zeus, Rea trasse in inganno Crono presentandogli una grossa
pietra avvolta in un panno, che egli inghiottì convinto di essersi liberato di un altro possibile rivale.
La ninfa (o la capra) Amaltea allevò il futuro re degli dei col latte, mentre la ninfa Melissa lo
nutriva col miele. In ottemperanza allo oracolo, raggiunta l’età adulta, Zeus volle impadronirsi del
potere detenuto da Crono. Su consiglio di Gea o di Metide, fece ingerire al padre una droga che lo
obbligò a vomitare i figli che aveva inghiottito, e primo fra tutti il sasso che gli era stato presentato
al suo posto. Tale macigno venne successivamente posto dallo stesso Zeus a Delfi dove divenne
oggetto di venerazione come omphalos, ombelico o centro della terra e del mondo. Appoggiato dai
fratelli e dalle sorelle riportati in vita, Zeus spodestò Crono, quindi combatté i Titani; dopo la
vittoria ebbe in sorte il cielo, mentre ai fratelli Poseidone e Ade andarono rispettivamente il mare e
il regno dei morti; la terra rimase dominio comune. Dopo aver domato la rivolta dei Giganti che
avevano attaccato il cielo, come ultima prova e per ottenere il dominio assoluto sul mondo, Zeus
affrontò in una lotta grandiosa il mostro Tifone. Dio provvidenziale, cosciente della propria
responsabilità, Zeus non si lasciava trasportare dai propri capricci come gli altri dei dell’Olimpo, a
meno che non si trattasse di capricci amorosi. Dalle sue unioni divine nacquero dei e dee che
sedettero nel gran consesso degli Olimpi; i suoi amori con donne mortali generarono altri dei o
stirpi di eroi. La prima delle spose di Zeus in ordine di tempo fu Metide, quindi venne Temi.
Quest’ultimo matrimonio ha un evidente valore simbolico perché generò l’Ordine eterno e la Legge.
Una tradizione vuole Zeus unito a Dione che gli avrebbe partorito Afrodite. Le unioni divine
continuano con Ermione, Demetra, Mnemosine e Latona. Soltanto a questo punto si pose il
matrimonio sacro di Zeus con la sorella Era, la sposa ufficiale. Anche le passeggere unioni di Zeus
con donne mortali furono innumerevoli. Tra i figli avuti, i più famosi, a parte Eracle e Dioniso che
vennero accolti tra gli Olimpi, furono gli eroi Tantalo e Perseo. Non vi era regione del mondo
ellenico che non si vantasse di avere come eponimo un figlio nato dagli amori di Zeus: i
Lacedemoni si dicevano discendenti del dio e della ninfa Taigete; gli Argivi si riconoscevano in
Argo, i Cretesi vantavano la loro origine dai figli di Europa. Allo stesso modo i grandi protagonisti
delle leggende e molti degli eroi si ricollegavano a lui: è il caso di Menelao che discendeva da
Tantalo, o di Achille discendente di Eaco. Il padrone del mondo spesso sceglieva a capriccio le sue
amanti e le prendeva con grande malizia e furbizia, cambiando aspetto o forma, lasciando poi le sue
vittime esposte alla vendetta della gelosa e oltraggiata moglie Era. E’ quanto accadde alla tenera Io,
a Callisto, o a Europa; accadde anche a Semele che pure gli concepì il divino Dioniso. Altre volte,
nella volontà di Zeus di dare figli a donne mortali, i poeti e i mitografi hanno voluto ricercare un
atto provvidenziale: Leda che egli fecondò sotto forma di cigno, doveva partorire Elena affinché
provocasse un conflitto sanguinoso che facesse diminuire la popolazione troppo numerosa della
Grecia e dell’Asia; dall’inganno perpetrato nei riguardi di Alcmena nascerà Eracle, l’eroe destinato a
liberare il mondo dai mostri. L’iconografia ci presenta il dio in vari atteggiamenti: nudo mentre
scaglia la folgore; tranquillo mentre impugna la folgore e si appoggia allo scettro; eretto col corpo
parzialmente avvolto nelle vesti; seduto, impugnante con la destra lo scettro sormontato da
un’aquila e recante con la sinistra protesa una Nike
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PERSONAGGI
AGATONE
di Atene, poeta tragico greco (seconda metà del V sec. a.C.). Delle sue opere rimangono alcuni
titoli e pochi frammenti. Secondo Aristotele fu il primo tragediografo a introdurre intermezzi
svincolati dall’azione, ed il primo ad utilizzare trama e personaggi di pura invenzione, in “Anteo”
(“Il fiore”), A. compare come interlocutore nelle “Tesmoforiazuse” di Aristofane e nel “Simposio”
di Platone
AGLAOFONTE
nome di due pittori greci. Il primo, Aglaofonte di Taso, era il padre di Polignoto, e visse tra il VI e
V sec. a.C. Aglaofonte il giovane, pittore greco probabilmente figlio di un Aristofane, visse ad
Atene nella seconda metà del sec. V a.C., celebrato nell’antichità per i quadri delle vittorie
agonistiche di Alcibiade, raffiguranti le personificazioni dei giochi olimpici, pitici e nemei.
ALESSANDRO
Alessandro III Magno, re di Macedonia (356-323 a.C.). Figlio di Filippo il Macedone e di
Olimpiade, ebbe come maestri Leonida, per le arti militari, Lisimaco per le lettere e Aristotele per
le scienze e la filosofia. Successe al padre nel 336. Nel 334, dopo aver distrutto Tebe ed
assoggettato gli Illiri, assunse il comando supremo dei greci e invase la Persia. Presso Granico ed
Isso riportò due splendide vittorie, sbaragliando l’esercito persiano e facendo prigionieri i familiari
di Dario (Sisigambi, sua madre, Statira, sua moglie, e tre figli). Occupò la Siria e la Fenicia, prese
Tiro, Gaza, Gerusalemme, entrò in Egitto, dove venne acclamato liberatore e figlio di Giove
Ammone, primo segno di quel processo di divinizzazione orientaleggiante con cui egli modificò
l’istituto monarchico. Fondò Alessandria. Lasciato l’Egitto, varcò il Tigri e l’Eufrate e, nel 331, ad
Arbela, vinse le ultime forze dell’esercito persiano. Con queste vittorie caddero in suo potere Susa,
Persepoli, Babilonia, Ectabana, la Media, la Battriana. Nel 327 si accinse alla conquista dell’India:
con un esercito di 120.000 uomini tra macedoni e persiani, mosse verso la valle dell’Indo,
conquistando sul suo cammino la Sogdiana, la Partia, l’Ircania e l’Aria. Passato l’Indo, si spinse
verso il Gange. Giunto all’Ifasi, affluente dell’Indo, le milizie si rifiutarono di procedere oltre ed A.
decise per il ritorno. Discesa la valle dell’Indo fino all’Oceano Indiano, fece costruire una flotta che,
guidata dal navarca Nearco, raggiunse Susa attraverso le ignote acque del Mar Arabico e del Golfo
Persico. A. ed il resto dell’esercito raggiunsero invece la città per via di Terra, attraverso il deserto
iranico, nel febbraio 324. A. incoraggiò la fusione tra gli elementi etnici del suo impero, e ne diede
esempio sposando in seconde nozze la persiana Statira, figlia di Dario III. Morì di febbri malariche
nel 323 a.C., a Babilonia, a soli 32 anni, mentre stava per preparare una spedizione verso
l’Occidente. Le memorie e le leggende sulle sue imprese iniziarono all’indomani della sua morte,
narrate da Tolomeo Soter, Aristobulo di Cassandria, poi da Pompeo Trogo, Diodoro Siculo,
Arriano, Plutarco. Nella cultura orientale, la figura divinizzata di A. si ritrova addirittura nel
Corano. Nel medioevo, le sue avventure ispirarono poemi epici e cavallereschi francesi, ma anche
spagnoli, tedeschi, italiani.
ALCIBÌADE
Alcibìade, generale e uomo politico ateniese (450 circa-404 a.C.). Suo padre, Clinia discendeva
dagli Eupatridi, sua madre, Dinomache, dagli Alcmeonidi. Fu allevato da Pericle, suo cugino, ed
istruito da Socrate. Partecipò alla prima fase della guerra peloponnesiaca combattendo a Pontidea
(432) e Delio (420). Eletto stratego nel 419, contribuì alla rottura della tregua di Nicia e promosse
la spedizione in Sicilia (415). Sospettato della mutilazione delle erme e di aver profanato i misteri
eleusini, fu richiamato ad Atene, ma preferì la diserzione al processo. Passò al nemico,
consigliando a Sparta le strategie per sconfiggere Atene e promuovendo l’alleanza con la Persia.
Richiamato dagli Ateniesi in difesa della democrazia (Atene era caduta nelle mani dell’oligarchia
dei Quattrocento), sconfisse gli Spartani ad Abido ed a Cizico, e nel 407 rientrò ad Atene come
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trionfatore. Ma quando il suo luogotenente fu sconfitto a Nozio dalla flotta spartana di Lisandro, fu
privato dei poteri ed andò esule in Frigia, presso il satrapo Farnabazo, che lo fece uccidere (404).
ANITO
uomo politico ateniese (V-IV secolo a.C.). Appartenente al gruppo politico di Teramene, fece parte
del governo democratico di Trasibulo e nel 404-403 partecipò alla spedizione contro i Trenta. Nel
399 fu tra gli accusatori di Socrate.
1) APOLLODORO
(arte) bronzista ateniese (fine V sec.-inizi IV sec. a.C.). Secondo le fonti (Plinio) fu autore di statue
di filosofi e fu detto “l’insensato” poichè, spinto da desiderio di perfezione, distruggeva le opere
appena ultimate.
2) Apollodoro di Atene, (lett.) filologo e uomo di cultura greco (Atene 180-110 a.C. circa). Autore
di una “Cronaca”, opera in quattro libri, in trimetri giambici (dalla guerra di Troia al 144 a.C.), di
una esposizione “Sugli dei” e “Sul catalogo delle navi dell’Iliade”.
3) Apollodoro di Atene, (arte) detto lo Schiagrafo (pittore di ombre), pittore ateniese (fine V sec.
a.C.). Introdusse la tecnica del chiaroscuro rendendo più realistiche le sue rappresentazioni.
