La nobile mendicante

29 Giu
Roma (1978). Elliot Erwitt

Roma (1978). Elliot Erwitt

 

Una donna. Una voce leggera e pacata stronca un vociferare noto e fastidioso. Il cadere ritmico di un moto meccanico, scandisce il tempo che ci separa dall’arrivo.

Lievi sobbalzi scuotono la consona necessità di cadere in uno stato catatonico, benché momentaneo.

E la donna si fa sempre più insistente, di un’ insistenza che non duole.

“Sono vedova, ho tre bambini che non posso nutrire.

Mi basta una moneta, anche solo un panino o un biscotto”.

Il suo italiano è quasi impeccabile e risulta quasi impossibile azzardare la Sua provenienza.

Non la solita mendicante dalla storia forzatamente difficile, non il brutale mendicante che ostenta la gamba offesa.

E’ una figura umile, una madre temeraria.

Di nuovo  mi rasserena e, per i primi cinque minuti, ho abusato della sua voce.

Ho scelto d’immaginare il suo volto, ho fantasticato nel delinearne i tratti dall’eco di una voce così calda, gentile e leale.

Mi volto e termino il mio disegno.

Le sue movenze accompagnano il racconto con naturale armonia e, negli occhi, null’altro che amore.

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