Le fasi della mente. (parte I)

1 Nov

31. 10. 2009 _h 12.17

Mi ritrovo smarrita e disorientata in queste mutazioni repentine delle emozioni.

Sensazioni che mi generano, nel passaggio da una fase all’altra, un senso di impotenza emotiva, di gestione dei sentimenti e, di conseguenza, mente e cuore sono fuori controllo. Limiti labili. Come sempre mi perseguitano.

Nel frattempo, osservo persone mascherate da diversi stereotipi emotivamente, apparentemente stabili. Utopia del genere. Sembriamo attori con l’abito di scena, nel set che scegliamo e che poi critichiamo puntualmente poiché dobbiamo elevarci da possibili mancati equilibri del caso. E manteniamo conversazioni sensate, azzeccate al contesto, con tutti quelli che hanno indossato l’abito più simile al nostro; conversazioni interessanti ma che ben poco ci riguardano. E il cooprotagonista finge di ascoltarci. Eppure ne siamo consapevoli, sappiamo che del nostro pensiero appena il sette per cento sarà passato solo da un orecchio e permeato nell’ interno. Deteniamo il ruolo per far andare avanti la scena. Tutto il resto, sono parole a vuoto che aleggiano nell’aria e fanno da sottofondo ad una scena tipico/popolare. La nostra immagine va delineandosi. Questo realmente c’interessa. Ma quand’è che l’attore abbandona l’abito?

Purtroppo c’è chi possiede un costume per ogni occasione. L’attore non svela sempre la sua vera identità.

Ha una maschera sotto la maschera. E un’altra ancora in borsa.

 

31.10.2009_ h 22.40

Un senso d’appartenenza che m’abbandona. Che significo? Perché sono? Ma soprattutto, qual è la mia battaglia da vincere?

Un senso di vuoto, di assuefazione ad ogni farmaco che ingoio. Non c’è cura al momento perché il tutto si fa nulla. Un nulla che sa di calma plena, ermetismo dei sensi, pacifico riposo.

Ma il nulla produce nulla. E mi domando: perché produrre in continuazione!? Eppure senza esso non sento di vivere. Il mio conflitto resiste irremovibile ad ogni mia bramante richiesta di soluzioni. Sovente mi sento naufraga. Sovente soffio in direzione della corrente. Ma il vento offre quello che trova e, comunque, m’accompagna. Io, per ora, resto a guardare.

31.10.2009 _h 2.00

E noi parliamo della morte mentre lei ci ride alle spalle!

E’ un’attimo… eppure tutto va a finire lì. Frenesie e smanie viaggiano con noi, parallele, come una coscienza sulla spalla. La vita diventa una corsa su terreni non battuti, col trofeo oltre l’orizzonte. Ma sentiamo che non mente. Qualcosa oltre c’è.

Sono giorni che mi chiedo del mio trofeo. Neppure ne conosco l’identità. L’orizzonte cela e la mia è una corsa troppo furiora per permettermi di fermarla.

Però… qualcosa sento. E’ una cosa pura, intensa, sincera e indissolubile. Uno scudo che sa proteggermi da tutto. Un amore così reale e incondizionato da abbattere ogni timore. E’ un’amore sano, l’Amore.

Nessun intrigo, nessun compromesso. Nessun calcolo. Solo amore, quello che dà la vita. Non potrei mai più essere sola. Non sentirei mai più di esserlo. Ed è lì che darò un senso alla mia esistenza. E’ allora che tutto il lavoro su me stessa avrà un riconoscimento. Solo tu che sarai, capirai. Solo tu che già sei parte di me, potrai guardarmi nell’anima e non aver bisogno di altro.

Anche il buio non farà più paura con te. Il tuo volto è già sinopia splendida nei miei pensieri.

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