4) Apollodoro di Caristo, (lett.) poeta greco della Commedia Nuova Ateniese, operò durante la
prima metà del III sec., fu ripreso da Terenzio nell’Ecyra (insieme a Menandro), e nel Phormio.
5) Apollodoro di Damasco, (arte) detto il Damasceno, il più famoso architetto dell’antichità romana
(II sec. d.C.), partecipò per Traiano ai lavori nel complesso del Foro traiano e della basilica Ulpia.
Fra la prima e la seconda campagna dacica costruì il grande ponte sul Danubio nei pressi di
Debrecen.
6) Apollodoro di Pergamo, (lett.) celebre retore greco di tendenza atticistica (104-22 a.C. circa),
maestro di Ottaviano, fondò una scuola di retorica a Roma. Un suo scritto teorico fu tradotto in
latino da Valgio Rufo
APOLLONIDE
di Nicea, (lett.) grammatico greco (I sec. d.C.), scrisse numerosi commenti alcuni dei quali: “Sulla
corrotta ambasceria di Demostene”, “sui Silli di Timone”.
1) APOLLONIO
di Atene, (arte) scultore greco di scuola neoattica del periodo di Augusto, figlio di Nestore, autore
del Torso del Belvedere (in marmo, Vaticano) e del Pugilatore (in bronzo, Museo nazionale
romano).
2) Apollonio di Perge o Pergèo, matematico greco (Perge 262-180 a.C circa), visse e insegnò ad
Alessandria e fu il più grande matematico dopo Archimede, suo contemporaneo. Scrisse un trattato
in 8 libri sulle coniche in cui dimostrò come l’intersezione di un piano con un doppio cono concavo
dia origine a seconda dei casi al cerchio, ellisse, parabola, iperbole; introdusse inoltre 387
proposizioni sulle proprietà delle coniche e su fondamentali teoremi.
3) Apollonio Ròdio, (lett.) poeta epico nativo di Alessandria (295-230 a.C. circa), si trasferì a Rodi
(di qui l’appellativo di Ròdio) in seguito a un’accesa polemica col maestro Callimaco. Compose Le
Argonautiche, poema in quattro libri, narrante le imprese degli argonauti e la vicenda d’amore di
Medea e Giasone (terzo libro), imitata da Virgilio nel IV libro dell’Eneide, nel racconto della quale
A. dimostrò notevoli capacità come poeta e come psicologo. Il poema rappresenta un compromesso
fra tradizione omerica e nuovo gusto alessandrino, ed unico poema epico greco rimastoci per intero
tra Omero e l’età imperiale romana. Fu anche importante erudito e tra l’altro successore di Zenodoto
alla Biblioteca di Alessandria.
1) ARCHELAO
di Priene, scultore greco, figlio di Apollonio (II-I sec. a.C). Autore di un rilievo sulla vita di Omero
(Apoteosi di Omero, Londra, British Museum).
2) Archelao, figlio di Perdicca II e re di Macedonia, durante il regno (413-399 a.C.) contribuì al
progresso della Macedonia: costruì strade, riformò l’esercito e introdusse la cultura greca, ricevendo
nel suo palazzo personaggi come i poeti Agatone, Euripide e il pittore Zeusi.
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3) Archelao, generale di Mitridate, soprannominato il Cappadoce, fu vinto da Silla a Cheronea e a
Orcomeno (86 a.C.), in seguito trattò con lui la pace di Dardano. Accusato di tradimento da
Mitridate passò dalla parte dei romani.
4) Archelao, figlio e successore di Erode il Grande (23 a.C.-18 d.C.), ricevette da Augusto il titolo
di etnarca di Giudea, Samaria, Idumea. A causa della sua crudeltà fu esiliato in Gallia (6 d.C.).
ARCHIMEDE
Archimede, (Siracusa 287-212 a.C.) è considerato il piú grande matematico e fisico dell’antichità,
fu ucciso da un soldato romano durante l’assedio posto da Appio Claudio e da Claudio Marcello a
Siracusa alla cui difesa egli aveva contribuito con macchine di sua ideazione. Il calcolo del volume
della sfera fu una delle sue invenzioni piú geniali, e tra le sue scoperte che giovarono moltissimo
anche ai moderni ricordiamo: le regole di quadratura e di cubatura del cilindro e del cono, la
proprietà delle spirali, il principio idrostatico. Inventò parecchie macchine, tra le quali una chiamata
coclea o vite di A. per attingere acqua dal fondo di una nave, gli specchi ustori e varie altre
macchine da guerra. Lasciò alcune opere di grande importanza, quasi tutte perdute.
1) ARISTIDE
Aristide, celebre generale e statista ateniese soprannominato il Giusto, figlio di Lisimaco (540-468
a.C.). Fu uno dei dieci strateghi ateniesi nella battaglia di Maratona (490); arconte nel 489-488, fu
ostracizzato nel 482 perché si opponeva agli armamenti navali proposti da Temistocle. Richiamato
in patria (480), si riappacificò con il rivale. Combatté a Salamina e a Platea. Uomo conosciuto per
la sua saggezza e onestà, amministrò le finanze della Confederazione delica. Appoggiò la politica
di Cimone.
2) ARISTIDE di Mileto, autore greco del II sec. a.C, scrisse probabilmente le “Favole milesie”.
1)ARISTOFANE
Aristofane, il maggiore dei poeti greci della commedia antica (Atene ca 455-ca 385 a.C.). Esordì
molto giovane con la commedia I banchettanti. In seguito compose oltre 40 commedie con intenti
politici e morali flagellando con viva arguzia i vizi dei suoi tempi. Ce ne sono pervenute intere 11.
Gli Acarnesi (425 a.C.), contro la guerra; I Cavalieri (424), in cui attacca Cleone; Le nuvole (423),
contro Socrate e la filosofia; I calabroni (422), satira della mania ateniese per i processi; La pace
(421), in cui si scaglia contro la politica della guerra; nelle commedie successive A. accentua
l’elemento fantastico: Gli uccelli (414), storia di due ateniesi che, stanchi della vita ad Atene,
fondano una città tra gli uccelli; Lisistrata (411), sulla pace; Le Tesmoforiazuse (411), contro
Euripide; Le rane (405), satira letteraria; infine con Ecclesiazuse (392) e Pluto (388), ha inizio la
commedia di mezzo.
2) Aristofane di Bisanzio, grammatico alessandrino (ca 257-180 a.C.), fondatore della dottrina
analogica. A.lui si deve, pare, l’introduzione degli spiriti e degli accenti nella scrittura greca.
Successe ad Eratostene nella direzione della Biblioteca di Alessandria.
1) BIONE
d’Abdera, matematico greco, vissuto intorno al III sec. a.C. Discepolo di Democrito, fu il primo ad
affermare che in certe regioni le notti e i giorni durano sei mesi.
2) Bione di Flossa, poeta alessandrino (Smirne II-I sec. a.C.). Ispirandosi a Teocrito, scrisse poemi
bucolici ed erotici fra cui Epitaffio di Adone, in esametri.
CABRIA
generale ateniese (Chio 357 a.C.), eccellente stratega, aiutò Serse a resistere all’attacco di Agesilao
nel 378 e, due anni dopo, sconfisse la flotta peloponnesiaca a Nasso. Al servizio di Taco, re
dell’Egitto, sconfisse la flotta persiana nel 361, ma morì durante l’assedio nel porto di Chio.
1) CALLIMACO
(sec. V a.C.) architetto e scultore greco di Corinto. Gli si attribuisce l’invenzione del capitello
corinzio (introduzione nel capitello del motivo ornamentale tratto dalle foglie d’acanto) e quella del
cuneo per la lavorazione del marmo.
2) Callímaco di Cirene, (vissuto, probabilmente, tra il 310 e il 240 a.C.). Poeta, erudito, critico e
grammatico greco, nato a Cirene e vissuto in Alessandria. Fu alla corte di Tolomeo II, che lo volle
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presso di sè come poeta, dove divenne uno dei funzionari addetti alla famosa biblioteca di
Alessandria, poi alla corte di Tolomeo III Evergete. Il maggiore e più raffinato rappresentante della
cultura e della poesia alessandrina. Promotore di una nuova concezione dell’arte poetica ispirata
non più ad epopee nazionali, bensì a molteplici spunti liberi da tradizioni ed intenti morali, animati
dal sentimento e dalla cultura, elaborati in forma elegante e preziosa, in forte contrasto con
tradizionalisti quali Apollonio Rodio. Tale nuova poetica caratterizzò l’arte letteraria ellenistica ed
augustea. Fra le sue opere ricordiamo gli Inni a varie divinità, gli Aitia (Origini) la sua opera
maggiore di cui restano brevissimi frammenti, i Pinakes (Tavole) repertorio critico degli scrittori
greci e delle loro opere, la famosa elegia La chioma di Berenice di cui restano numerosi frammenti
e la traduzione di Catullo, l’ Ecale, breve epillio (poemetto) dedicato ad un episodio del mito di
Teseo e circa 60 epigrammi nell’ Antologia Palatina.
3) Callimaco di Afidna, (V sec. a.C.) capitano ateniese, sostenne la proposta di Milziade durante il
consiglio di guerra precedente la battaglia di Maratona. Morí combattendo nella battaglia stessa.
CALLINO
(VIII-VII sec. a.C.) il primo, in ordine cronologico, dei poeti elegiaci greci di cui si ha notizia.
Nacque e visse ad Efeso. Una delle sue elegie giunse fino a noi, incompleta: consiste di 21 versi nei
quali esorta la gioventú a combattere contro gli invasori. Ci restano di lui anche altri tre frammenti.
1) CALLIPPO
astronomo greco (IV sec. a.C.) discepolo di Eudossio. Da lui prese nome il ciclo callippico (76
anni, di 365 giorni e 1/4 ciascuno), studiato per correggere il ciclo metònico (dell’astronomo
Metone), che era di 19 anni, ciascuno dei quali paragonato a giorni 365 e 5/19.
