Le fasi della mente (parte II)

2 Nov

1 Novembre 2009      h 22.07

E’ vero… agonizzo.

Avverto troppa cattiveria gratuita, ingiusta. Da troppo. La mia corazza si è rammollita come quella di una testuggine lasciata a bagno. Senza cura di nessuno. Neanche del bambino che l’ha richiesta fortemente.    Mi mancano le forze per guardare avanti. L’unica cosa che mi dà sollievo è la fuga. Sto ricadendo in quello stato di apatia lacerante. Sento di non avere nulla, nessuno su cui contare. Ho solo me stessa, il mio conflitto permanente e le mie passioni che mi trasportano in un mondo alternativo a questo. Questo, che non mi piace proprio.

E nessuno che riesce a guardarmi dentro. In realtà, nessuno che solo si sforzi.

Mio padre: dov’è? Sà cos’è diventata sua figlia adesso? Riesce a percepire chi sono solo dalla mia voce, al di là della cornetta? Mi illudo di averlo ancora ma, forse, mio padre l’ho perso tempo fa.

Mia madre: schiava delle sue scelte, cerca costantemente negli altri la causa dei suoi problemi, delle sue dolenti insoddisfazioni. Ma niente la smuove. Si parla di cambiamenti, ma lungi a vederne. E io, silenziosa martire delle sue battaglie perse.

Colgo e cerco distrazioni. Ma, negli attimi di silenzio, il dolore riemerge e solo scrivere, mentre gli occhi si annebbiano e le parole fuoriescono come lava, struggendo il petto e infiammando il ventre, mi riporta ad un’apparente calma. Sono una macchina in continua produzione d’amore… ma il mio è un’amore sprecato, mal voluto. Quasi passa inosservato.

E’ da sempre così. E’ sempre così con le persone a cui lo dono.

Un giorno imparerò ad amare solo me stessa. A vivere di me e della mia estensione. A non curarmi del bene degli altri, se primi non se ne curano del mio. A pretendere. Ad incoraggiare le mie aspettative.

L’amore assoluto è mia fantasia. E’ risaputo che ho l’attitudine ad inventare. Ed ora ,questa fantastoria la terrò per me. Tremendo è l’inganno.

Perciò la fuga. Fuga dagli sguardi che ti segnano. Fuga dai sogni. Fuga da tutto ciò che non è materia, da tutto ciò che non posso testimoniare. Per ora, mi circondo delle solite e ben note maschere. Poi… a guarirmi, verrà la solitudine.

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