2) Callippo, avventuriero ateniese del IV sec. a.C. Dopo essere stato compagno di Dione (v.) nella
lotta contro Dionisio di Siracusa, si schierò contro di lui e fu a capo dei congiurati che lo
assassinarono.
CALLISTENE
(IV sec. a.C.) generale ateniese, sconfisse Perdicca, re di Macedonia, ma venne ucciso per aver
concluso una pace poco vantaggiosa.
1) CIMONE
Cimone, generale e uomo politico ateniese (510-449 a.C.), figlio di Milziade (v.). Fu stratego con
Aristide nel 478, al tempo della Guerra persiana. Nel 468 vinse la flotta nemica all’Eurimedonte,
distrusse la flotta fenicia, occupò il Chersoneso e sottomise Taso che si era ribellato (462). Esiliato
perché considerato filospartano, fu richiamato dopo dieci anni in patria (451). Concluse l’armistizio
con Sparta e riprese la lotta contro i Persiani. Morí (forse di peste) durante l’assedio di Cizio, nella
primavera del 449.
2) CIMONE di Cleone, pittore greco del VI secolo a.C., apprezzatissimo dai contemporanei per la
conoscenza della prospettiva e degli scorci.
CLEANTE
Cleante, pittore greco, vissuto in epoca imprecisata a Corinto. Fu nominato da Plinio, che gli
attribuisce l’invenzione del disegno.
CLEOFONTE
demagogo e oratore ateniese di origine tracia. Uno dei capi democratici. Venne condannato a morte
(405 a.C) per tradimento durante l’assedio di Atene da parte di Lisandro.
CLÌSTENE
Clìstene, uomo politico ateniese (secolo VI a.C.). Figlio di Megacle, dopo la cacciata dei
Pisistratidi, promosse la riforma, in senso antiaristocratico e antioligarchico, della costituzione di
Solone. Introdusse inoltre l’ostracismo, una norma che bandiva chiunque rappresentasse un pericolo
per lo Stato democratico.
CLIZIA
artista dell’Attica (Vl secolo a.C.) che dipinse il celebre vaso François, capolavoro della ceramica
greca, trovato in una tomba presso Chiusi nel 1844, attualmente al Museo archeologico di Firenze.
CRATETE
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Cratete di Atene (metà del V secolo a.C.), poeta comico della commedia antica. Lodato da
Aristotele nella sua “Poetica”, ci restano dieci titoli ed alcuni frammenti. Nella commedia “Le
Bestie” descrive il contrasto tra la vita raffinata e quella semplice secondo natura, vi fa parlare gli
animali i quali esortano gli uomini a divenire vegetariani.
1) CRATINO
(550 circa-422 a.C. circa) poeta comico greco, autore di una ventina di commedie satiriche,
vivacissime, di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti: “Archilochi”, “Fuggitive”, “Odissei”,
“Chironi”, “Pluti” e “La Damigiana” in risposta alla commedia “Le Nuvole” di Aristotele, il quale
lo accusava di essere divenuto un ubriacone: in essa il poeta, accusato dalla moglie Commedia di
tradirla con Ebbrezza, si difende con un’apologia delle virtù ispiratrici del vino.
2) Cratino, detto il Giovane, poeta comico greco del IV secolo a.C., di cui restano soltanto pochi
frammenti.
CRISIPPO
Crisippo, (IV secolo a.C.) medico greco, maestro di Erasistrato, si dedicò allo studio delle proprietà
delle erbe medicamentose.
CRITONE
ricco Ateniese discepolo e amico di Socrate, a cui offrì invano i mezzi per fuggire dal carcere. Al
suo nome è intitolato un dialogo di Platone, composto verso il 395 a.C.
1) DEMETRIO
di Efeso, architetto greco (seconda metà del V sec. a.C.). Lavorò e portò a compimento, in
collaborazione con Peonio, il tempio di Artemide a Efeso, che, dopo la distruzione del 346 a.C.,
venne ricostruito da Dinocrate, architetto di Alessandro Magno.
2) Demetrio Falereo, oratore e uomo politico ateniese (350 ca-283 a.C.). Allievo di Teofrasto, fu
autore di opere di argomento filosofico, grammaticale, storico, purtroppo andate perdute. D. si fece
porre da Cassandro a capo del governo di Atene e tenne la carica per dieci anni (317-307 a.C.),
finché non fu sconfitto da Demetrio Poliorcete. Cercò scampo in Egitto, ove morì nel 283.
3) Demetrio I Poliorcete, re di Macedonia (336-283 a.C.), figlio di Antigono Monoftalmo.
Combatté contro Cipro e Atene e riuscì ad ottenere il controllo sull’Attica, la Beozia e parte del
Peloponneso. Conquistata la Macedonia, si fece proclamare re nel 294 a.C. Le sue ambizioni
egemoniche erano senza fine: tentò di conquistare l’Asia, ma Seleuco lo sconfisse e lo tenne
prigioniero fino alla morte.
DEMÒSTENE
1) Demòstene, militare ateniese (-Siracusa 413 a.C.) Vinse i pelopponesiaci a Olpe, impedendo la
loro espansione nell’Etolia e nell’Acarnania; combatté contro gli spartani e partecipò all’assedio di
Siracusa, dove fu sconfitto e condannato a morte.
2) Demostene, oratore e uomo politico greco (Atene 384-Calauria 322 a.C.). Si narra che egli fosse
balbuziente e che con durissima disciplina avesse vinto questo difetto e conquistato con un lungo
studio tutti i segreti dell’arte oratoria. Intentò la prima causa a 18 anni, contro Afabo, il tutore che
gli aveva dilapidato le ricchezze di famiglia. Si dedicò a studi storici e divenne logografo. Nel 355
incominciò la sua carriera di oratore politico, allorché la libertà della democratica Atene fu
gravemente minacciata dalle mire imperialiste e unificatrici di Filippo II di Macedonia. Di questi fu
irriducibile avversario e pronunciò contro di lui le tre orazioni dette “Filippiche” e le tre dette
“Olintiache”, quando Filippo minacciò la città di Olinto. Per questa sua nobile tenacia nel difendere
gli ideali della libertà e della democrazia, nel 336 Ctesifonte propose al popolo di onorare D.
offrendogli una corona d’oro, ma questa proposta diede occasione all’oratore Eschine, avversario di
D. e fautore del partito macedonie, di accusare Ctesifonte, del quale D. si assunse la difesa
pronunciando, nel 330, la celebre orazione “Per la corona”, modello insuperato di oratoria
giudiziaria e politica. Accusato di aver ricevuto danaro da Arpalo, tesoriere del Re di Persia, fu al
centro del grosso scandalo messo in piedi dal partito macedone: subì un processo e fu condannato.
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Esule, vagò per la Grecia e l’Asia e tornò in patria soltanto dopo la morte di Alessandro Magno.
Dopo la sconfitta di Crannone subita dai greci, D. fuggì; inseguito, per non cadere nelle mani dei
nemici, preferì darsi la morte col veleno nel tempio di Posidone a Calauria. Di lui ci sono pervenute
61 orazioni.
DIOGENE
Diogene Laèrzio, grammatico e scrittore greco, nato a Laerte in Cilicia nel III sec. d.C. Fu autore di
una raccolta di epigrammi e di una compilazione in 10 libri: “Le vite, le dottrine e le opinioni dei
filosofi illustri”, prezioso documento per ricostruire la storia della filosofia greca.
DIONE
uomo politico siracusano (Siracusa 409-354 a.C.). Imparentato con Dionigi il Vecchio, ne divenne
consigliere. Fu esiliato da Dionigi il Giovane e fuggì in Grecia. Approfittando dell’assenza di
Dionigi, rientrò a Siracusa con la forza, sostenuto dagli accademici. Instaurò nella città un regime
dittatoriale. Fu vittima di una congiura.
1) DURIDE
di Samo, storico greco (340 a.C.-260 a.C.). Allievo di Teofrasto, divenne tiranno di Samo. Fu
autore delle “Storie”, in ventitré libri, che narrano le vicende della Grecia alessandrina dal 370 al
281 a.C. e che ebbero molti imitatori fra gli storici successivi. Scrisse anche le “Storie di Agatone”.
2) Dùride, pittore e ceramista greco, fra i maggiori rappresentanti dello stile severo fiorito fra il VI
e il V sec. a.C. Gli vengono attribuite ca 200 opere, per lo più coppe a figure rosse di soggetto
mitologico o di genere. Tra queste ricordiamo la celebre coppa dipinta con la raffigurazione di “Eos
che trasporta il figlio Mennone”, oggi a Parigi, Louvre.
ELLÀNICO DI MITILENE
storico greco (Mitilene sec. V a.C.). Della sua vasta produzione ci sono giunti solo pochi
frammenti. Fu autore di un stesura sistematica e ripartita secondo un criterio genealogico di tutta la
mitologia, di monografie etnografiche, di opere di cronologia e di una storia dell’Attica (“Atthis”),
dall’antichità fino al termine della guerra del Peloponneso.
ENÈA
Enèa il Tattico, scrittore greco (sec. IV a. C). Fu autore un importante trattato di arte militare, la
“Memorie sulla strategia”, scritto in base alle proprie esperienze come soldato e di cui ci resta solo
un frammento riguardante gli assedi.
EPICARMO
poeta e comico greco (525 ca-450 ca a.C.). Visse a Siracusa alla corte di Gelone e poi di Ierone .
Considerato da Aristotele l’inventore della commedia, fu tra i maggiori rappresentanti della
commedia doricosicula. Fu autore di opere che parodiavano argomenti mitici o storici e delle quali
ci restano titoli e frammenti.
ERMIPPO
(lett.) poeta ateniese della commedia antica, vissuto nel sec. V a.C. la sua produzione comprendeva
circa 40 commedie satiriche, di cui ci restano alcuni frammenti e 10 titoli (“Agamennone”, “La
nascita di Atena”; “Gli dei”, “I Cercopi”, ecc.).
ERMOCRATE
(stor.) politico siracusano (m. a Siracusa nel 408 a.C.). Fu promotore della Pace di Gela (425 a.C.) e
dell’alleanza delle città greche di Sicilia contro Atene. Nel 415 a.C. fu a capo della guerra contro
l’invasione ateniese e sconfisse il generale Democrito. Fu poi bandito da Siracusa in seguito
all’avvento al potere del partito democratico (410 a.C.) e fu ucciso durante il suo tentativo di
riprendere la città con la forza (408 a.C.).
ERMOCREONTE
(arte) architetto greco che operò intorno al sec. III a.C. Realizzò l’Altare dei Giganti nei pressi del
tempio di Apollo a Parion, monumento che fu riprodotto sulle monete della città.
ERMODORO
di Salamina, (arte) architetto greco, attivo a Roma tra la fine del sec. II e l’inizio del sec. I a.C.
Secondo le testimonianze di diversi autori latini, avrebbe costruito i cantieri navali in Campo
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Marzio, il tempio di Marte al Circo Flaminio e il tempio di Giove Sartore, primo tempio in marmo
costruito a Roma.
1) ERMOGENE
(arte) architetto greco, forse originario di Priene, attivo tra il III e il II sec. a.C. Apportò numerose
innovazioni all’architettura ionica e introdusse il canone del tempio eustilo. Si devono a lui la
realizzazione del tempio di Artemide Leucofriene e di Zeus Sosipoli a Magnesia e del tempio di
Dioniso a Teo.
2) Ermògene di Tarso, retore greco (ca 160 d.C.). Celebre oratore, scrisse una serie di trattati
sull’arte del parlare, che costituirono un corso sistematico di retorica, molto apprezzato fino in
epoca bizantina.
ERMONATTE
(arte) pittore vascolare greco, attivo tra il 470 e il 450 a.C. Pittore del periodo di transizione tra lo
stile arcaico e quello classico, la sua produzione, che annovera un centinaio di vasi, è caratterizzata
da soggetti mitologici e scene con pochi personaggi, staccati fra loro, dalla caratteristica figura
allungata e dal ricco panneggio delle vesti.
ERÒDOTO
Eròdoto, (stor.) storico greco di Alicarnasso (Asia Minore 484-425 a.C.). Derivò dalla sua origine
greco-caria i molteplici interessi del suo spirito universale e li approfondì nei viaggi di ricerca in
Asia Minore, Medio Oriente, Egitto, Grecia continentale e Magna Grecia. Agli intenti geografici ed
etnologici dei logografi ionici, unì uno spirito acutamente indagatore, che fece di lui il “padre della
storia”. Si propose di raggiungere la verità e di celebrare “le imprese grandi e mirabili”. Le sue
“Storie”, divise dai grammatici alessandrini in 9 libri intitolati alle 9 Muse, trattano nella I parte
(libri I-V, 27) le vicende della Lidia e la conquista degli Imperi orientali da parte della Persia, poi,
probabilmente dopo il soggiorno in Atene, Erodoto concentrò il suo interesse sul conflitto tra Persia
e Grecia fino alla presa di Sesto (478 a.C.), con la quale termina la guerra difensiva degli Elleni (V,
28-IX). Come storico si preoccupò di essere informato e imparziale. Vide negli avvenimenti umani
l’attuarsi di una legge superiore, punitrice di ogni eccesso, in base alla quale non deve essere punita
la potenza per se stessa, ma la prepotenza, che necessariamente ne deriva: così si spiegano le
tragiche vicende di Creso, Cambise, Policrate, il crollo dello stesso Impero persiano per la folle
violenza di Dario e di Serse. Secondo E. non è possibile sfuggire al proprio destino: da questa
convinzione il filosofo trasse un’amara considerazione intorno all’esistenza.
ÈSCHILO
Èschilo, (lett.) poeta tragico greco (Eleusi 525-456 a.C.). Partecipò alle guerre persiane e fu a
Maratona, Salamina, Platea, tanto che Aristofane vide in lui il rappresentante della generazione che,
col trionfo sui Persiani, pose le basi alla libertà dello Stato ateniese. Si recò poi in Sicilia, alla Corte
del tiranno Gerone. Nel 468 tornò ad Atene, ma dieci anni dopo ripartì per la Sicilia e passò gli
ultimi anni della sua vita a Gela. Gli furono attribuiti 90 drammi; se ne conservano 7 e frammenti di
alcuni altri. Il mito, che egli accoglie dalla poesia epica, acquista nelle sue opere valore di una
raffigurazione ideale, che assomma le contraddizioni dell’umana esistenza e dello stesso mondo
divino. Proprio da questa esperienza dolorosa, portata alla più alta espressione drammatica,
nascono per gli uomini la consapevolezza del destino e l’ammaestramento. E. introdusse un
secondo attore e fece del dialogo il vero protagonista del dramma. Predilesse la forma della trilogia
legata: infatti, ponendo come presupposto la solidarietà, nella colpa come nella punizione, dei
membri di una medesima famiglia, il poeta della giustizia divina era in grado di cogliere, nello
svolgersi del tempo, quel trionfo della giusta vendetta che non poteva esaurirsi nell’ambito di una
sola generazione. Questa tragica catena di delitti e di punizione viene interrotta solo dalla bontà di
una divinità pacificatrice. Così nella “Orestea” (“Agamennone”, “Coefore”, “Eumenidi”), unica
trilogia superstite, le antiche colpe delle due dinastie dei Pelopidi e dei Tindaridi si assommano
nella persona di Oreste, il quale, mentre uccidendo la madre adempie a un volere divino che
impone la vendetta del padre ucciso, ne viola un altro che vuole rispetto per i genitori: solo la
grazia celeste può liberarlo dalla stretta esasperante. Analoghi contrasti si notano in tutte le altre
100
tragedie (“Danaidi”; “Persiani”; “I Sette a Tebe”; “Prometeo incatenato”). A questa drammatica
concezione del nostro tragico destino, corrispose la grandiosità della rappresentazione scenica, atta
a colpire l’immaginazione, mentre queste passioni sovrumane, tutte protese verso la loro meta, si
esprimono in un linguaggio immaginoso e ardito, da cui traspare il vigore di un’alta fantasia
creatrice.
ÈSCHINE
Èschine, (stor.) oratore e uomo politico (Atene 390 ca-Samo 314 a.C.). Contemporaneo e
antagonista di Demostene, fu avverso ai Macedoni nella prima giovinezza, ma dopo aver
partecipato a una ambasceria presso il re Filippo (346) cambiò le sue opinioni in proposito e,
tornato ad Atene, divenne capo del partito filomacedone. Accusato da Demostene di corruzione
poiché aveva accettato il dono che tradizionalmente veniva offerto da Filippo agli ambasciatori
(che invece Demostene aveva a sua volta rifiutato, dimostrando così la propria disapprovazione nei
confronti della politica macedone), fu processato (343). Assolto, tentò di vendicarsi di Demostene
accusando Ctesifonte quando questi propose (337) di offrire una corona d’oro al grande oratore del
partito democratico. Il processo si celebrò soltanto nel 330 ed E. vi ebbe la peggio, sebbene
pronunciasse un’orazione tutt’altro che priva di argomenti. Fu costretto a pagare un’ammenda e
andò in volontario esilio. Pare che a Rodi, dove si recò in un primo momento, abbia fondato una
scuola di retorica.
ESIODO
(lett.) poeta greco nato ad Ascra in Beozia (VIII sec. a.C.). Della sua esistenza è nota solo la
contesa col fratello Perse per l’eredità paterna (movente individuale al successivo approfondimento
del concetto universale di giustizia), e la vittoria riportata a Calcide di Eubea in una gara poetica.
Con E. il soggettivismo e lo spirito didascalico penetrano nella poesia greca. Gli antichi gli
attribuirono, oltre la Teogonia, Le opere e i giorni e le Eoie, anche molte altre opere di carattere
epico o didascalico che sono creazione della scuola esiodea (come Lo Scudo e le perdute:
Ornitomantia; i Precetti di Chirone; la Astronomia; la Melampodia; l’ Egimio e altre). Nella
Teogonia possiamo scorgere un primo tentativo, che precede quello dei filosofi ionici, d’imporre un
ordine razionale alla molteplicità del divenire. A partire dagli elementi primordiali: la Terra, il
Caos, l’Amore, attraverso una serie di rapporti genealogici, si viene a sancire il nuovo ordinamento
del mondo, sotto la giusta signoria di Zeus, che segna la conciliazione tra le antiche divinità
preelleniche, ancor vive fra i contadini della Beozia, e le più recenti divinità olimpiche: questa è la
verità di cui Esiodo si proclama banditore. Tale norma di giustizia, che Esiodo svela nel mondo
divino, si impone come unica salvaguardia del diritto, anche nella vita umana, mentre la violenza è
la legge delle fiere selvagge. Per attuare questa norma, nelle Opere e i giorni, la sua opera
poeticamente più significativa, E. proclama una nuova virtù: quella tenace del lavoro campestre.
1) ÈUBULO
(stor.) politico ateniese (495 ca-330 ca a.C.). Amministratore esemplare delle finanze di Atene,
schierandosi contro il partito di Demostene e Iperide, appoggiò Eschine nel suo atteggiamento
pacifista e di apertura nei confronti della Macedonia.
2) Èubulo, (lett.) poeta comico ateniese (IV sec. a.C.). Esponente della commedia di mezzo,
compose centoquattro commedie, per lo più di soggetto mitologico o parodie di tragedie; di tale
vasta produzione ci sono giunti numerosi titoli e frammenti.
EUCLIDE
1) Euclide, (stor.) arconte ateniese nel 402-403 a.C. Sotto il suo arcontato, che seguì la Tirannia dei
Trenta, fu ristabilita la democrazia e si sostituì nei documenti ufficiali l’alfabeto attico con quello
ionico.
2) Euclide, (stor.) matematico greco del III sec. a.C., vissuto ad Alessandria, dove fondò una
scuola. Ci restano varie sue opere, di cui la più importante sono gli “Elementi”, in 13 libri, dove
tratta della geometria piana, dell’aritmetica, della geometria solida, servendosi di alcuni postulati
comunemente accettati per dedurre numerosi teoremi. Ricordiamo inoltre “I dati”, “Della divisione
delle figure”, “I Fenomeni”, un trattato di ottica.
101
Teoremi di Euclide, teoremi di geometria elementare, enunciati da Euclide e relativi al triangolo
rettangolo: (1) il quadrato costruito su un cateto è equivalente al rettangolo che ha per lati
l’ipotenusa e la proiezione del cateto sull’ipotenusa; (2) il quadrato costruito sull’altezza relativa
all’ipotenusa è equivalente al rettangolo che ha per lati le proiezioni dei cateti sull’ipotenusa.
Postulato di Euclide, quinto postulato degli “Elementi”, assioma su cui è basata l’intera geometria
euclidea e che afferma che per ogni punto di un piano si può condurre una sola retta parallela ad
una retta data non passante per il punto./P>
EUDOSSO
di Cnido, matematico e astronomo greco del IV sec. Discepolo di Archita, le sue ricerche di
geometria portarono all’elaborazione della teoria generale delle proporzioni che sarà poi ripresa da
Euclide negli “Elementi”. Dimostrò inoltre i teoremi sul volume del cono e della piramide. Stabilì
la durata dell’anno tropico in 365 giorni e ¼, misurazione che sarà poi adottata dal calendario
giuliano. Formulò inoltre una teoria delle macchine e dell’armonia, scrisse trattati e dialoghi sugli
dei, sull’universo e sulla meteorologia; fondò una scuola di matematica.
EURIPIDE
Euripide, (lett.) poeta tragico greco (Salamina 484-480 a.C.-Pella 406 a.C.). Condusse vita
meditativa e di studio (fu uno dei primi a possedere una biblioteca), lontano da ogni attività
politica. Tuttavia le sue tragedie, scritte in gran parte durante la guerra del Peloponneso,
rispecchiano a volte problematiche estremamente attuali (p. es. la famiglia, la società, la condizione
della donna e degli schiavi, l’efficacia delle diverse forme di governo, gli orrori della guerra).
Staccandosi dalla fede tradizionale, E. immette sulla scena la critica razionalistica del mito,
l’indagine filosofica e, a volte, la disputa sofistica. Si può forse avvertire in lui l’aspirazione verso
un più profondo senso del divino. Predilige le passioni più ardenti, la descrizione dell’amore
concepito come malattia funesta, gli imprevisti mutamenti di scena, i riconoscimenti, le situazioni
patetiche che preannunciano il dramma psicologico borghese dell’età alessandrina. Le sue
innovazioni tecniche consistono nel prologo narrativo, nel deus ex machina introdotto per
concludere una situazione troppo intricata, la diminuita importanza del coro, che spesso si dilunga
in divagazioni lirico estetiche. Scrisse 92 drammi, di cui ci sono pervenuti un dramma satiresco (“Il
Ciclope”) e 17 tragedie. Le tragedie che ci rimangono, sono, in un probabile ordine cronologico:
“Alcesi”, “Medea”, “Ippolio”, “Ecuba”, “Andromaca”, “Heracles”, “Elettra”, “Gli Eraclidi”, “Le
supplici”, “Le Troiane”, “Le Fenicie”, “Ifigenia aurica”, “Elena”, “Ione”, “Oreste”, “Le baccanti”,
“Ifigenia in Aulide”.
FERECRATE
commediagrafo greco (Atene V sec. a.C.). Tipica una satira sottile che toccava temi fantastici ed
era arricchita da intrecci sofisticati. Fu definito “atticissimo” per la grande attenzione allo stile e al
lessico. Tra le sue opere più famose, di cui si possiedono frammenti: “I selvaggi” (420), in cui
colpiva con la sua satira gli esaltatori dello stato di natura; “Minatori”, in cui descrisse la vita felice
dei morti.
FIDIA
Fidia, il più grande scultore della Grecia, l’espressione più completa e più alta del mondo ellenico.
Nato ad Atene agli inizi del V sec., fu scolaro di Egia, scultore del Peloponneso, e sentí anche
l’influsso del sommo Polignoto. Con ogni probabilità, in gioventú fu anche pittore, certo fu
espertissimo in tutte le tecniche: marmo, bronzo, tecnica crisoelefantina, cesello e intarsio. Al
primo periodo della sua attività appartengono le due statue di Athena: quella di Pellene in Acaia e
la Areia di Platea. Tra il 465 e il 460 ebbe l’incarico di eseguire per Delfi un gruppo votivo dedicato
agli eroi di Maratona. Dal 452 al 448, nella pienezza della maturità, scolpì il primo capolavoro: lo
Zeus di Olimpia, in quella particolare tecnica detta crisoelefantina, che proveniva da tipi arcaici e
voleva in avorio le parti ignude, e in lamina d’oro le vesti, la barba e i capelli. La figura di Zeus, che
in piedi sarebbe stata alta 15 metri, era rappresentata seduta su un trono. Ma il genio del sommo
Ateniese rifulse in tutto il suo splendore nella grande statua di Athena Parthenos e nei marmi del
Partenone. La dea, alta quasi 12 metri, era raffigurata in piedi, paludata di chitone dorico con elmo
102
a triplice cimiero, la mano destra reggente una minuscola Nike, la sinistra poggiata sullo scudo.
Mirabile simbolo, splendente d’oro e di avorio, della città di Atene nel tempo della sua maggiore
potenza civile, militare, artistica. Oltre a questa, era famosa una statua della dea detta Promachos,
colossale, tutta in bronzo, posta sull’Acropoli quasi a guardia della città. I marmi del Partenone
erano formati da 92 metope a rilievo giunte purtroppo a noi mutile, frammentarie, corrose in
seguito allo scoppio di una polveriera posta nell’interno del Partenone stesso (1687). Se Fidia non
fu l’esecutore materiale di tutti i rilievi del Partenone, è certo che dal suo genio scaturí l’idea della
grandiosa composizione. Di Fidia è sicuramente il bellissimo fregio che circonda la cella dei
Tempio, dove si snoda la processione delle feste Panatenaiche. Ignota è la fine di Fidia.
Perseguitato alla morte di Pericle, suo grande amico, dovette fuggire da Atene. Alcuni credono
riparasse a Elide, altri lo dicono morto avvelenato nel 431 a.C.
FILOLAO
leggendario legislatore di Tebe (VII sec. a.C.), esule dalla nativa Corinto.
IFICRATE
stratego ateniese (Ramnunte, 415-354). Nel corso della Guerra corinzia, compì coraggiose scorrerie
nel Peloponneso, arrivando fin sotto alle mura di Corinto (390). Dopo un periodo al servizio del
persiano Artaserse II, tornò ad Atene e compì importantissime imprese, come la liberazione di
Corcira e l’occupazione di Cefalonia. In seguito, dopo alterne fortune ed un periodo trascorso
presso il trace Coti I (365), rientrò ad Atene (356), combattendo nella guerra sociale. Infine fu
destituito per sospetto tradimento, ma fu assolto.
1) IPPIA
Ippia, figlio di Pisistrato e tiranno di Atene dal 527 a.C. col fratello Ipparco, sfuggì alla congiura da
cui questi fu ucciso (514), ma venne scacciato dagli Ateniesi nel 510. Rifugiatosi in Persia, si unì
nel 490 alla spedizione di Dario contro la Grecia e morì poco dopo, combattendo nelle file persiane
con la speranza di ricuperare il dominio di Atene.
IPPOCRATE
1) Ippocrate di Coo, il più grande medico dell’antichità, detto il padre della medicina (460-370
a.C.). Egli per primo distinse la medicina dalla tradizione sacerdotale e la fondò sulla ricerca
scientifica e sulla osservazione. I suoi numerosi scritti e quelli degli alunni furono raccolti nel
Corpus hippocraticum. che fu il trattato più diffuso nell’antichità e nel Medio evo. I suoi Aforismi
in particolare furono considerati come dogmi fino al sec. XVIII. Il giuramento ippocratico è una
formula di giuramento che i suoi discepoli e poi tutti i medici fino al secolo scorso pronunciavano
al momento della laurea, promettendo di esercitare la professione con assoluta moralità, di
difendere il segreto professionale, ecc.; con esso si apre il Corpus hippocraticum.
2) Ippocrate di Chio, matematico e filosofo greco del V sec. a.C., si occupò prevalentemente di
geometria e compose un’opera perduta dal titolo “Elementi” che lo fa considerare precursore di
Euclide.
IPPONATTE
poeta greco del VI sec. a.C., di Efeso, autore di giambi dei quali restano pochi frammenti.
Probabilmente a causa del crudo carattere dei suoi versi, la tradizione lo rappresenta come un
popolano deforme, adirato soprattutto con gli scultori Bupalo e Atenide che ne avrebbero fatto un
ritratto eccessivamente realistico; il suo stesso nome, però, che in greco significa probabilmente
signore di cavalli, lo caratterizza come appartenente alla nobiltà e ciò smentisce completamente tale
tradizione. Della sua poesia restano pochi mutili frammenti, alcuni di acceso realismo, altri di
vivace ironia, tutti comunque tali da farci rimpiangere di avere perduto nei secoli la sua opera.
LICONE
demagogo e oratore greco di Atene attivo alla fine del V sec. a.C. Fu, insieme a Meleto, il
sostenitore dell’accusa contro Socrate.
LISIPPO
Lisippo, scultore greco (Sicione IV sec. a.C.). Contemporaneo di Alessandro Magno, che ritrasse in
parecchie statue, si distinse per il vigore dello stile e per un tipo proprio di figura umana slanciato
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ed elegante e soprattutto per la prima volta completamente sviluppato nello spazio tridimensionale.
Fu la figura artistica che più di tutte segnò il passaggio dall’epoca classica quella ellenistica, che a
lui si ispirò. Delle sue numerosissime opere ci sono pervenute alcune copie, tra le quali quelle
dell’Ercole Farnese (Museo Naz., Napoli) e dell’Apoxyomenos, l’atleta che si deterge con lo strigile
(Musei Vaticani, Roma), dell’Eros che incorda l’arco (British Museum, Londra), dell’Ares Ludovisi
(Museo Naz. Romano, Roma), ecc. Ritrattista famoso, raffigura i volti dei massimi filosofi, da
Socrate ad Aristotele.
MELISSO
Melisso di Samo, filosofo e uomo politico greco (V sec. a.C.); nel 441 fu a capo della flotta nella
battaglia contro Atene. In Aristotele si trovano notizie secondo cui egli fu seguace della scuola
eleatica, in cui però introdusse l’idea dell’infinità dell’Essere. Rimangono alcuni frammenti del suo
scritto “Sulla natura dell’essere”.
MENECRATE
scultore greco della prima metà del II sec. a.C. Scolpì una parte del fregio dell’altare di Pergamo,
che rappresenta la gigantomachia.
MILZIADE
Milziade II, stratego (Atene 550 a.C. circa-489 a.C. circa), figlio di Cimone e nipote di Milziade il
Vecchio, tiranno del Chersoneso ereditò il governo da giovane. Nel 515 domò la rivolta in Tracia e
due anni dopo seguì Dario I re dei Persiani nella spedizione contro gli Sciiti. Occupò le isole di
Lemno e di Imbro approfittando della rivolta delle città della Ionia. Dopo la sconfitta degli Ioni fu
costretto ad abbandonare il principato e a tornare ad Atene dove fu processato perchè accusato di
aver instaurato una tirannìa. Assolto, fu nominato stratego. Nel 490 a.C. sconfisse i Persiani a
Maratona, ma non riuscì poi a domare la ribellione di alcune isole alleatesi ai Persiani tra cui Paro.
Al ritorno in patria fu accusato di tradimento e condannato ad una ammenda che, non potendo
pagare, lo costrinse al carcere dove morì poco dopo per le ferite che aveva subito in guerra.
MIRO
poetessa greca (IV-III sec. a.C.). Scrisse un inno a Poseidone e alcune invettive che anticipano
quelle ellenistiche di Euforione e di Valerio Catone. Delle sue opere sono giunti a noi solo pochi
frammenti.
MISONE
Misone, ceramografo attico attivo tra il 500 e il 480 a.C. Decorava con precisione ed arte
generalmente grandi vasi. Una delle sue anfore è esposta al Louvre e mostra il re Creso in trono sul
rogo funebre.
MUSEO
poeta greco del IV secolo d.C., autore del piccolo poema “Ero e Lendro”.
NICIA
1) Nicia, generale ateniese (Atene ca 470-Siracusa 413 a.C.). Diresse la guerra del Peloponneso e,
nel 421, concluse abilmente la pace con Sparta, che fu detta di N. Nel 418 fu il responsabile della
sconfitta di Mantinea, e nel 415 ebbe il comando nella spedizione contro Siracusa, che si risolse,
nel 413, con la sconfitta e la distruzione della flotta ateniese. Fatto prigioniero dai Siracusani, venne
ucciso.
2) Nicia, pittore greco (Atene IV sec. a.C.). Figlio di Nicodemo, dalle fonti letterarie si conosce la
sua abilità coloristica, il risalto particolare dato alle luci e alle ombre, ottenuto con particolari
accorgimenti tecnici. Molte sue opere furono portate a Roma dove fu particolarmente apprezzato,
esercitando una notevole influenza su una serie di pitture romane. Si ricordano i suoi dipinti di
Pompei.
OMÈRO
secondo la tradizione antichissima, il più illustre poeta epico in lingua greca, il primo di cui ci siano
pervenute le opere e uno dei maggiori di ogni età. Insieme ai due grandi poemi Iliade e Odissea,
una più tarda tradizione greca gli attribuiva molte altre opere: gli Inni omerici, la
Batracomiomachia, ecc. Le vicende della sua vita erano scarsamente note anche agli antichi e
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leggendarie. Le biografie tramandateci sono tarde, fabulose e contraddittorie. Sebbene gli scrittori
più antichi, fra essi Pindaro e Semonide di Amorgo, concordemente lo dicano jonico e nato in Chio
o a Smirne, più tardi, come ci informa un noto distico dell’Antologia Palaina, molte città si
contesero l’onore di avergli dato i natali: Smirne, Chio, Colofone, Itaca, Pilo, Argo, Atene; secondo
una variante, invece di Itaca, Cyme. La tradizione lo dice cieco. La moderna indagine critica ci
porta a ritenere che egli fu verosimilmente dell’Asia Minore, di Smirne o dell’isola di Chio che le è
davanti, che fu un poeta di Corte e che probabilmente visse per qualche tempo alla Corte di un
Eneade e che l’attività poetica si svolse fra la seconda metà del sec. VIII e gli inizi del VII. A queste
conclusioni, sia pure scarne, si è giunti oggi dopo tutti i travagli della cosiddetta «questione
omerica», della lunga disputa cioè, non ancora conclusa, sulla personalità storica di O. e su gli
autori o l’autore e il modo di redazione dell’Iliade e dell’Odissea. La sua grande abilità narrativa si
avvale di strumenti quali una lingua ionica ricca di lessico e duttile di forme, e il verso esametro
che fluidamente si adatta ai diversi stati d’animo descritti. Di grande fantasia che spazia dal mare
alla terra, dall’Olimpo all’Oltretomba, modella paesaggi e personaggi che vivono le più diverse
avventure guerresche, politiche, idilliche; sensibile al mondo della natura e a tutte le sue creature
animate e inanimate, alla sorte e alle vicende della vita che viene colta nei suoi aspetti più vari e
reconditi. Suggestiva è la naturalezza con cui il divino si mescola all’umano e al fantastico. Grande
fu il successo di questo poeta fin dal VII sec. a.C., considerato maestro e creatore di ogni forma di
poesia; forte e prepotente l’influsso che esercitò su lirici e tragediografi, su filosofi e pedagogisti.
Studiato e commentato in tutte le epoche letterarie; tradotto in tutte le lingue e in tutti i tempi, è
entrato nel vivo della cultura moderna europea.
PÀNFILO
pittore greco di Anfiopoli (attivo tra il 390 e il 340 a.C.). Ebbe Pausia e Apelle come discepoli e
pare sia stato il primo a usare la tecnica dell’encausto. Le sue opere sono tutte andate perdute, ma se
ne hanno notizie da fonti letterarie. Continuò la tradizione della scuola sicionia, occupandosi dei
problemi della prospettiva, dell’ombra, dell’ottica in figure solidamente costruite.
PAUSANIA
1) Pausania, principe spartano morto circa nel 468 a.C. Nel 478 conquistò Bisanzio e parte
dell’isola di Cipro a capo della flotta greca. Ma il suo governo autoritario e il sospetto che gravava
su di lui di avere una intesa segreta con i Persiani, crearono il malcontento tra gli alleati. Uscito
incolume dal processo, si insediò con le sue truppe come sovrano a Bisanzio, da dove sarà poi
cacciato. Tentò con i Persiani di fomentare una rivolta di iloti, ma, scoperto, fu murato e lasciato
morire nel tempio di Atena Calcieco.
2) Pausania, re di Sparta (nato nel 445). Nel 405-404 contribuì all’assedio di Atene e in seguito
favorì, contro Lisandro, il rientro di Trasibulo e dei democratici. Inviato in Beozia, dopo la morte di
Lisandro si ritirò dal combattimento e venne per questo accusato. Fuggì a Tegea.
3) Pausania, scrittore greco detto “il Periegete” (II sec.). La sua opera “Periegesi della Grecia”, in
dieci libri, descrive luoghi e monumenti fornendo numerosi dettagli di tipo storico, sociale,
religioso, mitologico e geografico, di un percorso che muove dall’Attica, passa poi alle regioni della
Grecia centrale e infine al Peloponneso. Quest’opera è tra le fonti principali della conoscenza della
topografia e della storia greca.
PERIANDRO DI CORINTO
Periandro di Corinto, uno dei Sette Savi, tiranno di Corinto (627 a.C.-585 a.C.) figlio di Cipselo.
Proseguì la politica del padre e sotto di lui Corinto raggiunse il massimo splendore: fondò Potidea,
Apollonia ed Epidammo ed ebbe rapporti amichevoli con Atene, Mileto, Lesbo e l’Egitto. Inoltre
favorì la classe artigianale e facilitò il commercio, ma non ottenne le simpatie della classe
contadina. Protesse gli artisti e arricchì Corinto di numerosi monumenti.
PERICLE
Pericle, politico ateniese (493 a.C.-Atene 429 a.C.). Improntò di sè la politica, l’arte, i costumi e le
istituzioni del V sec. a.C., che fu appunto chiamato secolo di P. Figlio del nobile Santippo,
simpatizzò per le classi popolari e perciò divenne avversario di Cimone, il maggior rappresentante
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dei conservatori e fautori di una politica filospartana. P. si affiancò al democratico Efialte e, alla
caduta di Cimone, instaurò la democrazia in Atene (461). Dopo l’uccisione di Efialte P., rimasto il
solo capo, attuò vaste riforme economiche e sociali a favore della popolazione meno ricca; istituì la
paga eliastica, forma di sussidio per i bisognosi, e limitò il potere dell’Areopago, roccaforte della
ricca borghesia. Favorevole alla guerra del Peloponneso, fu certo nelle sue intenzioni estendere il
predominio ateniese su tutta la Grecia, non senza tentare nello stesso tempo di eliminare la potenza
persiana. In quest’ultimo tentativo spinse l’esercito ateniese in Egitto, ma la spedizione si concluse
in un grave insuccesso (452) che non contribuì certo a rafforzare la posizione di P. Venne allora
richiamato Cimone che concluse subito con Sparta, vittoriosa nel 547 a Tanagra, una tregua di 5
anni, e riprese la guerra contro la Persia, ma morì prematuramente. P. concluse la pace anche con la
Persia assicurando in tal modo la posizione di Atene; in seguito si dedicò all’attuazione di quelle
sublimi opere d’arte, i cui lavori diresse personalmente, destinate a essere considerate nei secoli
come insuperabili capolavori. Sorsero così il Partenone e la statua crisoelefantina di Atena; Fidia,
Protagora e Anassagora furono da lui protetti e Atene raggiunse il massimo splendore. Fu saggio
amministratore della pubblica economia gestita sempre in favore del popolo e delle belle arti. La
sua politica estera non conseguì brillanti risultati a causa degli enormi ostacoli frapposti dalla classe
conservatrice, la quale non mancò di intrigare con gli avversari di Atene pur di liberarsi dell’audace
democratico. Morì di peste.
PINDARO
Pindaro, poeta lirico greco. Nacque a Cinocefale, villaggio presso Tebe, durante la 65° Olimpiade
(520-517 a.C.). Visse alcuni anni in Sicilia (478-474) poi ad Argo dove morì nel 438. Educato in un
austero ambiente religioso e tradizionalista, si formò dapprima presso il flautista Scopellino e le
poetesse Mirtide e Corinna, in seguito ad Atene presso Lasao d’Ermione e di Agatocle. Fu attivo
alle corti di Siracusa, Agrigento e Cirene, in Tessaglia e in Macedonia. Fervido ammiratore del
passato, durante le guerre persiane mantenne un atteggiamento distaccato, quasi indiffferente, ma
più tardi cantò Atene come “baluardo della Grecia”. É il più conosciuto dei poeti antichi perchè di
lui ci sono pervenuti, oltre a numerosi frammenti, 4 libri di componimenti interi, gli “Epinici”,
scritti per i vincitori dei giochi panellenici. La sua opera poetica, assai vasta, fu raccolta e
pubblicata da Aristofane di Bisanzio che la divise, secondo la materia, in 17 libri: 11 di canti
liturgici (così divisi: un libro di Inni in lode degli dei, 1 di Peani, 2 di Ditirambi, 2 di Prosodi, 2 di
Parteni, 1 di Carmi dafneforici, 2 di Iporchemi); 6 di canti profani (1 di Encomi, 1 di Treni, 4 di
Epinici). Di essa sono giunti a noi interi i quattro libri degli “Epinici”: “Odi olimpiche”, “Pitiche”,
“Nemee” e “Istmiche”, caratterizzati da un tono costantemente elevato, da repentini ed
imprevedibili passaggi (voli pindarici) e dalla compresenza di attualità (in riferimento ai vincitori
dei giochi) e di mito. La poesia di P., veramente grandissima, nasce in un clima religioso
estremamente rarefatto. Il suo mondo morale è il mondo eterno e universale del mito, il mondo
delle pure sostanze, non quello delle contingenze e dei particolari. L’influenza di P., considerato
dagli stessi antichi inimitabile, è stata rilevante nella poesia moderna, in particolare su poeti come
Goethe e Holderlin.
PISISTRATO
Pisistrato, tiranno ateniese, figlio di Ippocrate, vissuto nel sec. VI a.C.(561-560 a.C.-528-527 a.C.).
Si copr’ di gloria combattendo contro i Megaresi, i quali furono costretti a riconsegnare Salamina e
a cedere il porto di Nisea. Tornato in patria occupò l’Acropoli e si impadronì del potere con
l’appoggio dei braccianti e dei piccoli contadini. Il favore generale che gliene derivò e le sue non
comuni capacità politiche gli permisero di annullare l’opposizione degli aristocratici, dopo che
questi l’avevano costretto all’esilio con un Colpo di Stato. Ritornò infatti ad Atene nel 546 e la
governò fino alla morte adottando una linea politica equilibrata e progressista che promosse il
benassere e il prestigio di Atene. Favorì la distribuzione di terre, lo sfruttamento delle miniere del
Pangeo e la colonizzazione dell’Ellesponto. Abbellì la città e specialmente l’Acropoli, potenziò la
flotta ed incrementò i commerci, protesse la cultura avviando Atene a divenire il centro culturale
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della Grecia. Nella tradizione storiografica la sua figura è lodata come quella di un tiranno saggio e
rispettoso delle istituzioni. Gli successe il figlio Ippia.
PITAGORA
Pitagora, bronzista greco vissuto nella prima metà del V sec. a.C. Nato a Samo, si trasferì poi a
Reggio dove fu probabilmente allievo di Clearco di Reggio. In un periodo compreso tra il tardo
arcaismo e il classicismo, il P. si dedicò in particolare alle figure maschili, rendendone il
movimento ricco di realismo e forza espressiva. Gli sono attribuite infatti molte statue di atleti ed
eroi oggi perdute. Tra quelle pervenute: il bronzetto di New York al Metropolitan Museum e l’erma
del “Discobolo Ludovisi” al Museo nazionale romano a Roma.
PLATONE
Platone, poeta comico vissuto in Atene nel V-IV sec. a.C. Trattò motivi tipici della commedia
antica, come la satira politica (“Cleofonte”, “Pisandro”, ecc.) e la parodia mitologica (“Faone”,
“Menelao”, ecc.) e temi di interesse sociale (“I sofisti”).
1) POLEMONE
di Ilio, erudito e periegeta vissuto nel II sec. a.C. Distintosi negli studi, ottenne la prossenia di Delfi
e la cittadinanza in alcune città greche. Nella sua attività dimostrò varietà di interessi e onestà nel
metodo d’indagine e di esegesi. Tra le sue periegesi, quella “d’Ilio”, “dell’Acropoli”, “di Atene”,
“della via sacra di Eleusi”, “dei tesori di Delfi”, ecc.
2) Polemone I, re del Ponto (36 a.C.-8 a.C.). Distintosi contro i Parti, ottenne da Antono la
Licaonia, parte della Cilicia, e nel 36, il regno del Ponto. Più tardi gli venne affidata anche la
Piccola Armenia, sostituita da Augusto con il regno del Bosforo Cimmerio. Morì durante una
rivolta
1) POLICLETO
Policleto il Vecchio, scultore tra i maggiori dell’antichità greca (forse Argo 480 a.C.-400 a.C.).
Dalle scarse notizie intorno alla sua vita sappiamo che fu discepolo di Agelada e che tra il 440 e il
430 a.C. soggiornò in Atene, dove conobbe Fidia. Prevalentemente bronzista, realizzò statue di
atleti applicando i principi di proporzione e di simmetria delle forme, da lui descritti nel trattato
“Canone”, che è andato perduto. La sua attività si può suddividere in tre periodi: un primo,
peloponnesiaco, uno attico e un secondo peloponnesiaco. Gli sono state attribuite le statue: il
“Discoforo”, il “Doriforo”; l'”Eracle di Corinto”; il “Diadumeno”; l'”Amazzone”. Del grandioso
simulacro crisoelefantino di Hera, eseguito da P. per il santuario della dea, non rimangono che
documenti nelle monete argive. Alla rappresentazione della figura umana, che sancì il modello
classico, P. conferisce una intensa dinamicità ed un solido equilibrio plastico, attraverso la
contrapposizione delle masse e delle tensioni muscolari.
2) POLICLETO
il Giovane, architetto greco che visse nel IV sec. a.C. Secondo la fonte di Pausania, fu autore della
tholos e del teatro di Epidauro, documenti di una personalità artistica raffinata ed incisiva.
3) POLICLETO
incisore di gemme greco attivo nella prima metà del I sec. d.C. A Berlino si trova il calco di una
sua corniola raffigurante Diomede con il Palladio.
POLICRATE
tiranno di Samo (circa 540 a.C.-522 a.C.). Arricchitosi con la pirateria, nel 540 si impadronì del
potere con i fratelli Pantagnoto e Silosonte. Eliminati questi, rimase unico tiranno (535). Costituì un
esercito mercenario che mantenne a spese dei commercianti, degli artigiani e delle classi più povere
alle quali offrì occupazione nella costruzione di opere publiche o nell’esercito stesso. Stroncò ogni
opposizione dei nobili e dei contadini affermando il proprio potere anche sulle isole vicine e sulle
città costiere. Creò infatti una potente flotta che, con la pirateria, si impose nell’Egeo. Si alleò con
Ligdami di Nasso e con Arcesilao III di Cirene. Alleato dapprima anche con il faraone Ahmose
contro la Persia, mutò poi posizione e inviò ai persiani una flotta in aiuto per invadere l’Egitto. Gli
equipaggi, formati da oppositori politici, con l’appoggio di Sparta si volsero ad assediare Samo ma
senza successo poiché P. riuscì a corrompere gli spartani. P. fu ucciso a tradimento dal satrapo
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persiano Orete. Tiranno crudele, astuto e senza scrupoli, P. tuttavia si circondò di una corte
raffinata e geniale formata da poeti, artisti e scienziati. Arricchì Samo di grandiose costruzioni
come il tempio di Hera, un acquedotto sotterraneo, la cinta muraria, il porto militare, ecc.
PRASSITELE
Prassitele, (arte) (detto il Grande) scultore della Grecia classica (Atene, V-IV sec. a.C.-seconda
metà del IV sec.). Figlio di Cefisodoto e padre di Cefisodoto e Timarco (entrambi scultori).
Contrariamente ai grandi artisti del V sec., che predilessero il bronzo, realizzò statue
prevalentemente in marmo, spesso vivificate dall’opera del pittore Nicia; espresse un ideale di
bellezza giovanile, ricco di morbida grazia. Ritrasse divinità fiorenti, in forme dolci e allungate. Fu
uno degli artisti più ammirati dell’antichità. Alcuni critici distinsero l’attività di P. in tre periodi:
peloponnesiaco, attico, asiatico (in base alla diversa destinazione delle sue opere). Anche seguendo
un criterio di valutazione cronologico, è possibile distinguere tre fasi: una, detta “prima maniera”,
in cui P. appare ancora legato alla tradizione di Policleto (di cui è tipica espressione il Satiro
coppiere); una seconda (detta “seconda maniera”), in cui P. scolpì le statue delle Veneri e di Eros;
infine una terza (detta “maniera matura o terza”, caratterizzata da una nuova ponderazione delle
statue (alla quale appartengono l’Ermete di Olimpia, il Fauno in riposo, l’Apollo Sauroctono). Delle
circa quaranta opere di cui si ha notizia scritta, ci è pervenuto un solo originale: l’Ermes di Olimpia.
L’Afrodite di Cnido fu ritenuta dagli antichi il capolavoro di P. Molto noti e apprezzati furono
l’Eros, che noi conosciamo in molte copie (la migliore delle quali è conservata al Palatino), il
simulacro di Ebuleo (una copia della testa è in Vaticano), la Diana di Gabis (ora al Louvre) e il
Bacco barbuto (copia in Vaticano).
PROTÀGORA
Protàgora il Periegeta, geografo greco (II-III sec. d.C.). Si occupò di misurazioni fisiche. Disegnò
alcune cartine. Prese in esame una serie di notizie paradossografiche. Venuto dopo Tolomeo,
anticipò le teorie di Marciano. Scrisse un’opera in sei libri intitolata “Geografia dell’ecumene”.
SAFFO
(secc. VII-VI a.C.) celebre poetessa greca di Lesbo, vissuta a Mitilene, si dedicò all’educazione di
fanciulle aristocratiche, alle quali insegnava la poesia, la musica e la danza. Platone, Alceo,
Strabone e altri la descrissero bella e casta cosi che non si sa come sia nata la leggenda della sua
bruttezza e del suo disperato amore per Faone, mentre la tradizione dei suoi vizi e dei suoi amori
con le donne di Lesbo fu creata dai commediografi attici. Delle sue poesie, non restano che due odi,
4-5 poesie con qualche lacuna e molti frammenti. La poesia di Saffo, tutta rivolta all’amore e alla
bellezza, è delicatissima nelle immagini e ardente pur nella semplicità e dolcezza del verso. Vuoi
leggere la lettera che Ovidio le fa scrivere al suo amato Faone? Allora clicca qui. E scegli quale
lettera leggere.
1) SENOFONTE
Senofonte, letterato e uomo d’armi greco (Atene 430circa-353 a.C.). Di famiglia aristocratica, fu
forse allievo di Socrate. Partecipò alla spedizione di Ciro contro il fratello Artaserse II, re di Persia:
morto Ciro nella battaglia di Cunassa, S. guidò la famosa ritirata dei 10.000 greci, che egli narrerà
in una delle sue opere più famose, le “Anabasi”. Esiliato da Atene, passò al servizio di Sparta, cui
rimase sempre fedele: partecipò alla campagna dello spartano Agesilao contro Farnabazo e nel 394
combatté tra gli Spartani contro i suoi compatrioti, ritirandosi poi in un podere a Scillunte (v.),
nell’Elide. Tra le opere storiche, accanto alle “Anabasi”, sono da ricordare le “Elleniche” (storia
della Grecia dalla fine del libro di Tucidide alla battaglia di Mantinea), “La costituzione degli
spartani” e la “Ciropedia”, che esprimono i suoi ideali politici e morali. Oltre ad una serie di scritti
minori di argomento tecnico fra i quali ricordiamo l’ “Ipparco”, l’ “Equitazione” e le “Entrate dello
stato ateniese”, è da menzionare il gruppo di scritti volti ad esaltare e difendere la figura di Socrate,
suo maestro: l’ “Apologia”, i “Memorabili”, l’ “Economico” e il “Simposio”.
2) SENOFONTE
Senofonte Efesio, romanziere greco (II secolo d.C.). Non si conosce nulla della sua vita, a tal punto
che non si sa se l’appellativo Efesio derivi dalla sua patria, Efeso, oppure dal nome della sua unica
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opera pervenutaci, “Le Efesie”, opera in 10 libri di cui possediamo un compendio in cinque libri e
che manifesta la scarsa vena fantastica dell’artista.
SOCRATE
scultore greco attivo a Tebe nella prima metà del V secolo a.C. Secondo Pausania, fu autore della
statua di Cibele Dindimene, posta nel santuario di Tebe.
SOFOCLE
Sofocle, poeta tragico greco (Colono 497-496-Atene 406 a.C.). Figlio di Sofilo, fu discepolo di
Lampro, dal quale imparò la musica e la danza; nel 480 guidò il coro di efebi che cantò il peana per
la vittoria di Salamina; nel 468 partecipò a un concorso per una tragedia e vinse, contro Eschilo, col
Trittolemo; nel 443 ebbe la carica di tesoriere della Confederazione attica, nel 441 fu stratego (con
Pericle) nella spedizione contro Samo, morì poco dopo Euripide. Secondo una leggenda, poco
prima della morte, il figlio, per farlo interdire, lo aveva accusato di imbecillità, ma, in tribunale, S.
ottenne l’assoluzione recitando ai giudici un coro dell’ “Edipo a Colono”. Compose oltre 120 opere,
delle quali giunsero a noi 7 tragedie intere (“Aiace”, “Antigone”, una delle più belle, “Edipo re”,
che è stata giudicata la migliore tragedia antica, “Elettra”, “Le Trachinie”, “Filottete”, “Edipo a
Colono”), un dramma satiresco (“I cercatori di tracce”) e circa mille frammenti. S. introdusse nella
tecnica della tragedia alcune modifiche: portò a tre (da due) il numero degli attori; scrisse e
presentò drammi indipendenti (non collegati in trilogie come aveva fatto Eschilo); poté arricchire il
dialogo e sviluppare l’azione drammatica; aumentò il numero dei coreuti da 12 a 15; perfezionò
l’apparato scenico. Anch’egli trasse dal mito la materia della sua tragedia: ma già il mito per S. è
meno alto e fermo in una ieratica contemplazione religiosa, meno immerso nell’orrore
incomprensibile e disumano delle volontà supreme dei fati e degli dèi, come era in Eschilo; il senso
dell’uomo ha incrinato in lui il senso del nume e perciò i suoi personaggi sono mossi dalla forza
interna, umana delle passioni, e caratteri, umanamente opposti, creano il dramma, ma sono, però,
eroi, e ancora legati, più o meno intimamente, al mito.
SOLONE
1) Solone, in senso ironico o spregiativo, giudice o legislatore di grande saggezza.
2) Solone, legislatore d’Atene e poeta (639-559 a.C.). Pose le basi della costituzione timocratica da
lui detta costituzione di S., per cui la popolazione fu divisa in 4 classi, secondo criteri di censo,
presi sulla base della proprietà fondiaria di ciascun cittadino; istituì, a fianco dell’Areopago, un
consiglio di 400 membri (100 per tribù). Compose diverse poesie (5000 versi. ma ne restano solo
280, in dialetto ionico) una (“Salamina”), giovanile, per eccitare gli Ateniesi alla riconquista di
Salamina, poi “Esortazioni”, ecc.; la sua poesia, di carattere gnomico, esalta i valori della giustizia.
Vuole la leggenda che S. sia morto esule a Cipro, dopo l’avvento dei Pisistratidi. Fu annoverato fra i
sette sapienti e protagonista di varie leggende.
TEMÍSTOCLE
Temístocle, uomo politico e condottiero ateniese (525-459 a.C.). Arconte nel 493-92, creò un
partito democratico avverso ad Aristide e promosse la costruzione di una potente flotta da guerra, la
fortificazione del Pireo e di Atene stessa. Nel 480 riportò sui Persiani la famosa vittoria navale di
Salamina ma nel 470 gli fu inflitto l’ostracismo perché aveva voluto organizzare contro Sparta i
democratici del Peloponneso. Bersagliato anche da altre accuse, andò errando da un luogo all’altro
finché non si rifugiò presso Artaserse I re dei Persiani e finì con lo stabilirsi a Magnesia sul
Meandro, dove morì. Secondo una leggenda si sarebbe ucciso per non combattere contro la patria.
TEODORO
di Samo, scultore greco attivo intorno alla metà del VI sec. a.C. Figlio di Telecle, collaborò alla
costruzione dell’Heraion di Samo, dove lasciò un autoritratto in bronzo. Considerato l’iniziatore
dell’arte bronzea, fu, secondo Erodoto, autore dell’anello di Policrate e famoso toreuta per il re
Creso
1) TEOPOMPO
re di Sparta dell’VIII sec. a.C. Figlio di Nicandro della dinastia degli Euripontidi, guidò gli Spartani
nella prima guerra messenica. La tradizione gli attribuisce l’istituzione dell’eforato.
109
2) Teopompo, retore e storico greco (Chio 380 ca-320 ca a.C.). Esule con il padre, accusato di
laconismo, a Chio, visse in molte città della Grecia, frequentando, ad Atene, la scuola di Isocrate.
Soggiornò a lungo presso Filippo II di Macedonia e Alessandro. Della sua vasta produzione ci
rimangono pochi frammenti; essa comprendeva encomi, orazioni, lettere e opere storiche:
“Elleniche” (12 libri sugli avvenimenti dal 411 al 394 a.C.), “Filippiche” (58 libri, storia della
Macedonia dal 362 al 336 a.C.).
3) Teopompo, poeta della fine del V sec. Esponente dell’antica commedia attica, scrisse opere di cui
ci rimangono pochi frammenti. Si sa che portò sulla scena argomenti e motivi della cultura e della
politica a lui contemporanea. Da lui prese il nome il verso pentametro cretico catalettico.
TRASILLO
militare ateniese (V sec. a.C.). Fu stratego a Samo e combattè a fianco di Trasibulo a Cinossema e
Abido. Fu al comando della flotta nella battaglia delle Arginuse nel 406, ma venne condannato a
morte perchè accusato di non avere tratto in salvo i naufraghi
TRASIMACO
di Calcedonia, retore greco (seconda metà del V sec. a.C.). Nella “Repubblica” di Platone è
l’interlocutore che sostiene la tesi secondo la quale “il diritto è l’utile del più forte”.
TRASIMEDE
scultore greco (prima metà del IV sec. a.C.). Autore della statua di Asclepio nel tempio di Epidauro
e delle opere di rivestimento della porta e del soffitto del tempio.
TUCÍDIDE
Tucídide, storico greco (460-395 a.C.). Comandante di una flotta ateniese nella guerra del
Peloponneso, fu sconfitto dagli Spartani, accusato di negligenza per aver fatto capitolare la flotta
ateniese nella battaglia di Anfipoli. Fu esiliato (423-403). Tornato ad Atene verso il 404, vi morì,
sembra, assassinato, di morte violenta e misteriosa all’epoca dei Trenta Tiranni. Scrisse una storia
della guerra peloponnesiaca, vero capolavoro di obbiettività e imparzialità, ammirevole anche dal
punto di vista letterario. L’intera opera è ispirata e percorsa dal concetto di physis, ovvero la legge
del più forte e dell’inevitabilità dell’ingiustizia. Una delle caratteristiche più evidenti dell’opera e, in
generale, di tutte le opere di T. è la profonda drammaticità, resa attraverso minuziose descrizioni di
particolari significativi.
ZENONE
Zenone di Rodi, storico di origine greca del II sec. a.C. Autore di un’importante storia di Rodi, che
fu ripresa da Polibio

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